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LET’S MOVIE 298 propone CAFE SOCIETY e commenta ELVIS&NIXON

LET’S MOVIE 298 propone CAFE SOCIETY e commenta ELVIS&NIXON

CAFE SOCIETY
di Woody Allen
USA, 2016, ‘96
Lunedì 3/ Monday 3
Ore 21:30 / 9:30 pm
Astra / Dal Mastro

 

Freddie Mercury Fellow Movier,

Qualche tempo fa ho letto dell’Asteroide 1991 FM3 che l’Unione Astronomica Internazionale ha dedicato al King dei Queen. Per chi non fosse pratico di astronomia ― tutti tranne la Fellow Killer 🙂 ― un asteroide è un corpo celeste più piccolo della terra che vaga per l’universo. Quando furono avvistati per la prima volta, all’inizio dell’800, furono battezzati “pianetini” ― very cute.
Trovo un’idea strepitosa, ma soprattutto doverosa, che l’UAI abbia dedicato un pianetino a un personaggio che ha segnato, con la sua arte, un buon ventennio della storia della musica. Personalmente, sono molto legata alla figura di questo zanzibarese dalle origini parsi e indiane che, all’età di 18 anni, s’imbarcò alla volta di Londra, in cerca della sua strada. E che fu capace di fare ciò che fece.
Mi sono sempre interrogata sul perché le grandi major del cinema non abbiano mai concretizzato i tentativi di realizzare un biopic su Freddie. Ormai sono trascorsi più di vent’anni dalla sua morte (1994). Non è una ferita fresca come la perdita di Prince. Mercury è nell’immaginario musicollettivo da anni e anni, e meriterebbe un film che parlasse di lui, che ripercorresse la sua storia, la facesse conoscere a chi era troppo giovane per conoscerla all’epoca e a chi la vorrebbe ricordata come si deve.
Lo scorso anno aleggiava nell’aria un progetto, con Sacha Baron Cohen nei panni di Freddie ― per via della somiglianza, suppongo: non ho altri motivi per vedere un nesso fra Cohen e il contante… Poi qualche tempo fa l’attore ha abbandonato il progetto a causa di dissidi con i Queen. Da allora non se ne sa più nulla.
Come mai, secondo voi, nessun film è stato girato ancora in suo onore? Io ho una teoria all’odor di cospirazionismo… Alla fine degli anni ’70 e soprattutto negli anni ’80, Freddie aveva assunto uno stile di vita da party animal piuttosto dissoluto. Festini sex, drugs and rock&roll. Nulla di sconvolgente, a mio avviso. Attraverso la fase wild sono passati la maggior parte dei cantanti più famosi e idolatrati della storia. Eppure Jim Morrison ha avuto il suo “The Doors”, Amy Winehouse il suo “Amy”, Michael Jackson il suo “This is it”, Kurt Cobain il suo “Cobain: Montage of Heck”, Ray Charles il suo “Ray”, e persino Mozart il suo “Amadeus”. Quindi perché Freddie Mercury non ha ancora avuto il suo bravo biopic/documentario che lo immortali anche sul grande schermo così come meriterebbe? Perché gli altri sì e lui no? C’entrerà forse la sua promiscuità sessuale? Siamo ancora fermi a questo punto bigotto? Non vogliamo mostrare ciò che era e faceva perché questo lederebbe il ricordo a certi benpensanti? Pensiamo ancora che l’orientamento sessuale diverso non debba essere in alcun modo associato al talento? Guarda caso tutti i cantanti che ho citato sopra erano etero…

Vi passo molto volentieri questi interrogativi, mentre io vi parlo del Lez Muvi di lunedì, alla presenza del Woodstock. E fortuna che c’era lui in sala con me, altrimenti la sala avrebbe contato una testa in meno ― e già le teste erano cinque… Cinque! Ma come si fa, il lunedì sera, la giornata del “Lunedifilm” ― per chi di voi si ricorda RAI 1 e la sigla con la pellicola in forma di uccello che spiccava le ali, https://www.youtube.com/watch?v=4F9D4Y21M9s ― come si fa a trovare cinque persone in sala?? Il Mastro mi ha confermato che la stagione stenta a decollare, che la gente latita. Io sono del parere che tentar non nuoce mai. Che una chance, al cine, vale la pena darla SEMPRE.

Elvis&Nixon è uno di quei film piccoli piccoli ma dal cuore grande grande. E pensate, nasce da una foto: la più richiesta agli Archivi della Casa Bianca. Uno scatto che immortala l’incontro e la stretta di mano fra il presidente forse più conservatore della storia americana ―ma certo Donald Duck Trump aveva ancora da arrivare― e la star più sopra le righe e più popolare del periodo. Due individui agli antipodi, che scoprono, in verità di non essere poi così agli antipodi…
Sentite un po’. Elvis è il Re della musica, ma anche delle stranezze: nel dicembre del 1971 vuole a tutti i costi farsi nominare agente segreto dell’FBI per combattere la droga e la decadenza dei costumi, conseguenza a suo dire, del Comunismo e di certe band ― tipo i Beatles ― che diffondono fra i giovani dei messaggi degeneri… Allora cosa fa? Si mette a scrivere una letterina al Presidente, e la consegna brevi manu alla Casa Bianca.
Ora voi potete immaginare, Elvis-the-Pelvis-in-the-Memphis che si presenta ai cancelli della Casa Bianca per consegnare una lettera per il Nixon… Questi, sulle prime, non vuole incontrarlo, ma poi cede alle pressioni della figlia ― innamorata di Elvis, come il 99% delle donne americane in quell’epoca. Già cominciate a sorridere, e vi assicuro che non smettere mai fino alla fine: l’ironia è la cifra del film, e raggiunge il suo apice nella scena dell’incontro fra i due, nella sala ovale. Un po’ come assistere a due galli dentro un pollaio che battagliano per dimostrare chi ce l’ha più grande…La casa, che avevate capito! Con Nixon che snocciola il numero di stanze della White House, ed Elvis che controbatte a ettari di Graceland.
E qui bisogna rendere grazie a due attori che sanno fare il loro mestiere in maniera ineccepibile. Kevin Spacey aveva una bella gatta da pelare: far scordare Frank Langella che se l’era cavata alla grande nel bel film di Ron Howard “Frost/Nixon: il duello”. Spacey interpreta naturalmente, senza scimmiottare, la postura ingoffita di Nixon, il suo aspetto bolso misto a quella tracotanza ben nota a tutti quanti. L’attore cammina sempre sul filo tra la naturalezza e la caricatura, ma non mette mai il piede in fallo. Lo stesso vale per Michael Shannon, un attore che sulla carta e sullo schermo sembrerebbe anni luce da Elvis. Lineamenti severi, sguardo di ghiaccio, un allure che lo avvicina più al cavaliere solitario che al mite e rassicurante Presley. Anche lui riesce a mantenere l’equilibrio fra un Elvis perfettamente consapevole di essere ormai prigioniero del proprio personaggio, e un Elvis personaggio assurdo, dalle richieste strampalate, dai comportamenti a dir poco discutibili ― vedasi la fissa delle armi che porta ovunque e i distintivi che colleziona. Shannon accentua i tic della star, esaspera anche certi suoi movimenti, ma li filtra attraverso quella sua fisicità austera di cui dicevamo sopra, e non scivola mai per la china della caricatura.
Se loro due se la cavano egregiamente, un “brava bravissima” lo riserviamo alla regista, Liza Johnson, che ha scelto il meno Elvis degli Elvis. Di sosia, ne avrebbe trovati a bizzeffe, ma l’elemento vincente dell’interpretazione di Shannon sta proprio nell’evitare la somiglianza, e nel far viaggiare il suo personaggio fra demenzialità e ironia.
Tutto il film rema verso la scena dell’incontro, in cui Nixon e Presley appaiono come una coppia di bambini e di pavoni gonfiati (!!) compressi dentro un maschio alfa dalle fisicità opposte. Davanti a due uomini del genere che hanno segnato, nel bene e nel male, la storia, e che detengono il potere ― un Presidente e un Re ― una donna rimane incredula. E credo sia stato anche questo, lo scopo della regista. Istillarci un po’ di senso critico. Far sorgere nello spettatore un dubbio: come possiamo invaghirci di figure simili?? Perché sì, Elvis sarà anche stato Elvis, ma aveva comunque certe idee repubblicane che avrebbero fatto accapponare la pelle a Clint Eastwood ― che di Repubblicanesimo ne sa qualcosa… E aveva certe manie, certe ossessioni, che lo tirano giù dal trono del mito e lo mostrano in tutta la sua ridicolezza. E così vale per Nixon.
La comicità nasce anche dal fatto che lo spettatore conosce come sarebbero andate a finire le cose per questa strana coppia che predicava bene ma che razzolava proprio male: Nixon si sarebbe dimesso nel 1974 a seguito dello scandalo Watergate, ed Elvis sarebbe morto di lì a tre anni, vittima dei suoi deliri e dell’abuso di farmaci ― altra declinazione di quelle droghe contro cui tanto veementemente (veementemente??) si scagliava.
Mi piace l’angolo in cui la Johnson ha scelto di porre la sua cinepresa per sconsacrare due mostri sacri della politica e del rock. Mi piace quando qualcuno ti fa vedere l’aspetto piccolo dei grandi, o anche solo il loro lato umano. E mi è piaciuta la scelta di non inserire nessuna canzone di Presley e nessun riferimento alla politica nixoniana: perché questo non è un film su Elvis o su Nixon. Ma sulla ricerca della verità, se ci pensate.
Certo sono una pessima critica… Non ho dato al punto di forza del film il rilievo che merita. È uno spasso! Leggero, ma non superficiale, né tantomeno superfluo. Quindi, se l’avete perso, vedete di ritrovarlo… 😉

Questa settimana vediamo cosa ci ha combinato Woody con

CAFE SOCIETY
di Woody Allen

Sulle ultime opere di Allen è meglio non dire… Ma lui ha partorito meraviglie come “Io e Annie”, “Manhattan”, “Zelig”, “Matchpoint”, solo per citarne alcune…. Possiamo accordargli un’altra chance, dai.

Questo è il Lez Muvi ufficiale, ma ho necessità di chiamare un BIATHLON questa settimana! Due film uno dietro l’altro, per i cinefili duri e puri, e quelli che amano il cine di qualità.
Questa settimana, infatti, prende il via l’edizione 2016 de “Le Giornate della Mostra del Cinema di Venezia. I Film della Settimana della Critica”: questo significa che le opere provenienti dalla 31esima Settimana Internazionale della Critica verranno proiettate GRATIS nelle sale convenzionate FICE, tra cui spicca il nostro Mastro e il suo Cinema Astra. 🙂

Quindi lunedì, prima di “Café Society” i duri&puri verranno con me a vedere il film di apertura della Settimana della Critica

PREVENGE
di Alice Lowe
UK, 2016, ‘92
Lunedì 3 / Monday 3
Ore 19:15 / 7:15 pm
Astra / Dal Mastro

E visto che il primo BIATHLON era stato un successo, vediamo cosa ci riserva la seconda edizione…

Per gli appassionati come me di Marina Abramovic, segnalo il documentario “THE SPACE IN BETWEEN ― Marina Abramovic and Brazil”, mercoledì 5, ore 20:00 allo Smelly Modena, all’interno della rassegna “Cinema e Arte” (Costo del biglietto: 10 Euri ― ma se amate Marina, farete questo investimento).

Prima di pubblicizzare il Maelstrom, vi servo un paio di Frullati, il primo dei quali vi era stato promesso:
“La bruta bellezza di ‘Nocturnal Animals’” ― http://www.magazzino26.it/la-bruta-bellezza-di-nocturnal-animals/
“Gioie e dolori dalla Mostra del Cinema di Venezia” ― http://www.magazzino26.it/gioie-e-dolori-dalla-mostra-del-cinema/ 

Se li scorrete, proverete forse la sensazione del dejà-vu, anzi del dejà-lu, dato che vi ho fatto un reportage dalla Mostra del Cinema di Venezia… Ma diciamo che nei Frullati metto più ingredienti… 😉

E ora Maelstrom ― mi raccomando, è molto utile ― ringraziamenti e saluti, stasera, regalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Il Maelstrom di oggi è utile perché vi propone la programmazione dei film dellaSETTIMANA DELLA CRITICA. Così non correte il rischio di perderveli per strada…
Per trame e quant’altro, eccovi la brochure, http://sicvenezia.it/download/2016/sic31-brochure-decentramento.pdf

MULTISALA ASTRA
LUN 3/10, 19,15, PREVENGE di Alice Lowe
21,15, LOS NADIE (The Nobodies) di Juan Sebastián Mesa Film vincitore 31^ edizione della SIC

MULTISALA MODENA
MAR 4/10, 19,00, SINGING IN GRAVEYARDS di Bradley Liew
21,30, JOURS DE FRANCE di Jérôme Reybaud

MULTISALA ASTRA
LUN 10/10, 19,15, TABL (Drum) di Keywan Karimi
21,15, LE ULTIME COSE di Irene Dionisio

MULTISALA MODENA
MAR 11/10, 19,15, AKHED WAHED FINA (The Last of Us) di Ala Eddine Slim – Premio Mario Serandrei, Hotel Saturnia e Leone del Futuro / Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis

CAFE SOCIETY: Un giovane uomo arriva a Hollywood nel corso del 1930 nella speranza di lavorare nell’industria cinematografica. Lì si innamora, e si ritrova catapultato al centro di un vivace “Café Society” che ben rispecchiava lo spirito dell’epoca.
PREVENGE: Una donna incinta cerca vendetta, in preda a una furia omicida tanto feroce quanto spassosa. Cosa porterà la maternità alla spietata Ruth, redenzione o distruzione?
THE SPACE IN BETWEEN: In viaggio in Brasile alla ricerca di nuovi stimoli creativi, Marina Abramovic intraprende un percorso di guarigione spirituale. Incontra medium a Abadiania, erboristi a Chapada, sciamani a Curitiba. . . Il sincretismo religioso del Brasile più profondo si fa percorso personale e artistico e racconto per immagini, in un seducente intreccio di profondità e ironia. Tra cerimonie di purificazione e trip psichedelici, Marina riflette sulle affinità tra performance artistiche e rituali e si mette totalmente a nudo, in un tragitto anche interiore nei meandri del suo passato difficile. Un film autenticamente “in between”, sospeso tra arte e vita, tra road movie e spiritual thriller, tra diario intimo e osservazione antropologica.

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Let’s Movie CXCIII – BLUE JASMINE

Let’s Movie CXCIII – BLUE JASMINE

BLUE JASMINE
di Woody Allen
USA, 2013, 98’
Lunedì 16/Monday 16
21:00/9:00pm
Supercinema Vittoria/Viktor Viktoria

Mismatching Moviers,

Lunedì scorso a Lez Muvi stavamo dentro la commedia degli errori. Shakespeare si sarebbe goduto lo spettacolo, appoggiato al bancone dell’Astra, iniseme al Mastro e a Robin, che hanno assistito, in carne e ossa, allo stato confusionale in cui versa questa nostra cine-esperienza oscillante tra reale e virtuale chiamata Let’s Movie.
Convinta che il film proposto sia “Risate di gioia”, la Movier More acquista il biglietto, prende posto in sala e premurosa mi chiama assicurandosi che io stia arrivando. Io naturalmente assicuro, sì, certo, mi sto precipitando, convinta che la Movier abbia preso posto per “The Lunchbox”… Una volta arrivata, scopro il mistero delle sale equivocate… Sbotto allora in una risata muscolosa ― sì, una di quelle che conoscete bene, che si fa strada in mezzo a tutto e tutti― e contemporaneamente do ragione al Mastro, anche lui divertito assaje dal misunderstanding. “Ma che gruppo di Moviers hai? Ognuno fa quello che vuole…Domina l’anarchia!” 🙂 🙂 Eh sì, Moviers, siamo il gruppo più sconclusionato, malorganizzato (meglio non citare qui le difficoltà del WG Mat ad abbinare sala giusta, film giusto, orario giusto), in una parola, più svampito, delle community cinematografiche ad oggi iscritte al sindacato delle community cinematografice… L’Armata Brancaleone del movie-going, la Flaviavento dei club cinefili, il fanalino di coda della…insomma avete capito.
Ma se non altro:

1. L’episodio ha decretato il trionfo dell’approccio “anarco” proposto dalla Zu (vuoi vedere che aveva ragione lei sin dal 2009??);
2. Io e la Movier More ci siamo spalmate su due fronti cinematografici opposti agevolando così due esperienze culturali diverse ―quando non sapete più che pesci pigliare, utilizzate espressioni tipo “spalmare” in senso figurativo, “fronti” in senso non-lukeperry e “agevolare” (ma non il filmato), che almeno confondono l’audience impedendogli di raggiungere conclusioni pericolosamente corrette.
3. Ho imparato che con la Movier More ―splendido frutto di bosco tendenzialmente portato a smarrire dettagli, guanti, chiavi in egual misura― specificherò sempre tutte le informazioni tutte in mio possesso. 🙂
4. Ho realizzato che come Board sto perdendo colpi e che forse è giunta l’ora di farmi cadere e indire delle Primarie per scegliere il nuovo premier.
5. Le proposizioni ai punti 4 degli elenchi sono sempre false mentre quelle ai punti 6 sempre vere.
6. Il Board cade ―sì, quello spesso― ma non de-, quello (giam)mai. 🙂

Ho preferito riempire così lo spazio a disposizione in testa, invece che parlarvi delle Universiadi, inaugurate a Trentoville mercoledì. L’unica ripercussione dell’evento che ho subito sulla mia persona ―a parte la perplessità nei confronti del neologismo “universiadi”, perché allora ditelo se andiamo avanti a rime sole-cuore-amore― è stato il giglio azzurro-wood spuntato trashissimamente sopra la torre di Piazza Duomo, e che accolgo con rinnovato sconcerto al calar d’ogni sera, dal terrazzo di casa. Manca solo un po’ di pompa-nelle-casse e siamo in pista, bella raga.

Fosse un gesto, “The Lunchbox” sarebbe un mazzo di frangipani regalato senza motivo. È delicato, dolce. Ma rigoroso e pulito nel modo in cui si offre. È un film che sboccia sulle strade trafficate di Mumbai, tra autobus, risciò e la frenesia della città nelle ore di punta, quando Saajan si reca al lavoro la mattina, o rincasa la sera. Saajan fa il contabile, è a un passo dalla pensione e la sua vita, dopo la morte della moglie, è una catena di giorni omozigoti, il lunedì uguale al martedì, il martedì al mercoledì ecc ecc. E lui ha abbassato le serrande, meaning, ha messo via il sorriso e la disponibilità verso gli altri. Un chiuso per lutto senza prospettive di riapertura.
Ma la vita, si sa, è arlecchina, specie quando il caso ci mette lo zampino ―e guardalo lì, Shakespeare che se la ride ancora. Sì perché un bel giorno Saajan riceve un lunchbox destinato a qualcun altro.
Qui però c’è bisogno di inserire un paragrafo “Usi e Costumi”, come nelle ricerche che copiavamo paroparo dalle enciclopedie alle medie. In India è presente una vera e propria rete di fattorini, i dabbawala, incaricati di consegnare sui luoghi di lavoro i cestini da pranzo preparati dalle mogli dei lavoratori. Sì sì, avete ragione, in italiano il titolo suonerebbe come “La schiscetta” ― quindi ringraziamo che abbiano mantenuto l’originale!
Il lunchbox recapitato per errore a Saajan è stato preparato con cura da Ila, giovane sposa che spera, attraverso i manicaretti da lei cucinati, di riacccendere il matrimonio con un marito similaun. E qui si innesca il cortocircuito amoroso: Saajan comincia ad apprezzare la cucina di Ila, Ila comincia ad apprezzare il fatto di essere apprezzata, e i due prendono a scriversi. La necessità di raccontarsi è più forte di qualsiasi distanza, a livello fisico e conoscitivo. Infilano i loro biglietti nella schiscetta, Ila e Saajan ―biglietti al profumo di naan e spezie ― attendendoli entrambi con controllata trepidazione.
Il film perciò utilizza un tropo antichissimo, l’amore maturato attraverso lo scambio epistolare ― c’è forse qualcosa di più tropico e mitico? (Mitico nel senso 883iano di “da sballo”) ― ma lo cala in un contesto assolutamente non tropico (ma parimenti mitico!). E qui il metaforico si spreca… La gamella per il pranzo collega due poli soli ―sono soli, Ila e Saajan― porta il cibo, porta la parola, e con esse una nuova promessa di vita. È una comunicazione plurisensoriale, quella attivata, eppure i due non s’incontrano mai. Non è l’incontro, che interessa al regista. È la convergenza di due anime sole verso uno stesso punto, che permette loro di conoscersi, di aprirsi reciprocamente, e cambiare. Ila e Saajan si danno l’uno all’altra in una maniera profonda che porta al loro progresso individuale ―Ila lascerà il similaun e Saajan, be’ Saajan capisce che ritirarsi in un piccolo villaggio di periferia non fa per lui. Credo che al regista interessasse proprio questo: la possibilità di ritrarre un rapporto in absentia che tuttavia genera risultati pari a quelli ―o superiori a quelli― di un rapporto in presentia.
“A volte il treno sbagliato porta alla destinazione giusta”, questo scrive Ila a Saajan, nell’ultimo biglietto, e questo è un po’ il principio che regge tutta la storia. E sì, avete ragione anche qui, potrebbe essere un modo più elegante di dire “non tutto il male viene per nuocere”, però ammetterete che l’immagine del treno sbagliato e della stazione giusta ha un impatto allegorico molto superiore ―e l’ha notato anche la Honorary Member Mic, che ha addirittura preceduto il Lez Muvi di un giorno, la precursora! 🙂 Forse davvero è così. Forse dovremmo credere nella stazione giusta, più che disperarci per il treno sbagliato…
Prima ho usato la parola “controllato”. Il controllo, la sobrietà sono caratteristiche proprie al film e alla recitazione dei personaggi. Non una lacrima versata, non un sospiro. Eppure quanta chemistry tra i due! E anche il cibo non è veicolo erotico ―come succede in una quantità di film/libri in cui si cavalca l’associazione cibo-eros (“9 settimane e mezzo”, “Chocolat”, “La grande abbuffata”, giusto per citarne tre). Qui il cibo è una miccia narrativa che permette ai personaggi di svelarsi, il canale attraverso il quale i due possono comunicare.
Questa coppia di innamorati di penna mi ha ricordato un’altra coppia alla quale sono legatissima: Helen e Frank, alias Anne Bancroft e Anthony Hopkins in “84 Charing Cross Road” ―anni ’50, scrittrice newyorchese lei, libraio londinese lui, una relazione epistolare durata più di vent’anni e mai un incontro. DA VEDERE!
Insomma, questo film, se potete, se vi piacciono i silenzi pieni di piccole grandi intuizioni, se vi piace quando un dettaglio ha senso, quando un sussulto impercettibile contiene tutto il trasporto di un amore, se vi fidate anche del indianologo lezmuviano WG Mat, a cui “The Lunchbox” è molto piaciuto, allora vi prego correte dal Mastro a guardarlo prima che lo tolga!
E noi, nel frattempo andiamo a guardarci

BLUE JASMINE
di Woody Allen

Porgo pubbliche scuse al Mastro: mi ero ripromessa, e avevo promesso, di proporlo quando la pellicola sarebbe passata all’Astra (fra qualche giorno). Ma purtroppo, non c’è molto altro che m’ispiri in giro… 🙁 So’ malafemmena, Mastro! 🙂
Ora, io mi auguro che Allen abbia davvero voltato pagina dopo l’inqualificabile “To Rome with Love”…. Sappia, il mio amato Woody, che a Natale non siamo tutti tutti più buoni eh… 😉

E ora Merry Moviers vi saluto! Let’s Movie abbassa la saracinesca (cavolo ma la “Sara-CINEsca” sono IO!!!) per il periodo natalizio e le rialzerà a gennaio 2014 ― quando Piazza Fiera sarà tornata sublimamente, dechirichianamente sgombra. Scommetto che ci sentiremo prima…. Ma caso mai non dovesse succedere, non vi allarmate. Non sparisco…magari volo, ma non sparisco 😉

Adesso però mi taccio, Moviers. Ringraziamenti, Movie Maelstrom, riassunto e saluti, confusionariamente cinematografici ― ma allora, allora, poteva anche della sintesi…. 🙂

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Io lo so che ora dovrei mettervi qui un link alla canzone più christmasy che esista, John Lennon e Joko Ono, gli Wham o Mariah Carey… E invece no, sfiorando la blasfemia, infiammiamo la clerica e candida Trentoville con questa, http://www.youtube.com/watch?v=t7pTCPiBG1I ― che ho avuto modo di riascoltare ieri sera, in un concerto rock anni ’60-70 da ricordare…
Let this Christmas be rock! 🙂

BLUE JASMINE: Di fronte al fallimento di tutta la sua vita, compreso il suo matrimonio con un ricco uomo d’affari Hal (Alec Baldwin), Jasmine (Cate Blanchett) una donna elegante e mondana newyorchese, decide di trasferirsi nel modesto appartamento della sorella Ginger (Sally Hawkins) a San Francisco, per cercare di dare un nuovo senso alla propria vita. Jasmine arriva a San Francisco in uno stato psicologico molto fragile, la sua mente è annebbiata dall’effetto dei cocktail di farmaci antidepressivi. Sebbene sia ancora in grado di mantenere il suo portamento prettamente aristocratico, in verità lo stato emotivo di Jasmine è precario e totalmente instabile, tanto da non poter neanche essere in grado di badare a sé stessa.

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Let’s Movie XCVI

Let’s Movie XCVI

MIDNIGHT IN PARIS
di Woody Allen, 100’
USA 2011
Mercoledí 7/Wednesday 7
22:00/10 pm
Mastrantonio’s/ Astra

Frecciarossa Fellows,

Non ci crederete ma vi sto scrivendo proprio dalle rotaie, che se ci pensate è pratica scribendi troppo Let’s Movie  — scrittura cinematografica in loco-motion verso i Moviers, più movi(e)mento di così…
La trasferta romana si è conclusa all’insegna del Total-Devastation Decembr 2011. Che dire dei tre giorni di Forum? Sono stati tre giorni di Forum… meglio non aggiungere altro..
Invece il Summit con i Guys di Los Angeles — nonché Capi-Area Let’s Movie — è stato ridimensionato a un Meeting one-to-one con il Fellow Davide Testone di Testaccio: i Fellow Giak del Trevigiano e Mario Menagramo del Lodigiano sono stati ostacolati da cause di forza maggiore che purtroppo hanno impedito loro di presenziare all’evento. Ciononostante, li abbiamo pensati molto in questi due giorni — insieme a Massimo e Lella Vignelli, e a Tobia Scarpa, naturalmente 🙂 — e non manchiamo di spedire loro dei max(x)i auguri di pronta guarigione, dall’influenza intestinale e dalla crisi economica.

Quanto a ospitalità, il Fellow Testone ha riconfermato la sua eccellenza (!): ha cacciato un casco in testa al Board, l’ha piazzato in sella al suo scooter, e l’ha scarrozzato su per l’Aventino, il Celio, il Flaminio e giù lungo Trastevere, facendogli scoprire delle bellezze che solo un senese trapiantato nella capitale può conoscere. A partire dal Cimitero Acattolico, con le tombe di John Keats e P.B. Shelley (andateci tutti, please, è un angolo smeraldo incastonato tra la Piramide Cestia e qualcos’altro), al parco dove hanno girato “Caos Calmo” (cine-tourismo sull’onda Fellow July Jules & Pilo), al Maxxi (dove Zaha Hadid ha spianato scale e bandito simmetrie offrendo al visitatore il beneficio della randomness), passando per l’Ara Pacis (ma perchè tutte quelle polemiche due anni fa, vi domando? A me pare che il buon Meyer abbia fatto un buon lavoro vestendo l’Ara con un cappottino minimal di vetro, e permettendo a noi passanti di fare i voyeur e sbirciarci dentro ogni volta che vogliamo…).
I due Moviers in versione “Vacanze Romane” non si sono fatti mancare nulla

  • Compresi gli incontri con personaggi del calibro di Diego della Valle, Pierfrancesco Favino, un attore non ben identificato dei Cesaroni, Max Giusti e Giuliana Sgrena (lei a Trento, in stazione, unbelievable)…
  • Compreso un buco di un portone, che, grazie a una magia di prospettiva, riesce a contenere entro il suo micro-raggio tutta la Basilica di San Pietro — uno rimane a bocca aperta sia per la magia di prospettiva sia per l’idea di poter pigiare un San Pietro dentro un buco e farcelo rimanere lì, piccolo piccolo… (lascio a voi il piacere di scovare prime on-line e poi on-site questa meraviglia… :-)).
  • Compreso un inseguimento da parte della polizia con conseguente: accusa “Siete passati col rosso” e atteggiamento il-braccio-duro-della-legge; ansia del Fellow Testone davanti alle forze dell’ordine in tutta la loro forza dell’ordine; minaccia di multa salatissima e doloroso prelievo punti; sudori freddi e malcelata tremarella dei due soggetti fermati e pathos ai massimi livelli — il Board pronto a bambizzare con occhi da Bambi la coppia di cops; inaspettato lieto fine dopo che l’avvocato Testone dice di fare sia l’avvocato che il cicerone a “una trentina venuta da Trento”…. A quel punto il poliziotto si scioglie, il bad cop in lui diventa good, e con un moltoumano “annatevene a magnà ‘na pizza”, ha graziato i due criminali delle due ruote…  Quindi ringrazio Davide non solo per l’ospitalità, ma anche per l’astuzia con cui ha sfruttato a nostro vantaggio l’esoticità del Board (“trentina venuta da Trento”), per scampare al braccio duro della legge… Che giurista sei, Davide… 🙂

Prima di passare allo Special Let’s Movie to Krypton, voglio ringraziare il Fellow Ferdi O’ Principe, il Responsabile della Sede Distaccata Let’s Movie di Napoli, che si è sincronizzato con noi ed è andato a vedere “La kryptonite nella borsa” — e certo, vederlo a Napoli, patria del regista e set del film, col golfo di Surriento laggiu’, il mare che luccica, il vento che tira forte e te-vojo-bene-assaje, dev’essere tutt’un’altra cosa… Noi però, Ill.mo O’Principe, ci siamo organizzati — be’, Mastrantonio si è organizzato — e ci siamo beccati la proiezione con dibattito alla presenza del regista.

Cotroneo si è dimostrato una vera pasta d’uomo, il cui tratto distintivo più apprezzabile (tra i tanti) è l’umiltà. Insomma per nulla Bellocchio (belloccio sì, magari… :-)). E per nulla Moretti, per quanto apprezzammo il Moretti-molto-lowprofile della sua incursione a Trento, l’aprile scorso, quando Mastrantonio era solo un ente logistico-cinematografico e non Sir Mastrantonio (a tratti anche Marcantonio, vista la discendenza cinematografica molto patrizia e per niente plebea :-)).

 Il dibattito post-film è stata cosa gradita persino al Fellow D — notoriamente avverso agli eccessi verbali propri e altrui (!) — e anche agli altri Fellows presenti al nostro Let’s Movie, ovvero: l’Anarcozumi che, affetta da fame animale post-dibattito-postfilm, ci ha trascinato in un locale ciòfane stile “Noi Tronisti di periferia”, per poi stroncarlo con la rinomata freddezza anarcozumiana; la Fellow Giuly Jules, affetta da un’acidità di stomaco atomica innescata dal curry dell’Indiano in Corso Buonarroti (altroché bomba h…); il Fellow Pilo, affetto da una lucidità di giudizio cinematografico che il Board ha salutato con grande ammirazione; il Fellow Sergente Fed FFF, affetto da una strana forma di cleptomania come cantavano i Non-mi-ricordo-chi nel 2009, visto che voleva impossessarsi di un posto prenotato, confondendo cosí il momentaneo sostituto del buon Mastro.

Ma veniamo a “La kryptonite nella borsa”. È un’opera prima, e ha tutti i numeri per essere un’opera prima dignitosa. Cotroneo ha fatto le cose fatte bene. Una ricerca ai limiti dello spasmodico per quanto riguarda l’ambientazione restituisce un’Italia anni ’70 molto riconoscibile, e familiare anche a chi, gli anni ’70, non li ha vissuti perché natoci in punta di coda — Board e compagnia, credo. Non mi riferisco solo al mobilio, alle macchine, al taglio dei vestiti, che sono i “props” (eddai, fatemi fare un po’ la maestrina) più lampanti. Ma anche i micro-dettagli, come la trama delle stoffe — la prima tuta di superman, per esempio — oppure la cartella di Peppino. Pensare a tutto non è semplice, qualcosa sfugge sempre. Ma Cotroneo-regista c’è riuscito, e un bravobravobis non glielo toglie nessuno. Questa sua maniacalità però — senz’altro sorella della maniacalità che controddistingue il Cotroneo-traduttore, e tutti i traduttori malati di perfezionismo, mannaggia a loro/noi — rischia di sfociare nell’eccesso. Tutto a un tratto è troppo incredibilmente Seventies… Io ho avuto una sensazione come di indigestione da “Happy Days”…
Per farvi capire: prendete “This Is England”. Uno scivola nel film e nell’ambientazione in maniera molto molto naturale. È dentro il film. In “La kryptonite nella borsa” uno è fuori e guarda dentro: è nel 2011 e guarda dentro la scatola degli anni ’70, ma non è negli anni ’70.
È come se non accettassimo il patto di sospensione della coscienza di cui ci aveva parlato Wordsworth, intorno al 1798 — ricordate, no??! 🙂 Il poeta inglese parlava di “Willing suspention of disbelief”, il distacco cosciente del lettore — del fruitore dell’opera d’arte — nel momento in cui lascia la realtà contingente ed entra nell’opera d’arte che ha di fronte. Ecco, con il film di Cotroneo io ho spiato dentro, ma sono comunque rimasta fuori, osservando tutto con occhio molto clinico… Non so bene come mai, ma credo che l’eccesso a cui facevo riferimento prima c’entri molto… C’entra anche forse un impianto un po’ troppo fictioneggiante… Nella scena corale in cui i personaggi si mettono a ballare il sirtaki — e, più in generale, nelle varie scene in cui si balla e si canta — ho pensato a “Tutti pazzi per amore”, la fiction di Rai 1 (non che il Board guardi Emilio Solfrizzi come invece fa il Fellow Testone, facendo finta di niente…;-)). L’associazione é stata immediata… Poi, durante il dibattito cosa ti scopriamo? Che Cotroneo è proprio lo sceneggiatore di “Tutti pazzi per amore”… Mmm guarda guarda…

La questione mi riporta alla mente un punto sollevato con il Fellow Pilo fra i Tronisti Tunz-tunz dopo il film: come si fa a distinguere quando la mano di un creatore (architetto/scrittore/regista) è indicativa di un suo stile ben definito e quando diventa schiava dei propri gesti ripetendoli pedissequamente? Insomma, dove finisce lo stile/il marchio e comincia la serialità? Dall’alto (sí :-)) della sua formazione come architetto, il Fellow Pilo ha dato saggio dell’esperienza accumulata negli anni e mi ha illustrato il caso Renzo Piano. Renzo Piano ha un suo stile — lo riconosci, ha un suo linguaggio — ma non si ripete mai. Ogni suo edificio è un lavoro a sé, un capitolo nuovo, che certo si inserisce nell’enciclopedia “Il Piano”, ma che beneficia di una sua autonomia stilistica ben precisa — perché il lavoro parte dalle necessità di un edificio, e dal suo contesto, e ogni edificio presenta necessità e contesti diversi, quindi ogni incarico é sempre nuovo.. Credo che questo discorso possa valere anche per la regia. Voi che dite? (“Ma vedi d’annatene” non sarebbe proprio una bella risposta…).

Questo discorso mi riporta ai tempi dell’Università. Un docente, durante un seminario sulla scrittura creativa, ci disse che gli scrittori devono imparare a “kill their darlings”: ammazzare i propri affetti, cioé le pratiche cui sono legati o a cui si sentono più a loro agio — lo scrittore deve avere il coraggio di innovare/si (tre giorni di convegno sull’innovation hanno lasciato i loro strascichi).
Spero che nei prossimi film Ivan (Ivan!) ammazzi qualche darling (tipo i balli di Simone et sim.) e che sia innovativo come ha dimostrato di esserlo nelle parti più innovative del film  — per esempio gli intermezzi metaforico-visionari (vedi le tre “madri” mamma-Madonna-maestra). E comunque diamo tutto il sostegno a un regista che ha ringraziato mille volte per la partecipazione al film e si è dimostrato tanto disponibile con le domande dalla platea ― viste le tante primedonne nel mondo dello showbiz, vediamo di apprezzare uno che apprezza l’understatement…

Ed è ora con grande onore che comunico che il successo del Let’s Movie Special di venerdí scorso è stato bissato dal Let’s Movie di mercoledí con la proiezione del film della Honorary Member Mic!
Il Sergente Fed FFF ha raggiunto la Honorary Member allo Smelly Modena e insieme hanno guardato/subìto “Il ventaglio segreto”! Sono molto molto fiera della gestione Let’s Movie in absentia Board, per quanto mi sia stato riferito di un tentativo di rovesciare proprio il Board! Vero, Fellow Fed FFF??!?!… Ma Fed, dovresti sapere che il CdA di Let’s Movie è compatto, agisce di concerto e non teme congiure ― la Mic mi cazzia apertamente, senza bisogno di cospirazioni…
A riprova, riportiamo il commento della Honorary Member:

“Il film è stato un successo…a fine film Federico mi ha confidato che per Natale desiderebbe ricevere il libro da cui è tratta l’opera ‘Snow Flower andthe Secret Fan!!
Ok ho finito con le menzogne…è stata una tristezza infinita a cominciare dallo scricchiolio delle ossa dei piedini di queste due ragazzine di 8-9 anni (v. fasciatura dei piedi nella Cina del 1200).
Non finiva più, questa odissea tra queste due tipe dei giorni nostri (che si muovevano in parallelo con le due tipe cinesi del 1200)…l’unico concetto che mi è rimasto impresso, questo grazie al fatto di aver ripetuto la parola 722 volte in 112’, dicevo mi è rimasto impresso il concetto di LAOTONG, sorelle per la vita…ora capisco che l’amicizia sia uno dei valori fondamentali ma arrivare ad annullare te, la tua identità la tua vita, la tua famiglia, i tuoi figli, la tua carriera, le persone che ti vogliono bene, insomma tutto (esclusivamente e a prescindere) in nome dell’amicizia mi sembra un po’ eccessivo! Per non parlare delle continue immagini dei piedi martoriati (e incastrate in scarpine di 7cm)…in paragone con i piedi delle tipe ‘attuali’ fasciati in comode scarpe tacco 12..
Esperimento fallito ma da questa esperienza ho capito una cosa fondamentale:
1) mai lamentarsi delle scarpe scomode…può sempre andarti peggio nella vita!
E come diceva la mamma-senza-cuore del film ‘Solo con il dolore si raggiunge la vera bellezza’ – ecco vediamo di non martoriare il nostro fisico per placare temporaneamente l’irrequitezza della nostra mente…GRAZIE!!!!”

Ogni riferimento a persone all’interno del CdA è assolutemente casuale, vero Mic?!? 🙂
Anyway…Sei stata davvero “awesome”, come dicono di Shakespeare gli scholar americani… 🙂 — purtroppo come sai non ti si può corrispondere alcun bonus in denaro per riconoscerti il lavoro svolto: Let’s Movie è una ONLUS, che sta per ONLynUtS: ci guadagnamo solo noi in quanto pazze. 🙂
Invece per il complotto ai danni del Board, il Sergente Fed FFF dovrà scontare la legione straniera letsmovieana, ovvero la visione de “La Corazzata Potemkin” per tre volte consecutive, senza sottotitoli, senza popcorn, e senza possibilità di stoppare… Uah uah uah… 🙂

Ma ora lasciatemi correre ad annunciare il film di questa settimana…

MIDNIGHT IN PARIS
di Woody Allen, 100’

Del film non dico nulla se non che Matrantonio ne è entusiasta… In più sono curiosa di vedere se Woody Allen, tanto amato nei suoi capolavori d’antan (“Manhattan”, “Io e Annie”, ma anche “Match-point”), quanto scialbo negli ultimi (“Basta che funzioni” e “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni”), riesce a ritrovare il tocco magico di una volta e a regalarci qualcosa di speciale…

 Sí sí ho capito ho capito, mi sono dilungata un pochino… Allora scappo via, scappo via…Ma non prima di avervi progettato un museo-teca tutto per voi e averci piazzato il vostro riassuntino, modello Ara Pacis. E non prima, ovviamente, di aver aperto il movie Maelstrom e avervi mandato dei saluti, che stasera sono architettonicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dalla Honorary Member Mic (attivissima questa settimana!), benché restia al posting sul Baby Blog da parte del Board — ma il Board ovviamente non ci sente da quell’orecchio (da entrambi, a dire la verità… :-)).

  • TESTIMONE D’ACCUSA – Vale la pena per vedere Marlene Dietrich all’opera + rapporto spassoso tra l’avvocato e la sua infermiera! (Be’, Billy Wilder non si puo’ perdere, insieme alla intramontabile Lili Marlene… Grazie Mic!)
  • IL CLUB DELLE PROMESSE – Niente di trascendentale ma se vuoi vederti un film divertente…guardatelo…è piacevole (anche perché non è lungo!) — Visto, Mic! (Una Giovanna Mezzogiorno stranamente diversa…)
  • VERTIGINE – l’ho preso perché sono molto ignorante circa i film degli anni 40 in bianco e nero…carino ed elegante! (Tu parli d’ignoranza?! Tu??? Come on, Mic…Vado a pescarmelo ;-))

MIDNIGHT IN PARIS: Una famiglia americana è in viaggio d’affari a Parigi. Quando incontra una giovane ed eccentrica coppia di fidanzati, vedrà cambiare sensibilmente la propria vita. Il film è anche la storia del grande amore di un giovane per la città di Parigi e dell’illusione di tutti coloro che pensano che se avessero avuto una vita diversa sarebbero stati molto più felici.

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