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LET’S MOVIE 263 – propone 007 SPECTRE e commenta TUTTO PUO’ ACCADERE A BROADWAY/SHE’S FUNNY THAT WAY

LET’S MOVIE 263 – propone 007 SPECTRE e commenta TUTTO PUO’ ACCADERE A BROADWAY/SHE’S FUNNY THAT WAY

007 – SPECTRE
di Sam Mendes
USA, 2015, ‘100
Lunedì 9/ Monday 9
Ore 21:00 / 9 pm
Cinema Nuovo Roma / Il Pornoroma

 

 

Fedeli Fellows,

Menomale che il cine è il nostro Dio e che non dobbiamo passare attraverso strutture dalla forma vaticaneggiante, che, si sta vedendo in questi giorni, fanno acqua (santa) da tutte le parti. Ogni volta che esce uno scandalo sulla Chiesa, e questo in modo particolare, o se un Pastore tedesco lascia la cuccia pontificia, non posso fare a meno di ricordare “Habemus Papam”, il film di Moretti, che inscenò le dimissioni di un pontefice un paio d’anni prima che il decimonono benedetto, prendesse le sue pantofoline rosse e il suo fido assistente, lasciasse San Pietro e si ritirasse nella dependance. Anche “Suburra” parte da lì, dalla fuga pontificia, ma certo “Suburra”, arriva dopo, ed è facile dire gatto quando ce l’hai nel sacco…
Più che scandalizzarmi, sentendo di una ristrutturazione di un attico manhattiano da 300 mila euri o di fondi dirottati da un ospedale a un volo in elicottero per un passeggero d’importanza cardinale, vi confesso di sentire un briciolo di soddisfazione fricicarmi nel còre. La verità, quando viene a galla, solleva sempre una bella sensazione di hype, insieme a un grosso polverone. Ora c’è da sperare nell’olio di gomito delle autorità giudiziarie. Io me ne rimango seduta in riva al fosso, o non tanto perché così cantava il Liga o perché io mi illuda di veder passare il cadavere ingioiellato della Chiesa. Questo non avverrà mai, Board forget about it. Ma perché dalla riva del fosso, si gode di una gran visuale sui fatti. E posso anche permettermi il lusso ― un bene che non va dichiarato nel 730, casomai mi stesse leggendo qualche CurIato ― di chiedermi come mai il Vaticano sia stato rappresentato così poco nel cinema, e di rispondermi con orrore. Tutti ci rispondiamo con orrore. Ci sono delle cose, in questo paese, che non si possono dire. Una è “Vàttenn’” se il soggetto parlante è madre devota a figlio fuori corso, e l’altra è la res vaticana. Se quella capitale è accettabile, mafia cardinale proprio no…
E chissà cosa sarà “Il papa giovane”, la serie tv che Sorrentino sta girando in questo periodo, con Jude Law come papa ― non so ma Jude Law nei panni d’un papa ha qualcosa di Padre Ralph di “Uccelli di rovo”, e mia madre che lo guardava nei profondi anni ’80, assentirebbe. In me alberga sempre la speranza che qualche coraggioso prenda il Vaticano e ci faccia sopra una gran parodia, una di quelle intelligenti, potentemente dissacranti, in un’operazione che emuli quello che M*A*S*H fece con la guerra. Oppure qualcosa di mai sperimentato, che leghi lo spirituale e il venale, chessò al diabolico… Del resto, a mostrare il mArcimonio ora ci pensano gli organi di stampa ― e il carrozzone di talk-show, programmi di approfondimento, blog e tweet e leaks etc. ― il cine si occupi d’altro. Ci manca una lingua affilata, il cuor di leone di un regista, l’occhio strabico di un bel visionario a far tremare San Pietro. Soprattutto l’irriverenza. Pensate un Von Trier che gira un film sul Vaticano… O un documentarista impertinente pronto a girare “Chiese chiuse. Che bordello!”…
Si avvii una campagna di crowd-funding, SUBITO! 🙂
Al solito parto da levante per arrivare a ponente non solo per ragioni di geografia creativa, ma perché tendo a ricondurre tutto ― tanto ― di quello che capita là fuori al cinema: una domanda che mi pongo spessissimo è “come racconterebbe, il cine, questa storia? C’è margine per un film?”. E passare da un’idea alla formazione di un cast di attori, location, costumi, and the Oscar goes to, è un attimo…

La Vanilla, la More, il Pizzo, lo Spaccato e lo Scaccomatto erano con me a “She’s Funny That Way” lunedì ― quando li trovo lì tutti schierati, i Muviers, la mia sensazione è quella di arrivare, transatlantica, in un porto alleato. 🙂
L’ultimo nella lista è stato il primo della classe stavolta. Usciti dalla sala lo Scacco dà voce al suo malcontento e dice no a Bogdanovich, no al minestrone che cucina mettendo insieme Plauto, Woody Allen, Shakespeare, la commedia degli equivoci, dell’arte, e tutta la storia di quella brillante anglosassone. Io, che apprezzo molto il malcontento altrui quando viene articolato con cotanti riferimenti cine-letterari, non ho potuto che dargli ragione. Il film ha dentro tutte le voci che ha elencato. Plauto, Woody Allen, Shakespeare, la commedia degli equivoci. Aggiungerei anche la commedia “sophisticated”, degli anni ’50 e la screwball comedy, che se non siete tanto pratici, è quella commedia “da svitati” (screwball) degli anni 30-40, che racconta di scaramucce fra innamorati soprattutto di classi diverse, che alla fine s’innamorano, il tutto condito con elementi farseschi ― se avete visto “Accadde una notte” di Frank Capra, avete presente il genere. Su tutte queste fonti, la più saccheggiata da Bogdanovich, secondo me, è Woody Allen. Il gusto dell’ironico, dell’assurdo, anche, i botta&risposta fiume, il ritmo sostenuto che tiene fino alla fine, l’eleganza dei dialoghi, sempre coerenti ma con quella virgola di follia che li rende sempre un po’ inaspettati. Tutto questo è Woody Allen ― prima del crollo degli ultimi anni, intendiamo. E io, al contrario dello Scacco, non ho trovato nel film un minestrone di deja-vu, quanto piuttosto un buon passato di cultura :-), che ho gustato fino all’ultimo. E sia per questo sapore alleniano che respiri, che per la meccanica di certe scene, la cui teatralità rende il testo un potenziale successo per i palchi di Broadway e non solo.
Dunque c’è questo impresario teatrale, Arnold, alla ricerca della protagonista per “Squirrels to the nuts”, “Scoiattoli alle noci”, la commedia che deve mettere in scena e in cui recita anche la moglie. Tutto può immaginare ma non che la escort che si è appena portato a letto si presenti al provino… Izzy, la escort ― che, guarda caso, dovrà anche interpretarne il ruolo nella commedia ― è la tipica innocente-non-illibata, dolce e svampita, una Marilyn del 2000, che ha un sogno da realizzare: diventare un’attrice. E ha anche la spensieratezza di farsi andare bene un lavoro “poco edificante” pur di realizzarlo. Il triangolo è una forma relazionale che s’incastra alla perfezione nella geometria della commedia, così come certi personaggi tipici: l’attore belloccio e seduttore che concupisce la moglie di Arnold, il bravo ragazzo innamorato della donna sbagliata, e la donna sbagliata, una psicoanalista nevrastenica, Jane Claremont, che l’amor di verità dovrebbe farmi chiamare “total bitch” ― irascibile, psicolabile, insopportabile ― e che in realtà è irresistibile! Così come il cortocircuito del caso che la porta ad accogliere in terapia guess-who, proprio Izzy, di cui nel frattempo, s’invaghisce il ragazzo di Jane…
Uno potrebbe ― forse dovrebbe ― andare a vedere “She’s funny that way” solo per la total bitch interpretata magnificamente da Jennifer Aniston. Non solo perché il suo livello di total-bitchiness viaggia sempre sul filo di lana tra l’inverosimile e il verosimilissimo ― c’è tutta una parte di newyorchesi che rivedranno molte conoscenti nel personaggio― ma anche perché regala perle di odiosità e scorrettezza che sognavamo dai tempi della diabolica Miranda Priestley. E secondo me Bogdanovich sapeva fin dall’inizio che la vera vincitrice del film non sarebbe stata Izzy, la bambolina protagonista, tanto carina quanto insignificante ― Izzy ha l’allure dei personaggi interpretati da Marilyn, ma NON è Marylin… La vera tigre ― be’, iena ― è Jane, ovvero quando il sogno di una donna si trasforma nel tuo peggior incubo, e quando un personaggio ti rimane impresso e non te lo togli piu’ di torno.
Parentesi. Ricordate la Rachel Green di Friends? La ragazza filiforme, il fisico asciutto. Ecco, non cercatela in alcun modo. Qualcuno deve aver soffiato un centinaio di bar all’interno del corpo della Aniston…siate preparati. Ma da donnina Michelin, risulta ancora più credibile nei panni dell’isterica, ancor più perfetta.

Il film è tutto di corsa. Tu stai dietro ai personaggi che fisicamente corrono da una parte all’altra di una romanticissima New York ― colori caldi, morbidi, della Grande Mela, una golden delicious ― e nel frattempo tieni il passo con le loro battute, che non smettono mai, non calano il ritmo nemmeno quando arriviamo ai due momenti climax del film. Il primo è la splendida scena corale in cui tutti i personaggi convergono all’interno di un ristorante e scoprono cosa realmente li lega l’uno all’altro ― un gran momento di teatro al cinema e di comicità in cui gli eventi dirottano in direzioni imprevedibili. L’altra è la scena finale, in cui gli eventi imprevedibilmente dirottati si mettono in sesto e Bogdanovich si prende addirittura la libertà di coronare il funny-ending con un cameo di Sir Quentin Tarantino.
“E’ telefonata”, ha aggiunto lo Scaccomatto nella lista di difetti che ha trovato nel film. Io per una volta sono rimasta al livello ground&foolish della significazione e ho pensato fra me e me, sì è telefonata, nel senso che il telefono è un mezzo centrali(ni)ssimo di questa commedia. 🙂 E non parlo dei soliti smart-phone ― ma non vi son venuti a noia?? I personaggi parlano continuamente a dei meravigliosi telefoni fissi, cornetta all’orecchio e filo nervosamente arricciato fra le dita. E’ un mezzo di comunicazione vintage che si sposa molto bene con le tinte retrò del film, il quale è tutt’un tributo al cinema del passato: il tormentone del dar “noccioline agli scoiattoli” ― che è pure la pièce teatrale di Arnold ― è tratta da Fra le tue braccia di Ernst Lubitsch (risaliamo al 1946): lo spezzone in bianco&nero è inserito a fine film. E mi va di riportarvelo, questo tormentone: dentro una confezione nonsense racchiude un cuore di sense molto profondo: “Nessuno può dirti qual’è il tuo posto: “qual’è il mio posto?”. Nessuno può stabilire questo. Lo vuoi sapere dov’è? È dove ti senti felice. Ecco qual’è il tuo posto e soltanto tu puoi giudicarlo. A Central Park, per esempio, certe persone danno le noci agli scoiattoli, ma se qualcuno si sente più felice nel dare gli scoiattoli alle noci, chi sono io per dire noci agli scoiattoli?”…
Sottofondo, lo sentite, c’è anche un tono di positività tutta frankcaprina ― e se siete allergici, meglio che cambiate sala ― e ancora di racconto con qualcosa di favoleggiante: la ragazza della periferia che da outsider diventa insider è una buona sintesi fra Cenerentola, Eliza Doolittle, Holly Golightly e Pretty Woman. E non mancano piccole lezioni da annotare sul vostro taccuino “Vita: Istruzioni per l’uso” che tutti noi ci portiamo dietro, tipo questa “Se non lasci andare via il passato, ti strangola il futuro” ― fuc*ing real instruction…

Non sarà il film che vi cambierà la vita, ma di certo vi può cambiare la serata. E non mi pare poco, come risultato! Quindi tra “Matrimonio al Sud” e “She is funny that way”, non abbiate dubbi su quale buttare giù dalla torre…

Questa settimana ero titubante… Ma alla fine mi sono decisa in nome di Bond, James Bond

007 – SPECTRE
di Sam Mendes

L’anno scorso ero morta e resuscitata davanti al gesto “mi sistemo i polsini” di James, poco importa che si fosse trovato sopra il tetto di un treno che sfrecciava verso il pericolo. Voglio vedere se James farà la grazia di stendermi e resuscitarmi con un solo gesto anche quest’anno. E questo è uno dei criteri di selezione del film (!). L’altro, valorizza la dimensione rituale e collettiva a cui la visione di uno 007 si rivolge ― un appuntamento classico, che accende sempre la curiosità dello spettatore.
A voi stabilire quale dei due criteri abbia esercitato più peso nella scelta finale… 🙂

Prima di lasciarvi alle grinfie della domenica sera ― che si mangia sempre tutto il weekend 🙁 ― vi segnalo il Maelstrom, oggi in versione “piatto ricco mi ci ficco”, e se avete la pazienza di visitarlo, capirete il perché. 😉
E guardate come procedo spedita alla chiusura…quasi non vi siete accorti della mia breve incursione nel vostro quotidiano domestico, vero? …

Non so quale utilizzo possiate cavare dal riassunto di 007, magari c’incartate l’ospite che dopo tre giorni puzza ― oggi soffro di confusione proverbiale, temo. Comunque, a prescindere da tutto, vi ringrazio sempre e sempre vi offro i miei saluti, oggi, religiosamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

La settimana scorsa ha preso il via la VII Edizione di TUTTI NELLO STESSO PIATTO, il Festival Internazionale di Cinema Cibo & VideoDiversità, che si protrarrà fino al 29 novembre, http://www.tuttinellostessopiatto.it/.
Il Festival occupa due sale, il Teatro Sanbapolis e il Cinema Astra, con il nostro Mastro.
Ho dato un’occhiata al programma, ricchissimo, e vi segnalo tre film che non perderò. Se incontrano anche il vostro gusto, si banchetterà insieme 🙂

Mercoledì 11, TIGERS, Denis Tanovic, Astra, ore 9 pm
Martedì 17, RAMS, Grímur Hákonarson, Astra, ore 9 pm
Mercoledì 25, HUMAN, Yann Arthus-Bertrand, ‘188, Astra, ore 7 pm

Grazie a una dolcissima soffiata, ho visto parte di quest’ultimo, HUMAN, in streaming, il mese scorso. Credo sia uno degli oggetti più toccanti che mi siano mai capitati per le mani.
Segnatevelo, e NON MANCATE! Potrebbe anche diventare un Let’s Movie….

Per gli iperattivi domenicali, segnalo anche NOIO VOLEVAN SAVUAR, rassegna di film in lingua originale in calendario dall’8 al 22 novembre: quattro proiezioni di film in lingua originale in tre domeniche, alle 10:30, proposta dal Clm Bell, presso il Multisala Smelly Modena.
Questo il programma:                               
Il via l’8 novembre con “The King’s Speech”.Regia di Tom Hooper. Con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy PearceCountry United Kingdom – 2010
Secondo appuntamento il 15 novembre con due proiezioni.
La prima: “Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu?”. Regia Philippe de Chauveron. Con Christian Clavier e Chantal Lauby. Francia – 2014.
La seconda: “Sein letztes Rennen”.Regia Kilian Riedhof. Con Dieter Hallervorden e Tatja Seibt. Germania 2013.
Si chiude il 22 novembre con “Relatos salvajes”. Regia Damián Szifrón. Con Ricardo Darín, Oscar Martínez, Leonardo Sbaraglia. Argentina 2014.
Dopo la proiezione: un aperitivo con la possibilità di conversare in lingua straniera.

007 SPECTRE: 007 Spectre è il 24° film di James Bond. Un messaggio criptico dal passato di bond porta l’agente 007 a seguire una pista per smascherare una minacciosa organizzazione. Mentre M lotta contro le forze politiche per tenere in vita i servizi segreti, Bond tenterà di aggirare numerosi inganni e svelare la terribile verità che si cela dietro Spectre.

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Let’s Movie CXLV

Let’s Movie CXLV

007 – SKYFALL
di Sam Mendes
USA 2012, 147’
Lunedì 12/Monday 12
21:00/9:00 pm
Cinema Nuovo Roma
Corso III Novembre
(Ma lo sapevate che il biglietto il lunedì costa solo Euro 5,50?? ;-))

Folle di Folli Fellows,

Stavolta al comando del Mastratlantico ormeggiato in Corso Buonarroti, c’è Lady Mastrantonio, che sorveglia la plancia insieme a Robin mentre Capitan Mastro è da qualche parte tra babordo e tribordo (anzi, baboArdo e triboArdo) a controllare che tutto sia in regola, visto il sold-out. Lì accanto anche l’adorabile baby mozzo Maddy Mastrantonio, che prontamente rassicura il Board: la CateringCaterina è in cambusa che studia. 😉
Io sono sullo stupefatto andante: anche se ho appena usato un universo metaforico tutta navale ― per scombussolarvi un po’, ma tanto poi c’è Travelgum 😉 ― mercoledì dal Mastro sembrava di stare nella metro di Tokyo all’ora di punta, tutti pigiati stretti stretti. Ma niente mascherine e distributori di ossigeno al posto della Coca Cola, solo una serata che ha attirato la qualunque trentina, e soprattutto la qualunque di Fellows! Mercoledì eravamo in sette, I Magnifici Sette, altroché Steve McQueen, Charles Bronson e gli altri cinque che nessuno ricorda mai (poareti). Tra i Magnifici, due Fellows nuovi di zecca, a cui diamo il benvenuto ufficiale: Laura, d’orinnanzi la Fellow NoBell, per via di un’intolleranza fin alimentare verso delle campane vicine a casa sua. E la capiamo eh: chi non coverebbe dell’astio se avesse una campana che rintocca 100 colpi alle nove la sera?? 100 colpi di campana son meglio solo dei 100 di spazzola che hanno rintronato gli italiani qualche anno fa! (Mamma mia…). Laura era una Fellow da poche ore, una fantolina Fellow insomma :-), ma già dimostrava della stoffa da Premio NoBell nel Movier-recruiting: ha trascinato al cinema ― e in Lez Muvi ― l’amico Rudy, d’orinnanzi, il Fellow Rudy il Ricreazionale, per via di tutte le favole che gli leggevano da piccolo e che gli hanno costruito un bagaglio lessicale di termini indispensabili nel vivere quotidiano quale appunto “ricreazionale”.
Insieme a loro, il WG Mat, o dovremmo dire il Faccio-Cose-Vedo-Gente WG Mat, tanto che il Corriere del Trentino ha riservato uno spazio ad hoc per celebrare le sue serate libere. L’Anarcozumi, inaspettata come le belle notizie e con un paio di scarpe nuove in saccoccia che son talmente belle che hanno un fan club dedicato ― www.maxmaramaniac.com 😉 . Il Fellow Truly Done, che ha infilato il berretto più cute del mondo per venire a Let’s Movie ― berretto che il suo British English mi definisce come “beany”, un aggettivo che vi prego di annotarvi: rientra nella categoria “adorable” per la concentrazione elevatissima di coccolaggine che porta con sé. E il Fellow Sherlock, che lanciammo in Lez Muvi il luglio scorso, e che abbiamo ritrovato con un sorpreso “anvedichiccccè!!” mercoledì. 🙂

I Magnifici erano abbastanza dispersi in sala per via della calca, ma si sono fusi a fine proiezione come i protoni coi neutroni. 🙂

“Tambien la lluvia” è piaciuto all’unanimità. Anche qui un successo insperato. La tematica mi stava particolarmente a cuore, okay, ma di lì a trovare con un’opera così ben concepita, con una struttura a sovrapposizioni che le vale la fascia “Mise-en-Abyme 2012”, be’ ce ne passa. A proposito di tematica…se ripenso al colonialismo, mi vengono in mente alcuni titoli, fra cui “L’ultimo dei Mohicani”, “Apocalypse Now”, “Mission”, e pure “Lawrence d’Arabia”. Ma solo dopo averlo guardato, ho ricondotto “Tambien la lluvia” a “Fitzcarraldo”,  film cult di Herzog su questo personaggio decisamente balengo che vuole costruire un teatro d’opera nel bel mezzo della foresta peruviana e fa attraversare un colle al battello carico di pezzi del teatro. Un’impresa titanica ― scena da 45 minuti, quella della nave fatta slittare sui tronchi per farle risalire il pendio, che straccia i 37 famosi di “Berry Lindon” ― un’impresa paragonabile, nell’intento, a quella di realizzare un film su Cristoforo Colombo in Bolivia.
La questione coloniale è sempre materiale esplosivo che va maneggiato con estrema cura, e soprattutto con gli strumenti giusti. Il rischio è quello di trattare l’argomento come fece Steven Spielberg, che in “Amistad”, non so se ricordate,  trasformò la tratta degli schiavi africani in uno scatolone americano pieno di luoghi comuni, pacchi di kleenex e un finale altisonante come quelli che piacciono tanto a lui. Ecco, magari  Steven lo facciamo continuare sul filone Indiana Jones&templi maledetti eh…Le trame storiche magari no eh… 🙁

“Tambien la lluvia” è un film decisamente intelligente perché prende un evento storico come quello dell’invasione coloniale di un paese nel sedicesimo secolo e lo cala nel presente, evidenziando come i meccanismi di dominiazione che stavano alla base del colonialismo storico e del rapporto di subordinazione colono-colonizzatore non siano finiti con la fine di quella stagione storica, ma continuino malauguratamente a riproporsi, adottando modalità nuove, ma rimanendo sostanzialmente gli stessi. I conquistadores che abusavano dell’innocenza degli indios cinquecento anni fa, rivivono nella troup cinenamtografica accampata nella foresta boliviana, che sfrutta gli abitanti del posto proprio nella maniera in cui gli indios di cinque secoli addietro venivano sfruttati. Noi spettatori sentiamo un  certo malessere nascere dentro. O meglio, io l’ho sentito. È fastidioso, e anche vergognoso, vedere come lo schema del potere non cessi mai di ritornare, in una coazione a ripetere dalle tinte vichiane a cui francamente preferiremo non assistere. È come se la storia cambiasse i guanti ma agisse con le mani di sempre. Per questo nominavo il fastidio. Cosa c’è di più sgradevole di una ciclicità che porta ai medesimi risultati, i medesimi soprusi? Oggi il colonialismo di Colombo ― o, ampliando il discorso, quello delle superpotenze europee tra cui Regno Unito, Francia, Spagna ― è il neoimperialismo occidentale , e gli interessi sono quelli delle multinazionali che, come in questo caso, vogliono lucrare su un bene pubblico infischiandosene degli autoctoni. Alla fin fine, quindi, cos’è cambiato? Rispondere “niente” mi provoca un misto di fastidio, delusione e vergogna.

Lo sceneggiatore di “Tambien la lluvia” ― che, ricorda il cinefilo WG Mat, è lo sceneggiatore di Ken Loach, mica il primo Moccia, ehm, boccia, che passa ― ha fatto un ottimo lavoro sovrapponendo e a tratti confondendo tre piani narrativi diversi: quello della conquista dell’America da parte di Cristoforo Colombo che la troupe cinematografica sta ricostruendo, quello delle sommmosse popolari per la Guerra dell’Acqua che scuotono la città dove la troupe sta lavorando, e il documentario che racconta il making-of del film, registrando le difficoltà di un progetto cinematografico come quello. Realtà e finzione si mescolano, in un rimando di dialoghi e posizioni che fanno di passato e presente due facce della stessa medaglia ― mi linciate se uso “gemellarità temporale”? Ovviamente sì.

E il film tiene benissimo per tutta la prima parte. Nella seconda perde un po’ di compattezza; mi riferisco alla parte in cui il produttore del film decide di attraversare la città in piena rivolta pur di portare all’ospedale la figlia ferita del protagonista del suo film, che è anche il leader dei manifestanti contro la privatizzazione dell’acqua. In questa parte di maggior azione, il film stranamante diventa statico, o comunque rallenta il ritmo. O forse diventa più scontato, non so.  A ogni modo questa battuta d’arresto, a mio parere, non inficia la riuscita complessiva dell’opera.

Astrando (o dovrei dire “mastrando”? 🙂 ), “Tambien la lluvia” potrebbe anche rappresentare una riflessione sul fare cinema e sulle difficoltà che registi e addetti ai lavori incontrano nella realizzazione di un film ― e in questo c’è molto di “Fizcarraldo”. Pesante è anche la denuncia nei confronti del neocolonialismo (o post-post-colonialismo?). Mi domando se questo abbia in qualche modo inciso sull’uscita così posticipata, e in sordina, del film (son passiti due anni…). In Italia non credo sia nemmeno uscito nel 2010, o se sì, tipo in 3 sale…. Dobbiamo ringraziare gli organizzatori di “Tutti nello stesso piatto” per aver scelto di proporre un’opera così ben costruita, e attuale, per quanto di nicchia ― ma guardate, io non ho mai capito cosa significhi, essere  di nicchia… Nel senZo, una storia che parla di colonialismo, di neo-sfruttamento ― di Storia ― è di nicchia? Bah…
Ringraziamo naturalmente anche Capitan Mastro, che aderisce sempre a queste iniziative così avanti. 🙂

Ma spero non me ne vorrà ora… Questa settimana punto sull’effetto Shocking-my-town e propongo

007 – SKYFALL
di Sam Mendes

Vi ho stupito eh?! In realtà il Board ama sperimentare ― per quanto voi lo crediate sempre ossidato a quei film da sottotitoli, “atmosfere rarefatte” e “silenzi dell’anima”!  E poi non ha mai avuto nulla contro James Bond. Pierce Brosnan e Timothy Dalton non ci hanno mai molto convinto, è vero, ma il personaggio di Fleming (e Sean Connery), così radicato nella mitologia degli eroi del 21esimo secolo, ha una sua dignità cinematografica che non abbiamo mai messo in discussione. Ho scelto questo perché sento parlarne gran bene. E non tanto per via degli effetti speciali e le scene d’azione (quelli e quelle, ormai l’avrete capito, non hanno molto piglio sulla sottoscritta), quanto per la profondità psicologica di cui pare questo 007 sia dotato. Poi Sam Mendes ci dà fiducia ― Sam Mendes ha diretto l’intramontabile “American Beauty” e l’anno scorso il tenero “American Life”, che tra l’altro fu un Let’s Movie.
Poi lo ammetto, non mi è ancora chiaro se lo propongo per poter dire, in qualche momento a caso, “il mio nome è Board James Board” :-), oppure per qualche irrealizzabile desiderio represso d’impersonare una Board-girl… 🙂 Who knows… Appena mi do una risposta non mancherò di avvertirvi ― sarebbe davvero crudele da parte mia farvi vivere con questo dubbio. .-) 🙂

Avviso pubblicamente il Fellow Big che QUESTO è un film da Big ― niente sottotitoli, niente “atmosfere rarefatte” né “silenzi dell’anima”. Big, direi che questa settimana potresti fare del Board una sorella felice… 😉

Ah prima di salutarvi mi preme segnalarvi un appuntamento imperdibile dal Mastro. Per l’iniziativa “Incontri con il Regista”, il Mastro, in collaborazione con la Trentino Film Commission, nella Regale rappresentante l’Anarcozumi, ospita Daniele Vicari con il film “La nave dolce”, martedì 13 alle ore 20:30 ―ecchevi la scheda http://trovacinema.repubblica.it/film/la-nave-dolce/420109.
Come vi accennavo domenica scorsa, il Board è molto English-teaching il martedì sera, quindi la serata per lui/lei/loro sarà, per forza di cose, perdibile. 🙁 Ma io vi incoraggio ― e la Regale rappresentante Anarcozu con me ― a partecipare all’evento. Avere il regista in sala è un privilegio raro la cui perdita sarebbe davvero da James Tont (non so se notate come siamo già in mood 007).

Okay Fellows, io ho già spolverato l’Aston Martin e sono pronta per partire alla volta di Skyfall. Spero mi raggiungerete numerosi. 😉 Anche per non far rimanere male Daniel Craig, che, sommato a quel bel-vedere di Gael Garcia Bernarl in “Tambien la lluvia”, rientra nel programma “Come sollevare l’umore delle mie girl Fellows in tutta questa November rain senza Guns ‘n Roses”. 😉

My Moviers, mi verrebbe tanto da dirvi “dalla Russia con amore” è tutto, ma non voglio esagerare con il mood 007. Quindi mi tengo low-profile e vi ringrazio in semplicità, vi chiedo di sbirciare nel Movie-Maelstrom ― il riassunto potete pure tralasciarlo (ma si leggono ancora, i riassunti?!?) ― e vi prego di accettare questi saluti, che stasera sono follamente/follemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dato che sono in fissa per Yael Naim… Se qualche settimana fa vi era piaciuta “New Soul”, sentite un  po’ quanta sensuale raffinatezza nella versione che propone di “Toxic”. Sì, “Toxic”, la hit di adipe&ammiccamenti Britney… Vedete quanto una cover possa far svoltare una canzone… 😉
http://www.youtube.com/watch?v=zqKZ_WIK5ms

007 – SKYFALL: Daniel Craig è tornato a vestire i panni di James Bond 007 in Skyfall, la 23ª avventura del più lungo frachise cinematografico di tutti i tempi. Questa volta il centro dei servizi segreti inglesi è sotto attacco. A minacciarne la distruzione è un certo Raul Silva. Tocca a 007 mettersi sulle sue tracce e sventare il pericolo. Scene d’azione mozzafiato e una cupa atmosfera.

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Let’s Movie L

Let’s Movie L

AMERICAN LIFE
di Sam Mendes
USA 2009, ‘98
Mercoledì 29/Wednesday 29
21:45/9:45 pm
Cinema Astra

ChristmasCarrol Moviers,

Premessa: “Let’s Movie L” non perché Let’s Movie sia dimagrito e abbia detto addio alla XL, ma perché siamo arrivati a 50! CIN-QUAN-TA!

Sperando che siate sopravvissuti ai bagordi natalizi senza troppi danni al girovita, comincio subitissimamente con i ringraziamenti che sono tanti e sottrarranno qualche minutino alla vostra pregiata attenzione ― coi Moviers bisogna andare coi guanti di velluto, che se scrivi una parola di troppo chiamano l’Alto Commisariato delle Nazioni Unite per la Protezione della Sintesi.

La due-giorni di festeggiamenti per il compleanno del Board si è conclusa venerdì mattina alle 4:00 con somma gioia/sfinimento/devasto/euforia del Board… Ma andiamo con ordine…

Giovedì sera “La bellezza del somaro” ha portato al cinema il Fellow Iak-the-Mate, il Fellow D, il nostro WG Mat, la Honorary Member Mic e la Fellow Milena. Li ringrazio tutti very much, anche se le lavate di capo che si è beccato il Board dopo la proiezione bastano per tutto il 2011 ― Mic esclusa, che lei qualcosa ci capisce (Honorary Member mica per niente, eh eh…).

In effetti il film di Castellitto non rimarrà negli annali della cinematografia italiana… Potrei elencare una quantità notevole di lacune e pecche. Alcune: troppa nevrastenia di matrice mucciniana, troppe scene fini a se stesse, troppi simboli volutamente disseminati volutamente random (in primis il somaro, ma anche il matto che impersona la morte e che a me ricordava troppo l’Appeso dei tarocchi), troppa voglia di creare dei personaggi che servano a incarnare la tesi del regista/della sceneggiatrice più che ad essere realmente credibili e verosimili.

Però io non butterei tutto a mare, disfattisti Fellows…. Pensate un po’ al bel sapore grottesco-farsesco del film, che in fondo non si prende troppo sul serio; pensate al weekend boccaccesco in campagna che apre a un numero imprecisato di imprevisti e strane rivelazioni; pensate al tentativo (apprezziamo almeno quello) di delineare una frammentazione dei ruoli interfamigliari in cui i genitori temono i figli e i figli fan da guru ai genitori ― la madre succube dell’adolescente con il pitone ne è l’esempio. Pensate alle risate che ci siamo fatti (Mate, hai riso anche tu, non negarlo ti ero affianco, HAI RISO!), pensiamo anche a quanto le situazioni surreali possano essere stuzzicanti, intellettualmente stuzzicanti…

E la scena visivamente (simbolicamente?) esilarante del matto che lancia il pc della femminista in piscina? E la Movie-line “Il pacco è come l’inconscio, non sai mai cosa ci si nasconde sotto”?

E poi ve l’assicuro, “La bellezza del somaro” sta a “L’esplosivo piano di Bazil” (l’unica alternativa che il Board poteva proporre la scorsa settimana) come “C’era una volta in America” sta ad “Alex l’Ariete” ― spero che il Fellow D voglia confermare… Questo a riprova del fatto che la linea dell’ATYB, “Always Trust Your Board”, non va MAI messa in discussione, miei cari San Tommaso Moviers…

E lo stesso dicasi per il successo del Christmas-BirthdayBoard-Afro Party svoltosi venerdì 23 presso l’Anarcozumi Dancing-Hall! Prima di tutto e sopra tutti vorrei ringraziare la Zumi, che sarà pure la Rosa Luxembourg di Let’s Movie, ma ha un talento ad organizzare party e a calamitare le persone che non elogiarla pubblicamente sarebbe un affronto. Zu, sei SPAZIALE ― se poi un giorno decidessi anche di appendere i candelotti al chiodo faresti pure dormire sonni tranquilli al Board (eccovi svelata la ragione numero 1 della sua insonnia…).

Ringraziamo inoltre: il DJ e Movier Roby (notate, anche lui un Movier, eh eh), che ci ha fatto scatenare tutti dalle 10 pm alle 3 am con la musica più Spleen-ai-tempi-d’oro e più done che possiate immaginare; il gruppo di CREATE-NETtiani costituito dal WG Mat, che per l’occasione ha dato vita a “Le mirabolanti evoluzioni in pista di Matthew Manero”; la Fellow Fata Jes, che ha stregato tutti con la sua sciarpina-attirauomini, e ha incantato i palati con la sua butter-cake alle mandorle; il Fellow D che, ballando senza sosta e crollando soltanto in macchina sulla via del ritorno, ha stupito tutti (l’età è quella che è); il guest Tinku detto Tinku Pallinu, che per coerenza nominis ha rimbalzato da una parte all’altra della sala per tutta la sera ― molto flipper, molto; il Fellow Iak-the-Mate, anche lui wild dancer più che mai e molto, molto stiloso nella sua camisa negra, e infine la mitica Fellow Kat, aggiuntasi all’ultimo minuto (in pieno stile Let’s Movie) al gruppo in partenza dallo Zuffolo. Sulle difficoltà orientative di Tinku Pallinu (allo svincolo Riva/Merano, egli prese per Merano) e sulle difficoltà orientative del Board nel trovare la Dancing-Hall dell’Anarcozumi  (al bivio Pranzo-Centro/Pranzo Nord, ella prese per Pranzo-Centro), soprassiederemo per ovvi motivi di decentia geographiae…

I ringraziamenti continuano con il Fellow Pilo (che non deve allearsi con il gemello gigante Mat e umiliare il diversemanente-alto Board); la Fellow Giuls, il cui vestito era da sballo; il Fellow Friz detto Vogue che, da Vogue quale è, ha notato subito l’abbinamento guanto rosso+rossetto rosso del Board; la Fellow Fausta con dei talloni nuovi che Achille, il pelide, non smette un secondo di invidiarle; la Fellow Archibugia Katrin, che ha svelato dei trascorsi permanentati del Board (e chissà cos’altro…) che le perdoniamo solo perché ha trovato la festa senza perdersi ― ella prese per Pranzo-Nord ―e perché il giorno dopo, stoica delle stoiche, è andata a lavorare.

Un pensiero anche ai non-Movier presenti (tanti) che speriamo prima o poi di assoggettare alla nostra amabilissima dittatura…

Dato che il Board viene puntualmente ripreso per la lunghezza dei suoi messaggi, non entrerà nei dettagli sulla serata… Ma state pure tranquilli: si è comporatato in maniera talmente irreprensibile, brindando ad acqua minerale e  ballando con tanta morigerata pruderie, che non c’è nessun dettaglio in cui entrare … (Diffidate di qualsiasi tipo di materiale fotografico raccolto durante l’evento:  sappiate che Photoshop aggiunge minigonne, sedie a mo’ di cubi a centro pista, parampampoli e wild dancing, con una facilità davvero imbarazzante…).

Quindi, in conclusione, il party è stato l’evento dell’anno, e sono ancora carmenconsolianamente confusa e felice… GRAZIE a tutti!

Ma veniamo al film della settimana, che voi Furie-Cavalli-del-West Moviers, mi state scalpitando…

AMERICAN LIFE
di Sam Mendes

“La perfetta calibratura di un copione ricco di sfumature, di chiaroscuri, di aspetti dolce-amari, di dramma e comicità, passione e disperazione, maturità e complessità”… Non vi viene voglia di venire a vederlo? Sam Mendes, per capirci,  è il regista di “American Beauty”, e “American life” ― “Away we Go”, il ben più poetico titolo originale ― è stato eletto il film più bello delle feste… Se anche questo non bastasse a convincervi, che ne dite di una bella minaccia dal vostro lovely Board?! Con quella andiamo sul sicuro…

Ok, scalpitanti Moviers, visto che anche questa volta vi siete sparati ‘sta galoppata di messaggio, vi lascio in fretta e furia il riassunto in calce (dopo il P.S.) e dei saluti ippicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. Per i Fellows delfinicuriosi… “Il titolo La bellezza del somaro viene da un adattamento burlesco della locuzione francese La beauté de l’âge, usata per indicare quella bellezza spontanea dei ragazzi, una bellezza un po’ stolta e sfacciata, eppure struggente. Castellito ha volutamente storpiato “AGE” con “ANE”, “somaro””. (N.d.B.)

AMERICAN LIFE: È la storia di Burt e Verona, una coppia sulla trentina in attesa della nascita della loro bambina. La gravidanza procede bene e sono convinti che i genitori di lui (quelli di lei sono morti) saranno lieti di partecipare alla loro felicità nel veder crescere la piccola giorno dopo giorno. Ma gli eccentrici genitori di Burt, improvvisamente, annunciano che lasceranno il Colorado per trasferirsi ad Anversa, in Belgio. A questo punto, viene a cadere l’unica ragione per cui la giovane coppia aveva deciso di stabilirsi in Colorado, sperando nell’aiuto di chi sta andando altrove.

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