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Let’s Movie CLXII

Let’s Movie CLXII

SFIORANDO IL MURO
di Silvia Giralucci
Italia, 2012, 51’
Mercoledì 3/Wednesday 3
Ore 21:00/9:00 pm
Astra/Dal Mastro
Watch out! Regista in sala!!

Futuristici Fellows,

Allora una sera di finta primavera con una prima vera vera, uno se l’aspetta di trovare questo dal Mastro. “Questo” sta per la sala sold-out e la frenesia dell’evento e l’Anarcozumi che controlla che tutto si svolga come deve svolgersi. Certo uno NON si aspetta di trovare il Presidente della Regione (Provincia, Fru, PRO-VIN-CIA!), Alberto Pacher, e tutti i produttori del film, e RAICinema e telecamere e fotografi e stampa e tutto il carrozzone mediatico che si muove quando si verifica quel fortunoso fenomeno del cosiddetto Something-Big-Is-Going-On.

Io sfioro sempre quella strisciolina liminale tra puntualità e ritardo da cui sono fatalmente attratta. Ma dentro, dentro in sala c’è già la Honorary Member Mic ad attendermi e lei sì che è una che pianifica le vere prime come si deve, attraverso quel sistema geniale che si chiama “prenotazione con largo anticipo”. Grazie a questo sistema, ho potuto guardare con sprezzo e superiorità il cartello che campeggiava sulla porta del Mastro ― “I posti per il film ‘Un giorno devi andare’ sono esauriti”. Consiglio a tutti i Moviers di far proprio questo sistema della “prenotazione con largo anticipo” quando ci sono questi eventi, in modo da sfoderare quanta più indifferenza possibile  davanti all’irreversibilità del sold-out. 😉

Non escludo che tra la ressa di spettatori presenti ci fossero altri Fellows, anzi ne sono convinta ― vi prego, lasciatemelo credere, che naufragar m’è dolce in questo mare. E lasciatemi anche ringraziare l’Anarcozumi, la mia Zu, la cui la spola fra Trentino Film Commission e Trento Film Festival riesce sorprendentemente/magggicamente bene e a cui dobbiamo happening come quello di giovedì. Mettere insieme tutto e tutti, coordinarsi con uffici e persone, enti e istituzioni, opere ed omissioni, richiede una dose massiccia di sangue freddo (ce l’ha), di liquidi sempre a portata di mano (ce li ha) e di autentica capacità di problem-solving (non quella che gonfiamo sui curricula, ma quella vera vera, e lei ce l’ha). Insomma, la Zu totalizza un sacco di punti spuntati dalla lista “cielo-manca”, e di questo c’eravamo accorti tutti da mo’. Certo la sua fiamma da ribelle è sempre pronta a divampare, ma d’altronde, possiamo chiedere al fuoco di non bruciare? Jamais!

Un grazie anche al nostro Mastrantonio, ovviamente, senza la cui Sala 3, tutto questo non sarebbe stato possibile ― Mastro, questo ringraziamento altisonantemente formale, segnatelo. 😉

E adesso? Adesso sto indugiando sulla soglia…. Come quando dovete andare ma non volete andare, e allora v’intrattenete, spalla contro stipite, a chiacchierare del più e del meno… Non che non voglia parlare di “Un giorno devi andare” eh. Ma vedete, è un film difficile, che mi sentirei di consigliare a pochi, anche se forse sarebbe utile a tanti. Come ho avuto già modo di dire, il tema principale è quello delle vie del dolore, e dei modi diversi e personali con cui ciascuno di noi le affronta. Giorgio Diritti in sala ha detto che per lui “Un giorno devi andare” è la storia di un viaggio che la protagonista intraprende per trovare se stessa. Ed è vero: Augusta lascia il Trentino dopo una grande sofferenza (la perdita di un bambino e l’impossibilità di averne altri) e si trasferisce in Brasile, dapprima legata a una missione cattolica, e poi per conto suo fra la gente delle favelas. Però io penso ― ma è una mia opinione ― che tutta la nostra vita sia questo, un viaggio per cercare noi stessi; e se poi a un certo punto ci troviamo, tutto di guadagnato, e se vaghiamo tutta la vita nella ricerca, ci avremo guadagnato comunque (più punti miles&more che calli, spero).

Quindi per me la storia del film è più una specie di tentativo di terapia che Augusta prova su se stessa per vedere se riesce a guarire da quel male. A un certo punto comprende che la Fede, quella canonica, quella nazionalpopolare, su di lei non ha effetto: quindi la lascia, lasciando la missione in cui prestava aiuto e partendo da sola, e quello è il VERO viaggio, quello staccato dal cammino già battuto dalla religione cristiana sulle tracce di una SUA religione, o ragione ― e non è forse un caso che i due termini si somiglino così tanto, perché cos’è la religione se non la volontà estrema di trovare una ragione? Il film propone anche questo: l’idea che non ci siano solo tante religioni istituzionali, ma che ce ne siano anche tante, tantissime di personali che non necessariamente coincidono con il singolare assoluto, delLA Religione canonica.

Capite ora perché vi dicevo che è un film difficile? Se poi aggiungete anche un certononsoche francese. Dicasi “uncertononsoche francese”: silenzi ― molti, lunghi ― scene di grandi panoramiche paesaggistiche, o di microdettagli piccolissimi sempre sprofondati nel silenzio (dalle foreste pluviali alle formiche), sub-trame tragiche ― vedi la ragazza brasiliana che perde il bambino ― e una netta sensazione di film di qualità che intimorisce un po’.

Dopo la visione Diritti ha aggiunto che è anche un film sulla possibilità di ricominciare, sulla speranza. E forse ha ragione. E la peculiarità di questo film è che questi barlumi di speranza che bucano la notte in cui Augusta vive e combatte, non si trovano alla fine (tipo come alla fine di un percorso, e come ci si aspetterebbe), ma sono sparpagliati in tutto il film, mentre la fine è una non-fine ― c’era da aspettarselo, anche le non-fini rientrano nel certononosoche francese, a pensarci. Non c’è una linearità, c’è piuttosto un andare avanti, un tornare indietro in una danza imprevedibile che rispecchia in fondo l’assoluta imprevedibilità dell’esperienza che lei sta vivendo (comprendere il male e tentare di superarlo). La parte conclusiva vede Augusta accampata su una spiaggia, sferzata dal vento e dalla pioggia, in un delirio di solitudine, di lotta contro i propri demoni, di sfinimento fisico e psichico… Perché a volte quello bisogna fare…Mondarsi per rammendarsi….A volte è così….
Quindi se andrete a vedere “Un giorno devi andare”, siate preparati a incontrare delle situazioni che vi faranno pensare alla vostra vita, al vostro percorso. Parla direttamente di noi, e il tribolare di Augusta, ce lo portiamo appresso, dopo. Quando uscite dalla sala e anche il giorno dopo, e quello dopo ancora…

Ci sarebbe tanto altro da dire, ma la settimana scorsa il fedele Fellow di Via Falz ha meravigliosamente definito “oceanica” la mail domenicale di Let’s Movie ― senza intenti critici eh, solo quantistici ― e per quanto mi piaccia essere atlantica e indiana ― certo non pacifica! ― devo imparare ad arginarmi un po’…. Non è che puoi inondarli tutte le volte così, Board! 🙁

Questa settimana ho deciso di fare la sto(r)ica e proporre

SFIORANDO IL MURO
di Silvia Giralucci

Il docufilm apre la rassegna cinematografica “Che storia! – Quando il cinema racconta la storia organizzata dall’associazione “Note a Margine” e al via proprio mercoledì dal Mastro. Così è descritta la rassegna: “…La rassegna cinematografica di impegno civile per ripercorrere le vicende che hanno segnato l’Italia negli ultimi cinquant’ anni e offrire un’occasione di confronto e dibattito su periodi molto controversi del nostro Paese”.

Sapete perché non dovete guardarmi con quegli occhi mamma-mia-che-pacco-Board?

  1. Il docufilm è stato presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, e questa è cosa buona
  2. La regista sarà presente alla proiezione. E questa è cosa molto buona.
  3. La regista è la figlia di Graziano Giralucci, prima vittima delle Brigate Rosse, quindi può raccontare gli anni di piombo da “insider”. E questa è cosa buonissimissima
  4. Riacquisiremo punti col Mastro dopo la parentesi “Nemiche per sempre”, pur non proponendo l’ultima nullità di Almodovar “Gli amanti passeggeri” ― non me ne volere Mastro, ma il declino di un regista proprio no! 🙁

Prima di salutarvi, vi lascio una gran verità. L’altra sera io e la Honorary si disquisiva sulla natura vaticinatrice del Fibra e viene fuori che entrambe siamo rimaste colpite dallo stesso verso, un verso che reputo adattissimo a Let’s Movie e che vi prego di tenere a mente: Let’s Movie non passa mai di moda, come la.

http://www.youtube.com/watch?v=iFTbElhF9dE (al minuto e 21)

E dopo questa parentesi rosa tra le parole bella zio, vi ringrazio dell’attenzione ― sicuramente offuscata dalle abbuffate pasquali ― vi faccio degli auguri che ormai sono un po’ appassiti ma che per qualche ora reggono ancora, vi costringo bonariamente a bagnarvi nelle acque non del lago di Tiberiade ma del Movie Maelstrom, e vi porgo dei gran saluti, che stasera sono RAPsodicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Questa settimana il Sergente Fed FFF ha saltato Let’s Movie per un buonissimo motivo: il concerto in onore dell’incommensurabile Fabrizio De André e dell’incommensurabile album “La buona novella”. Da quelle dieci canzoni sublimi, decido di salutare la Pasqua con “Il testamento di Tito”. http://www.youtube.com/watch?v=jyL5pCtPr8w

Se qualche volta sentiamo l’Italia come un paese troppo cialtrone e impossibile, e siamo arrabbiati e delusi, pensiamo che l’Italia ha partorito Fabrizio. L’Italia, in fondo, fa anche quello.

SFIORANDO IL MURO: Nel 1974, Silvia Giralucci ha solo tre anni quando suo padre Graziano, militante dell’Msi, viene assassinato dalle Brigate Rosse nella sede dell’Msi di via Zabarella a Padova. L’evento segnerà vivamente l’esistenza di Silvia, provocando in lei un profondo vuoto affettivo, materiale e sociale, ma anche politico. Il ricordo di una scritta che la regista vedeva campeggiare sul muro di fronte alla casa della nonna e il ritrovamento negli archivi di famiglia di alcuni filmati in Super8 diventano lo spunto iniziale per un viaggio nel passato e nella memoria storica del nostro Paese, ripercorrendo gli anni del terrorismo anche attraverso interviste ai protagonisti di un’epoca che mostra ancora diversi lati oscuri.

 

 

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Let’s Movie CLIII

Let’s Movie CLIII

LINCOLN
di Steven Spielberg
USA 2012, 150’
Lunedì 28/Monday 28
Ore 21:00/9:00 pm
Supercinema Vittoria/Viktor Viktoria

From: [email protected]
To: [email protected]
Subject: Tarantinando a Trentoville e dintorni….

 Caro Quentin,

Lasciami partire con un Che peccato non essere riusciti a sincronizzare i rispettivi calendari in dicembre! Tu a lanciare “Django Unchained” a Los Angeles e io a New York! La prossima volta ci incontriamo “Da qualche parte in Texas”…
Ti scrivo per mandarti il feedback di Let’s Movie sulla tua ultima fatica, come mi avevi chiesto, tutto trepidante…

Giovedì eravamo in cinque a vederti al PornoRoma ―il PornoRoma è una sala cinematografica di Trentoville che ti piacerebbe, con quel suo retrogusto hot da B-movie all’italiana degli anni ’70, tra Edwige Fenech e Barbara Bouchet. C’era la Fellow Junior detta anche Jackie Chan,che ti segnalo per un eventuale “Kill Bill III”: è la nostra regina delle arti marziali e impersonare Black Mamba è un po’ il suo sogno ― caso mai Uma Thurman avesse appeso la tutina gialla al chiodo, vi metto in contatto. C’era il suo Miche(le), detto anche Miche Katana&Copacabana (per amor d’Aikido e Brasil), che si è dimostrato preziosissimo nell’intercettare i rimandi al genere western d’autore con cui hai infarcito il tuo film. C’erano i piccioncini Natasa detta Nat (che sta anche per “nut”, in un cocktail speciale di noccioline&nonsense) e Aleks detto ovviamente Prestige, che non erano ancora dei Moviers ma che ora, con quei due cine-nomini lì, lo sono diventati di diritto.

Questo per quanto riguarda giovedì sera. Ma devi sapere, caro Quentin, che “Django Unchained” è stato visto da una sfilza di Moviers spalmate su serate diverse: il Fellow Fiiiiii in primis, che ebbe la fortuna unglorious e pure un po’ basterd di vederlo in lingua originale, alla prima nazionale al Cinema Sacher di Roma, e pure alla presenza di Padron Nanni (Moretti) (della serie nun ce famo mancà gniente ar Testaccio) ― dall’Anarcozumi, dall’Honorary Member Mic, dalla Fellow Cap e dal Fellow Fra, (i magnifici 4 in avanscoperta) sabato scorso, dal Fellow Truly Done e dal Fellow steveAustin (Attenti a quei 2 English-speaking) lunedì e dal WG Mat in solitaria venerdì. L’entusiasmo dei Moviers è stato unanime, non fosse per quell’unica ombra di dubbio alta 2 metri d’un WG Mat poco convinto… Ma vedi, si è sentito colpito negli idoli (Trinità soprattutto), e vederli rivisitati come li hai rivisitati tu, be’, l’ha scosso… (Cerca anche di capire che lui è da cinefilia alta, tipo indonesiana o giù di lì…insomma, cerca di perdonarlo…).
Ma Quentin, dimmi come posso non cadere nella lode sperticata, e non sembrare eccessiva nell’elogio che il tuo Django merita? E a dimostrazione di quanto alto sia stato il gradimento collettivo, e non solo mio, ti mando in allegato la reazione a caldo del mio Fellow Fiii, che si premurò di mandarmi subito dopo la visione (sì, ha usato “paso doble”, perdona anche lui… ).
Innanzitutto la scelta tematica, la schiavitù, argomento poco battuto dalla cinematografia americana ― così sui due piedi mi vengono in mente solo “Il colore viola”, “Amistad”, “Jefferson in Paris” e “Toussaint”, e perdona me per averti riportato alla mente Spielberg, che quando si cimenta con la Storia ci fa rimpiangere parchi giurassici e squali ― un argomento che ha effetto patata bollente giacché sbatte in faccia agli americani che anche loro hanno avuto il loro buio medievale, tra ‘700 e ‘800. Tu hai preso questo argomento taciuto, e l’hai calato in un impianto western e ci sei riuscito in maniera così totalizzantemente naturale, come se non ci fosse nulla di più naturale che vedere uno schiavo liberto e un cacciatore di taglie di teutoniche origini a spasso per il Midwest…E sai, ho capito che tu non hai fatto uno spaghetti western: “Django” è altro. Tu hai guardato all’epica indogermanica, hai preso la coppia nibelunga Sigfriedo+Brunilde come riferimento, e l’hai fatta rivivere nella coppia black Django+Hildy trapiantandola in un contesto ottocentesco americano, e assurgendo i due, Django&Hildy, a rango di mito. Mentre nuotavo ieri, rigirandomi il film in testa, ho sputacchiato un’“Eureka!”: hai fatto nel cinema quello che Derek Walcott ha fatto con “Omeros” in letteratura! Solo che non volevi raccontare questa storia d’epica moderna e nera con il linguaggio dell’epos antico. Né tantomeno volevi seguire la cupa scia spielberghiana de “Il colore viola” costruendo un colossal di singhiozzi e lacrime. Allora hai scelto un genere che ti piace da morire, il western, ci hai sistemato dentro questi Sigfrido&Brunilde black, hai aggiunto il tuo amato splatter, la tua inarrivabile irriverenza, l’ironia taglia-tutto che usi dapper-tutto, hai scardinato il canone dei generi classici dall’interno, e hai cantato una storia che nessun bardo aveva mai cantato prima, mostrando la tragedia della schiavitù, la demenza bianca, e confermando, infine, il supremo potere del racconto.

Il western ti serviva anche per il tema ghiotto ghiotto del cacciar-taglie e per l’immenso personaggio del Dr. Schulz, immensamente interpretato da Christoph Waltz. Cacciar taglie vuol dire far del bene attraverso il male. Uccidere criminali è questo… E questo porta a dei crucci etici notati dallo stesso Django, e sottoposti a Schultz, nella scena in cui Django esita a premere il grilletto davanti a un criminale con il figlioletto accanto.

I personaggi sono tutti talmente miracolosamente black&white che la questione razziale si sovrappone a quella etica. Schultz rappresenta l’europeo illuminato che ripudia la schiavitù e affranca lo schiavo Django. Ma è anche quello che ammazza la gente per intascare quattrini! E questa bicromia, Quentin, tu la porti avanti con una precisione euclidea quando costruisci la geometria su cui poggiano le due coppie speculari Schulz (bianco)/Django(nero) e Candy(bianco)/Stephen(nero). Anche in questo caso, folletto super-foxy che non sei altro, ti diverti a sovvertire le pelli e i ruoli, e noi finiamo per trovarci davanti a Schulz che è un bianco “nero” (nel senso che si spende per la causa black) e a uno Stephen che è un nero “bianco” (nel senso che è stato fagocitato nella logica imperialistica “white”, perdendo così la sua identità da nero).

Lasciami spendere due paroline proprio su Stephen. Non so se ti rendi conto, ma tu, attraverso un incredibile&credibilissimo Samul Lee Jackson, sei il primo che porta sul grande schermo una figura ignorata dal cinema ma di grandissimo interesse storico-psicologico-letterario. Quella dell’overseer, il nero che nelle piantagioni di cotone faceva le veci del bianco, controllando che i neri sgobbassero, e riportando eventuali rivoltosi o simili al padrone. Sostanzialmente ciò che i kapot facevano nei campi di sterminio nazisti. Questi overseer diventano delle estensioni dei bianchi al punto di sviluppare una sorta di timor reverenziale/venerazione nei confronti del proprio Master e un disprezzo profondo per la propria gente. Potete immaginare con quali risvolti psicologici ― io nero aiuto te bianco a schiavizzare i miei simili… Stephen, il servo di Mister Candy, ne è l’epitome perfetta. E quando si  trova davanti a Django, che è sostanzialmente l’eroe, cioè quello che lui, nel suo io più profondo, vorrebbe essere ― un liberto che gira con un bianco e che persino dorme nella “grande” casa dei bianchi ― allora fa di tutto per distruggerlo. Django è il suo contrario, uno specchio dentro cui Stephen vede quello che non è ― ennesimo ribaltamento qui, furbastro Quentin… E bravo, bravissimo, Samuel Lee Jackson, la cui pelle non è mai sembrata così scura, e i cui occhi non sono mai sembrati così inqueitantemente Oscuri… Stephen è un personaggio che fa paura, perché la perversione del giusto determina mostruosità inimmaginabili ― come la complicità nel maltrattamento di migliaia di schiavi, nel caso di Stephen. E bravo bravissimo anche Leonardo Di Caprio. Gli hai dato il personaggio del citrullo pieno di sé: un bianco goloso, Mr Candy, con i denti guasti a furia di cibarsi di se stesso che sostanzialmente non capisce nulla di quello che la coppia Schultz+Django ha in mente… Non ci fosse il fido&furbo Stephen a spiegargli i piani dei due, Candy si lascerebbe tranquillamente infinocchiare… Un citrullo, sì…. Ma le conosciamo tutti, le nefandezze che i citrulli senza cervello ma con tanto potere riescono a combinare… Candyland ne è la prova. E non hai idea, Quentin, quanto io abbia apprezzato la chiusura del film, il monito cupo (e vero, purtroppo) di Stephen in punto di morte…un presagio che si alza minaccioso da una casa sul punto di esplodere… “Ci sarà sempre una Candyland”… Sì… Nonostante i candelotti di dinamite, nonostante il babum, nonostante il lieto fine, ci sarà sempre una nuova disgrazia storica da combattere…

E guarda, potrei scriverti delle ore sulla musica… Sulla polifonia che hai adottato. Anche qui, certo, il genere western ti ha permesso di affidarti a sonorità ben note di sergioleonina memoria ― il tributo a “Lo chiamavano Trinità” alla fine, per esempio, che tanto rabbrividire fece il WG Mat (perdonalo ancora). Ma non ti sei accontentato dell’ovvio. Hai attinto ad altri generi, e li hai abbinati a scene a cui nessun comune mortale le avrebbe abbinate ― e qui esce fuori la tua unicità, la tarantinità… Per esempio, la scena degli incappucciati del Ku Klux Klan che scendono in valle a cavallo, quella che io chiamo “la discesa dei deficienti”, che tu decidi di accompagnare con il Requiem and Prologue di Verdi…Ecco vedi, tu prepari tutti alla solennità, e invece questi si dimostrano essere degli imbecilli da manuale! Credo che questa scena entrerà di diritto nelle dieci scene più esilaranti del cinema ― del MIO cinema di certo, ma anche di altri, a giudicare dalle reazioni raccolte (vedi Honorary Member Mic) e dal numero di click su youtube, http://www.youtube.com/watch?v=q97sP1_W_IE. Anche in questo caso, tu mostri l’idiozia del KKK attraverso l’idiozia dei suoi seguaci… Nonn giudichi, mostri…

E poi, ma come cavolo ti è venuta in mente l’idea GENIALE di ricorrere all’hip-hop rappato?! Cioè, quando io ho sentito partire i bassi di questa http://it.musicplayon.com/play?v=360305 e di questa http://www.youtube.com/watch?v=7rHdyofwVlQ  avrei voluto alzarmi in piedi in mezzo alla sala e gridare “Ma quanto sei figo, Quentin”! Perché ci stanno così tutti, il soul e l’r&b, perché non sono un anacronismo, bensì l’evoluzione in chiave urbana dell’holler e del blues, i generi che sbocciano dalla tribolazione nei campi di cotone… Hai messo insieme Ennio Morricone, 2 Pack, James Brown, Elisa, John Legend…

E quanto al tuo cameo… Sulle prime ho pensato, eccolo qui, il mio Mister Vain, a cui non basta la gloria della cinepresa, vuole anche quella incisa sulla pellicola… Ma mi sono dovuta ben presto ricredere: non solo ti sei dato la parte di un cretinetti di prima categoria, ma ti fai pure saltare in aria, in un chiaro esempio di auto-IRriverenza… Anche qui, ma quanto sei figo?!

E non ti preoccupare per quel paio di chiletti che hai messo su ― anzi vedo che la dieta a zone che stai seguendo sta già dando i suoi risultati…. E poi, come dico sempre io, non c’è niente di più sexy del genio, anche con due chiletti di troppo…

Guarda, potrei continuare a tirare fuori argomenti su argomenti, tanto il film è fitto di spunti e genialate, ma non voglio trattenerti oltre… Giù un grazie per battute tipo “Ciao piccola peste” “Ciao grande peste” (Hildy a Django e viceversa). O “Non ci vedo un ca**o di niente” (i deficienti della discesa). O “Io sono solo più abituato agli americani di lui” (Django parlando di Schultz). “Mi piace come muori, giovane” (Django). Grazie anche per lo splatter della penultima scena, che per me è un tributo alla penultima scena di “Scarface”.

 Ci tengo a ringraziarti per il capolavoro che sei riuscito a tirar fuori da quella testolina, e che per me entra di diritto nell’Olimpo dei miei “Best of”. E pensare che temevi così tanto il nostro giudizio…

Ah, prima di chiudere… Confermami se devo esserci agli Oscar. Stiamo organizzando un C.d.A. per l’evento e devo organizzarmi.

Il tuo Board

Mailing Moviers!

Questa è l’email che ho appena mandato a Quentin, amico di vecchia data: ancora lo prendiamo in giro per le lacrime che versò dopo “Bambi”, l’unico film che l’abbia mai spaventato.

Al WG Mat volevo dire che non solo ho “registrato il tuo disappunto nella mia recensione, voce al dissenso”, ma che l’ho rivolto pure al diretto interessato. Non si dica che Let’s Movie censuri… Mi aspetto della sconfinata riconoscenza per questo… 😉

Ah, chiudete un occhio sul “paio di chiletti”…Altro che paio! Ma non potevo infierire, no, povero Quentin? Dopo il po’ po’ di capolavoro che ci ha regalato…

Volevo confermare anche al Sergente Fed FFF che dopo “Django” possiamo aprire ufficialmente la Maratona Tarantino, la Maratarantina… 😉

E a malincuore chiudo il paradiso Tarantino e apro il purgatorio Spielberg… Sì perché il film della settimana è

LINCOLN
di Steven Spielberg

Le aspettative per “Django” volavano alte ― e sono state quentessenzialmente soddisfatte ― tanto quanto i presagi su “Lincoln” pesano grevi… Lo propongo, tra le altre cose, per tener fede al fioretto numero 2 per il 2013: “avere meno pregiudizi cinefili” (visto che il fioretto numero 1 ― “fare meno sport” ― sarà miseramente disatteso, punto sul successo del secondo)…
Ce la farà Steven Spielberg a convincere il Board che si sbaglia di grosso e che lui è in grado, nonostante i citati “Amistad” e “Il colore viola”, di fare un film storico senza finire nel didascalismo lacrimoso e nell’apologia dell’americanità? E che non ci cucinerà un polpettone??
Bah..
Bah…
Ci giungono voci poco confortanti in merito…

Okay Fellows, credo di essermi dilungata abbastanza per oggi… Forse non avrei dovuto copia-incollarvi la mail per Quentin, ma ho pensato che l’avreste apprezzato (ho sentito un “non c’è limite agli errori di valutazione”, o sbaglio?). 🙂

Questa settimana al posto del Movie Maelstrom c’è l’allegato featuring il commento del Fellow Fiiiii, che vi prego di consultare (chiudendo un occhio, questa volta, su “paso doble” 🙂 :-)), e poi c’è sempre quella scocciatura del riassunto. E poi ci sono questi saluti, che oggi, dopo Django, sono missiva-e-massivamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

 ALLEGATO per Quentin – Fellow Fiiiii – 21 gennaio 2012

“Django: AMAZING! Quell’uomo è un genio, un GENIO un GE NI O e se gmail avesse caratteri più grossi lo scriverei ancora più grosso. Un film lungo centosessanta minuti e rotti, durante i quali non sai (quasi) mai quello che sta per succedere, in cui il ritmo, il tempo, il pace è dettato in modo sovrano, assolutista e illuminato, dal regista: lui mette su il suo personale Matrix in pieno far west, e tu devi andare al suo passo; lui rallenta per mostrarti la danza dell’apparecchiatura di una tavola o la liturgia della redazione di un contratto, e tu devi rallentare con lui. Ho avvertito “lentezza” in un solo momento, e due minuti dopo tutto era già cambiato. E poi, dialoghi strepitosi (penso che vederlo in italiano uccida un buon cinquantacinque percento dell’efficacia), un gioco linguistico delizioso con l’inglese di oggi (dimmi tu quale mai traduzione di nigga potrà sostenere adeguatamente il paso doble tra il lessico schiavista del tempo che fu e lo slang nordamericano dei nostri dì!), la solita ironia/nonironia in tutto tutto, dalle inquadrature alla colonna sonora praticamente enciclopedica, il solito cameo del panciuto regista, che si regala la morte più spettacolare e cretina di tutte, le citazioni/allusioni, i soliti piedi che fino alla fine temevo venissero a mancare e invece no…
Note sparse: manderò a vederlo un paio di sessantenni che hanno visto l’originale e non conoscono Tarantino, e mi farò dire cosa ne pensano. La scena degli incappucciati alla caccia del negro sembra scritta da Mel Brooks. Elisa ce la poteva risparmiare, ma il resto della colonna sonora… sublime (tra l’altro se leggi tra i titoli di coda una delle canzoni è co-autorata da Jamie Foxx!).Quando il povero Django era appeso a testa in giù ho temuto davvero che stesse per succedere quello che sembrava stesse per succedere. L’eloquio del dottor Schultz è a dir poco godurioso… Ah, cavolo, dimenticavo l’ottimissimo Di Caprio, e poi Denzel Washington [errata corrige: Ovviamente si disregarda l’incolpevole Denzel e lo si sostituisce con Samuel L. Jackson!], lasciando stare i due protagonisti….vabbè, mi fermo. BEL-LO”.

LINCOLN: In una nazione divisa dalla guerra e spazzata dai venti del cambiamento, Lincoln osserva una linea di condotta che mira a porre fine alla guerra, unire il paese e abolire la schiavitù. Avendo il coraggio morale ed essendo fieramente determinato ad avere successo, le scelte che compirà in questo momento critico cambieranno il destino delle generazioni future…

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Let’s Movie XXXI e…

Let’s Movie XXXI e…

My luckystrike Moviers,

Fatemi sbrigare in fretta e furia la piacevole incombenza dei ringraziamenti settimanali perché ho per le mani una rivelazione copernicana che rivoluzionerà il fanta-universo Let’s Movie…

All’appuntamento “Mine vaganti” ? film su cui caliamo non un semplice velo pietoso ma un drappo funebre doppio strato ?  si sono presentati i cari Fellows Mat, Daniele detto D, Fed FFF o Sergente Fed FFFF (a seconda), e la guest Movier Jessica. Diciamo che la presenza è stata diretta conseguenza di un LCFM, un Last-Call-For-Moviers, da parte del Board dopo l’aperitivo in onore di Andy Miky Phelbs, che si assenterà dal Trentino per qualche tempo ? l’allenamento intensivo per London 2012, you know.
Grazie my Fellows, per aver risposto pronti e scattanti al LCFM! Avete applicato la philosophy letsmoviana, e state guadagnando dei punti sonanti col vostro Baord ? impresa non facile, si sa… Tutto ciò è molto molto done.

Ma eccomi giunta al momento epocale …
Moviers, se vi dico www.letsmovie.it cosa vi viene in mente?!? (No, non ci hanno denunciato per plagio!!!)… My Fellows, www.letsmovie.it è il nostro nuovo Blog ufficiale!!!!

Ovviamente il Board ? che sarà anche un movie-addicted, ma è rinomatamente un IT-loser ? non avrebbe MAI potuto concepire (figurarsi realizzare) una cosa del genere… Ringraziamo pertanto, dal profondo del cine-cuore, i Fellows Mat e Andy, che hanno fatto tutto tutto tutto loro ? tenendomi abilmente all’oscuro di tutto tutto tutto quanto…

L’idea è partita da quel gaglioffo-geek di Mat (da sempre Movier fido e web-fantasista), ma ci sono giunte voci che Andy ha contribuito massicciamente alla missione Blog. A quanto pare, oltre ad essere un campione in vasca, Andy è un asso con la grafica, e si vede… Il logo di Let’s Movie con Betty Boop (il tacco di è indubbiamente quello del Board… Quanto alle le gambe di BB, be’, quelle sono inarrivabili…) con la walk-of-fame personalizzata Fruni e il cine-sognatore volante (abbiamo un cine-sognatore volante, Moviers!), sono opera del nostro Andy…
Che razza di Starsky&Hutch Bo&Luke Jake&Elwood, questi Innovation guys!! Siete Super Done, e il Board non sa cosa ha fatto per meritarvi…

Nei prossimi giorni, con l’aiuto del gaglioffo-geek Mat, cheil Board nomina ufficialmente il nostro WG (pronunciato Dabliu Gi) , che sta per Web Guardian (e per Gaglioffo Geek), inseriremo i vostri nominativi all’interno del blog, così potrete scrivere tuuuutti i commenti che volete ? chiederei gentilmente al manipolo di dissidenti di contenere i CFR, i Call-For-Revolution, nel buon nome di Let’s Movie, ma anche del Dalai Lama, che fra poco si trasferirà a Povo per collaborare con l’Innovation Team.

Lo so, my Fellows, fa impressione… Pensare che Let’s Movie I contava 5 Moviers ? l’Anarco-zumi pre-anarchia, Alice pre-latitanza, l’Honorary Member Mic quando era solo “la Mic”, la Cap prima di darsi alla macchia, Paola Cavallapazzacavalleri (mai avvistata tra le file di Moviers, ma presente, sempre presente nello spirito) e l’arcense/archibugia Katrin, che vediamo poco SOLAMENTE per via del fuso orario tra Arco e Trento…
Pensare che ora, Board compreso, siamo in 30…

Dopo avervi copernicato la giornata, passiamo all’ultima email d’invito all’appuntamento settimanale che riceverete dal mio indirizzo… Poi, udite udite, potrete scrivermi a [email protected]
Questa settimana Let’s Movie propone:

AGORA
di Alejandro Amenabar, USA&Spagna 2009, 126’
Giovedì, Thursday
Ore 21:00/9:00 pm
Supercinema Vittoria

See Fellows, che il Board non snobba gli effetti speciali?! In realtà vogliamo vederlo per le polemiche che ha suscitato… E con le polemiche, noi di Let’s Movie, ci andiamo a nozze…
Spero che la notizia del NOSTRO blog abbia sgranato qualche occhio e strappato qualche sorriso. Io, ve lo confesso, ho una paresi facciale cronica da quando il nostro Web Guardian mi ha presentato il nostro baby blog..

Al solito, riassunto in calce e saluti wwwpuntoletsmoviepuntoittianamente cinematografici…

Let’s Movie
The Board

AGORA: Nell’Alessandria d’Egitto del 391 dopo Cristo, la filosofa Ipazia, ultima erede della cultura antica e forse, in quanto donna, massima espressione di una lunga evoluzione civile e di una libertà di pensiero che non si rivedrà più fino all’epoca moderna, viene travolta dalla crisi di un mondo, quello pagano, che non ha saputo ripensarsi, trovandosi così impreparato di fronte al nascere – e presto al dilagare – di movimenti religiosi sempre più fanatici e intolleranti.
Fra questi i “parabolani”, la setta cristiana che arriva a distruggere la biblioteca del Serapeo, dove Ipazia lotta insieme ai suoi discepoli per salvare la saggezza del Mondo Antico. Tra questi ultimi, due uomini in lotta per il cuore della filosofa: l’arguto e privilegiato Oreste e Davo, il giovane schiavo di Ipazia, che è diviso tra l’amore segreto per lei e la libertà che potrebbe ottenere se si unisse alla rivolta ormai inarrestabile dei cristiani.
Con ostilità implacabile, il vescovo Cirillo attacca senza sosta “l’eretica” Ipazia, fino a condannarla a morte.

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Let’s Movie XXV – Last Minute Let’s Movie I

Let’s Movie XXV – Last Minute Let’s Movie I

Carissimi Fellows,

Il ringraziamento RINGRAZIAMENTO (ripetizione + tutto capital letters, apprezza Mic) della settimana va all’Honorary Member Mic che ha presenziato alla visione di CITY ISLAND. L’Honorary Member, incurante dei 2 km di slums&ghetto&favelas da attraversare per arrivare in centro dal profondo Trento-Bronx-Nord, ha raggiunto il Multisala Modena in groppa alla sua honorary movie-bike, su cui è rimontata dopo lo spettacolo con tanto di dinamò innescata ? incurante, ancora una volta, dell’attrito, della fatica, del buio, delle gangs, del BOPE, e pure dei lupi mannari, di Via Maccani.
Oltre alla Mic, ringraziamo ? ma con minor enfasi, come da promessa a HM (Honoray Member) ? anche i Fellows Mat e Fed FFF, i cari Moviers CREATE-NETtiani ligi ligi…

Questa settimana Let’s Movie sposa la rassegna Itinerari Folk 2010 (http://www.itinerarifolk.it/) che propone il film all’aperto:

ON THE RUMBA RIVER
di Jacquest Sarasin
Congo 2006, ‘85
Piazza Cesare Battisti/Max Mara
Mercoledì
Ore 21:30/9:30 pm

Eddai, non sbuffate Moviers! Questo film sulla dimensione politica della nascita della rumba contribuisce anche a promuovere, in chiave cinematografica, l’universo musicale che tanto sta a cuore alla patrocinata MuSicKs…
In più, non sottovalutate il fatto che vedere il film all’aperto fa molto summer, molto drive-in…  You see? Let’s Movie non si/vi fa mancare nulla…
Ringraziandovi sempre, e sperando SEMPRE di vedervi, vi  servo riassunto in calce e saluti golosamente cinematografici…

Let’s Movie
The Board

ON THE RUMBA RIVER: Viaggiando su e giù per il fiume Congo a bordo di una nave fatiscente, il giovane orfano Antoine Kolosoy compose la prima canzone strimpellando una vecchia chitarra. Appena il suo nome circolò, il giovane “Wendo” (com’era soprannominato) venne perseguitato dalle autorità ecclesiastiche e coloniali. Negli anni Sessanta, le sue canzoni esprimevano la speranza di una nazione indipendente, dove i sogni e le aspirazioni potevano diventare realtà. Wendo intraprese la carriera di pugile, ma questo non gli impedì di lasciare la musica, e quando pubblicò il suo primo album nel 1984, divenne ben presto la star della rumba congolese. Negli anni della dittatura di Mobutu, la sua musica rimase una manifestazione dello spirito gioioso della popolazione congolese che non poteva essere estirpata. Riscoperto dopo tanti anni, dopo essersi ridotto a mendicare, Wendo fece il suo ritorno sotto il nuovo regime nel 1997. Condito di immagini e suoni indimenticabili, “On the rumba river” è un tributo musicale al popolo congolese, che a dispetto della povertà, una storia di oppressione e altalenante guerra civile che ha fatto quasi 4 milioni di vittime, continua ad essere sostenuto dalla musica. http://www.rumbariver.com

NOTA POSTUMA: Il film ON THE RUMBA RIVER è stato boicottato dalla World Cup 2010 e sostituito da INVICTUS a seguito di un LMLM I, Last Minute Let’s Movie I, indetto in extremis giovedì sera. Di qui la locandina del film di Clint Eastwood… Ci scusiamo pubblicamente con Jacquest Sarasin.

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