Let’s Movie LXXIII

Let’s Movie LXXIII

IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA
di Jean-Pierre e Luc Dardenne
Francia, 2011, 87’
Mercoledì 8/Wednesday 8
21:00/9:00 pm
Astra

Meteomaledetto Moviers,

Cerchiamo di non ritornare sull’argomento maltempo nell’UNICO (come il Modello) ponte del 2011 ― penso che tutti voi, 83-e-dico-83 Fellows, ci siate ritornati anche troppo in questi giorni di schizofrenia metereologica…

Segue cronistoria del venerdì Let’s Movie LXII― e notate un po’ come il tempo presente faccia giallo americano anni ’30, e come io sia da rinchiudere 🙂

Dopo un aperitivo très très chic dalla adorata Movie-couple July Jules + Pilo, mi precipito ― macchina, tacchi e tutto ―in Via Calepina, credendo di trovare una Honorary Member Mic imbufalita per il mio ritardo. E invece, mi accoglie il Fellow Karmine (la K fa ciòvane), che nonostante i gusti cinematografici un filino dissimili da quelli del Board (per lui dieta a base di cinepanettoni vanziniani, per noi polpettoni à la Dardenne), non ha scordato Let’s Movie e si presenta puntualissimo all’appuntamento. In realtà scopro che è stato astutamente assoldato dalla Honorary Member Mic e dalla Fellow Cap, ree di un ritardo nucleare sulla tabella di marcia ― a ore 8:45 pm le due pasteggiano ancora a Los Gardolos. La nuclearità del loro ritardo è aggravata ulteriormente da piccoli incidenti di percorso rientranti nella casistica portone-del-garage-contro-paraurti-della-macchina, maniglia-del-garage-in-caduta-libera-dal-portone-del-garage, tentato-strangolamento-della-Cap-da-parte-di-un-feroce-orso-tipo-Haribo-durante-il-tragitto-in-macchina. Malgrado la casistica, la Honorary Member Mic e la Fellow Cap raggiungono Via Calepina alle ore 9:06 pm, cine-sprezzanti del pericolo ritardo come solo i Movier navigati sanno essere.

Ora prendete carta e penna e risolvete il seguente problema. La sala presenta una folla di 11 spettatori. Se di quegli undici, 4 siamo noi Moviers, 2 si defilano al settimo minuto, una è la presentatrice, e una la donna delle pulizie, quanti spettatori effettivi rimangono per la visione del film? (Da risolversi senza ricorrere a logaritmi in qualsiasi base). 🙂

“Grandi speranze” non è un film, è un reality con finalità documentaristiche. Niente voli pindarici riguardanti montaggio od originalità di mise-en-scène. Nulla di particolarmente brillante nella forma. È il contenuto che chiama. Ci troviamo davanti a due storie d’imprenditori italiani che hanno fatto, o vogliono fare, fortuna in Cina. Nel primo caso un imprenditore vuole mettere su un bisnèss di acqua frizzante e auto-documenta l’iter “dall’idea alla realizzazione” con la sua telecamerina. Nel secondo caso assistiamo al comportamento di un manager italiano davanti alla propria forza-lavoro cinese. In entrambe le storie si resta stupefatti dall’attaggiamento estremamente aggressivo dell’occidentale sfruttatutto che arriva per l’ennesima volta nell’ennesimo paese straniero (la Cina) e compra la fiducia autoctona con le perline di vetro del “Contribuiamo-a-creare-il-vostro-benessere”…

E a questo punto ti viene proprio da ricorrere all’-ismo di “neo-postcolonialismo” (copyright by the Board :-)): l’oggetto dello sfruttamento è cambiato rispetto all’epoca del colonialismo e del postcolonialismo, ma lo sfruttamento, quello NON è cambiato affatto. Una volta erano cotone e canna da zucchero, oggi sono acqua minerale e soluzioni meccatroniche. E forse non ci sarà mai fine alla dinamica del master-slave, del colonizzatore-colonizzato, che si reitera assumendo nuovi lineamenti e nuove modalità a seconda dell’epoca storica in cui si manifesta… Ci saranno sempre nuove Indie, Afriche, Cine…

Noi Moviers siamo rimasti mooolto colpiti soprattutto dall’atteggiamento autoritario dell’imprenditore italiano con lo staff cinese. Quello che doveva essere un discorso a metà tra la pacca sulla spalla rassicurante (“tranquilli, siamo qui per voi e vi seguiremo in tutto, vi aiuteremo in tutto”) e il discorso  motivazionale  ― vedi alla voce pratica della pagliacciata motivazionale come illustrata inquietantemente bene da Virzì in “Tutta la vita davanti”― si trasforma in un monito stillante minaccia e intimidazione. La battuta che meglio riassume questo dispotismo autocentrato? “Ma perché non parlate? Parlate. Io sono disposto ad ascoltare. Poi decido IO. Ma ascolto”… Ti si gela il sangue quando senti una cosa così. Ti vengono in mente balconi romani e folle di “ITALIANI!”…

Purtroppo la classe imprenditoriale è questa ― e penso con terrore ai branchi di manager rampanti che università prestigiose formano e poi sguinzagliano in giro per il mondo. Oggi ci riempiamo la bocca di paroloni come democrazia globalizzata. Ma il seme da cui la new economy è sbocciata porta con sé una componente colonialista che ci riporta dritti dritti al diciassettesimo secolo.

Meno male che “Logorama” ci ha fatto tornare il sorriso! E il Board, che cerca il sorriso di tutti i Moviers sopra ogni cosa, ha frugato il web e ha scovato questo gioiellino per voi ― http://vimeo.com/12026956. Prendetevi 16 minuti e guardate cosa il team diretto da François Alaux ha messo insieme! Una Los Angeles re-immaginata, tutta loghi (più di 2.500!), popolata di cattivi che hanno il corpo di Ronald MacDonald’s e da poliziotti Omini Michelin…. Ma il corto è tutt’altro che una semplice carrellata di marche, o un divertissement per farci giocare a chi riconoscepiù brand (anche se in effetti ci si gioca, e il divertissement c’è!). Dopo un atto criminoso (di Ronald MacDonald’s che è peggio di It di Stephen King), la Los Angeles loghizzata immaginata da Alaux finisce per sgretolarsi e implodere… E sulle note estranianti di “I don’t want to set the world on fire”…

10 e lode, François… 🙂

Questa settimana torniamo a rifornirci dalla Dardenne Bros.

IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA
di Jean-Pierre e Luc Dardenne

Calma calma, Customer Moviers… “Il Figlio” (Let’s Movie LXIX) non era stato esattamente il film più appassionante dell’anno (le Fellow Vaniglia&Cioccolato e Claudia the Critic ricorderanno…). Ma a quanto pare “Il ragazzo con al bicicletta” si discosta dal pregresso dardenniano ― chissà, forse è un po’ quello che “Habemus Papam” è per Moretti…. Potrebbe riservarci delle piacevoli sorprese. Io sono molto fiduciosa. Quindi gliela volete dare una possibilità a questi poveri brothers?? Dai, per una volta siate un po’ come il vostro Board, infinitamente magnanimi… 🙂
Poi non so quanto peso vogliate dare al Grand Prix de la Jurie che “Il Ragazzo con la bicicletta” ha vinto all’ultimo Festival di Cannes ― vista la Palma d’Oro finita a sventolare you-know-Malick, non c’è molto da fidarsi… ― ma Let’s Movie è per l’informazione, quindi informa….
Dai dai dai Fellows, via aspetto, eh ― e questa settimana non avete più ponti cui aggrapparvi.

Adesso, mentre vi apprestate a gustarvi “Logorama” e a coltivare dei meravigliosi cine-sorrisi sulle vostre labbra, io vi lascio i miei soliti mille-grazie-Moviers, vi scolpisco un riassunto in calce e vi spedisco dei saluti, meteobipolarmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. A proposito di nuclearità… Let’s Movie non fa politica, lo sapete. Noi viviamo nella nostra caverna di sogno e sogni… Ma per inciso, noi lo sappiamo cosa votare al prossimo Referendum, vero? SÌ che lo sappiamo, secondo me SÌ che lo sappiamo… 😉

IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA: Cyril ha quasi dodici anni e una sola idea fissa: ritrovare il padre che lo ha lasciato temporaneamente in un centro di accoglienza per l’infanzia. Incontra per caso Samantha, che ha un negozio da parrucchiera e che accetta di tenerlo con sé durante i fine settimana. Cyril non è del tutto consapevole dell’affetto di Samantha, un affetto di cui ha però un disperato bisogno per placare la sua rabbia.

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