Let’s Movie CVI

Let’s Movie CVI

LE NEVI DEL KILIMANGIARO
di Robert Guédiguian
Francia, 2011, 107’
Martedì 14/Tuesday 14
Ore 21:00/9:00 pm
Astra/Mastrantonio’s

Minaccia-Melassa Moviers,

Il Let’s Movie di mercoledì riprova che esistono ancora film per maschietti e film per femminucce — la sala 1 dello Smelly Modena contava 18 crani, di cui due femminili ma accompagnati da un nugolo di accompagnatori maschi. Dimostra altresì che Lez Muvie sovverte questo pattern e innesca un processo di gender-revolution.

Orfana del Sergente Fed FFF, impegnato in terra d’Irlanda,  la compagine lezmuviana risultava così costituita: l’Anarcozumi, l’Honorary Member Mic e il Board, tutte e tre in tenuta da combattimento: l’Anarcozumi con il suo bravo lacrimogeno in borsa perché il riot è sempre dietro l’angolo; l’Honorary Member Mic, in tenuta anticombattimento,  visto che arrivava a piedi dallo scary Roncabronx (cioè, dico a piedi… Ormai lo sapete: Roncabronx sta a Downtown Trento come il Quartiere Zen sta a Palermo, o come Via Anelli sta a Padova — e vi prego, denunciate pure il Blah-Blah Board che parla di quartieri in cui non ha mai messo piede :-)); e il Board, che è sempre pronto all’azione collettiva contro il potere pre-costituito (“azione collettiva contro il potere pre-costituito” fa una gran scena, quindo consiglio di utilizzarlo abbastanza spesso).

Dunque, parto dal presupposto che ACAB, All Cops Are Bastards, è una verità incontrovertibile condivisa da tutti, no? (Uh, molto criminal Board qui…).  😉

Il film ha incassato un totale di ben sei pollici su e tre sorrisoni di “Approved” dietro le mascherine anti-smell. E anche qui, guardate, è sempre una questione di aspettative. Siamo partite con zero aspettative zero. Siamo partite come tre che vanno a vedere un film da maschi — e davvero si percepiva una specie di virile esaltazione in sala quando dallo schermo arrivavano cori, battute d’effetto, o momenti I’m-a-macho-man (tipo la scena del pogo — ma si dice pogo, pogaggio o pogamento?? ), un film piccolo piccolo, girato con pochi soldi, e per di più da un regista, Stefano Sollima, che si è sempre occupato di fiction (“Romanzo criminale”, “La squadra”), e che è alla sua prima produzione cinematografica — naturalmente l’omissione di questo dettaglio sull’opera prima è sempre riconducibile al lato watergate che alberga in ciascuno di noi, ricordate no? 😉

Quindi immaginateci, noi tre lì che partiamo con un superbo e snobbish “Ts, vediamo un po’ che ci combina questo…”, fronte corrugata d’ordinanza e gambe tronista-spaparanzato-in-trono, e, mano a mano che il film prende piede, dirottiamo verso un “anvedi però”… Credo che Sollima sia riuscito in un’operazione rarissima, preziosa e apprezzabilmente disturbante: ha mostrato le due parti in causa — la Celere e gli ultras — senza schierarsi e soprattutto senza dare allo spettatore la possibilità di schierarsi, o di farlo  a cuor leggero. Zero bianco, zero nero: finalmente il grigio, Fellows! Finalmente il GRIGIOOOO! Dopo ennemila americanate “forze del male versus forze del bene” eccoci finalmente davanti alla nostra realtà. Letteralmente la “nostra realtà”, giacché il film include episodi accaduti nella storia italiana recente, come la morte del poliziotto Raciti, oppure del tifoso Di Sandro, oppure l’evacuazione del campo Rom di Roma dopo l’assassinio di Francesca Reggiani. Le trame o sottotrame di A.C.A.B. lo fanno avanzare a zigzag tra i due punti di vista, Celere da una parte e il resto-del-mondo dall’altra. E zigzagando, scivolate via con lui, non riuscendo ad occupare stabilmente una posizione. Nel momento in cui la Celere vi sembra una gabbia di matti esaltati con effigi del Duce sparse per le case dei celerini e riti d’iniziazione da “365 all’alba”, passa a mostrarvi tre rumeni che insozzano gratuitamente  una piazza romana, così, giusto per il gusto d’insozzare. È una scena molto disturbante, questa.
Io ve lo dico, sono una che si scaglia da sempre contro le posizioni di aria fascio-padana  “L’Italia agli italiani” — posizioni qui sposate dai celerini e dai gruppi di estrema destra …Ma obbiettivamente, quando vedi un uomo che non ha rispetto per il luogo in cui vive, ti viene voglia di andargli contro. Se uno fa pipì in una piazza pubblica e la tratta come una discarica, va punito — mmm, meglio sanzionato, va’ — indipendentemente dalla sua cittadinanza. Invece sembra che la cittadinanza faccia la differenza, la faccia eccome… Per me la pipì è pipì, rumena o italiana che sia; i rifiuti son sempre rifiuti, che sian gettati da mano straniera o italiana… Ma capisco che questo possa non essere condiviso… So che è un discorso molto complesso e delicato… E il film è riuscito proprio perché scuote le certezze dello spettatore… è terremotante! E guardate che terremotare non è cosa da poco: siamo tutti arroccati sulle nostre brave — e magrai iper-democratiche — posizioni, e mi ci metto io per prima. Sentire il terreno delle certezze cominciare a traballarvi sotto i piedi è naturalmente destabilizzante, ma utilissimo. Ti fa capire che ogni situazione va presa con le pinze e valutata individualmente, e che non può essere giudicata partendo da atteggiamenti assurti a dogma.

Cosa ci fa capire questo? Be’, che la pipì non è mai SOLO pipì. 🙂

La storia di Mazinga — non quello dai raggi fotonici — capo celerino e padre che si ritrova — danno-e-beffa — con un figlio militante in un collettivo simil Casa Pound, traduce perfettamente il dissidio, e l’insanabilità del dissidio, fra le due parti avverse. Il fatto è, my Moviers, che ci si pone la domanda: dove sta il giusto? Nel celerino che “protegge” lo stato dai delinquenti? Oppure nel celerino che decide di denunciare i due compagni che si sono fatti giustizia da soli? La cosa sorprendente è che il linguaggio che accomuna queste fazioni così opposte è lo stesso: l’esaltazione, il cameratismo, la fratellanza spinta agli eccessi, la violenza come unico mezzo.
Bella la scena in cui Cobra, il celerino prosciolto dalle accuse di aggressione, comincia a pogare con i compagni per i corridoi del Quartier Generale…Poga come pogano quelli di estrema destra che riempiono di motti fascisti le pareti dei loro centri… E bello, bellissimo, il tormentone su cui attaca il film “Celerino-Figlio-di-Put*ana”! Diventa un inno intonato dal mondo dei tifosi ma paradossalmente fischiettato dai Celerini stessi  per darsi la carica prima di “andare in guerra”. Diventa anche la colonna sonora del day-after dell’Anarcozumi, dell’Honorary Member Mic e del Board, che per tutto giovedì (e a tratti anche ora) non hanno fatto altro che canticchiarsi in testa “Celerino-Figlio-di-Put*ana”!

Certo, A.C.A.B. ha delle sporcature dovute, credo, alla mancanza di maturità cinematografica del regista (in cui tuttavia riponiamo molta fiducia). Ecco sì, magari il medico rubato a “Cento vetrine” (fortunatamente solo per due battute, ma che hanno fatto trasalire  la compagine lezmuviana), oppure la piazzata napoletana di Nigro davanti al Viminale, potevano esserci risparmiate, ma a risollevare il piatto della bilancia abbiamo un Fu-Fiuuu Favino davvero bravissimo. Pensavo che la critica lo stesse sopravvalutando come attore: invece ero io che lo stavo erroneamente sottovalutando. A Pierfranccé, sei er mejjo. 🙂

La scorsa volta ho scordato di dire che il film è argomento d’esame se volete passare “Cine-storia contemporanea I”. Gli iscritti all’orale sono: il Fellow Giak, il Fellow Testone da Testaccio, il Fellow Menagramo, il Fellow Fiiii, il Fellow Andy The Situation Phelbs (always-with-us), il Fellow Big (che stavolta NON poteva proprio mancare, e, viuuuuulenza, è mancato!), il trio veronese Fellow Deportami, Fellow Tecnico e Fellow Reverendo, e la Fellow Lover Killer — a cui comunichiamo che “Pierfranccé è er mejjo” 😉

Questa settimana Let’s Movie è tutt’un gongolame nel proporvi

LE NEVI DEL KILIMANGIARO
di Robert Guédiguian

Il menu letsmuviano offre questo piatto unico per le seguenti motivazioni:

  1. Il Baord e il Fellow Testone del Testaccio, ResponsabileLet’s Movie di Siena-Roma, avrebbero dovuto vedere il film al Cinema Sacher nella trasferta capitolina di novembre. Poi però la Roma-by-night-on-a-motorbike ha distolto i due motociclisti dai buoni propositi cinematografici… Quindi chiedo ufficialmente al mio Fellow Testone di cercareil film e fare una visione in sync con noi, in modo da recuperare l’eccesso di sloppiness che ci ha caratterizzato in quel weekend. Will you, Davide? 🙂
  2. Questo titolo perché non potevamo certo proporvi “Sunshine” o “ Scandalo al sole” in quest’Italia no-more-boot-but-moonboot. Vorrei dire che Let’s Movie è la cartina di TORNASOLE in chiave cinematografica del meteo di oggi, ma mi sembra concettualmente antitetica come frase… voi che dite? Son pazza????
  3. Questo Let’s Movie offre una valida alternativa al 14 febbraio, giornata in cui le strade vomitano cuori rossi e occhioni bambi…Uuurgh, the Board is not in the mood! I Fellow single possono trovare in Let’s Movie un rifugio sicuro contro la “minaccia melassa”… E i Fellow accoppiati possono trovare le poltroncine dell’ammmmooore dal buon Mastro! Come vedete, Bipartisan Board … 😉
  4. Vi garantisco che sarà bellissimo ritornare ai campi fioriti di Mastrantonio dopo la discarica atomica dello Smelly… 🙂
  5. Il quinto motivo — l’unico che davvero conta! — è il valore del film: presentato e accolto con entusiasmo al Festival di Cannes 2011 nella sezione “Un Certain Regard”, si è aggiudicato il Premio LUX 2011 e il Premio Lumière per la miglior sceneggiatura. Il pedigree c’è tutto. Per vedere se l’esemplare è di razza, non dobbiamo fare altro che trasformarci tutti in bravi dog-sitter e trovarci da Mastrantonio martedì. (L’importante è che non abbandoniate Bun Bun Board… 🙁 )

E con questo, miei adorati Moviers, passo e chiudo per questa sera. A volte credo davvero che Lez Muvie e voialtri tutti siate il mio Prozack… Vorrei prendere un Canadair e lanciare pacchi letsmuviani in giro per il mondo….

Ora un piccolo scorcio di Maelstrom, il riassuntino che vi lancio già in curva sud come i lacrimogeni dell’Anarcozumi, e dei saluti, (ri)bell(ic)(os)amente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Nel weekend il CdA di Let’s Movie si è riunito su iniziativa della regale Honorary Member Mic per rivedere “8 Mile”, IN LINGUA ORIGINALE ― e vi assicuro che è tutt’un ameno “uoddefffak” e “spin dat shit”, che consigliamo. 🙂 Vi informiamo che Eminem, detto Emmie-the-Pooh (perché vuol fare tanto il duro ma in realtà dietro tutti quei capucci nasconde un animo Winnie da stritolarsi addosso) potrebbe diventare il consigliere musicale di Let’s Movie… Come dire, il CdA ha una certa simpatia per lui… 😉

Scherzi a parte, guardatevi “8 Mile” (di Curtis Hanson, 2002)… Belle musiche, bella storia, bel finale, bella zio.

Ah, già che sono nel Maelstromm, che ne dite se ci spacchiamo tutti le orecchie e zompiamo un po’ in giro per il salotto con “Police On My Back” dei Clash, direttamente dalla scena ACABiana del pogo-pogaggio-pogamento? http://www.youtube.com/watch?v=1u4Sr9510m4

LE NEVI DEL KILIMANGIARO: Nonostante la recente perdita del lavoro, Michel vive felicemente, circondato dall’affetto degli amici, dei figli e dei nipoti, insieme alla moglie Claire con la quale ha condiviso trent’anni di matrimonio e di impegno politico. Le loro coscienze sono immacolate tanto quanto la loro visione della vita. Questa armonia viene spezzata il giorno in cui due sconosciuti armati entrano nella loro casa derubandoli dei loro risparmi e lasciandoli sotto shock. Lo shock è ancora più forte quando scoprono che l’aggressione è opera di un giovane operaio licenziato insieme a Michel. Quella violenza è opera di uno di loro. Se l’interrogativo è amaro – per chi e per cosa abbiamo lottato?

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