Let’s Movie XCIX

Let’s Movie XCIX

THE ARTIST
di Michel Hazanavicius
Francia 2011, 100’
Mercoledì 28/Wednesday 28
21:15/9:15 pm
Astra/Mastrantonio’s

Folletti Fellows,

Sperando siate sopravvissuti ai panettoni farciti al cioccolato, marmellata, doppi canditi, noci del Brasile (noci del Brasile??), ricoperti da glassa al cioccolato tricolor con decorazioni in marzapane raffiguranti la mangiatoia e profiterol al cuore-di-zabaione raffiguranti le palle di Natale che orecchinano gli alberi festanti del mondo occidentale, il tutto avvolto da una crosta di caramello che dà quel tocco glem&glossy a quello che pochi anni fa era semplicemente un Bauli, sperando nella vostra sopravvivenza, il vostro  Babbo Board apre questo messaggio rosso-bianco-e-verdone (colori cine-natalizi per eccellenza) ringraziando i Movier che hanno partecipato al Chat&Chill in a Candy-shop Board-day-Party per il mio compleanno, nonstante le bizzeffe di cene natalizie che riempiva le agende alla colletività.
I ringraziamenti vanno a: la  Honorary Member Mic (con un sacco di doni per il Board ma senza quelle melenserie oh-oh-oh da Santa Klaus); la Fellow Cap (brilla e brillante in procinto di intraprendere la 600-miglia per Foggia); il Fellow Sergente Fed FFF (magnanimissimo a posticipare di un giorno la partenza per l’hinterland milanese e incurante dei proposal “de mer*a” da preparare ―garçon, una medaglia al valore al tavolo 2, s’ils vous plait); il Fellow Pilo (nel doppio ruolo di Pilo e di portavoce della Fellow Giuly Jules, impegnata in una cine-trasferta roveretana decisamente approved by the Board ― “Pina Bausch 3D”, un film che tutti dovremmo vedere); il Fellow Fra presente dopo una giornata di lavoro al cardiopalma e una pausa pranzo dal dentista a Padova (cioè, lavoro, Padova, lavoro, Party ― un eroe), il Fellow D (arrivato nonostante la memoria ormai bell’e andata che avrebbe potuto impedirgli tanto il reperimento della Bookique quanto il compleanno stesso :-)); la Fellow Fata Jes, (anche lei sopravvissuta a un dentista che tentò di gonfiarle la faccia ma che si accontentò di decorarle un incisivo con del chewing-gum tipo Brooklyn alla menta :-)); il Fellow Presidente (in estasi post-USA, lasciò cene e festeggiamenti per condividere con il Board valutazioni su Boston-città-aperta ed un possibile trasferimento che prenderemo in seria considerazione); la Fellow Claudia The Critic e la Fellow Vaniglia (autrici dello studio “Come sorprendere il Board. La pratica del passare-senza-avvisare nel contesto socio-culturale-letsmovieano trentino” :-)).
Ringrazio anche i Fellows impossibilitati dai panettoni pre-natalizi di cui sopra, non presenti di persona ma intervenuti comunque in varie forme di teleconferenza, tra cui:  i miei tre Moviers Area-Head Guys from L.A. (tre indiani in fila indiana :-)), il mio Fellow PaPequod,  la mia Fellow Fausta Irrequieta 1, la mia Fellow Archibugia Katrin, il mio Fellow Principino di Busa-Belair, il mio Fellow Big, la mia Fellow Killer from SporTmaggiore, il mio Fellow WG Mat, la mia Fellow Junior, il mio Fellow Iak-the-Mate, la mia Fellow Pao Cavallapazzacavalleri, la mia Fellow Comiunicascion Chiara, il mio Fellow Doc con infermiera Sabri al seguito e, last but definitely not least, la mia Anarcozumi che, rapita da un evento mondanissimo la sera, ha recuperato alla stragrande il giorno dopo.
Scusate se mi sono presa questa licenza e ho usufruito della res publica per sbrigare una questione di  riconoscenza privata, ma del resto Let’s Movie risiede fiscalmente in Italia… ― vogliamo negarcelo ‘nu piacerino a lu Board, che venne da voi in amicizia??
Corleoni a parte… 🙂 Ringrazio tutti di cuore, e mi scuso per aver attentato al tasso glicemico dei presenti, vista la quantità di plastiche acriliche made-by-Haribo offerte al posto dei sani quanto noiosissimi tramezzini…

Mercoledì scorso è stata una giornata campale per Let’s Movie. E non solo per Ryan Gosling ― di cui tratteremo in abbondanza di seguito ― ma per l’accordo logistico siglato con Mastrantonio. Il Board, con il sostegno dell’Honorary Member Mic e alla presenza del Sergente Fed FFF, e Mastrantonio, alla presenza del fido aiutante Roberto, d’ora in avanti Robin (e questa, Moviers, è una cine-identità la cui cadenza-a-fagiolo sarà difficile eguagliare!) hanno firmato un accordo per mantenere i Fellow di Let’s Movie vicini-vicini-micini se decidono di prenotare un posto per un Let’s Movie. L’unica cosa che dovete fare quando telefonate al buon Mastrantonio (o dovremo dire Bruce Wayne?!?) e al fido Robin (cioè, Robin!!!), è pronunciare la parola d’ordine “Mastrantonio”: i nostri eroi ASTROsferici cercheranno di metterci tutti vicini-vicini-micini ed evitare così la frammentazione letsmoviana in sala che si sa, piaga l’Europa peggio degli sforzi in campo innovation (mamma mia, mi spavento da sola).
Che ne dite come iniziativa? Certo è un po’ più casereccia rispetto all’avanguardia social network proposta dal Fellow Fabio il Professore con la Fellow Bea Blue Eyes e il Fellow Don-Carlos-che-non-si-chiama-Carlos-ma-Marcos-(Mannaggia-Board-MARCOS!) e-che-con-la-coda-fra-le-gambe-ribattezziamo-Fellow Don Juan de Marcos (per meravigliose sonorità johnnydeppiane… ;-)). Ma è pur sempre un’inizio di strutturazione cine-civica.
Il tavolo delle trattative ha lavorato alacremente nel minuto e 52 secondi prima della proiezione, arrivando a sancire il patto prima dell’ingresso in sala. Quindi siete tutti avvetiti: quando telefonate per prenotare, dite “Mastrantonio” ― l’ Apriti-sesamo che ci schiuderà le porte ai film in compagnia. 😉

Veniamo a “Le idi di marzo”. Be’. Be’. Che dire? Lode a George Cloney. Ha costruito un film impeccabile ― non fosse che è amico stretto dell’Anarcozumi e rischierei gli incidenti diplomatici, direi che è quasi fastidiosamente troppo impeccabile! Capitemi, tutto fila. Il ritmo, incalzante ma non serrato tipo “pietà, fatemi tirare il fiato”; la suspence, sempre sempre viva per tutti tutti i 98 minuti, ma con una sorta di intensità graduata caratterizzata da ups &downs che tuttavia non la danneggiano, anzi, la rinforzano. La trama, che non fa una grinza ― forse pecca di ingenuità quando il protagonista, Stephen, l’addetto stampa per la campagna dei democratici, che bazzica Hilton&Merriot e indossa cappotti stylish che più stylish non si può, deve compilare un Rimborso Spese (cioè un Rimborso Spese) per prelevare dalla cassa comune 500 dollari e far abortire la stagista con cui il candidato alla presidenza Mike Morris (George Clooney) ha avuto un one-night affair (altrimenti detto “una notte e via”), e risolvere così l’affair. Ora, non per dire eh, ma per racimolare 500 dollari bastava portasse al monte dei pegni uno dei suoi cappotti styilish, ed evitare a George regista il peccato d’ingenuità narrativa. Ma non infieriamo…).

Gli attori. Anzi no. L’attorE. Ryan (Oh my) Gos(h)ling entra nell’Olimpo accanto a Andrien-sei tutti-noi-Brody e a Michael “der Gott” Fassbender, e a molti altri nominati durante il Board-day… Ma Ryan non è solo bello. E guardate, di bellezza lì ce n’è in quantità natalizia… Le Girl Movier avranno piacere di sapere di una scena in un cui Ryan fa bella mostra di tutta la sua adonità in canotta. Ma non la canottiera in flanella azzurrina di fattura fantozziana. La canotta che dice “Sì faccio l’attore ma nel tempo libero sfilo per Armani”… Ecco quel genere di canotta lì. Ma ovviamente io e la Honorary Member Mic, in quanto CdA, non ci siamo fermate lì… Abbiamo anche valutato la bravura interpretativa e la capacità di calarsi nella parte. E ci si è talmente calato  che il CdA ha pensato bene di canottarlo ― ehm contattarlo ― e proporgli un lavoro come Addetto Stampa per Let’s Movie… Del resto come si fa, oggi, a tirare avanti senza un addetto stampa?!? 😉

Quello che apprezzi in “Le idi di Marzo” è l’impostazione assolutamente non-americana. Il traviamento del protagonista non è seguito da una sua catarsi con annessi pentimento e nuovo inizio ― come nella miglior tradizione di matrice padre-pellegriana. Il protagonista cede alla tentazione, cade vittima del tradimento e per uscirne non fatica a sporcarsi le mani. Nel film tutti hanno le mani sporche ― questo è un altro aspetto che piace molto e che rende i protagonisti estremamente umani. Come il candidato democratico alla Casa Bianca, Mike Morris, integerrimo e attaccatissimo alla moglie di giorno quanto satiro di notte… Ecco, possiamo dire che il film offre dei personaggio grigi ― emmenomale! ― in uno spazio dominato dal chiaroscuro.
E l’illuminazione del film è tutta a servizio di questa alternanza etica. Splendida la scena in cui George e Ryan si affrontano faccia a faccia, un mezzogiorno di fuoco al rovescio: una cucina di un ristorante deserta a mezzanotte, dove le luci raccontano il percorso di caduta/tentativo-di-ripresa di entrambi. La scena è interessante perché, dal punto di vista delle luci, somiglia in tutto e per tutto a una partita a scacchi, e degli scacchi porta con sé le tinte bianco-nere del dialogo e dei machiavellismi che lo infarciscono.

George regista è stato coraggioso. Ha sollevato il tappeto e ha svelato il sudiciume (sudiciume etico) che gli americani si sforzano tanto di nascondere. A pensarci… Viene un po’ fuori l’immagine della Casa Bianca (bianca, ragazzi, think about it…) come un dente cariato: immacolato fuori, ma marcio dentro… E sentite qua la perversità… La menzogna ― tanto vilipesa dall’opinione pubblica americana ― diventa l’unico modo per avvicinarsi al modello d’uomo verso cui l’opinione pubblica americana anela. Crazy, isn’t it? È come se solo attraverso la lavatrice della bugia, il  candidato si purificasse agli occhi dell’elettorato. Ma la lavatrice della bugia ovviamente non pulisce… Le vedete anche voi, le contraddizioni, vero? L’uomo politico è sottoposto a un processo mediatico che lo costringe a mentire a priori.
Prendete il caso Clinton-Lewinsky ― storia che qui viene ripresa nell’affair tra Mike Morris e la giovane stagista. Pur di evitarsi l’allontanamento dal modello di integrità che il popolo americano si aspetta, Clinton mente. Mike Morris è ancora più oltre: non arriva nemmeno a concepire la menzogna: cerca di eliminare (fisicamente) il guaio (=la gravidanza) della stagista offrendosi di pagarle l’aborto. Ma se il suo personaggio è tutto un chiaroscuro, anche Stephen lo è, anche Paul (capo di Stephen) e con lui il repubblicano Tom Hoffman (grande Paul Giamatti). Persino Mary, la stagista lo è, ora bianca ora nera ― sveglia e consapevole quanto innocente e vittima, 50% Circe, 50% Didone.

Il film di Clooney è piaciuto  molto ― persino alla Honorary Member Mic, di solito così sferzante con le regie americane. È piaciuto perché ha fatto vedere il lato nero dei Democratici. I Repubblicani sono marginali, e in un certo senso ci si aspetta che il marcio sia da quella parte (vedi un po’ i tramacci di Reagan, dei Bush Brothers….), ma non negli idealisti-pacifisti-buonisti Democrats. E invece che ti combina George regista? Prende lo schifo democratico e ci dice: “Guardate un po’ come vanno le cose in America, regno apparente della democrazia e della retta via…”. Non so voi, ma a me queste operazioni smaschera-santarelli fanno impazzire…

Quindi sì, se avete modo, andate a vedere “Le idi di marzo” in queste vacanze ― io magari mi spolvero il “Giulio Cesare” di Shakespeare, razza di Board smemorato che sono… 🙁

E il bianco e il nero mi aiutano a introdurre il film della settiamana che attendo con ansia, anche se non ne so nulla nello specifico. O meglio. L’unica cosa che so è “capolavoro dell’anno”, definizione data da Mastrantonio e dall’unanimità cinematografica…

THE ARTIST
di Michel Hazanavicius

Presentato in concorso all’ultimo Festival del Cinema di Cannes, dove il protagonista, Jean Dujardin, si è aggiudicato la Palma d’Oro per la miglior interpretazione maschile, il film è un omaggio al bianco e nero e al cinema muto.
Ora, non vi farete mica spaventare da “film in bianco e nero” e “muto”?? Eddai, lo so che sotto sotto nascondete un  cuor di leone ― Corleonesi, no??! 🙂

Se il Veneto non è troppo trentinamente ostile e le coincidenze remano dalla nostra, la Honorary Member Mic, tornata a Zaialand per il Natale tra gli elfi, cercherà di organizzare un Let’s Movie in Sync from Vicenza… Non so se le Amministrazioni venete permetteranno un film dai toni così poco nord-che-laùra  nelle sale ― “de geometri g’avemo necesità, no de artisti, ciò” ― ma confido nella Mic, e nel suo fiuto per sale clandestine abusive… 😉

Sì lo so, lo so, anche oggi è andata di chilometro letsmovienani. Con  l’anno nuovo mi riprometto di lavorare sulle distanze, optando per un modello più maneggevole,e meno, come dire, impattante sull’ambiente “Fellows”, che sarebbero per il Chilometro-zero…

Ringraziandovi tutti tutti tanto tanto, vi appoggio il riassuntino sul ripiano del comodino accanto a un paio di Alkaseltzer per agevolare la digestione e vi mando dei saluti, che stasera sono lapponicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

P.S. Invece di mandarvi il solito link alla solita canzoncina jinglebellsjinglebells, distribuisco questi due cadeau, uno http://www.youtube.com/watch?v=upSlYszBVFU e unodue http://www.youtube.com/watch?v=hEoq0xb6l6Qarrivati rispettivamente dal Fellow Mario Menagramo e dal Fellow Giak Frak (e Frost??) …. Mi approprio di un’espressione di Mario e vi dico che vi faranno “tagliare in due dalle risate” ― e chissà, magari mi faranno guadagnare dei punti con il Fellow Andy the Situation Phelbs e con il WG Mat

THE ARTIST: Nella Hollywood del 1927 George Valentin è una star di prima grandezza del mondo del cinema muto che però deve fare i conti con l’avvento del sonoro. La sua carriera rischia un’improvvisa e prematura conclusione mentre quella della sua amata, la giovane comparsa Peppy Miller, sta per trasformarsi in quella di una diva.

 

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1 Comment

  1. in grosso ritardo sul letsmovie-schedule, ma sono riuscito a vedere George. Splendido e non banale. L’educazione sentimentale di un giovane addetto stampa. La disillusione inzuppata nel cinismo. Ritratto di una storia possibile. (5 sentences, quindi mi fermo qui)D

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