Posts Tagged "Mostra del Cinema di Venezia 2010"

Let’s Movie XCIV

Let’s Movie XCIV

INTO PARADISO
di Paola Randi
Italia 2010, 104’
Lunedì 21/Monday 21
20:30/8:30 pm
Teatro Concordia
Via della Resistenza 15
Povo(rock)
Ingresso/Ticket: Euro 5

Micro&Macro Moviers,

Non so che dirvi ma la disputa tra vincitore vero (“Faust”) contro vincitore si-va-be-sarà-per-la-prossima-volta (“Il cuore grande delle ragazze”) è una bella gatta da pelare per il Board 🙁 Cioè. Da una parte sono sollevata di non aver proposto “Faust” a voi Moviers, che Goethe vi sta un po’ qui, lo so, fin dal “Viaggio in Italia” con le sue 640 pagine, e pure da ‘sto Werther che, poraccio, era tutto un dolore… Avessi proposto “Faust”, e foste venuti a vederlo ― pregiudiziale non da poco, visto che ultimamente vi vedo un po’ pochino, fedifraghi Fellows ― avreste indossato cinturone e camperos, sputato per terra, alzato leggermente la tesa del cappello e, indicando con un cenno il Board, avreste sentenziato al boia Mastrantonio, “Impiccalo più in alto, Mastro”… 🙂
Quindi Menomalemoviers che “Faust” ce lo siamo smazzati domenica io e l’Anarcozumi, che non solo è una gran patita di Dolly Parton e line dancing , ma che non teme matinée e mezzogiorni di fuoco notturni ― la nostra Anarchica si è fatta la Matinée mastrantoniana in the morning e la soirée mastrantoniana at night…che donna… 😉

“Faust” è un film macro. E potrei elencare tanti altri aggettivi. Squilibrante, puzzolente, fastidioso, asfissiante, claustrofobico, imprevisto, teatrale, solenne, incomprensibile a tratti (lunghi), comprensibilissimo a tratti (brevi), alto, biblico, terminale…Certamente non noioso. Certamente sfiancante, nel senso fisico e cerebrale. Mamma mia, Faust (e il film) non si ferma un secondo ― la classica anima in pena. Sokurov, che deve essere un gran dritto, prende quest’irrequietezza congenita al protagonista ― e all’uomo ―  e la traspone sul set, vietando al personaggio la possibilità di sedersi. Faust non si ferma un istante, e questo riprende il tormentone di Mefisto “in principio era l’azione”  che si contrappone al tormentone biblico “in principio era il verbo”.  Ecco, se devo dire una cosa specifica che mi è rimasta impressa, è proprio la contrapposizione fra l’esortazione diabolica all’azione e quella divina alla parola. Agire contro pensare. Immantinente vs trascendente. (Posso aggiungere anche empirismo contro razionalismo??). “In principio era l’azione” è il mot(t)o della società odierna… Tutto azione, tutto fare, tutto qui e subito, tutto carne e corpo. Invece parola e mente e anima si collocano tra passato e futuro, sono interstiziali… Nel film non è tanto in primo piano la sete di conoscenza di Faust, che poi è l’istinto di onnipotenza insito nell’essere umano ― tale Nietzsche ci ha fatto i soldi sulla storia del superomismo, e qualche bel decennio prima che Clark Kent si nascondesse la tutina renatozerotina sotto l’uniforme da impiegato), quanto piuttosto l’idea del peccato e della colpa da cui Faust non si libera… C’è l’erranza di Faust. Ed è buffo che “errare” significhi sia “sbagliare” che “vagare”, no? Faust è proprio questo, un essere ERRAnte…

Ma non posso fare la critica di un film che avrei proposto e non ho proposto! È contro le condizioni iscritte nel patto di stabilità che avete firmato  a Palazzo Movie-Madama. 🙂

Anyway, se “Faust” è stato un film macro ― per quanto sia destinato a palati finissimi da critici mangia-Kurosawa-in-salsa-Bergman ― “Il cuore grande delle ragazze” è un film micro(bo[h])… Un film piccolo piccolo, come ho avuto modo di dire un po’ a tutti in questi giorni… Una tramina da fotoromanzo… Guardate, m’immagino anche la casalinga disperata italiana degli anni ’60 pre-’68, con il vestito stirato di fresco, le gambe rimboccate sotto i cuscini del divano a leggere la storiella di Francesca e Carlino, due giovani vittime del colpo di fulmine, con lui che fa l’errore di tradirla immediatamente prima di consumare la prima notte di nozze (!), lei che non può perdonarlo e alla fine, ovviamente, lo perdona. Oltre a tutto questo tramone che al confronto i Bruder Karamazov sono una puntata di “Sentieri” (con tutto il massimissimo rispetto per i 12 anni di “Sentieri” che mi sono sparata), Avati mette insieme una serie di personaggi-macchiette che ― lo vedi lontano un miglio ― sono lì solo per compiacere la voglia che ha di ridipingere il quadretto della Romagna anni ’50. Il padre povero e rozzo ma buono che povero, rozzo e buono muore di crepacuore, il figlio allupato che mette la testa apposto ma non troppo apposto, le figlie cozze, la figlia bella che arriva dalla città e porta lo scompiglio, e poi la prostituta amante di un fascista e la zia cieca, e la madre romana-de-roma burina-burina… Pupi spupazza alla grande… Avete delle caricature del dopoguerra bolognese che non riuscite a vendere neanche su eBay? Ecco, portatele pure qui, che le aggiungiamo a quelle del film di Avati e facciamo la fiera del fumetto… Non commento la recitazione di Cremomini ― per fortuna avevano detto che era bravo… a me pareva un grullo che recitava la parte di un Cremonini  ― e quanto alla Ramazzotti, be’, capace è capace, ma chennervi, recita sempre la parte della svampita la cui natura svampa suscita tenerezza e riso (come in “La prima cosa bella” o in “Tutta la vita davanti”…). Mi auguro che si lavi di dosso in fretta quel personaggio ― la svampitezza dopo il terzo film comincia a puzzare.

Insomma Pupi è rimasto ingabbiato dentro la romagnolità del proprio cinema… Se guardate “Quando arrivano le ragazze”, “La prima notte di nozze”, “Il papà di Giovanna” (l’unico che grazio), “Gli amici del bar Margherita”, “Una sconfinata giovinezza” e “Il cuore grande delle ragazze” trovate non solo gli stessi luoghi, ma anche lo stesso autocompiacimento nella rievocazione di un tempo che la sua macchina da presa alternativamente mitizza e critica. Questo movimento è talmente evidente e talmente accentuato e talmente prevedibile che viene il mal di mare anche solo a scriverlo qui… 🙁 Forse Avati dovrebbe spostarsi su altre ambientazioni. Penso per esempio a “La cena per farli conoscere” o “La rivincita di Natale”, opere in cui lo spazio non schiacciava la storia, e la storia acquisiva quella leggerezza che le permetteva di perlustrare le altezze dell’universale… Se Avati rimane terreno, cioè legato alla sua terra,  finisce per fare della fiction… Triste a dirsi, ma “Il cuore grande delle ragazze” è questo, e presenta anche le sbavature che molto spesso sciagurano le fiction… Trame improbabili, battute fuori luogo, quel senso generale di artificiosità che tanto infastidisce lo spettatore non focalizzato unicamente ai pettorali (per quanto notevoli) di Gabriel Garko o alle balconate (oltremisura aggettanti) della Ferilli. 🙂

L’unica cosa che salvo de “Il cuore grande delle ragazze” ― e che mi ha commosso ― è stato un Fellow che mi aspettava al cine-varco e mi ha acciuffato per i  capelli salvandomi dalla loneliness-is-killing-me-ehi-now― Britney always with us 🙂 (scherzo eh!!). Ebbene, il Sergente Fed FFF è sopravvissuto a una missione non semplice durata parecchi mesi, da cui è uscito provato ma a testa alta… Bravo Fed, e grazie, e tieni ben presente che uno dei numerosi teoremi sottesi a Let’s Movie recita: la somma di due solitudini ― eccetto quelle dei numeri primi, per via di dimostrate conflittualità letterario-cinematografiche ― dà un Board e un Sergente Fed FFF il cui stato emotivo in una serata al cinema è maggiore uguale a done. Bello poter contare sulla movie-matematica, vero? 😉

Questa settimana Let’s Movie goes uphill e si trasferisce a Povorock per una commedia che è un bon-bon da gustare all together

INTO PARADISO
di Paola Randi

Presentato nella sezione Controcampo Italiano alla 67esima Mostra del Cinema di Venezia, “Into Paradiso” è una commedia  (e sottolineo, commedia) che parla di Napoli in termini ― a quanto pare ― assolutamente innovativi, scegliendo un linguaggio narrativo parimenti (parimenti?) innovativo…Chissà cosa ne pensano i nostri Movier partenopei, il Fellow ‘O Principe e il Fellow Mario Menagramo the Eraserhead
Se avete voglia, leggete un po’ cosa scrive l’istituzione Paolo Mereghetti (sì lui, quello de Il Mereghetti, il dizionario enciclopedico del cinema) sul Corriere della Sera  http://cinema-tv.corriere.it/cinema/mereghetti/11_febbraio_09/Mereghetti_into_paradiso_b9cabb18-3437-11e0-89a3-00144f486ba6.shtml

Ora, non fatevi spaventare dalla distanza… Povorock è solo a 3.7 km da downtown Trento. In macchina ci si impiegano circa 8 minuti ― 6 se guidate una Yaris e siete per il tacco pesante :-). Ah e non lasciatevi spaventare nemmeno dall’ora: le 8:30 pm non saranno le 8:30 pm. Leggo da “Lunedicinema a Povo” (è il nome barbaramente connotativo ad ammazzare la rassegna, non trovate? :-)): “Le proiezioni saranno precedute da una breve presentazione e seguite da dibattito”. Il dibattito-nooooooo si salta a pié pari, ma la presentazione vi/ci dà modo di scapicollarci come sempre 😉

Allora ci conto eh… Possiamo anche lavorare sul car-pooling, se non avete nulla contro le Yaris e il tacco pesante… 🙂

Prima dei sigh-sigh-saluti, due comunicazioni interne.

  1. Come da regolamento ritiro premio, informiamo che oggi pomeriggio la Honorary Member Mic ha ritirato il prestigioso Movie-Whirpool Prize 2011, prendendo il Board per la collottola e trascinandolo a vedere un film a sua scelta ― “Una separazione” di Asghar Farhadi. Molto poco da Moviers e per questo molto Let’s Movie :-), il film ha lasciato il CdA molto soddisfatto, e prova che l’Honorary Member Mic potrebbe fare le veci del Board alla grande, qualora il Board dovesse allontanarsi…
    Per quanto riguarda l’iniziativa del movie-whirpooling, il circolo virtuoso di titoli consigliati dai Moviers, il Board non perde la speranza. Abbiamo capito che le deadline non funzionano coi Fellows, quindi togliamole e mettiamola giù così: quando vi capita di vedere un film che vi piace, potete mandare una mail a [email protected], senza stare lì tanto a preoccuparvi del testo ― niente ansia da prestazione, please! Un semplicissimo, “Board, m’è piaciuto ‘sto film” andrà benissimo ― poi se mi approfondite il concetto, sarà tutto di guadagnato ;-). Io non farò altro che praticare del sano cut&paste&post, innescando così il fenomeno del movie-whirpooling… Ora che non avete più la pressure, me lo fate un tentativo?? Lo facciamo un tentativo?? 🙂
  1. Sono lietisssssima di informare che i married Fellows July Jules e Pilo hanno sbalordito il Board dando superba prova di turismo cinematografico: in trasferta a Venezia, la nostra Movie-couple ha scovato ― e documentato fotograficamente! ― la casa dei due protagonisti di “Dieci inverni”, film gioiello di Valerio Mieli che è stato un Let’s Movie a marzo 2010 nonché dolce ossessione/passione del Fellow PaPequod. Prontamente avvertito in tempo reale, il Board A STENTO ha tenuto a bada la commozione. 🙂

E ora, miei pupilli, traccio un quadrato nell’ultimo capitolo e ci (i)scrivo dentro un riassuntino, vi dico mille-e-un grazie e vi saluto con dei saluti che oggi sono gulliverelillipuzianamanete cinematografici.

Let’s Movie
The Board

INTO PARADISO: Alfonso, timido e impacciato scienziato napoletano disoccupato, e Gayan, affascinante ex campione di cricket srilankese che non ha più un soldo e che è giunto a Napoli in cerca del Paradiso, si troveranno loro malgrado obbligati a convivere in una catapecchia eretta abusivamente sul tetto di un palazzo nel cuore del quartiere srilankese della città partenopea. La paradossale situazione farà nascere tra i due una speciale amicizia che li aiuterà a trovare il coraggio di cambiare il loro destino per sempre.

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Let’s Movie LXXIV

Let’s Movie LXXIV

BEYOND
di Pernilla August
Svezia-Finlandia 2010, 95’
Giovedì 16/Thursday 16
Supercinema Vittoria
21:00/9:00 pm

My Yes-Men Moviers,

Assolutissimamente attacco con il saggio “Della serendipidità di Let’s Movie”.

Tu arrivi una sera, l’ennesima, credendo di trovarti da sola col caro vecchio (M)Astrantonio, impietosito dalla tua ennesimità,  e invece guarda, la Fellow Claudia The Critic e le Fellow Vaniglia&Cioccolato ti stupiscono con la loro presenza letsmovieana su una panchina antistant’Astra. E mica se ne stanno lì, con le cine-mani in mano. No, no.  Collaborano attivamente per la divulgazione di Let’s Movie attirando in Letsmovielandia Alberto, esperto critico cinematografico che seduta stante ha assunto il titolo di Fellow Alberto l’Esperto. Per incrementare la viralità di Let’s Movie, La Fellow Cioccolato Roberta ha contagiato e costretto al cinema l’amica Mila che risulta essere a tutti gli effetti la gemella bella di Stephanie di Monaco da giovane, e che per questo viene ribattezza Fellow Milanie-de-Monacò ― a questo proposito urge una rassicurazione: l’alto tasso di nobiltà tra i Fellows di Let’s Movie (Luca the First, il Fellow Marco Principino di Busa-Belair la neo-Fellow Melanie-de-Monacò) non minaccia in alcun modo alcuno la dittato-democrazia di Let’s Movie (il vostro “meno male” corale s’è sentito fin qui…) 🙂

Assolutissimamente ringrazio Alberto l’Esperto per avermi offerto una prospettiva altra su “The Tree of Life”. Il Board, che tanto aveva sofferto lo scollamento tra la storia narrata e l’apparato cosmogonico featuring  oceani, dinosauri, cieli e altri panorami Quarkiani, non aveva valutato l’intenzionalità dello scollamento.  Davanti alla bellezza suprema del creato (che, fa notare giustamente Alberto, è stato reso con immagini di repertorio, giacché inutile e vano è il tentativo di poter ricreare artisticamente qualcosa che eguagli o superi la perfezione della natura), quanto minuscola e insignificante può sembrarci la storia travagliata ma  sostanzialmente mediocre della famiglia? …Forse è più la riflessione filosofica il porto in cui you-know-Malick ci chiede di sostare…
Tante perplessità rimangono, tuttavia è innegabile che il Board a volte usi troppo la pancia nei suoi giudizi ―e tu smetti di muah-ridere, WG Mat! Ma Fellows, non c’è niente di più bellow che incontrare un neo-Movier per caso, un mercoledì sera, così, serendipitamente, e guardare il film attraverso i suoi occhi. Del resto, “solo gli stupidi non cambiano mai opinione” (copyright by James Russell Lowell, and Marco, il Principino di Busa-Belair…).

Laggiù nel vicentino, ben lontana da prati verdi, carrocci e soli alpini, abita una specialissima Senior Movier della stirpe honorarymembermichiana che ci pregiamo di avere come lettrice e che probabilmente apprezzerà la riapertura della parentesi malickiana… 😉

Come dicevo al Fellow Avvopaolo (ligissimo movie-marinaio che ha preso parte al progetto Lode-a-LOGORAMA), sono partita cauta cauta con “Il ragazzo con la bicicletta” ― diciamo che l’esperienza dardenniana “Il figlio” non ci aveva messo proprio le ali ai piedi, if you know what I mean… Poi però il film si è rivelato un piacevolissimo crescendo: si prende confidenza con la trama, si acquista velocità e si finisce per sfrecciare verso il finale con una leggerezza e un piacere assolutamente per nulla dardenniani. Voltare il capo verso le altre Moviers e vedere il sorriso sbocciare sulla bocca di Claudia e di Elisabetta, e i nostri reciproci pollici parlare la lingua dell’okay, ha sancito la conclusione in bellezza della corsa “Il ragazzo con la bicicletta” 🙂

Ci sono tante ragioni per cui questo film ha fatto centro. Una di queste, è il modo innovativo di raccontare l’incontro fortuito di due solitudini un po’ anomale ― un ragazzino problematico rifiutato dal padre, e una parrucchiera di periferia sulla quarantina. Non si sa bene come né soprattutto perché, ma i due si trovano: una coppia di calamite che si attraggono, superando il quotidiano e l’ingiusto della vita ― partner egoisti, padri egoisti. Fino a toccarsi. Fino a quel meraviglioso clack, che è il passo successivo al click ― in fondo trovare un essere con cui fare prima click e poi clack (solo il click non basta) è la quest dell’essere umano non molièramente misantrophe. La trama avanza ― come Cyrill in sella ― verso quella congiunzione finale in cui due esistenze senza particolare direzione trovano finalmente una direzione, un senso appunto.
E non è un caso (almeno non per me!), che la vicenda sia tutta imperniata sulla bicicletta di Cyrill, la vera altra protagonista del film che entra a pieno diretto nel titolo ― è la bici che fa muovere narrativamente l’azione (Samantha ritrova la bici di Cyrill e gliela ricompra: di lì parte tutto). In un certo senso la bici è Cyrill, una parte di lui, come un terzo braccio o una terza gamba. È mezzo in senso meccanico e mezzo in senso allegorico: aiuta Cyrill a spostarsi da una parte all’altra del paese e della sua vita, accompagnandolo per tutte le prove che deve superare. Una scena rappresentativa? Quando Cyrill scappa via dopo la rapina ai danni del benzinaio e pedala, pedala, pedala da Samantha… Cyrill in realtà sta pedalando via dall’errore, dalla strada sbagliata, da una vita che potrebbe essere TUTTA sbagliata, e da un dolore (il padre che non lo vuole con sé) per dirigersi verso una strada giusta, o quello che potrebbe essere l’inizio di una strada giusta, e verso l’amore che riparerà quel dolore.
Più avanti nel film, la pedalata di Cyrill e Samantha lungo il fiume e lo scambio delle reciproche biciclette sancisce l’inizio di questo nuovo inizio, che è magistralmente posticipato dall’episodio di viltà del benzinaio e di suo figlio ― be’, qui c’inchiniamo ai Dardenne, che chiudono il film in un dolceamaro che tuttavia non altera il sapore di buono del film.
Ah dimenticavo, il tutto raccontato con uno stile realistico, pulito, uno stile non-una-parola-di-troppo-non-un-gesto-di-troppo. Insomma, in questo film la scuola Dardenne mantiene il linguaggio Dardenne, ma adotta tutt’un’altra umanità. O perlomeno questo è quanto è arrivato a me ― e adesso a voi, miei poveri inermi Moviers…
Grand Prix de la Jurie approuved by the Board… E film che i miei VENUSians devono vedere, foss’anche soltanto per ciclo-solidarietà… 🙂

Prima di svelarvi il film della settimana e liberarvi da tutta questa vostra impellente trepidazione, una Breaking News da Los Angeles… Stando ai rumours, pare che l’Anarco-zumi, in uno di quei party extremely posh che è usa frequentare nelle sue trasferte californiane, avrebbe fatto capitolare Morgan Freeman. L’attore, dopo essersi fatto largo fra una folla di oltre 200 invitati, avrebbe raggiunto la nostra Anarchica e le avrebbe intonato “There’s chemistry between us”, la versione inglese della hit di Olmo “C’è simpatia fra di nooooooi”…
Dopo George Clooney lo scorso anno ―sui cui resti post-zumiani la Canalis ha pateticamente banchettato ― l’Anarco-zu avrebbe colpito ancora…
In attesa di conferme o smentite dalla diretta interessata, non possiamo che dirle, Zu, you rule…

Ora basta trepidare… Questa settimana proponiamo

BEYOND
di Pernilla August
Svezia-Finlandia 2010, 95’

Ok, prendete alla lettera il titolo, e andate OLTRE la terza riga! Svezia-Finlandia ― no, Fellow Big, non è un’amichevole ― non vuol dire solo Bergman e Von Trier…
Siatemi  Mecenate-Moviers, e date una possibilità a questa regista svedese al suo debutto registico ― che le è pur sempre valso il Premio della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia 2010…

Prima della calceviva e dei saluti, avrei una curioSItà… Ma mi SIete andati a votare oggi,, neh? Nel caso in cui non mi SIate stati Yes-Men Moviers, vi esorto CALDISSIMAMENTE a rimediare portorecanandovi  alle urne domani ― i seggi rimangono aperti fino alle 3:00 pm. (Ah quando il Board dice “esorto CALDISSIMAMENTE”, vuol dire che ha già pianificato una serie di azioni di rappresaglia nel caso in cui la CALDISSIMA esortazione venga ignorata). E non SI inSInui in voi il dubbio che vi SI voglia dire se votare o no, non SIa mai… 🙂
A questo proposito vi riporto http://www.youtube.com/watch?v=1zLgbeUch4g perché al minuto 2:20 siamo chiamati in causa…

E dopo questa brevisSIma digresSIone, vi ringrazio della pazienza (OGGI mi sono dilungata un po’, in effetti), vi calcevivo il riassunto giù di sotto e vi porgo dei saluti che oggi sono referendarianamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

BEYOND: Una mattina Lena riceve una telefonata dall’ospedale della sua città natale: la madre è in fin di vita. Questa notizia la porta a confrontarsi con la madre per la prima volta nella sua esistenza da adulta. Lena ha lottato tutta la vita per dimenticare il dolore di un’infanzia difficile; adesso è costretta ad affrontare il proprio passato per essere in grado di superarlo.

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Let’s Movie LV

Let’s Movie LV

GORBACIOF – IL CASSIERE COL VIZIO DEL GIOCO
di Stefano Incerti
Italia 2010, 85’
Giovedì 3/Thursday 3
Supercinema Vittoria
21:00/9:00 pm

Eroici Fellows,

Siamo in piena lotta contro la merla che da sempre occupa abusivamente gli utlimi tre giorni di gennaio. Portate pazienza ancora 24 ore: se il pennuto non se ne volerà via, il Board cucinerà spezzatino per tutti. Promesso.

Incuranti del freddo e di una giornata lavorativa particolarmente provante, mercoledì il Board e il nostro WG Mat hanno visto “In un mondo migliore”. Mat, sappi che ho apprezzato lo stoicismo ― del resto tutti eroi ‘sti Moviers ― e ti ringrazio con un bowing emo.
Graditissimo l’sms della Fellow Giuly Giuls ke ha avvertito della latitanza: il Board in effetti può tutto tranne intercedere nelle riunioni condominiali.

Durante il film della Bier le poltrone dell’amoooore dell’Astra si sono trasformate nelle poltrone del dolooore, e non perché il Board soffrisse di qualche fastidio nelle parti basse, sia chiaro… “In un mondo migliore” equivale a 113 minuti tesissimi in cui lo stomaco e il cervello non smettono un istante di tribolare! Il film arriva come pochi film riescono: stomaco e cervello colpiti e affondati ― di solito i film arrivano O allo stomaco (vedi “La prima cosa bella”) O al cervello (vedi “Inception”). Quando le corde della razionalità e quelle della carne vengono toccate simultaneamente, la musica che scaturisce ti impedisce di rimanere tranquillo e composto in quinta fila, e trasforma la seduta della poltrona in un luogo estremamente scomodo…

Il disagio è prodotto dalle vicende che ci scorrono davanti agli occhi e che ci coinvolgono perché sentiamo di averle vissute noi stessi. Chi non ha mai subito un episodio di bullismo nella sua vita? (Perfino il bossy Board, trust me…). Chi non ha mai sentito il fuoco vivo del rancore montare dentro? O quello gelido della vendetta? Sono tutte sensazioni che lo spettatore condivide empaticamente con i personaggi, e che lo portano a interrogarsi sia sulle modalità di comportamento loro, sia sulle proprie. Lo sguardo pertanto è doppio: uno è rivolto verso l’esterno (sulle vicissitudini e le reazioni dei personaggi) e uno è rivolto verso l’interno (su di noi e il nostro personale vissuto). Quando un film può contare su questa bifocalità, allora lo spettatore rimane fregato, non ha scampo. Di qui il malessere. Di qui le poltrone del dolooooore…

Sono mastodontici i temi trattati nel film della Bier ― lutto, soprusi, divorzio, rancore, livore ― così come i dilemmi morali affrontati. Dimenticare? Perdonare? Subire? Porgere l’altra guancia? Vendicarsi? Noi ce ne restiamo lì a macerare pietas e vergogna ― pietas per i personaggi e vergogna di noi stessi, per aver sperimentato i loro stessi meccanismi emotivi… Parteggiamo per il dodicenne Christian quando picchia di brutto un bullo suo coetaneo, ma lo temiamo quando la sua sete di vendetta lo porta a fabbricare una bomba per vendicare il padre del miglior amico.

Pensate un po’. Il titolo originale del film, “Haeven”, significa proprio vendetta. E per una volta, lasciatemelo dire, non è colpa dei POVERI traduttori italiani, che si sono limitati a tradurre l’inglese “In a better world” (visto Mat? Ho fatto i compiti…). Qui bisognebbe aprire una parentesi sulle motivazioni che hanno portato a una manipolazione così radicale del titolo ― forse l’America tutta-speranza si rifiuta di guardare in faccia un mondo tutto-vendetta, voi che ne dite? …Ma il discorso è lungo, e i Fellows hanno orrore delle parentesi…

La vendetta è una cappa che grava sul film dall’inizio alla fine ― e la fine non è proprio all’insegna del tutto-è-bene-quel-che-finisce-bene… Vendetta del ragazzino Christian, Shylock in calzonicini dalla freddezza spiazzante. Vendetta nel campo profughi in Africa. Vendetta contro le angherie tra adulti. Vendetta, che satura gli animi e la società.

Tutta questa tribolazione etica cui siamo sottoposti è intervallata da immagini di esterni che agiscono un po’ come antidolorifico. Il mare. La campagna gialla di spighe sotto un cielo azzurrissimo. Il vento che scompiglia la natura. Il primo piano di un ragno, la passeggiata di un insetto su un vetro, i disegni tracciati in cielo dagli uccelli. Sono come delle pause di sospensione in cui noi spettatori riprendiamo fiato, per poi tornare a trattenerlo una volta che gli eventi dei personaggi ci ripiombano addosso. Potete immaginare l’effetto pressoché miracolare di quei fotogrammi…

“In un mondo migliore” si è aggiudicato la candidatura agli Oscar come miglior film straniero, candidatura che purtroppo non è arrivata per il citato “La prima cosa bella”. A pensarci bene il film di Virzì sembra “La casa nella prateria” al confronto (e guardate che mi era piaciuto moltissimo!). Io fossi in voi non me lo perderei… E vi do un consiglio: armatevi di un buon cuscino…

Parlando di Oscar, venerdì sera, l’Anarco-zumi, la Fellow Giuly Giuls e il Board hanno dato vita a uno speciale Let’s Movie On Friday, precipitandosi (letteralmente) a vedere “Il discorso del re”. Film elegante e delicato, con due protagonisti eccellenti, Colin Firth e Geoffrey Rush, candidato a una sfilza di statuette… Ve lo butto lì come un suggerimento extra, NON come alternativa al film che stiamo per proporre, la cui visione ovviamente è obbligatoria.

Questa settimana Let’s Movie ripesca un titolo presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2010 (sappiamo di fare la gioia dell’Anarco-zumi, che aveva molto minacciato il Board quando l’aveva escluso dalla programmazione a settembre…).

GORBACIOF – IL CASSIERE COL VIZIO DEL GIOCO
di Stefano Incerti

Sappiamo che il Fellow Roby attendeva con ansia “Frankenstein Junior” di Mel Brooks, che verrà proiettato al Multisala Modena mercoledì 2 alle 17:30 e alle 19:40. Purtroppo gli orari poco Board-friendly ci impediscono di presenziare, ma saremmo mooooolto fieri se qualche Movier (Roby su tutti) si dimostrasse extremely pro-active e andasse a vederlo… (Per altro il film rientra nel corso monografico di “Storia della cinematografia americana II”, quindi, per chi volesse iterare l’esame… :-)).

My heroes and sun-dreamers Moviers, nemici di merle e pennuti portafreddo tutti, vi ringrazio come sempre dell’ascolto, vi sparo un bel riassunto in calce, vi aspetto giovedì per “Gorbaciof” e vi mando dei saluti aviariamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

GORBACIOF: Marino Pacileo, detto Gorbaciòf a causa di una vistosa voglia sulla fronte, è il contabile del carcere di Poggioreale a Napoli. Pacileo, schivo e silenzioso, ha una sola passione: il gioco d’azzardo. Quando scopre che il padre di Lila, la giovane cinese di cui è innamorato, non può coprire un debito contratto al tavolo da gioco, Pacileo sottrae i soldi dalla cassa del carcere e li dà alla ragazza. Dal quel momento, tra partite sbagliate, riscossione di tangenti e rapine, inizia una spirale discendente dalla quale non riuscirà più ad uscire.

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