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Let’s Movie LXIX

Let’s Movie LXIX

IL FIGLIO
di Luc e Jean Dardenne
Belgio 2002, 103’
Martedì 10/Tuesday 10
20:30/8:30 pm
Astra
Ingresso gratuito/Free entry

My mommy Moviers,

Allora, prima che mi dimentichi, do il benvenuto al Fellow Paolo detto l’Avvopaolo, che ci legge dal Baby Blog e che è un patito di film svedesi d’essai. Paolo, adesso che sei ufficialmente un Movier perdi tutti i diritti di cittadino libero ma acquisti la cittadinanza di Letsmovieland, terra dell’improbabile, del sogno e dell’unheimlich (e facciamo felice Freud, dai). E vuoi mettere?! The trade is worth it, no doubts… 🙂

Il “Tribute to Workers” lanciato da Let’s Movie la settimana scorsa è stato accolto e condiviso dall’Honorary Member Mic, che ha partecipato alla proiezione di “Tempi Moderni” (stavolta è stata lei a farci venire due mammuth così con il film, eh Mic?!?), e dal Fellow Avvopaolo di cui sopra, che ha partecipato alla proiezione di “Uomini della luce”. Li ringrazio entrambi della presenza ― Paolo ha insistito tanto per fare il bohemien e adagiarsi mollemente sui gradini del cinema, che il buon Board l’ha lasciato fare, mentre lui/lei/loro (=il Board uno e trino) guadagnava i velluti della sua poltrona non-prenotata… 🙂

E ringrazio ovviamente la Fellow Katia, la nostra splendidda soon-to-be-mommy film-maker, che ha pazientemente cucito “Gli uomini della luce” e l’ha introdotto al pubblico.

“Tempi moderni”. 1936. Muto. Nessuna meraviglia che ve la siete data a gambe levate, Fellows… Come promesse non eraono delle più invitanti, lo riconosco. Ma il CdA di Let’s Movie (Board+Honorary Member Mic x altezza : 2), che come sempre lavora per voi, è andato oltre l’anno di realizzazione e il sonoro  non-sonoro, e si è riunito in sala, come si suol johnlennonianamente dire, per dargli una possibilità ― approccio “give-peace-a-chance”.

Le conclusioni tirate al termine del film ci impongono di costringervi all’acquisto/noleggio (ma meglio l’acquisto) del dvd. Perché ragazzi miei, “Tempi moderni” contiene tutto! Ha detto tutto, previsto tutto, analizzato, drammatizzato, ironizzato, demolito, ricostruito TUTTO. TUTTOTUTTO! Nel 1936!!! Per farvi prendere un po’ le misure… Nel 1936 Walt Disney aveva ancora da concepire “Biancaneve e i sette nani” (l’originale, non le rivisitazioni red-lighted, veh…), Cinecittà doveva ancora aprire i battenti (**) e Molotov e Ribettronp non erano che un russo e un tedesco con una gran passione per gli affati esteri…

Insomma TUTTOTUTTO, dicevamo. La prima cosa che viene in mente, i danni e l’effetto alienante del lavoro alla catena di montaggio e la de-umanizzazione dell’essere umano, ridotto a mero robot. Anche il robot ― l’esasperazione della meccanizzazione! ― è rappresentato nel film: dall’inquietantissima “macchina da auto-nutrizione Billos”, finalizzata a nutrire l’operaio per ottimizzare al massimo i tempi uomo-ore, ma in realtà congegno infernale che finisce per soffocare ― metaforicamente e non ― il povero operaio Charlie. (Una delle scene davvero più inquietanti del fim, giacché mostra come il concetto di  “ottimizzazione” possa sconfinare con estrema facilità nella prassi dello “sfruttamento” selvaggio, dell’abuso incondizionato… La cosa altrettanto inquitente è che tutti in sala ridevano ― tutti tranne io e la Mic, naturalmente…).

E poi c’è senz’altro la parabola discendente affrontata dal lavoratore privato del lavoro, ovvero l’assoluta mancanza di alternative che fa dire a un innocente, struggente, adorabile Charlie Chaplin galeotto ma sul punto di essere scarcerato, “Devo proprio uscire? Io sono felice qui”…

E poi c’è senz’altro la compassione, il rapporto di candida solidarietà che lega Charlie alla monella (bella la traduzione dal gusto veneto e retrò di “the gamin”…), anche lei vittima degli eventi e della società.

Ma come vi dicevo c’è molto, molto, MOLTO, di più. Il film parla di quello che sarà, del futoro (che è il nostro presente), e ne parla con una chiarezza e una precisione di cui solo noi, posteri muniti d’ardua sentenza, possiamo riconoscerne l’esattezza. Ci sono gli assistenti sociali che smembrano famiglie e dividono fratelli. C’è la cocaina, come sostanza-stampella per tirare avanti in situazioni avverse. Ci sono persino le veline! ― la monella sceglie la strada dell’intrattenimento per guadagnare in fretta, non va a fare la cameriera… E tenete a mente, siamo nel 1936. Nel 1936. Non nel 2010 da Lele Mora…

And thank be to God and heavens, l’ending non è happy. L’ending è esistenzialista! La scena di chiusura, passata ingiustamente alla storia come cartolina di buon augurio per il futuro, in realtà apre a una meditazione ben più ampia e più profonda. Predentevi questo minuto e 53 secondi e guardatela http://video.libero.it/app/play?id=ae6ff14fb915d3d65308baf7b2773745 .
Il “A che serve?” della monella, riferito a tutte le tribolazioni del vivere e al senso che questa lotta quotidiana dovrebbe avere, è la domanda che ossessionerà Camus&al. per anni… E nel “Non ti dare per vinta. Ce la caveremo” di Charlie, seguito dal suo “Smile” c’è sì il genuino ottimismo degli americani, ma anche la tendenza tutta italiana al sopportare e all’andare avanti nonostante tutto ― o come piace dire a me, no matter what. Con un sorriso, anche ― in fondo la commedia italiana è questo (Monicelli, Sordi, etc. docent).
Ma guardate un po’ dove camminano i due! Una strada in mezzo al deserto (non so voi, ma io ho pensato immediatamente al capolavoro letterario di Cormac McCarthy, “La strada”…). Due figurette gracili e sparute, un omino e una donnina in mezzo al nulla. C’è il destino dell’uomo in quell’immagine finale! C’è la sua impotenza, ma anche la sua potenza. C’è il pericolo, la precarietà, ma anche la possibilità.

Vedere “Tempi moderni” è come attraversare una galleria di metafore, come sfogliare un album allegorico in cui le immagini sono vere e proprie icone che mostrano l’universalità attraverso due baffetti e un bastone…. E quanto ai baffetti e al bastone, be’, Charlie va oltre la recitazione. Charlie danza lungo il film con la grazia e la leggiadria e la forza e la determinatezza di un Nijinsky del cinema ― si Mat, Nijinsky….
Capite quanto grande è stato Chaplin? Capite perché siete troppo costretti a procurarvi il dvd??!

Certo, una volta visto un film così, la ditta Moccia, Muccini&Co. della nostra contemporaneità può pure chiudere i battenti seduta stante, ma alla fin fine sta a noi decidere da chi comprare, giusto? Non so voi, ma io (e la Mic) abbiamo il conto aperto alla Chaplin S.p.A…. 🙂

E anche questa settimana approviamo la scelta della rassegna “Lavoro di martedì. La sicurezza del/sul lavoro racconata dal cinema” e proponiamo

IL FIGLIO
di Luc e Jean Dardenne

Premessa. Il film non è un “Sapore di mare. Un anno dopo”, diciamo così… Però io conto sulla tempra dei miei Moviers e spero di vedere qualche coraggioso martedì… Almeno uno, please…
E comunque, Palma d’Oro a Cannes nel 2002 per il miglior attore protagonista, Olivier Gourmet.
E comunque, beccatevi ‘sto po’ po’ di critica: “ “Il figlio” parte alla maniera dei film d’impegno del miglior Ken Loach,si trasforma in un semi-thriller, diventa un’ analisi psicologia, somiglia in seguito ad un road-movie introspettivo, dove vengono svelati i nodi del passato e delle azioni presenti. Si conclude,dopo il confronto più diretto,con una pacatezza vitale dreyeriana…. Un cinema raro dunque, unico, a l di là di ogni moda e tendenza. Ma chi riesce ad apprezzare “Il figlio” può dire di aver assistito ad una lezione di cinema…e di vita. Cinema allo stato puro. Cinema anno zero. Capolavoro”.

Ora per par condicio dovrei riportare una critica criticona, ma naturalmente sapete tutti che Let’s Movie non si appoggia a questi sistemucoli democraticheggianti…

In realtà proponiamo “Il figlio”, anche per un sano rispetto nei confronti della Dardenne Bros…. e anche perché il panorama cinematografico trentino non offre grandi alternative (“Fast&Furious 5” ha bisogno di un seminario a parte per essere debitamente apprezzato in tutta la sua fast&furiousness…)

Allora Mommy Moviers, sperando che vi siate ricordati gli auguri a mammà  perché le ricorrenze, checché bacioperuginiane, sconfiggono l’oblio― e anoi piacciono in modo particolare perché ri-corrono 🙂 ― conto sulla vostra forza d’animo per martedì, e nel frattempo vi auguro buona cine-serata.

E dove potrebbe essere il riassunto, se non murato vivi in calce?
E come potrebbero essere i saluti oggi, se non matriarcatamente cinematografici?
Love ya all, magic Moviers…

Let’s Movie
The Board

(**) Cinecitta nasce ufficialmente nel 1937. Proprio la settimana scorsa, per festeggiarne i 74 anni, si è aperta a Roma, “Cinecittà si Mostra”, mostra che spalanca le porte de “la fabbrica dei sogni” ai visitatori, e che tutti noi Moviers dovremmo visitare ― specie chi vive con un cortile cinematografico al Pigneto, vero Fellow Davide Testone&Cloaca?? E altroché Studios losangelini, ts… Se siete dalle parti di Via Tuscola 1055, fateci un salto… 🙂 Per maggiori info, http://www.cinecittastudios.it/news/2011/cinecitta-si-mostra

IL FIGLIO: Olivier, un falegname che insegna in un centro di formazione professionale per ragazzi disadattati, accoglie tra i suoi allievi Francis, un giovane di sedici anni appena uscito dal riformatorio: è questo il ragazzo che sei anni prima, per rubare un’autoradio, ha ucciso il figlio del falegname.

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Let’s Movie LVII

Let’s Movie LVII

ANOTHER YEAR
di Mike Leigh
Gran Bretagna 2010, 129’
Mercoledì 16/Wednesday 16
21:45/9:45 pm
Astra

My Miracle Moviers,

Diamo il benvenuto ai Moviers numero 61 e 62: il Fellow Hugo, detto Superstar, del clan CREATE-NET ― cinefilo D.O.C. che siamo lieti di avere a bordo ― e il Fellow Maurizio detto il Veronese. Maurizio, non ti preoccupare, sappi che non ti discrimineremo per l’amicizia decennale che ti lega al WG Mat. Tu però prometti di lavare l’onta venendo a trovarci in quel di Trento e frequentando Let’s Movie 🙂

La tirata d’orecchi della settimana scorsa forse è servita a qualcosa: i Moviers si sono triplicati, come i Gremlins… Ringrazio il Fellow Andy Miky The Situation Phelbs giunto appositamente dal varesotto ― l’impegno dimostrato gli vale il perdono per i lacci delle scarpe difettosi e poco Let’sMovie-oriented: quando c’è da correre al cinema non ci si può fermare ogni tre per due (Andy, la prossima volta porta le Asics, che fanno pure molto prestige…); ringraziamo il nostro fedele WG Mat che si merita la palma d’oro del Giappone per aver tenuto botta con Let’s Movie in queste settimane, e per aver dirottato in Let’s Movie il Fellow Veronese; e ringraziamo la Fellow Junior, che ha stupito il suo Board arrivando al cinema con 2 minuti di pericolosissimo-ma-temerarissimo-quindi-apprezzatissimo ritardo.

Che dire di “Biutiful”? Potrei indossare gli occhiali di Quattrocchi (sì lui, il Puffo) e farvi una disamina dal gusto dottissimo sulla raffigurazione del degrado famigliare e umano nella società contemporanea còlta in una megalopoli occidentale dai lineamenti sfuocati ma disgreganti…

E invece, miei cari Moviers baciati dalla fortuna, vi risparmio tutto ciò e vi propongo il gioco del “Pensavate-che-la-vostra-vita-fosse-la-peggio-del-peggio?-Guardate-un-po’-Uxbal-come-sta-messo”. (Uxbal è il protagonista del film).

Uxbal sbarca il lunario sfruttando una squadra di cinesi clandestini che gomorrianamente cuciono borse simil-Prada in uno scantinato del Bronx di Barcellona.
Uxbal ha un cancro alla prostata con metatstasi sparse all over e ha tre mesi di vita.
Uxbal vive in un buco di appartamento infestato da scarafaggi (e mostri della morte sul soffitto), insieme ai due figlioletti, Ana (che ha dei problemi con l’inglese se a 12 anni scrive ancora “Biutiful”) e Mateo (che ha dei problemi con tante cose se a 7 anni fuma).
Uxbal ha una moglie quasi ex-moglie affetta da sindrome bipolare che nelle fasi down si fa suo fratello (di Uxbal, intendo).
Uxbal non ha mai conosciuto il padre ma si ritrova a riconoscerne la salma dopo quarant’anni dalla morte ― una salma dopo quarant’anni, presente in che condizione è apparsa ai suoi/nostri occhi??
Uxbal sente le voci dei morti e arrotonda lo stipendio riferendo i messaggi dei trapassati ai rispettivi parenti in lutto (categoria “straordinari creativi”? Bah…).
Uxbal compra delle stufette (evidentemente non a marchio CEE) per scaldare i cinesi intirizziti dello scantinato: una perdita di gas si porta via tutti i poveri cinesi e i loro cadaveri finiscono gettati in mare ― la scena dei corpi sputati dall’acqua sulla spiaggia, rifiuti del villaggio globale in cui ci illudiamo di vivere da nababbi democratici, è forse una delle scene più tristemente done/not-done del film.
Uxbal muore senza sapere chi diavolo si prenderà cura dei suoi figli, se la sciamannata bipolare rinchiusa in una clinica psichiatrica o una senegalese che gli fa da badante negli ultimi giorni di vita e che resisterà alle malìe del gli-rubo-i-soldi-e-scappo-in-Senegal non si sa per quanto tempo…

Spero che il gioco “Pensavate-che-la-vostra-vita-fosse-la-peggio-del-peggio?-Guardate-un-po’-Uxbal-come-sta-messo” vi aiuti a mettere le cose in prospettiva…. Spero anche che Inarritu torni a fare film duri, ma senza per questo sconfinare nell’eccesso del dramma. Il troppo stroppia, si sa, e può arrivare a minare la credibilità di una storia, come in questo caso. I tre Moviers e io siamo usciti abbacchiati dalla sala, certo, ma abbiamo trasformato lo scoramento in riso (il Fellow The Situation e il WG Mat sono dei campioni in questo, bisogna riconoscerlo) e ci siamo salvati con del sano umorismo, umorismo che ha dettato il simpatico giochetto di cui sopra.
Dal mare nero di “Biutiful” ho deciso di pescare la citazione che parcheggerò nel Parking-lot di Let’s Movie: una battuta della moglie al povero Uxbal: “Io voglio esserti fedele”. Pausa di riflessione. “Ma voglio anche spassarmela”.
Mi ha fatto ridere… E che fare altimenti, se non ridere? Il mare nero si esorcizza anche così…

Ok, dopo aver giocato insieme, una comunicazione ufficiale. Il CdA di Let’s Movie si è riunito e ha espresso parere negativo al conferimento del titolo di “Honorary” al WG Mat.
La Honorary Member Mic si è opposta con veemenza alla proposta presentando al Board la seguente, articolatissima, motivazione: “Il titolo, io, me lo sono sudato, guai a te se lo dai a qualcun altro”.
Mat, ci rincresce, ma dovrai accontentarti di essere “WG” vita natual durante.
A proposito di titoli, non so se lo sapevate ma il Board e la Honorary Member Mic si contendono quello di “Crudelia Demon del Millennio” da sempre… eh eh.

Comunicazione ufficiale numero 2: il Board perdona entrambi, il WG Mat e la HMM, per essere andati a vedere il trashissssimo “Sanctum” sabato sera. Errare humanum est, dopo tutto. Ma il perseverare in Let’s Movie è da morituri te salutant (e con questo chiudiamo la parentesi latineggiante).

Questa settimana Let’s Movie propone

ANOTHER YEAR
di Mike Leigh

Presentato al Festival del Cinema di Cannes 2010 e candidato all’Oscar per la miglior sceneggiatura, “Another Year” è l’ultima fatica di un regista che percorre la strada del maestro realista Ken Loach. Apprezzatisssssimo in “Segreti e bugie” e “Il segreto di Vera Drake”, Leigh racconta storie che altrimenti paserrebbero ― inviste e inascoltate ― nelle maglie larghissime dell’indifferenza collettiva. Storie invisibili, storie di noi, che a pensarci bene siamo una manica di Canterville Ghosts se non ci fossero i Mike Leigh della situazione a catturarci ― e senza Ecto 1…
Naturalmente siete tutti obbligati a palesarvi, my Miracle Moviers.

Ora vi lascio riposare, che la mail è stata ricca di intermezzi ludici, comunicazioni ufficiali, riferimenti nascosti ai Ghostbusters, e quel po’ di fuffa che non guasta mai…
Grazie della pazienza, fantolini Fellows… Accompagno il riassunto in calce con dei saluti lazzar(on)amente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

ANOTHER YEAR: La vita di coppia di Gerri e Tom, del loro figlio Joe e dei loro amici si sviluppa nell’arco di un ciclo che passa per le quattro stagioni. Un anno che trascorre tra amori non corrisposti e amori che nascono, speranza e disperazione, gioia e tristezza, gelosia e solitudine… intanto il tempo passa.

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Let’s Movie LVI

Let’s Movie LVI

BIUTIFUL
di Alejandro Gonzalez Inarritu
Messico, Spagna, USA, 2010, 138’
Martedì/Tuesday 8
21:00/9:00 pm
Cinema Astra

Springish Moviers,

Venerdì durante il festeggiamento del compleanno della Fellow Fata Jes (finalmente maggiorenne…eh eh…), Let’s Movie ha accalappiato un nuovo Movier. Accogliamo nella nostra sgangheratissima famiglia il Fellow Gerri (niente J e y, please, che Let’s Movie teme i topi), al secolo Matteo Gerola, del clan CREATE-NET.

Fellow Gerri, come ripeto a ogni nuovo Movier, la frequenza è conditio sine qua non per Let’s Movie. Tuttavia il Board, la cui B sta per Buono&Bravo (Bello forse a tratti, come le code), concede dei permessi straordinari soprattutto se coinvolgono attività sportive di sorta. A te che progetti di correre anaerobicamente durante la pausa pranzo e che guardi i tuoi compagni di calcetto giocare dalla panchina tre volte a settimana, ne verranno accordati pochisssssimi, di questi permessi straordinari, quindi procedi pure a inserire “Let’s Movie” tra gli impegni (gioie) settimanali ― ovviamente Biancaneve e i nani non rientrano nella programmazione letsmoviana, specie se Biancaneve sta SOTTO i nani, if you know what I mean…

A proposito di frequenza… Nelle ultime settimane non abbiamo potuto fare a meno di notare la scarsa partecipazione dei Moviers ― “Moria di Moviers a Trento”, titolava la Repubblica qualche giorno fa. Ora, la B di Board sta per Bravo&Buono ma sta anche per Belluino (che NON è un diminutivo vernacolare di Bello…). Quindi, mie adorate piccolecanaglie Fellows, cercate d’impegnarvi di più, altrimenti il Board comincia a dubitare della sgangheratissima famiglia letsmoviana… E ve lo dico con intento smaccatamente egoistico. Io vi voglio lì perché Let’s Movie propone film di qualità (Certificazione ISO 9001 agli atti), ma soprattutto perché io ho piacere ad avervi lì… Accontentate quindi il vostro Baord, che vuole essere SOLO Bravo&Buono, NON Belluino!

Per fortuna giovedì scorso il nostro WG Mat ci ha salvato dalla solitudine…. Grazie Mat, ti sei presentato no matter what, e questo sarà tenuto in gran conto in sede di rinnovo contratto e riconferma della posizione di “Web Geek”. Stiamo valutando anche un “Honorary”, ma prima il CdA di Let’s Movie deve riunirsi e discuterne (Honorary Memeber Mic to attend).
Il Fellow D ha guardato il film tra le nuvole ― tratta aerea Milano-Doha ― e confermiamo a lui e a tutti i Moviers che sì, “Let’s Movie to the sky” vale eccome.

“Com’era ‘Gorbaciof’?” mi è stato chiesto in questi giorni.
Sporco. Viscido. Scimmiesco.

I tre aggettivi si riferiscono sia al film che sineddoticamente al protagonista. Faccia-di-gomma Sir Servillo si conferma la grande maschera attoriale qual è ― Jim Carey gli fa una p**pa, se permettete il triviale. Ogni volta è come se riuscisse a farsi possedere completamente dal personaggio che deve interpretare… Ripenso a “Le conseguenze dell’amore”, “Gomorra”. Ripenso a “Il divo”, rivisto l’altra sera e goduto fino all’ultimo minuto… Servillo È “Gorbaciof”, tutto il film intendo. E per questo rimango perplessa: un film non può vivere SOLO di un’interpretazione di un attore, per quanto eccellente.

Io faccio spesso un esercizio quando mi trovo davanti a performance di questi livelli. Provo a chiedermi “Come sarebbe il film se al suo posto ci fosse un altro attore?”. Il numero di motivi che riuscite a trovare a favore di un film prescindendo dall’attore, vi aiuterà a capire se il film è più o meno convincente ― trucco da Board… Per me, nel caso del film di Incerti, quel numero è estremamente basso…

Troppe poche parole pronunciate (40 in tutto? Forse anche meno, tutte in napoletano stretto). Finale prevedibile, almeno per noi cinici spettatori che gnosticamente scartiamo gli happy-ending. Dualismo puro-impuro troppo facile. Gorbaciof è impuro, fallato, anzi, macchiato ― la voglia in fronte è un’allegoria fin troppo scontata. La ragazza cinese di cui s’innamora, troppo pura, con quell’ovale mariano, con il suo silenzio virginale. Non può esserci nessun tipo di relazione tra i due, Gorbaciof non può pulirsi ― la sua sporcizia morale è troppo inveterata, troppo sedimentata. E la piccola parentesi possibilista che vivono ― lui che la fa ridere (e ride) spingendola titanichianamente sul carrello all’aeroporto ― non è altro che questo: una passata di Glassex sopra un mondo immondo. Il film è viscido come le banconote che vengono contate, smistate, trafugate, passate, e che lasciano sulle mani/anime dei personaggi la loro scia scura. I soldi sono sporchi di per sé, ma QUEI soldi che Gorbaciof sottrae ai parenti dei carcerati, sono sporchi in maniera metafisica: subiscono la trasformazione dall’atto puro (quello altruistico dei parenti) all’atto impuro (quello contaminante di Gorbaciof che li ruba). Dinamica puro vs. impuro anche qui.
Concludo sull’aggettivo “scimmiesco”. Il film fotografa un’umanità napoletana che di umano non ha nulla. C’è come una regressione allo stato animale delle persone colte dalla macchina da presa. Rappresentativa la scena di Gorbaciof in metropolitana: un passeggero perditempo gli si avvicina imitando una scimmia con una serie di smorfie del viso e del corpo. Gorbaciof non rimane impassibile: Gorbaciof gli risponde con una smorfia scimmiesca da manuale. Come a dire “Piantala con ‘sta sceneggiata: io e te parliamo lo stesso linguaggio”.

Be’, ora che guardo sopra e vedo quanto ho scritto, mi rendo conto che il film ha regalato tutta una serie di spunti interessanti… Ecco perché non dovremo mai fermarci davanti al primo grado di giudizio (ti è piaciuto il film? Sì/No). Insomma, oltre le gambe c’è di più…

Riguardo al “Quanto ho scritto”, volevo tranquillizzare tutti i Fellows… Ho saputo che molti di voi (non faccio nomi ma gli Iak-the-Mate e i Centauri si sentano chiamati in causa) saltano a pié pari il corpo del testo e passano direttamente alla parte “Il film della settimana”. Volevo solo dire ai Moviers estimatori-di-tutto-il-corpo-del-testo-letsmoviano, di dormire sereni: il Board sta mettendo a punto dei sistemi correttivi ad hoc per togliere loro questo brutto vizio, eh eh… Belluino Board rassicura… 🙂

Ma veniamo al sospirato film della settimana…

BIUTIFUL
di Alejandro Gonzalez Inarritu

Ho una predilezione per Inarritu, regista di pellicole raffinate come “Amores Perros”, “21 grammi” e “Babel”. Javier Bardem è il protagonista di questo film, e ho una predilezione anche per lui, nata ben prima del suo talentuosissimo caschetto di “Non è un paese per vecchi”… Sappiate che per questo film, il buon Bardem si è aggiudicato la palma d’oro al Festival di Cannes 2010 ex-aequo con il nostro Elio Germano (“La nostra vita”, Let’s Movie XIX, modestamente). Credo non vi servano altri motivi per venire, renitenti Moviers…

QUINDI, springish Moviers, che oggi avete fatto il pieno di sole ed energie, vi aspetto tutti martedì sera, e nel frattempo vi lascio col riassunto del film in calce, con dei ringraziamenti che non potete nemmeno immaginare e con dei saluti precipitevolissimevolmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

BIUTIFUL: Uxbal è un padre devoto di due bambini di cui si occupa al posto della moglie, mentalmente instabile. Quando viene a sapere di essere malato comincia a temere per il futuro dei suoi figli, destinati a crescere da soli.

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Let’s Movie XLVIII

Let’s Movie XLVIII

IL PADRE DEI MIEI FIGLI
di Mia Hansen-Løve
Francia 2009, 110’
Giovedì 16/Thursday 16
Ore 21:00/9:00 pm
Supercinema Vittoria

Mooooviers… Let’s Movie vien di notte con le scarpe tutte MAtte…

Prima di preparare il necessaire per Santa Lucia (che da qualche anno ha scoperto Bata), eccomi da voi per salutare ufficialmente la Fellow Azzurra! Come anticipato la settimana scorsa, si occuperà della succursale pugliese di Let’s Movie, carambolando per le sale baresi allo scopo di promuovere la nostra programmazione nella sede distaccata. Welcome among us, Fellow Azzura detta Skyblu! E grazie del commitment!

Purtroppo la serata-commemorazione a John Lennon si è trasformata in serata-devastazione di John Lennon… Non so se avete avuto occasione di leggere il commento al vetriolo che l’Anarcozumi ha scritto a tal proposito (http://www.letsmovie.it/2010/12/lets-movie-xlvii/#comments). Di seguito la lista di “In effetti” a supporto della posizione anarcozumiana:

–      In effetti la voce dell’attore che accompagnava il film ha decisamente LOGORATO i nervi ai presenti in sala e al Board. La quantità di essssse pronunciate e la cadenza valdemocheniana (valdemocheña?) hanno fatto rimpiangere la dizione degli anchormen di RTTR.

–      In effetti il taxista newyorchese con la camicia a quadrettoni e i pomelli rossi alla nonno-di-Heidi non erano esattamente look&colorito da metropoli wild

–      In effetti le studentesse riprese al Parco Gocciadoro (volevo dire Goldendrop) erano più flashate e sessantottine di qualsiasi settantottina vissuta nel ’68

–      In effetti alcuni interventi musicali hanno lasciato tutti UN PO’ perplessi…

–      In effetti lo spettacolo, con i suoi 120 minuti sonanti, ha messo a dura prova persino i performers….

–      In effetti l’insalata pre-spettacolo nel piatto dell’Anarcozumi non si poteva vedere (“Mai ordinato un’insalata al ristorante”, è riecheggiato lapidario l’anarcozumiano commento…)

Di seguito la lista di “Sì però vuoi mettere” nel rispetto dell’approccio “Ascoltiamo-tutte-le campane”:

–      Sì però vuoi mettere vedere l’Anarcozumi indignata, che si alza dal posto imbufalita, si dirigge verso il Board con passo assassino, le fa il noto gesto “ti-taglio-la-gola”, le sibila “stavolta ti massacro”, e se ne esce dal teatro, che teatralmente crolla sotto il peso della sua ira funesta??! (Dopo alcuni istanti indispensabili per riprendersi dal noto gesto “ti-taglio-la-gola”, il Board ha molto riso, e molto apprezzato la reazione spontanea dell’Anarco, che è uno spettacolo quando è indignata/imbufalita/assassina)

–      Sì però vuoi mettere assistere a una trasposizione così estrema che catapulta dei trentini sparutissimi nella New York johnlenniana, e soprattutto essere convinti che la trasposizione possa funzionare??! E soprattuttissimo, ricevere dei finanziamenti per realizzarla???

–      Sì però vuoi mettere ascoltare i Bastard dopo una serie di interventi canori Karaokeanti? (Bastard bravi bravi davvero e affrancati finalmente dal giogo X-Factor)

–      Sì però vuoi mettere ascoltare una versione underground di “Imagine” ? interpretata senza le solite manfrine dei dilettanti?

–      Sì però vuoi mettere non vedersi plagiare per una volta il commento “gesto apprezzabile”??

–      Sì però vuoi mettere ringraziare il WG Mat, la Fellow Anarcozumi e la Fellow Kat (giù nel parterre dei vip) per essersi presentati?

Voi Moviers che dite? Siete più pro “In effetti” o vi schiererate più per il “Sì però vuoi mettere”? Chissà… Voi Fellows siete imprevedibili peggio degli exit-poll…

Ma veniamo al film della settimana ? rapidissimamente che i Moviers applicano la Teleselezione e parlare costa!

IL PADRE DEI MIEI FIGLI
di Mia Hansen-Løve

Il film si è aggiudicato il Premio Speciale della Giuria alla 62esima Edizione de Festival di Cannes 2009 ? sezione ‘UN CERTAIN REGARD’, che dopo non mi dormite la notte se non lo specifico. Ci recita (benissimamente!) Chiara Caselli, un’attrice italiana molto brava che, guarda caso, è fuggita in Francia (ma che è ‘sto movie-drain oltralpe, dico io? La Bellucci se la possono pure tenere, i cari cugini Camembert, ma la Castelli, mannaggia…).

Ora devo proprio scappare, fanta Moviers. Ho scordato di dare il codice dell’ascensore a Santa Lucia, e quella se trova un ostacolo mi fa dietro-front senza passare…

Dov’è il riassunto? In calce
Come sono i saluti? Tassativamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

IL PADRE DEI MIEI FIGLI: Un giovane produttore cinematografico, Grégoire Canvel, ha tutto quello che un uomo può desiderare: una moglie che ama, tre splendide figlie e un lavoro stimolante in cui mettere tutta la propria energia. La sua compagnia, l’indipendente Moon Films, gode di un grande prestigio, ma i troppi debiti e i troppi rischi la stanno spingendo verso la bancarotta…

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Let’s Movie XIX

Let’s Movie XIX

Cari i miei Moviers,

Ringraziamo un’ennesima volta Mat per aver accompagnato il Board alla proiezione di A SERIOUS MAN. Fellow Mat, se Let’s Movie indisse un Let’s Movie Best-of-Ever Award (BOE), tu saresti un papabile… Tuttavia il Board non ama questo genere di competion interne, considerandole possibili foriere di malcontento fra i Moviers. Inoltre, se indisse un Let’s Movie BOE, per coerenza, dovrebbe anche indire un Let’s Movie WOE ? Worst-of-Ever… E viste le numerose assenze della maggior parte dei Fellows, il Board avrebbe davvero l’imbarazzo della scelta nell’annunciare il vincitore di questa seconda, abbietta, categoria… Chi ha orecchie per intendere, intenda, naughty Fellows…

Quanto al film dei Coen, si è rivelato una rivelazione. Ammettiamo che non sia un film semplice o immediato. Ma non siamo nemmeno difronte a un caso di iper-cinefilismo estremo… Rubo a Mat l’espressione che ha sapientemente utilizzato per definire il finale, e be’, metonimicamente, tutto il film: un coitus interruptus (!). Ma un coitus interruptus che non deriva da uno sviluppo teleologico, progressivo, della storia, bensì dall’insensatezza della vita, che è proprio così, imprevedibile e illogica, e che spesso, proprio per questo, ti lascia con un sussulto smorzato in gola…Coitus interruptus, appunto.
La particolarità di questo film, my Fellows, è il fatto che finisce iniziando, o finendo inizia, as you like it… Come dicevamo, non c’è lo scioglimento dell’intrico che contraddistingue il percorso canonico degli eroi classici delle narrazioni mitologiche, cinematografiche o letterarie. In A SERIOUS MAN il finale si riavvolge su se stesso ? la linea si riaggroviglia…. All’orizzonte del protagonista spunta un brutto male, spunta un tornado ? si torna al punto di partenza, anzi, peggio del punto di partenza!
Che la complicazione non preveda una risoluzione ? che la linea ridinventi spirale ? è dura da digerire, per noi umani cercatori-di-perché… E lo spettatore è costretto a prendere atto di questa assoluta, dolorosa, fatale mancanza di senso della vita e delle magagne che la scandiscono (Camus docet).
In realtà gli spunti sarebbero innumerevoli ? l’incomunicabilità tra gli individui (ma i dialoghi fra lui e la moglie? Fra lui e il figlio?!), la maledizione che sembra perseguitare il protagonista dopo una vita passata in una mediocrità ancor più straziante delle rogne che gli capitano…
Consiglio ai miei Moviers: accompagnare SEMPRE il Board alle proiezioni per evitarvi le analisi iper-verbose ipo-funzionali di cui sopra…

Ma veniamo alla programmazione di questa settimana.
Siamo particolarmente lieti di proporre:

LA NOSTRA VITA
di Daniele Lucchetti
Italia, 2010, 95’
Astra
Mercoledì
Ore 21:30

..e di riproporre:

L’UOMO CHE VERRA’
di Giorgio Diritti
Italia, 2009, 117’
Supercinema Vittoria
Giovedì
Ore 21:00

Il Board presenzierà senz’altro al film di Lucchetti, che ci ha rappresentato al Festival di Cannes 2010, e cercherà di esserci anche al film di Diritti.
Moviers, vi aspetto, dai… Non mi costringete a istituire il WOE Award…
Riassunti in calce e ringraziamenti di cuore.

Saluti cinematografici,

Let’s Movie
The Board

LA NOSTRA VITA: Claudio è un operaio edile di trentanni che lavora in uno dei tanti cantieri della periferia romana. E sposato, ha due figli, ed è in attesa del terzo. Il rapporto con sua moglie Elena è fatto di grande complicità, vitalità, sensualità. All’improvviso, però, questa esistenza felice viene sconvolta: Elena muore e Claudio non è preparato a vivere da solo. Rimuove il dolore e sposta il suo lutto nella direzione sbagliata: pensa solo a sfidare il destino, e a dare ai figli e a se stesso quello che non hanno avuto finora: il benessere, i soldi, i capricci, le vacanze, in una parola le cose. Per risarcire la sua famiglia, si caccia in un affare più grosso di lui e quando capisce che da solo non può farcela, si vede costretto a rivolgersi agli unici di cui si fida: la sorella troppo materna, il fratello timido e imbranato, il pusher vicino di casa.

L’UOMO CHE VERRA’: Inverno, 1943. Martina, unica figlia di una povera famiglia di contadini, ha 8 anni e vive alle pendici di Monte Sole. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. La mamma rimane nuovamente incinta e Martina vive nell’attesa del bambino che nascerà, mentre la guerra man mano si avvicina e la vita diventa sempre più difficile, stretti fra le brigate partigiane del comandante Lupo e l’avanzare dei nazisti. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il bambino viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto.

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