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LET’S MOVIE 250 – propone VOLCANO e commenta E’ ARRIVATA MIA FIGLIA!

LET’S MOVIE 250 – propone VOLCANO e commenta E’ ARRIVATA MIA FIGLIA!

VOLCANO – IXCANUL
di Jayro Bustamante
Guatemala-Francia, 2015, ’93
Lunedì 22 / Monday 22
Ore 19:15 / 7:15 pm
Astra/ Dal Mastro
In lingua originale sottotitolato

 

Mariekondo Moviers,

Da qualsiasi parte mi giri, non faccio altro che sentir parlare di lei, la giapponesina che ha fatto yen a palate con un libretto, “Il magico potere del riordino – Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita”. Da brava giapponauta qual è, la nostra Miss Kondo sostiene che, riordinando l’armadio e, gradualmente, tutta casa nostra, raggiungiamo la serenità ─attenzione, alto contenuto zen. Ora vi sembrerà il solito tormentone estivo, e invece nonnò, la kondo-mania impazza dall’inizio dell’anno minimo, soprattutto nella terra in cui le manie attecchiscono con virulenza tubercolotica ─Lammerica. Pensate che lì il cognome di questa magrettina made-in-Tokyo è diventato un verbo, come spesso accade quando i fenomeni virali prendono talmente tanto piede da necessitare un veicolo linguistico tutto loro. Quindi potete tranquillamente buttar lì al vostro interlocutore amico del Tennessee un “I spent the night kondoing my closet” se volete informarlo che avete passato la notte a riordinare l’armadio, vademecum della cara Marie alla mano.
Questo naturalmente non è uno spot: la filosofia che sta dietro al “kondoing” come pratica di riordino ed eliminazione del superfluo non mi pare tutta ‘sta novità ─in fondo il “less is more” della scuola lecorbusieriana, e la stessa architettura funzionalista di 100 anni fa prevedeva per gli spazi quello che la nipponica predica oggi da Tokyo. E’ il rapporto con la casa, a farmi riflettere un po’ ─e anche il fatto che in Giappone ci si specializzi all’università in questa disciplina, magari chennesò, attraverso esami come “Fenomenologia del cassetto I” o simili…
Come stiamo messi noi italiani, rocchibarocchi che non siamo altro? Facciamo tanto quelli affascinati dal look minimal, il sogno di appartamenti con mobili ridotti all’osso, tutto “pulito”, “tutto essenziale”. Un televisore ultraflat a sguazzare nel mar bianco di una parete nuda, un divano ─meglio se Fluo─ una piantana ─meglio se Floss─ che spunta da un angolo. E poi abbiamo cantine e soffitte e ripostigli e cassapanche che straripano di roba! Noi siamo un po’ così, animisti, affezionati viscerali, accumulatori seriali ─io sono così. Ma secondo voi ci riempiamo per sentirci meno vuoti e ci fingiamo minimal per non sembrare sentimental?
La casa è il luogo in cui si svolge tutto “E’ arrivata mia figlia”, il Lez Muvi di lunedì, e forse è per quello che il discorso sul kondoing è uscito fuori ora. Il legame rimane in effetti un po’ oscuro, così come l’impulso che ha sospinto 10 Moviers al cine 🙂
Ovviamente scherzo, sono rimasta molto piacevolmente di stucco davanti al Mar Rosso di Fellows che s’è spalancato all’Astra. Il WG Mat, l’Anarcozumi, il (Candy)+[the Andy], il Felixl’Onassis Jr, il D-Bridge, l’Easy Riser che dopo agli inquietanti sviluppi in ambito lavorativo a Povo convertiamo premurosamente in Sommario, e una coppia di Fellows lustri e illustri, d’oro e platino, che ci aspettavano già dentro: Silvia, la Movier Mecenatessa, perché mécèna, e quando uno mécèna c’è poco altro di nobilitante da aggiungere 🙂 e Roberto, il Fellow Woodstock ─no non la tre-giorni dello sballo a Bethel, New York, ma il Peanuts, che aveva qualche problemuccio con il volo ad alta quota. 🙂
“E’ arrivata mia figlia” ha lasciato il parterre di Moviers abbastanza freddini, e questo lo dico subito per evitare querele o talk televisivi in cui la trasparenza dell’informazione sarebbe l’oggetto dell’inquisire, e io l’inquisita. A parte il (Candy)+[the Andy], con cui ci siamo trovati in inaspettato accordo, il mood generale lezmuviano è stato ben espresso da quegli sguardi “mmm sì però mica un granché”, o prese di posizione più nette, argomentate con piglio convinto ─la Mecenatessa molto piglio, molto convinto 🙂
A me, del film hanno divertito molti aspetti, e credo che “divertimento” fosse il nucleo centrale della ricerca di questa regista brasiliana che naturalmente non avevo mai sentito nominare prima ─gradirei digredire (la cacofonia è sopra di noi): quando ci sono voci femminili da promuovere, state pur certi che Lez Muvi corre.
Il gioco degli scambi. Questo è il gioco che mi ha divertito di più. Val è una tata/domestica sulla sessantina che lavora pressa una famiglia dell’alta borghesia di San Paolo. Villa con piscina e frigo farcito di schifezze posh, moglie brutta e grassa che si crede bella e magra e con una carriera di cartapesta giacché è il marito, un ricco di famiglia, a mantenere il livello della mansion. Tanto “business” è la woman, Donna Barbara, quanto lui inetto: un nostalgico portatore di t-shirt dei Ramones che fa la spola tra il letto allo studio in cui (non) dipinge. Ovviamente non poteva mancare il figlio, l’adorato Fabinho, viziato e insicuro, un uccellino con le possibilità di un’aquila reale, ma in fondo, un uccellino. Val vive con loro nella camera della servitù e come viene intelligemente fatto notare alla moglie business “è COME una di famiglia”. Non è “una di famiglia”, ma “COME una”. Guardate il modo in cui un paragone possa scrivere secoli di differenze di classe… Dato che l’affetto, tuttavia, non conosce dichiarazioni dei redditi, Fabinho vede in Val una sorta di madre: è a lei che si rivolge per farsi consolare, o semplicemente coccolare. E’ da lei che sgattaiola nel cuore della notte, un bambino di un metro e ottanta, rannicchiato nel letto della domestica, come se l’amore di Barbara ─la barbara─ non fosse sufficientemente caldo, ma rimanesse solo a livello superficiale, sulla carta.
Il molle ordine della famiglia è sovvertito dall’arrivo di Jessica ─quella del titolo─ la figlia di Val, che Val ha mantenuto a distanza senza poter allevare direttamente. E’ un triste paradosso, quello che si crea con il crescere in certe situazioni di ristrettezze: per poter crescere tuo figlio sei costretto a emigrare nella tua America del momento (San Paolo nel caso di Val), evitare di crescerlo tu direttamente e farlo per interposta persona, e il denaro che spedisci a questa terza parte coinvolta diventa il legame che ti unisce a tuo figlio, con le evidenti conseguenze del caso. Di contro, abbiamo l’esperienza genitoriale ribaltata con il caso di Barbara, che potrebbe benissimo allevare il figlio, ma che delega Val, perdendo così l’occasione d’instaurare un legame profondo con lui, e accontentandosi di un rapporto regolato unicamente dalla pratica ─il numero di risposte azzeccate e sbagliate al test, il viaggio-studio in Australia per riparare all’onta della bocciatura…
Jessica si presenta in città per provare il test d’ingresso alla facoltà di architettura, e ha bisogno di un posto dove stare. La cameretta di Val sembra la soluzione perfetta per Val, che ha fatto i conti senza Jessica. Jessica mira ─e ottiene─ la camera degli ospiti. Jessica mangia al tavolo a cui mangia la famiglia. Jessica sguazza in piscina ─luogo su cui ritornerò, stiatemi preparati. Jessica mette in discussione lo status quo di un ambiente che si professa liberale e democratico, ma che nella realtà di certe piccole azioni e battute si rivela ancora fortemente classista. E lo status quo per qualche tempo è rimesso in discussione. Ma naturalmente non può durare a lungo, e non tanto perche’ Jessica sia il popolo che agogna a Versailles ma perché Jessica non ci sta. Jessica, ripetiamo, non è Val, non accetta il “COME”. Ed è LEI, a lasciare Versailles. Il film non è così buonista o scontato come potrebbe apparire. Jessica rappresenta la nuova generazione, che non si pone più in atteggiamento prono nei confronti delle classi superiori.
“Il paese sta cambiando” dice a un certo punto la matrona Barbara. E da un lato è vero: Jessica ha accesso al test d’ingresso all’università, che supererà brillantemente. Val può prendere la decisione di lasciare il lavoro e cambiare vita. Ma dall’altro, le dinamiche che si disegnano in una casa borghese sono sempre le stesse, e che ci parlano di un 1600-700-800 mai veramente passati. C’è molta ipocrisia, in quel “Il paese sta cambiando”, e ironia, ma verità, anche.
Gli scambi non sono finiti lì. Se Val non ha potuto fare da madre a Jessica e ha trovato un oggetto sostitutivo in forma di rampollo su cui riversare il suo affetto, veniamo a sapere che Jessica ha dato alla luce un figlio il cui destino sembrerebbe ricalcare il suo: per poter frequentare l’università e farlo crescere lo lascia ai parenti in periferia. E invece no, le cose non vanno così ─ si cambia la rotta. Il bambino di Jessica verrà a San Paolo e Val aiuterà la figlia a crescerlo, una nonna-mamma come tante oggi: Val si prende questa seconda chance che la vita le riserva evitando al nipotino, lo stesso percorso della figlia. Per quanto il finale possa rientrare nella categoria “happy-ending” e il superamento del test da parte di Jessica ─così come il fallimento del test da parte di Fabinho─ sappiano inequivocabilmente un odore di cine-giustizia divina calata sui personaggi per portarli verso la spiaggia happy dell’ending, il film mi sta simpatico per la comicità bislacca che propone. Non saprei bene come definirla, né come spiegarla, ma diciamo che si serve di argomenti feticcio, quadri-tormentoni esasperati che si posizionano sul filo tra buffo e nonsense, e che hanno molto ascendente su di me ─ma qui sta alla sensibilità personale. Tipo. Val regala a Barbara un set di tazzine da caffé per il suo compleanno. Per 5 minuti buoni la cinepresa è fissa su Val che interloquisce con le tazzine, i piattini, la caffettiera, il vassoio. Ci parla, parla a se stessa, metà bambina metà psicopatica, e voi potete chiedermi “ma che senso ha?” e io vi dico “Non ce l’ha, ma non posso fare a meno di ridermela”… E a questo punto potrei farvi pure un metapippone ─pippone nel pippone─ sull’uso della parodia e dell’eccesso nell’assurdo di certa produzione drammaturgica moderna, da Ionesco a Stoppard passando per Pinter, ma poi che senso avrebbe? 😉
Il film è anche tecnicamente attento. La macchina da presa molto spesso è fissa, molto spesso nella cucina, luogo in cui Val si trova la maggior parte del tempo. Come a dire, stazioniamo in uno spazio che di solito rimane fuori dallo sguardo altrui. Guardiamo quello che di solito non si vede, come la domestica che si prova la crema della padrona o che rassetta il tavolo.
Ecco, ciò che Jessica fa, è quello che la macchina da presa fa. Jessica rende pubblico quello che i domestici desidererebbero fare e non fanno (anche per ovvi motivi di mantenimento del posto di lavoro eh): mangiare il gelato riservato al piccolo Lord Fontleroy Fabinho ─anche lui, Fabinho, o solo il suo nome, diventato uno spassosissimo tormentone─ entrare in piscina, mangiare al tavolo padronale.
E veniamo alla piscina…Il cuore azzurro dello status, il simbolo della differenza di classe (“io ce l’ho” vs “tu non potrai mai averla”), il luogo dell’inaccessibile massimo per le Val di tutto il Brasile. E’ interessante notare come Jessica ubbidisca alla madre e non faccia il bagno di sua spontanea volontà. E’ Fabinho che la spinge in acqua. Lei avrebbe due strade: potrebbe uscire in tutta fretta, oppure rimanerci e divertircisi pure. Lei opta per la seconda ─attirandosi l’ira della signora Barbara, che dopo qualche ora, tugguarda, darà ordine di far svuotare la vasca perché “ci ha visto un topo”… E lei, proprio lei, è quella che ha detto “il paese sta cambiando”…
Posso capire che il film non susciti grandissimi entusiasmi. Ma io, sarà per la bravura dell’attrice protagonista ─che leggo essere considerata un monumento della recitazione in Brasile─ sarà per il ruolo della protagonista, quello della donna semplice, materna, buona, ma dotata di grande spirito pratico ─ovvero tutto l’opposto della vostra interlocutrice─ io promuovo il film.
Ogni tanto si leggono libri o si guardano film che magari, lì per lì, “non ci servono”. Poi un giorno arriva vostro figlio, o nipote, o figlio di, e viene fuori che deve fare un confronto tra il ruolo delle domestiche nel ‘700 e nei giorni nostri. E voi, dopo avergli parlato della famosa Moll Flanders, delle sue fortune e sfortune, li stupite con un ardito e quanto mai pertinente raffronto con Val di “E’ arrivata mia figlia!” facendo guadagnare a loro un buon voto e assicurando al mondo il ricircolo della cultura…. 😉

E questa settimana il Mastro testa la nostra resistenza proponendoci un orario improponibile, che noi tuttavia ci propiniamo

VOLCANO – IXCANUL
di Jayro Bustamante

Potrebbe essere l’ultimo giorno di programmazione per questo film, che ha vinto l’Orso d’Argento a Berlino. Quindi per una volta raccogliamo la sfida del Mastro, ci facciamo andare bene l’orario “merenda” e andiamo. Non avete nemmeno bisogno di passare da casa: arrivate diretti dal lavoro ─non vi preoccupate, Lez Muvi non ha un dress code, andate bene in qualsiasi outfit. 🙂
Prima di salutarvi, date un bello sguardo al Maelstrom. Lo dedico a “L’occhio quadrato: quattro film sulla fotografia” un’iniziativa tra cinema e fotografia che coinvolge in prima persona il Movier Magician, al secolo Matteo Zadra ─ricordo che Zadramat sta a Matteo come Superman sta a Clark Kent. La rassegna potrebbe mandare in solluchero tutti gli appassionati di cine e fotografia, e anche quelli che sguazzano nel mezzo…
Poi vi aggiungo il riassunto solo perché siete stati bravi ad arrivare fin qui nonostante il kondoing e Ionesco… 🙂
E poi vi saluto dei saluti ordinatamente cinematografici.
E poi, basta 🙂

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Ecco che butto nel gorgo “L’occhio quadrato: quattro film sulla fotografia” ovvero un film a settimana più mostra fotografica 🙂

Data: da Martedì 16 a Martedì 30 giugno 2015
Dove: Locos Bar, Via Valbusa Grande, Rovereto
Orario: ore 21.15
Costo/note: Ingresso libero

Chiedere al cinema di raccontare il suo punto di vista sulla fotografia non è stata una buona idea.
Appena nato, il cinema si è schierato senza esitazioni a favore del racconto e dello spettacolo, lasciando alla fotografia il compito di documentare, testimoniare, provare. Da allora il cinema continua ossessivamente a riproporre un ritratto della fotografia (e dei fotografi) che affonda in quel profondo senso di colpa per una sorella rinnegata alla nascita. Sarà per questo che quando una cinepresa incontra una macchina fotografica, rimane sempre un morto alle loro spalle?

PROGRAMMA
23.6 / War photographer. Christian Frei (2001) 97′: Un ritratto del fotografo di guerra James Nachtwey che ci dice poco dell’uomo ma molto della sua opera e dei problemi che solleva. Christian Frei ha fissato una mini-camera sull’apparecchio fotografico di Nachtwey per far combaciare il più possibile l’asse della propria cinepresa con lo sguardo del suo protagonista.

30.6 / Gli occhi di Laura Mars. Irvin Kershner (1978) 104′: Laura Mars è una fotografa ricca e annoiata che trascorre le sue giornate componendo un album di fotografie che ha per soggetto la violenza, la pornografia e lo snobismo. Durante l’assassinio di Doris, Laura scopre di possedere dei poteri sensoriali che le permettono di vedere l’omicidio della donna prima che accada. Spaventata dell’accaduto, Laura decide di rivolgersi alla polizia dove conoscerà il tenente Neville.

24.7 / La Jetée. Chris Marker (1962) 29′: Una storia di viaggi temporali in cui la tragedia personale si scontra con il destino dell’umanità, il tutto narrato da una voce off che guida lo spettatore nel succedersi di fotogrammi fissi di un indefinito futuro prossimo in cui la terra devastata da una terza guerra mondiale e contaminata da un olocausto nucleare consente il rifugio ai pochi umani superstiti solamente in gallerie sotterranee. Come ratti nel sottosuolo di una Parigi ridotta a rovine pochi scienziati cercano una soluzione alla catastrofe già avvenuta percorrendo l’unico sentiero rimasto aperto: il tempo.

Un progetto di Francesco Pernigo, Marco Segabinazzi, Matteo Zadra, Loco’s in occasione di PARIS, LOCOS, esposizione fotografica di Francesco Pernigo, visitabile fino al 24/7 mart-giov 20.00-01.00 e ven-sab 18.00-01.00.

VULCANO: Ambientato in Guatemala, nel cuore di comunità di etnia maya, Vulcano racconta un mondo sospeso tra credenze ancestrali ed echi lontani di modernità. Protagonista del film è la giovanissima María, che vive e lavora con la sua famiglia in una piantagione di caffè alle pendici di un vulcano. Nonostante sogni di andare nella “grande città”, la sua condizione non le permette di cambiare il proprio destino: a breve la aspetta un matrimonio combinato con Ignacio, il supervisore della piantagione. L’unica via d’uscita si chiama Pepe, un giovane raccoglitore di caffè che vorrebbe andare negli Stati Uniti: Maria lo seduce per poter fuggire insieme a lui, ma dopo promesse e incontri clandestini Pepe se ne va e la abbandona incinta. Più tardi, il morso di un serpente la costringerà a raggiungere quel “mondo moderno” che ha sognato così tanto, e che le salverà la vita. Ma a che prezzo…

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Let’s Movie XXXIII

Let’s Movie XXXIII

Cari cosa-vi-siete-persi-venerdì Moviers,

Ringraziamenti ufficialissimi a tre Fellows d’eccezione, Fed FFF, Giuls e Pilo, che venerdì hanno accompagnato il Board allo special “Let’s Movie to the Castle”. Fed FFF si è presentato dopo un duro pomeriggio passato a kite-surfare ? detto così sembra un po’ ironico, ma credete al vostro Board, il kite-surf può trasformare tranquilli pomeriggi lavorativi in veri e propri calvari lacustri tra òra e moto ondoso…. Giuls e Pilo hanno scalato le Dolomiti per ascoltare Carmen Consoli e poi si sono precipitati al Castle di Let’s Movie to the Castle ? due eventi e dico due in un giorno, ragazzi! A loro tre un all’allitterante GRANDE GRAZIE!

Ci teniamo anche ad aggiungere che due Fellows dalla trentonordica residenza ? l’Honorary Member Mic e la Cap ? avrebbero voluto vedere “Glass”, ma purtroppo una cassa piagata dalla legge di Murphy al Coop Superstore, ha impedito loro di arrivare in tempo… Il Board si dice solidale con le due Fellows , e sta considerando l’ipotesi di querelare il Sign. Murphy per le ripetute azioni persecutorie ai danni di Let’s Movie.

A questo proposito, facciamo presente che il Board e i tre Fellows ringraziati soprai hanno corso il rischio di dover ricorrere un’ennesima volta a un LMLM, Last-Minute Let’s Movie di emergenza… Ma in realtà il Sign. Murphy questa volta conta poco. Responsabile dello spettacolo quasi mancato è stata l’ambiguità sul sito che informava dello spettacolo stesso… Ma lasciamo correre ? non vogliamo essere più critici di quanto già non siamo (tanto).
Grazie a quattro ignoti benefattori che ci hanno ceduto tre biglietti destinati ad altrettanti amici latitanti (parenti vostri, Moviers?!?), e a un biglietto recuperato non si sa bene come, la Let’s Movie Crew ha potuto vedere “Glass”.
Ora, vi è mai capiatato di vedere il Buonconsiglio Castle by night, lo spettacolo del Buoncosiglio by night, intendo?! Le pietre e gli affreschi illuminati dalle luci argento-celeste-rubino dell’allestimento scenico, e il giardino esterno baciato dalla luna, hanno lasciato senza parole il Board, che di parole ne ha sempre fin troppe… Dello spettacolo in sé abbiamo apprezzato la parte danzata, più di quella recitata… Ballerine acrobate, ballerine eteree, ballerine terrene, ballerine sirene hanno incantato un po’ tutti ? soprattutto la creatura metà Isadora Duncan metà naiade che ha danzato l’acqua nella casta fontana del cortile interno al castello…. Al termine gli spettatori hanno sorseggiato un bicchiere di vino nel giardino del castello e accettato i baci della luna di cui sopra… Un  tour finale e inaspettato fra i vetri veneziani della mostra “L’avventura del vetro” ha coronato lo speciale Let’s Movie to the Castle (adesso  capite, perché questa settimana siete stati definiti “cosa-vi-siete-persi-venerdì Moviers”?).

Ma ora vi prego di unirvi alla nostra gioia per la riapertura del cinema Astra! Questo mese il Board ha fatto i salti mortali tra rassegne estive e drive-in sgangherati e spettacoli fusion pur di proporre qualcosa ai suoi Fellows ? meno male che il Board è filo-masochista e i salti mortali son pane per i suoi denti…
Questa settimana Let’s Movie propone:

LONDON RIVER
di Rachid Bouchareb, Francia-UK-Algeria, 2009, 87’
Cinema Astra
Giovedì/Thursday
Ore 21:00/9:00pm

Notate Bene: ORSO D’ARGENTO COME MIGLIOR ATTORE A SOTIGUI KOUYATE AL 59ESIMO FESTIVAL DI BERLINO (2009) ? mica pizza e fichi…

Moviers, senza voler rievocare imbarazzanti sonorità (e immagini) righeriane, vi ricordo che l’estate sta finendo…. Questo implica non solo il brusco crollo delle temperature mattutine e serali, ma soprattutto il brusco back-to-your-duties per voi. Vi ho lasciato fare i pancia-all’aria sotto il sole tutto agosto, ora è tempo di rinfilare le scarpe da ginnastica Let’s Movie-branded e correre al cinema. Il Board vi ORDINA di temprarvi con questo filmato http://www.youtube.com/watch?v=wLyFlDAikac
Go Moviers Go!!!
Riassunto in calce e saluti podisticamente cinematografici,

Let’s Movie
The Board

LONDON RIVER: Poco prima delle nove del mattino del 7 luglio 2005, ed esattamente un’ora dopo, 4 bombe esplosero a Londra. In piena ora di punta, quattro assassini che viaggiavano sui mezzi pubblici fecero detonare l’esplosivo che portavano nei loro zaini uccidendo in pochi minuti 56 persone e ferendone 700. London River racconta la storia di Ousmane, un musulmano, e di una donna cristiana, la signora Sommers. Ousmane vive in Francia, la signora Sommers su un’isola della Manica. Entrambi conducono una vita normale, fino al giorno in cui vengono a sapere che dal 7 luglio, giorno degli attentati, i loro figli sono scomparsi. Quando arrivano a Londra scoprono che i loro figli vivevano insieme.

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Let’s Movie XXVIII – Last Minute Let’s Movie II

Let’s Movie XXVIII – Last Minute Let’s Movie II

LMLM II, Last Minute Let’s Movie II, featuring Andy Phelbs, Mat, Fed FFF e la guest Renetta.

L’UOMO NELL’OMBRA (Vincitore dell’Orso d’Argento 2010 per la Miglior Regia)
di Roman Polanski
USA, Germania, 2009, ‘131
Supercinema Vittoria
Giovedì, ore 21:00/9:00 pm

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