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LET’S MOVIE 226 – propone AMERICAN SNIPER e commenta IL GRANDE LEBOWSKI e tutto il resto

LET’S MOVIE 226 – propone AMERICAN SNIPER e commenta IL GRANDE LEBOWSKI e tutto il resto

AMERICAN SNIPER
di Clint Eastwood
USA, 2014, ‘134
Mercoledì 7/Wednesday 7
21:15 / 9:15 pm
Astra / Dal Mastro

 

Facciate & Frontoni Fellows,

Mi viene da attaccare così, cazzuola e intonaco alla mano, questo primo messaggio del secondo quindicennio della prima centinaia del terzo millennio ― ho impiegato più tempo a scrivere questo di quanto ne impiegherò a scrivere il resto del messaggio, sicuro. Amsterdam è tanta tantissima good-quality stuff, ma prima di tutto e sopratutto, questo: le estremità superiori delle case, che merlettano il cielo così come ho visto solo a Venezia. Un lavoro di alta passamaneria nonstop, ad altezze diverse, che profila il giorno e la notte e che non vi stanchereste mai di guardare ― non fosse che avete un manubrio per le mani e una bici fra le gambe, e guardar per aria è un lusso che non potete permettervi.
Quelli che seguiranno sono i 12 elementi sparsi che danno forma ad AMOAMSTERDAM, il manifesto con cui mi appresto a tappezzare le pareti di Let’s Movie. Amsterdam è una città compita, al limite dell’austerità, e noi siamo tutti vittime del cliché dell città sex&drugs. Il sex&drugs è solo un cm quadrato del tessuto urbano ― ché, noi giudichiamo Milano per Via Sarpi? Padova per Via Anelli??
Amsterdam non vi strilla in faccia tutta la sua bellezza, non è un topless: è una camicia abbottonata che lascia intravedere un paradiso. E come non finire innamorati persi, allora, con una così?! 😉
A gennaio gli utenti pagano il canone RAI. I Moviers pagano i resoconti delle mie trasferte durante il Christmas break. Se siete utenti E pure Moviers, siete i cosiddetti “tartassati della società moderna”. I am very sorry. 🙂

AMOAMSTERDAM

  1. La morra cinese che regola la cinetica urbana: il pedone vince sull’automobilista, il ciclista vince sul pedone E sull’automobilista, l’automobilista perde sempre. Ci sarebbe da trasferirsi solo per questo.
  2. Le distinte signore che portano il nipotino a spasso nel Red Lights District. Del resto le famose vetrine ripiene di ragazze abbracciano la Oude Kerke, la chiesa piu’ vecchia della città (tipo del ‘300), quindi le signore e i nipotini passano davanti alle vetrine ripiene di tanta femminea bonta’, e non fanno una piega… Il sacro dirimpettaio del profano… proprio come in Italia eh, proprio come in zona Vaticano eh…
  3. I Love Vintage e NUDE UNITE, due negozi che spediranno noi povere peccatrici con un po’ di potere d’acquisto nel portafogli dritte dritte fra le fiamme dell’estratto conto.
  4. L’azzurro Vermeer della camiciola che una lattaia indossa al Reijksmuseum. Il fatto che non sia una azzurro qualsiasi, ma un punto imprecisato e precisissimo fra il celeste bebé e il bluette che andava tanto di moda negli anni ’80, e che si definisce “azzurro Vermeer”.
  5. Lo stile in vasca. E no, non libero, ma Liberty. Perché ho pellegrinato per le piscine della città e se vi capita di esserci e di venir spazzati da una tramontana condita da fiocchi ghiacciati, non c’è nulla di più salvalavita di rifugiarsi lì dentro, una struttura risalente al 1912, un grembo celeste in cui potete rilassarvi o allenarvi, a vostro piacimento. Si chiama Zuiderbad.
  6. Il design in vasca. Quello dello studio di architetti Mecanoo, che hanno preso una piscina del 1950 e hanno realizzato questo gioiello vetrato sul bordo del Siegel, esattamente all’altezza dell’acqua, cosicché quando voi nuotate, l’impressione è quella di risalire il canale! Si chiama Het Marnix. Andateci di mattina presto, quando è ancora buio, così vi parrà di nuotare non solo nel canale, ma anche dentro la notte, che diventa alba, che diventa giorno.
  7. I 15 selfie di Vincent Van Gogh realizzati senza smart-phone ma con tavolozza e pennello.  E la sua affermazione che campeggia in una delle sale del museo più giusto che io abbia visitato finora, il suo. “People say that it is difficult to know oneself ― but it is not easy to paint oneself either”. Vincent toute la vie. Il museo è “giusto” perché ha il numero giusto di opere, non troppe e non troppo poche ― se poi vi studiate una partenza intelligente e ci andate la Vigilia di Natale presto, vi ritrovate praticamente da soli con l’oro zecchino dei girasoli che conoscete, i cieli verdi di certi campi di grano dipinti quando Vincent stava in manicomio (cieli verdi e un tripudio di ocra e oro, da dentro una cella…), e l’odore trasudato da “I mangiatori di patate”: aspetti tutta una vita per sentirlo e alla fine arrivi lì, e la tela lo emana, e tu, cavolo, lo senti.
  8. Il progetto “Sara: una sala per sera” allo scopo di visitare quante più sale cinematografiche possibili, makevvelodicoaffare. Tutte quelle che ho accuratamente scelto ―o perché consigliata dal WG Mat, che visse ad Amsterdam in gioventù, o in seguito a maniacali ricerche― erano d’antan, ovvero stile anni ’20-30 con i tavolini in galleria, e il bar in cui gli olandesi si trovano a sorseggiare un drink prima e DOPO la proiezione. Andare a The Movies, il Rialto, il Paté Tuschinski, il De Uitkijk, il Kriterion, per un Board, capirete, è come il Bernabeu per un piccolo di Pato, Tiffany per Audrey… insomma, avete capito.
  9. L’ora e 4 minuti che la separano da Rotterdam, se avete voglia di futuro e futuribile. Una skyline che sembra figlia di un ventre newyorchese, l’Erasmus Bridge che l’attraversa, leggerissimo e bianchissimo come un gabbiano dell’era tecnologica che viviamo, il tre blocchi del De Rotterdam, hotel di quel genio formale di Koolhaas, e il fun della casa cubica di Piet Bloom, un agglomerato di case cubiche gialle e nere tipo Apemaya che non si sa bene come, non franano per terra, mastanno su per aria. E se avete voglia di futuro e non volete muovervi da Amsterdam, fate un salto all’EYE, il nuovo Filmmuseum di là del fiume Ij, davanti alla Stazione Centrale… Bianchissimo anche quello, modernissimo, ma con un vago sentore miesvanderhomiano…
  10. Il Concertgebouw,che è tipo la Scala, ma a differenza di quelli della Scala, quelli del Concertogebouw aprono le porte alla plebe la Vigilia di Natale, e se tu ti alleni durante l’anno e corri, arrivi ad acciuffarti un biglietto per un concerto cantato che nemmeno l’Alzheimer potrà farvi dimenticare ― ora capite perché mi alleno tutto l’anno 😉
  11. La schizofrenia meteorologica diagnosticata prima della partenza e subita durante la permanenza. Pioggia intermittente, raffiche di vento forza nove(cento), nevischio ghiacciato, sole finto come l’ottone  (giallo giallissimo fuori ma senza un grammo di watt dentro). Ma ci si ride sopra, a tutto questo. Affronti tutto, sciarpa, guanti, bici e via!
  12. Gli unici due tacchi infilati ai due piedi che ho visto ― peraltro di una giapponese, che quindi non fa testo. La schizofrenia del punto 11 impone un outfit pret-à-cycler. E quaste stangone olandesi alte mai sotto il metro e 78, non hanno bisogno di spinte dal basso verso l’alto, con buona pace di Archimede e il suo principio.

Ci sarebbero altri elementi da aggiungere ma lo spazio è quello che è. Chiunque sia interessato a maggiori pipponi, volevo dire informazioni, sa dove trovarmi. 🙂
Comunque un ringraziamento cubitale va al Movier TT, cervello in fuga lavorativa in Olanda, e poi turistica in Birmania durante la pausa natalizia, che ha reso possibile a un Board il soggiorno ad Amsterdam da vera “local”; perché un conto è visitare un posto se stai in albergo, un conto è se hai una casa tua, una bici tua, e la vivi come se ci abitassi. GRAZIE TT!

E proseguo con i ringraziamenti. Al Fellow Done e all’Anarcozumi per non aver saputo resistere al richiamo de “Il Grande Lebowsky” nel Lez Muvi pre-natalizio, nonostante “lo diano sempre su Rete 4”, come qualche Movier sovversivo ha fatto notare… 🙂
La trama, la conoscete tutti, credo. Jeff The Dude Leboski è sostalziamente un fankazzista che staziona dal divano, alla vasca da bagno, al supermercato, al bowling, senza un vero obbiettivo né programma nella vita. Non si pone troppe domande, Jeff The Dude Lebowski se non la quantità di latte da mettere nel suo White Russian. Poi però viene coinvolto in un caso di rapimento per via della sua ominimia con un ricco magnate della Los Angeles bene, e da quel momento si verificano tutta una fila di eventi tragicomici che val la pena di vedere.
In verità la trama è davvero l’ultimo dei problemi dei fratelli Coen che, con questo film, sono diventati “quelli del Grande Lowbowski”: anche se il loro portfolio è pieno zeppo di successi ― Fargo, Fatello Dove Sei, Burn After Reading e naturalmente Non è un paese per vecchi ― è Jeff “Dude” Lebowski il personaggio più memorabile del loro parterre, insieme alle situazioni assurde che vengono rappresentate, e ai co-personaggi ancor più assurdi che le vivono uinsieme ai protagomnsti. Come s’è detto, Lebowski è un hippie che vive beatamente la propria esistenza lontano da qualsiasi pensiero o (pre)occupazione. Suo amico inseparabile è William, un ex reduce del Vietnam che continua a ricordare il suo passato militare e a credersi “la mente” del gruppo. Poi c’è la figlia del riccone Lebowski, Maude, una parodia della tipica artista d’avanguardia iper-femminista con cui i Coen vogliono farsi beffe di certe artistoiderie che riempiono i salotti dietro le gallerie d’arte americane degli anni ’90. Poi c’è Jesus, il trashissimo campione di bowling interpretato da John Turturro, presente in non più di tre scene, eppure vi si fissa in testa da non levarvelo più. E questo vale anche per il compianto John Seymour Hoffman e il piccolo ruolo di assistente-tappetino del riccone Lebowski. Insomma una giungla umana che fa ridere anche solo a pensarla. Ovviamente il duo Bridges-Goodman regna sovrano sugli altri, e con questa interpretazione entra a buon diritto nell’olimpo delle coppie eterne del cine accanto a Stanlio e Ollio, John Belushi e Dan Aycroyd, John Travolta e Samuel L Jackson, Bud Spencer e Terence Hill e naturalmente Adriano Celentano e Renato Pozzetto. 🙂

Il grande Leboski è l’inno del loser, che contrariamente a quanto professa la politica del selfmademenism americano, non ambisce minimamente a diventare winner. Jeff non vuole fare soldi a palate, né diventare “yet another tycoon” come il suo omonimo sfondato di soldi ― incarnazione dell’uomo che “è riuscito”, che ce l’ha fatta. Jeff vuole rimanere quello che è, fare (o non fare) quello che fa (o non fa). Raccontare un personaggio così, dopo anni e anni e anni di inveterato supermanismo è da considerarsi un momento topico della storia del raccontato americano; un po’ come Ulrich Alders, l’uomo senza qualità di Musil, nel raccontato austriaco di fine ‘800…
E non c’è solo lui, nel film. C’è un buon quarantennio ― o forse più ― di storia americana. I residui bellici ― e bellicosi ― che la guerra del Vietnam ha lasciato, e quelli dell’allora recente intervento armato in Kuwait (per ripasso generale: la Guerra del Golfo è del 1990-91, e il film è del 1998). Così come c’è la tendenza tutta coeniana a sdrammatizzare certi momenti di alta drammaticità, ma senza per questo scadere nel demenziale. La scena sulla scogliera in cui Walter e Jeff gettano le ceneri del compagno di bowling morto, e le ceneri finiscono loro in faccia ne è un esempio: la scena è tragica e comica insieme. Solo al tragico Fantozzi sarebbe successa una cosa così ― e forse gli è successa davvero, mi par di ricordare…

Potrei andare avanti per ore, ma devo ringraziare un altro bel po’ di Moviers. Quelli che si sono presentati, in ordine fantasticamente sparso, allo Special “Film+Fun+Philarmonic” del 21 dicembre scorso. In ordine fantasticamente sparso: la Honorary Member Mic (che risalì prima il Po’, poi il Piave, poi l’Adige, e poi anche forse un pezzo di Dora Baltea per raggiungere Trentoville e riunire così il CdA di Let’s Movie!); l’Anarcozumi, il WG Mat, la Fellow Junior, la Movier More, la Fellow Cap con Fra e il loro duetto di recente acquisizione (qui parliamo dei gemellini Giulia e Raffaele: l’Alfa Romeo non regge il confronto!), il Sergente Fed FFF, il Guest Stefano (che prima o poi riuscirò a gettare in Lez Muvi!), il Fellow President, il Movier Scaccomatto, la Fellow Vanilla, il Movier Onassis Jr e il Fellow Felix. Ringrazio anche tuuuutti i Fellows che non hanno potuto esserci di persona ma che si sono ricordati, e quindi, ectoplasmicamente, erano presenti.
Pur non essendo un capolavoro (i “Pinguini di Madagascar” lo sono), “Big Hero 6” è tutto quello che potete desiderare per un paio d’ore di svago totale. E per capire che il Baymax, l’adorabile ominomichelin che da infermiere personale diventa una sorta di super eroe insieme al piccolo nerd Hiro e alla sua combriccola di amici, il Baymax, dicevo, risulta il primo essere che il Board vorrebbe avere in giro per casa dalla sera alla mattina ― stiamo cercando di avviare le pratiche per l’adozione. 🙂 E nomino questa montagna gonfiabile di nivea tenerezza Mister Cuteness dell’anno appena trascorso. 🙂
Cinematograficamente parlando il cartone tiene bene la prima parte, poi nella seconda si perde nelle battaglie interstellari ― saranno state delle interferenze dal pianeta Nolan ―e nell’ “action” a tutti i costi. Ma la storia in sé si segue volentieri: il ragazzino geek che ambisce a fare lo startupparo e finisce per diventare un piccolo supereroe, affiancato da un robot che vi cura dalle malattie e stimola la tenerezza che è in voi.

Alla Filarmonica poi, il racconto musicato di “A Christmas Carol” ha fatto rimanere noi Moviers con la bocca aperta. Un unico attore che interpretava Scrudge e tutti gli altri personaggi, accompagnato dalla piccola Orchestra Lumière ― che poi tanto piccola non è, con la ventina di membri che conta. Sarà che la Filarmonica ha quel suo fascino Liberty lì, sarà stato Dickens con il suo povero, vile, umanissimo Scrudge, saranno state le luci ambrate del palco, i vestiti anni ’20 dell’Orchestra. Sarà stato che era lo Special di Lez Muvi, o che l’indomani sarei partita per Amoamsterdam, ma concludere la serata così, coi Moviers e la musica, il teatro, la letteratura, e prima di quello il cinema e il chit-chat fun, è stato il regalo più bello che il 2014, e VOI, poteste farmi. GRAZIE my Moviers, GRAZIE!

E ora basta chiacchiere, orpole, dobbiamo passare al primo film che apre ufficialmente il Sesto Anno AL (dopo il Domini c’è il Lezmuvi :-))

AMERICAN SNIPER
di Clint Eastwood

L’unica speranza che spero è quella che il film ― già in corsa per l’Oscar, mi si dice da L.A. ― se non eguaglierà l’ineguagliabile “Millian Dollar Baby”, almeno superi il melodrammone di Invictus e certa sciatteria di J. Edgar. E Clint Eastwood non può nemmeno giocarsi la carta, “eh ma abbiate pietà, ho 84 anni”. De Oliveira ha superato i 100 ed è sempre brillantemente dietro la macchina da presa.

Be’ direi che posso bastare per questa sera, voi che dite?? 🙂
Giusto il tempo per montarvi un Movie Measltrom doppio giù in cortile, per sconsigliarvi il riassunto, e per porgervi ringraziamenti e saluti, quest’oggi very early e frontalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Lo splendido cinemino Kriterion, in area Sarphatispark, con la sua insegna verde fluorescente e una scala ripidissimissima per accedere alla Sala 2, mi ha offerto il film vincitore del premio per la Miglior Sceneggiatura al recente Torino Film Festival ― nonché l’acclamazione al Sundance. Io spero con tutto il cuore che la distribuzione italiana non faccia la braccinacorta e conceda anche agli spettatori italiani la possibilità di vedere “What We Do in the Shadows”, un mockumentary sulla vita quotidiana di tre vampiri che dividono casa ― e spese! ― come tre coinquilini qualsiasi. Girato da due registi neozelandesi, Taika Waititi e Jemaine Clement, questo vampire-reality parodizza i cliché del mito dei vampiri (il non potersi specchiare, l’immortalità, la dipendenza da sangue, ecc), rendendo umanissimi e divertentissimi questi quattro vampiri còlti nel bel mezzo dei preparativi per il loro ballo di gala annuale.
Trovate esilaranti non-stop e tanta tantissima arguzia registica… 😉 Se avremo la grazia che esca, non facciamocelo scappare!

Se volete testare un cinemino fuoriporta ma Amsterdam vi par troppo distante, consiglio il Capitol di Bolzano. Qualche giorno fa mi sono spinta nel cuore crucco dell’Alto Adige a vedere Big Eyes, l’ultima fatica di Tim Burton. Il film non mi ha fatto impazzire ― Amy Adams davvero stunning, Christoph Waltz un po’ troppo overacting e la storia, una gran brutta storia vera in cui uomo e donna ne escono parimenti sconfitti. Ma Burton è Burton, quindi andatemelo a vedere anche voi, bitte.
Ero accompagnata da Luca, il Fellow Famous, giacché leader della band dei Nomansland di cui io sono una gran groupie, da Lara, la Movier MagistratO (con la O mi raccomando :-)) giacché lo diverrà presto, e da Erwin, il Fellow Foucault, giacché pendola come il noto pendolo fra due valli di cui ovviamente non ricordo i nomi. Loro sono ufficialmente i responsabili della sede Lezmuvi di Bolzano e spero riusciremo a portare a casa qualche Let’s Movie in Sync. 🙂 Meine Moviers, ich habe Vertrauen in ihnen!/Mi fido di voi (tutto rigorosamente bilingue, come Durnwalder comanda).

AMERICAN SNIPER: il film racconta la storia del Navy SEAL Chris Kyle (Bradley Cooper), che registrò il più alto numero di uccisioni come cecchino americano. Fu così temuto dagli insurrezionalisti iracheni da ricevere il soprannome al-Shaitan (“il diavolo”). Nel 2013 Kyle è stato ucciso in un poligono di tiro, da un altro veterano. Il film è tratto dal libro “American Sniper: The Autobiography of the Most Lethal Sniper in U.S. Military History.

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Let’s Movie CI

Let’s Movie CI

J. EDGAR
di Clint Eastwood
USA 2011, 137’
Martedì 10/Tuesday 10
21:30/9:30 pm
Astra/Mastrantonio’s

 

Full Monty Fellow Moviers!

Inizio con Peter Cattaneo perché noi di Let’s Movie non ci facciamo mancare nulla: il trattamento completo (= Full Monty in English, Lesson Number Two). Mi sto riferendo ai festeggiamenti per il Centenario Letsmoviano che si sono svolti martedì scorso davanti alla Mansion di Mastrantonio (impallidisca pure Hugh Heffner, con quella sua monofamiliare da due soldi a Bel-Air… :-)).

Cento Let’s Movie e cento cazziatoni piovuti sul Board hanno portato al restyling completo del Quartier Generale di Lez Muvi. Ah per inciso, il primato dello spelling molto ciòfane, molto scena-underground-yo-bro-yo-bro del geniale “Lez Muvi” se lo contendono il Fellow Fiii e il Fellow Fra, che non hanno in comune solo una cifra di effe, ma anche l’intuizione di aver colto i mutamenti linguistici del parlato contemporaneo e averli tradotti in gergo cinematografico ― e l’intuizione è arrivata pressoché in contemporanea… Da non credere, I know, ma del resto i Moviers sono dei taumaturghi, lo si sa da mo’… 😉

Dato che il Board ha mooooolto abusato del suolo pubblico, si procede con un primo ridimensionamento delle lunghezze, seguito da una disposizione organizzata delle Zone suddivise per temi. Così qualcuno la smetterà di inondarci le scrivanie di richieste per avere la Table of Contents (=Indice)… Vero, Fellow Iak-the-Mate???!

Siete pregati di seguire le indicazioni di seguito per muovervi all’interno della Movie Mail di oggi senza perdere bussola e senno.

Per antefatto, dettagli, ringraziamenti, ricchi premi e cotillon sulle celebrazioni ufficiali prendete per “Zona 1”.
Per l’intervento Panzer su “Emotivi anonimi” che ha portato alla stroncatura di “Emotivi anonimi”, prendete per “Zona 2”.
Per il film della settimana, prendete per “Zona 3”.
Per i saluti e le scempiaggini conclusive prendete per “Zona 4”.

Ora il Board prova a non straboArdare troppo… Prova… (Non è che Rome was built in a day, eh… e i 2000 caratteri be’, Mate, quelli sono un filino utopici… :-)).

ZONA 1

Dopo una caduta swoosh-babum su una discesa un tantino ghiacciata, il Busterkeaton Big-Buttomed Board Road-Runner, che molto ha ringraziato il Big Bottom che si ritrova per avergli salvato la vita, passa a salutare l’Anarcozumi e il Fellow PaPequod, impegnati in una pizzata pre-Let’s Movie e in un dibattito “Come cucinare i rizomi. Teorie a confronto”. 🙂

Dopodiché il Board, incuriosito da un astutissimo sms solletica-curiosità della Honorary Member Mic (se volete comprarvi il Board, fatelo incuriosire ;-)), si precipita di corsa in zona Maison Mastrantonio e chittiscorge, laggiù in lontananza? Lei, la Honorary Member Mic, con una tenerissima candelina a forma di Rudolph (la renna) accesa in mano, e cosamiattacca? Un “HappybirthdaytoLetsMovie” che ha piegato in due dalla gioia il Board!! E quando dico piegato in due, intendo letteralmente piegato in due. Sapete, le botte di gioia ti scoppiano una risata in petto che ti devasta ― averne, di Hiroshima così! Ringrazio quindi la mia Honorary Member Unabomber Mic per l’idea, la realizzazione, l’esecuzione e quel sorriso, suo e mio, che non scorderò PIU’…

A darle manforte, il Fellow D, che magari non sarà Bocelli dal punto di vista dell’intonazione :-), ma che ha dimostrato uno spirito corifeo (corifeo??) molto interessante, e che mi ha fatto piacere avere lì per il Centenario Letsomovieano. Al bistrot della Mastrantonio Mansion (indagherò, ma sono convinta che sul retro la Mansion vanti anche campo da minigolf e hammam), trovo il Fellow Iak-the-Mate e il Fellow Fra, che avevano confermato la presenza nel pomeriggio e che, insieme al Fellow D, costituiscono il Comparto Ingegneriamoci di Lez Muvi. Come dite? Di che cosa si occupa il Comparto Ingegneriamoci di Lez Muvie? Be’, non è che vi posso svelare proprio tutto tutto… Al massimo posso accennare agli ultimi risultati di una ricerca ideata dal Fellow Fra, che ha analizzato i possibili logaritmi in base Board sull’identità boardiana e le sue conseguenti derivate, ponendo dei quesiti che rivoluzioneranno il modo di fare matTematica nei prossimi decenni-che-dico-millenni, tipo: Ma il Board in inverno è Snow-Board? E quando è triste, Black-Board? E quando perde le chiavi di casa, Key-Board?

Ora, da questo capite che non è facile spiegare cosa si ricerchi nel centro di ricerca in cui lavoriamo…  🙂 Comunque il Fellow Fra si aggiudica un seggio all’interno della Royal Academy of Engineering ― facimm’ nu paio di telefonate a Londònn, Fellas… 😉

Ringraziamo per la partecipazione anche la Fellow Vaniglia, più Vaniglia che mai, anche nel modo dolce in cui difende il diritto al chilometraggio illimitato della scrittura boardiana. Grazie my Vanilla Fellow, tu ti aggiudichi un seggio (il primo!) nella neonata Onlus Save-the-Board. 🙂

Ma non eravamo soli… In sala 3, il Fellow Pilo e la Fellow Giuly Jules recuperavano il Let’s Movie più done del 2011: “The Artist”, che il Fellow PaPequod ha ligiamente recuperato con esiti entusiastici venerdì sera. Purtroppo gli esiti per la Fellow Giuly non sono stati altrettanto entusiastici, ma non mi rammarico affatto, tutti i gusti son giusti (come dice sempre il WG Mat). Jules, pensa che poco tempo fa mi è capitato di vedere “Il cielo sopra Berlino”, il film più osannato della cinematografia europea, e la mia reazione finale si è tradotta in un misero e perplessissimo “Bah”… 🙁

Vorrei ringraziare anche il Fellow Fiii per gli auguri alle 100 Rudolph-candeline di Lez Muvie, e il Fellow Deportato per essersi preso una settimana di ferie e aver letto tutta la mail della settimana scorsa… 🙂

ZONA 2

Quest’area è adibita al commento di “Emotivi Anonimi”. Vista l’insignificanza del film ― per dirvela con un paragone topografico, il film è grande come la Repubblica di San Marino sull’Atlante Universal(e) ― quest’area cercherà di rispecchiarne le proporzioni. Cercherò pertanto di non calcare troppo sull’accelleratore del panzer su cui poggio il mio big bottom…
Idea buona ma sprecata (avesse guardato “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” o “Ma che colpa abbiamo noi” di Verdone, e Woody Allen of course, il regista avrebbe forse imparato QUALCOSINA su come si gestiscono proficuamente fobie&ansie nel cinema…); trama inesistente con credibilità molto moooolto dubbia (mi chiedo come abbia potuto l’emotivo protagonista mettersi a cantare davanti a una sala piena di un ristorante, quando qualche scena prima correva ogni due minuti nel bagno di un altro ristorante per cambiarsi la camicia che il sudore da convenevoli gli inzuppava non-stop…); cioccolato privato di qualsiasi ghiottoneria narrativa (“Chocolat” e “Come l’acqua per il cioccolato” sono 3 metri sopra ― e non aggiungo “Cielo” perché Moccia lo lasciamo sul Ponte Milvio); battute kleenex (le senti una volta ed è già ora di buttarle); due intermezzi pseudo-musical che mi hanno fatto gelare il sangue nelle vene (non sono amante del genere musical, ma quei due intermezzi erano di qualità nettamente inferiore alle interpretazioni dei Beehive in Kiss Me Licia… e su questo credo che i presenti converranno, specie la Anarcozumi, musical lover che si è sparata “Moulin Rouge!” quarantotto volte). Mannaggia io calcherei l’accelleratore del panzer Massacra-Emotivi-Anonimi, ma

  1. Vengo meno al patto “Scrivo meno per incidere meglio” che ho firmato coi Muviers di mia spontanea volontà (non si pensi male dei Muviers…i sacchi di cemento che guardavano sinistramente i miei piedi saranno stati lì per caso…)
  2. Par brutto iniziare l’anno sparando a zero sulla croce rossa… Molto poco etico, e molto poco coerente, visto che nella scorsa mail ho augurato più clemenza per noi e per gli altri, che gli altri ― lo sapete ― siamo Morandi-Tozzi-Ruggeri noi…

Però accontento la Fellow Vaniglia ― e volete che non accontenti l’unico membro della Onlus Save-the-Board?!?! ― e riporto due battute che obbiettivamente hanno scatenato l’ilarità in sala

  1. “Le donne? Io le adoro, le donne. Mi terrorizzano”.
  2. Lui: “Io credo di essere innamorato di lei”. Lei: “Molte grazie”.

ZONA 3

È con grande curiosità, e freno a mano delle aspettative saggiamente tirato, che proponiamo

J. EDGAR
di Clint Eastwood

Sarà che a noi i biopic piacciono, sarà che Clint è sempre Clint (sorvoliamo su “Invictus” e “Hereafter” solo perché Clint è sempre Clint e perché non tutte le cine-ciambelle riescono col buco), sarà che Leonardo Di(o) Caprio è sempre stato una garanzia, a cominciare da “Genitori in Blue Jeans” passando per “Buon compleanno, Mister Grape”, e persino vestendo i panni (zuppi) di Jack Melassa Dawson sotto il Titanic. Sarà perché sono curiosa di saperne di più di questo Hoover, tanto celebrità negli USA quanto aspirapolvere da noi…

Dopo il riso in bianco di “Emotivi anonimi”, c’è bisogno di un bel seratone grondante ciccia, miei onnivori Moviers… 😉

ZONA 4

Lo so lo so, state sbuffando peggio del trenino della Valsugana, che sbuffa uguale all’Orient Express non fosse che siamo nel 2012… Pur tentando di confondervi con la divisione in Zone, non ho ridotto tantissimo i contenuti, me ne rendo conto… Ma apprezzate lo sforzo, dai, fate i bravi… Credetemi, è dura… Arginare la scrittura lezmuviana sta a me come leggere la scrittura lezmuviana sta a voi…(mamma mia vittime e carnefici di noi stessi…mamma mia!).

Ok, basta ho finito… Assicurandovi che Rudolph ― la prima candelina da 100 del Baby Blog ― non verrà MAI consumata e ringraziandovi sempre, ho pensato di riaprire il Movie-Maelstrom, di rinchiudere quel pazzo d’un riassunto laggiù nel manicomio in Zona Underground, e di mandarvi dei saluti serviziocompletamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dal Board (sì sempre lui, lei, io insomma :-)):

HE GOT GAME”, USA 1998, di Spike Lee prima che Spike Lee si mettesse a miracolare a Sant’Anna… Per passare due ore a Coney Island con Denzel, tra basket-ballers e (yo) bros (tutto in linea stasera), e tenere il ritmo sulla bella colonna sonora dei Public Enemy… http://www.youtube.com/watch?v=8y_VFGrGnCE  (Per i miei Fellow Guys di L.A.: par di stare allo Zanzibar… ;-))

J. EDGAR: Come volto dell’applicazione e del rispetto della legge negli Stati Uniti, J. Edgar Hoover è stato per quasi 50 anni il capo dell’Fbi, un uomo di potere temuto e ammirato, insultato e venerato. Ma, nel chiuso delle sue stanze, egli custodiva segreti che avrebbero distrutto la sua immagine, la sua carriera e la sua vita.

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Let’s Movie LXXVI

Let’s Movie LXXVI

HEREAFTER
di Clint Eastwood, USA, 2010, 129’
Giovedì 30/Thursday 30
21:00/9:00 pm
Supercinema Victor Victoria

Feste-Vigiliane-ma-anche-no Fellows,

Sopravvissuti alle trentatremila stranezze che popolano Trento in questi giorni, fra cui donzelle con tacco dodici e messeri in Nike, lotte feudali combattute per vincere una polenta e un diluvio universale di noiosissimi fuochi d’artificio, eccoci qui ad accogliere l’ennesima schiera di appassionati che sgomitano per entrare in Let’s Movie.

Nota a parte per i Moviers non trentini: si narra che le Feste Vigiliane perseguitino i cittadini della città da generazioni e generazioni. I Moviers trentini, splendidamente cinici per loro natura e conformazione, hanno guardato alle celebrazioni di questi giorni con un atteggiamento di sufficienza che il Board ha splendidamente adorato… Unico evento done, la notte bianca, conclusasi dappertutto verso le 2:30 am ― dappertutto tranne che nella piazza dietro casa del Board, in cui s’è sparato musica tunz-tunz-tresh fino a orari improbabili…. Lucky Board….

Oggi si sancisce ufficialmente la cine-friendship di Let’s Movie con il Festival Schermi d’Amore di Verona, nella fattispecie con la Fellow Cecilia detta Pasta&Ceci e il Fellow Alessandro detto Pony Pizza, conosciuti grazie al veronissimo WG Mat ― che per una volta si è reso utile con un’iniziativa molto prestige.
Schermi d’Amore, festival cinematografico del cinema sentimentale e melò, quest’anno sarebbe giunto alla sua 15esima edizione se la mancanza di fondi non ne avesse determinto la soppressione. A questo proposito visitate “ScherNi d’Amore”, il blog troppo avanti che il Fellow Pony Pizza ha realizzato per esprimere il dissenso verso questa decisione del direttivo culturale veneto.
Il Board, sempre pronto a sfoderare l’amato kalashnikov per difendere cultura e cinema, esprime tutta la solidarietà del caso ai neo-Fellows veronesi: guardate, il clan dei Perbellini&co. si sentano pure fortunati che Verona è fuori dalla giurisdizione letsmovieana, altrimenti avremmo mobilitato tutti i nostri antamilamilioni di Fellows ― con antamilioni di amati kalashnikov. E ricordate Fellows-from-Verona, Let’s Movie è con voi nella lotta! 😉

Do il benvenuto, e con grande piacere, al Fellow Filippo detto Fiiiiiiiii, reggiocalabrese entusiastissimo della vita, trapiantato a Pisa, trasferito a Los Angeles e rimbalzato poi a Malta, che abbiamo conosciuto quando lavoravamo in quell’universo di follia ministeriale che era l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles… Fiii, lov, qui sono il Board, ma mantengo pur sempre la carica di Direttore e Coordinatore d’Area (nonché Jennifer). 🙂

Lasciatemi dare il bentornato all’Anarco-zumi, che dopo aver steso Morgan Freeman a Los Angeles, ha fatto pure breccia nel cuore di Jimmy Capland a New York― Come dite? Chi è Jimmy Kaplan?! Chi è Jimmy Kaplan??!!
Zu, ma chi è Jimmy Kaplan??!!

Mercoledì arrivare allo spettacolo delle 9:30 pm è stato un miracolo. Tutta colpa del ritardatarissimo WG Mat, e del suo scatto ancora molto molto brocco ― ah quanto deve imparare dallo scattante Andy-the-Situation-Phelbs… (Ovviamente il ritardatarissimo Board non è perseguibile di cazziatoni, in quanto Board).

Fortunatamente qualcuno di più disciplinato in Let’s Movie c’è: l’Honorary Member Mic, con tutta la sua honorarymembermicness, era bell’e pronta in platea ― bell’e pronta sia per cazziare i due ritardatari sia per spararsi la pennica al 56esimo minuto…. In pole-position anche la Fellow Claudia The Critic, che siamo lietissimi smaltisca gli effetti indigesti del teatro trentino seguendo la dieta 100% fat free di Let’s Movie.

“Le donne del sesto piano” ci voleva proprio, Moviers ― veniamo da settimane di kili malickiani e litri di varechina finlandese… Il film di Le Guay è una delizia. Una vera DE-LI-ZIA. È una commedia ― ma non una commediola ― che si scarta come un cioccolatino e sa di buono fino alla fine.

Il film osserva i meccanismi tra una comunità di donne delle pulizie spagnole che abita il sesto piano del palazzo della famiglia Joubert ― fenotipo perfetto della borghesia francese dei primi anni ’50. Questa comunità di spagnole ― e la sua incarnazione diretta, la bella, ragazzi bellissimissima, Maria ― romperà l’equilibrio di cartapesta della famiglia Joubert e porterà il capofamiglia Jean-Louis a rivedere un po’ tutta la sua vita casa-ufficio-ufficio-casa. Non c’è nulla di volgare o morboso in questo film. Non è la solita trametta del padrone che si invaghisce della serva esotica ― anche se una lettura in chiave postcolonialista di questo film sarebbe estremamente interessante, ne convengo con voi… E non è nemmeno il romanticume buonista di “Jane Eyre”, o il torbidume un po’ razzista di “Jefferson in Paris”… Il sentimento che sboccia tra Jean-Luois e Maria è delicato, fatto di piccoli gesti, di sguardi. Intensissima la scena in cui Maria, per spiegargli come si pronuncia il suono aspirato CH in spagnolo, gli prende la mano, se la porta al collo e gli fa sentire il suono  fuoriscire fisicamente dalla gola… Il modo in cui Jean-Louis la tiene per il collo è estrememante sensuale e presagisce un bacio, ma senza mostrare nulla. È soltanto un accenno, un desiderio non detto, ma manifesto. Questa è la delicatezza. Alludere a un desiderio, ma senza manifestarlo “pornograficamente”… La doccia di Maria, poi, non ha nulla di edwidgefenechiano, né lo sguardo rapito di Lean-Louis ha nulla di Alvaro Vitali dietro il buc(i)o della serratura… L’istantanea è un piccolo tableu vivant di poesia fisica…

Il film apre tante porte su tanti argomenti. La discriminazione nei confronti dell’immigrato, senza il quale tuttavia le vite della middle-class non andrebbero avanti…  Per caso tutto ciò vi suona famigliare? Visualizzate badanti slovene, raccogli-melinde africani e inservienti polacche? L’oggi non è tanto diverso, eh…  Basta solo ascoltare le scale di un ufficio dopo le sei, o i campi maturi a settembre, o anche solo usare lo spogliatoio di una piscina trentina: le lingue che senti sono tutte straniere ― immigrate. In “Le donne del sesto piano” siamo in Francia, gli anni sono i 50 e le filippine cui siamo abituati noi sono spagnole, ma la dinamica è la stessa. Servi vs padroni. Soffitte vs piani nobili. Quello che mi piace di questo film è la possibilità dell’avvicinamento fra servi e padroni, soffitte e piani nobili ― dopo tutto questa è una favola, e ogni tanto è bello favoleggiare…. Jubert inverte/sovverte un ordine. Lascia lo spazio del controllo e dell’inquadramento borghese (godendo dei mille agi ivi annessi) e si dirige verso lo spazio della spontaneità e del contatto umano (accettando i mille disagi ivi annessi). Sarà proprio in quel luogo, tra comari spagnole, pettegolezzi e paeille in compagnia,  che Jean-Louis “si sentirà a casa per la prima volta”. Questo ci fa vedere il ruolo di Suzanne ― moglie di Jean-Louis e fenitipo della sposa borghese perfetta ― con occhi ora critici, ora tristi. All’inizio, noi spettatrici del 2011 la guardiamo con la superiorità delle donne del 2011 ― lei che si fa servire e riverire, lei che passa la giornata tra bridge e nulla, lei che ci fa vergognare perché, cavolo, ci siamo fatte un mazzo tanto per infrangere l’immagine della donna soprammobile (e il mazzo , se permettete, ce lo stiamo facendo ancora oggi). Poi però anche lei, la “scopa” Suzanne ―alta, bionda e segaligna ― sbatte contro la vacuità della propria vita e apre gli occhi davanti alla cartapesta borghese che ha avvolto lei e il marito per tutti quegli anni. È un personaggio triste, ma è utile che sia stato ritratto.

Forse in certi momenti la spagnolità delle cameriere è un po’ troppo calcata ― calcolate inoltre che il mood è leggero, da favola. È stato senz’altro questo eccesso di buon umore e positività a far nascere alla nostra Honorary Member Mic (regina assoluta della spietatezza veneta) il seguente, lecitissimo dubbio retorico: “Ma tutta ‘sta gioisità per fare un lavoro di m_  _ da???”. Come le ho sussurrato in risposta, tutto sta nei livelli di m_ _da, Mic… 🙂

Infine lasciatemi firmare un elogio all’attrice che interpreta Maria, un faccino tra Bambi e Audrey Hepburn che spero di rivedere presto in altri ruoli. She is simply adorable.

E su questo, passiamo al sofferto film della settimana

HEREAFTER
di Clint Eastwood, USA, 2010, 129’

Il Board schifò letteralmente il film quando uscì l’anno scorso, quindi si parte già prevenuti…. Ma la stiticissima, scarsissima, tristissima programmazione trentina ha ordito una bella congiura ai danni letsmovieani e ci ha costretto a scegliere il male minore… Purtroppo non sapevo scegliermi tra “13 assassini” e “L’ultimo dei templari”, così ho virato su “Hereafter”, perché si sa, tra i due litiganti il terzo gode.

Confido in Clint Eastwood… Clint, mi raccomando, mi raccomando eh…

 

So che questa è stata una domenica molto attiva per molti Moviers, e me ne compiaccio una cifra ― il WG Mat, la Honorary Member Mic, il Fellow Fed FFF e la Dissident Ben per esempio hanno reinscenato “The River Wild”, sfidando le rapide trentine in una giornata tutta rafting; Il Fellow Doc, il Fellow Iak-the-Mate, il Fellow D e il Board hanno conquistato Malcesine e il Monte Baldo in bici e hanno imparato che talvolta si verifica questo strano fenomeno per cui Trento si allontana mano a mano che ci si avvicina; il Fellow Lore e la Fellow Patata hanno dato un party molto poco sportivo ma molto molto maggiore a Spor(t)maggiore 🙂

Quindi non voglio sottrarre altro tempo al letto. Quindi x due, eccovi i calcinacci di un riassunto là sotto, e dei saluti anticelebrativamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

HEREAFTER: Una giornalista parigina, un operaio di San Francisco e uno ragazzino londinese vengono toccati dalla morte con differenti modalità. Marie, dopo essere stata trascinata in acqua dallo tsunami in Indonesia, si trova a vivere un’esperienza tra la vita e la morte. Da quel momento la sua vita cambierà per sempre e cercherà di raccontare questa esperienza, ma pochi saranno disposti a crederle. George ha la facoltà di mettersi in contatto con i morti e per lungo tempo si è guadagnato da vivere come sensitivo. Tuttavia, convinto che “vivere a contatto con la morte non è vivere”, ha abbandonato tutto e ha cambiato vita, ma convivere con un ‘dono’ come il suo e soprattutto riuscire a vivere un sereno rapporto con gli altri si dimostra complicato. Marcus ha perso il fratello gemello Jason in un incidente stradale ed è alla disperata ricerca di alcune risposte. Nel frattempo, i servizi sociali si occupano del suo caso che si rivela più complicato del previsto. Ognuno dei protagonisti cercherà di riuscire a rispondere alle domande che da sempre assillano l’essere umano: cosa c’è oltre la morte? Come può una persona scomparire per sempre? Chi rimane come può continuare a vivere?

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Let’s Movie XXV – Last Minute Let’s Movie I

Let’s Movie XXV – Last Minute Let’s Movie I

Carissimi Fellows,

Il ringraziamento RINGRAZIAMENTO (ripetizione + tutto capital letters, apprezza Mic) della settimana va all’Honorary Member Mic che ha presenziato alla visione di CITY ISLAND. L’Honorary Member, incurante dei 2 km di slums&ghetto&favelas da attraversare per arrivare in centro dal profondo Trento-Bronx-Nord, ha raggiunto il Multisala Modena in groppa alla sua honorary movie-bike, su cui è rimontata dopo lo spettacolo con tanto di dinamò innescata ? incurante, ancora una volta, dell’attrito, della fatica, del buio, delle gangs, del BOPE, e pure dei lupi mannari, di Via Maccani.
Oltre alla Mic, ringraziamo ? ma con minor enfasi, come da promessa a HM (Honoray Member) ? anche i Fellows Mat e Fed FFF, i cari Moviers CREATE-NETtiani ligi ligi…

Questa settimana Let’s Movie sposa la rassegna Itinerari Folk 2010 (http://www.itinerarifolk.it/) che propone il film all’aperto:

ON THE RUMBA RIVER
di Jacquest Sarasin
Congo 2006, ‘85
Piazza Cesare Battisti/Max Mara
Mercoledì
Ore 21:30/9:30 pm

Eddai, non sbuffate Moviers! Questo film sulla dimensione politica della nascita della rumba contribuisce anche a promuovere, in chiave cinematografica, l’universo musicale che tanto sta a cuore alla patrocinata MuSicKs…
In più, non sottovalutate il fatto che vedere il film all’aperto fa molto summer, molto drive-in…  You see? Let’s Movie non si/vi fa mancare nulla…
Ringraziandovi sempre, e sperando SEMPRE di vedervi, vi  servo riassunto in calce e saluti golosamente cinematografici…

Let’s Movie
The Board

ON THE RUMBA RIVER: Viaggiando su e giù per il fiume Congo a bordo di una nave fatiscente, il giovane orfano Antoine Kolosoy compose la prima canzone strimpellando una vecchia chitarra. Appena il suo nome circolò, il giovane “Wendo” (com’era soprannominato) venne perseguitato dalle autorità ecclesiastiche e coloniali. Negli anni Sessanta, le sue canzoni esprimevano la speranza di una nazione indipendente, dove i sogni e le aspirazioni potevano diventare realtà. Wendo intraprese la carriera di pugile, ma questo non gli impedì di lasciare la musica, e quando pubblicò il suo primo album nel 1984, divenne ben presto la star della rumba congolese. Negli anni della dittatura di Mobutu, la sua musica rimase una manifestazione dello spirito gioioso della popolazione congolese che non poteva essere estirpata. Riscoperto dopo tanti anni, dopo essersi ridotto a mendicare, Wendo fece il suo ritorno sotto il nuovo regime nel 1997. Condito di immagini e suoni indimenticabili, “On the rumba river” è un tributo musicale al popolo congolese, che a dispetto della povertà, una storia di oppressione e altalenante guerra civile che ha fatto quasi 4 milioni di vittime, continua ad essere sostenuto dalla musica. http://www.rumbariver.com

NOTA POSTUMA: Il film ON THE RUMBA RIVER è stato boicottato dalla World Cup 2010 e sostituito da INVICTUS a seguito di un LMLM I, Last Minute Let’s Movie I, indetto in extremis giovedì sera. Di qui la locandina del film di Clint Eastwood… Ci scusiamo pubblicamente con Jacquest Sarasin.

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