Let’s Movie CXI

Let’s Movie CXI

CESARE DEVE MORIRE
Paolo e Vittorio Taviani
Italia, 2012, 76’
Giovedì 22/Thursday 22
21:00/9:00 pm
Astra/Mastrantonio’s

Francamentemeneinfischio Fellows,

Mai il Board e il Sergente Fed FFF si sentirono più matusa di giovedì alla proiezione di “The Edukators 2.0.”!
Arriviamo dal missed-much Mastrantonio con quei soliti 12 secondi d’anticipo che ci permettono di accaparrarci due posti miracolati e guadagnare l’ingresso in sala fra una marmaglia di teste rasta, baggy pants (molto baggy), maglioni (molto –oni) di lana grossa che fanno molto studenti-di-sociologia (molto sociologia), e che ben presto scopriamo essere il pubblico della serata. Meno male che il Sergente è in borghese e il Board ha lasciato a casa l’eco-pelliccia e le scarpine da signorina Frunermeier, altrimenti saremo stati tacciati di neo-borghesismo iper-occidentalizzante, e lapidati, oops gambizzati, in nome dell’ugualizzazione intra-classista della causa filo-collettiva (parla con un sacco di –zioni e filo-, ‘sta massa sociologica… 🙁 ).

Insomma prendiamo posto in platea, sprofondando in poltrona e spacciandoci per due fuori-corso  ― la condizione del fuori-corsista ispira sempre l’atteggiamento solidale (equo, naturalmente) “ti-capisco-fratello” 😉 ― e ci spariamo, prima della proiezione del film, un documentario realizzato dalla Facoltà di Sociologia (ma no?) sul Processo di Bologna e i rischi della provincializzazione dell’Università di Trento. Immagino che tuuuuutti sappiate a cosa mi riferisco se dico “Processo di Bologna”… Io, babbo Board, non lo sapevo, ma ho piena fiducia in voi ― e in Wikipedia…
Per farvela breve, il Processo di Bologna è l’iter di riforma dell’istruzione universitaria avviato nel 1999 che ha portato, due anni dopo, al passaggio del vecchio ordinamento al nuovo ordinamento con le sue formule 3+2 (paghi 1) e il suo sistema a punti (o crediti) modello USA. Questi due studenti protagonisti del pre-video erano davvero bravi nell’esposizione delle loro perplessità in merito al problema della provincializzazione dell’università trentina (zzzz) che porterà sicuramente alla provincializzazione ― eddaje ― del livello medio della formazione proposta dell’ateneo (zzzz), ma erano talmente sociologici, talmente collettivo-1968-occupiamo-per-rivendicare-il-diritto-allo-studio-e-combattere-la-mercificazione-del-sapere (riprendete fiato) nel modo in cui esponevano le loro tesi, che io e il Sergente, davanti a espressioni tipo “…settori educati alla critica dell’esistente” ci siamo sentiti sprofondare gradualmente verso il sonno… (della ragione, naturalmente, checccredevate? :-)).

La qualità cinematografica di “The Edukators 2.0” lascia mooolto a desiderare, e questo lo ha ammesso anche Sergio Fant, il Responsabile Documentari di Internazionale che l’ha introdotto. Riprese amatoriali, mosse, spesso sgranate, inframezzate da brevi interviste, video, blog, twit… Il film tenta di raccontare la mega occupazione, anzi, okkupazione, iniziata nel 2009 presso l’Università di Vienna e sconfinata poi oltre lo stato austriaco finendo per interessare 130 atenei europei.  Gli studenti manifestavano sostanzialmente contro le norme comunitarie sull’istruzione e la commercializzazione dello studio.

Fare un discorso sulla legittimità o meno dell’atto degli studenti non è quello che mi interessa qui: ovvio che siamo tutti per un’università equa, competente, integra, funzionale, accessibile. Non entro quindi in merito alle tesi proposte. Vi pongo invece una domanda che mi ha tormentato per tutta la durata del film e alla quale non riesco ancora a dare una risposta soddisfacente, nonostante la consulatazione con il Sergente in medias res e l’Honorary Member Mic a a posteriori. Ovvero. Ma dove cavolo, anzi, kavolo, ero io nel 2009?? Nel senso, cosa stavo facendo? Perché non so nulla, ma nulla di nulla, di Vienna, dei 50 giorni (vi rendete conto di quanti sono 50 giorni? E di occupazione nel senso 68ino, mangiare-dormire-campare nell’ateneo)? Ma dove kavolo ero IO???? Così impegnata a guardare ai drammetti quotidiani del mio orticello, perdendo così di vista i campi flegrei della globalità? 🙁
L’unica magrissima consolazione mi è arrivata dal Sergente: anche lui non sapeva nulla, e lui non era in Italia ― dove per altro la protesta È arrivata ― ma lavorava presso l’Università di Innsbruck… Se lui era in Austria e non si è accorto di nulla, e se io ero qui e non mi sono accorta di nulla, ci troviamo difronte a due problemi di fondo: uno relativo alla comunicazione e l’altro relativo agli specchietti retrovisori. Per quanto riguarda il primo: ai fatti non è stato riconosciuto il peso reale che avevano, e i media hanno fornito una versione “light” dello status quo ― 130 atenei sono 130 atenei. E qui dovremmo interrogarci sulla manipolazione delle notizie riguardanti eventi di questo tipo. Mr Establishment certo non tiene a sbandierare che le sue università stanno protestando contro di lui, quindi prende la cornetta, fa una telefonata a Mr Media e gli chiede di mettere i fatti in modo che non preoccupino l’opinione pubblica, capish a mmme… Quante volte e in quanti stati e in quante epoche storiche è successo questo? Enne. Ma non voglio entrare in merito nemmeno a questo. Quello a cui voglio (finalmente) entrare in merito e che più mi ha turbato riguarda il secondo problema: la realizzazione che a noi esseri umani impegnati con drammetti&orticelli manca la vera percezione di quello che ci capita intorno. Per capire, dobbiamo sempre aspettare il senno di poi, “Correva l’anno”, o Minoli con “La storia siamo noi”… Insomma, non siamo in grado di renderci conto del presente NEL presente, ed è inquietante: se non abbiamo un metro per misurare la portata di un fatto right-here-right-now, come poterlo giudicare e gestire? Come poter “pensare” quel fatto? “Pensare” nel senso di affrontare e superare. Mi chiedo, siamo arrivati a un punto di saturazione emotiva tale che le notizie non ci sfiorano più? Ci siamo allineati anche noi alla logica rhettbutleriana del “francamentemeneinfischio”? Solo che davanti a noi non abbiamo la nevrastenica Scarlett (no non Johannson, O’hara). Davanti a noi abbiamo il frullatore dei fatti ― quello che domani si chiamerà “storia”. Quindi fare i Raz Degan dei tempi d’oro e scrollare le spalle con un “sono solo fatti tuoi” non va molto bene ― ci ritroveremo a guardare un evento e a dire “Ma dove c/kavolo ero io quando è successo???”….Mi chiedo se noi, umanità occidentalizzata ed egocentrata, non guidiamo tutti con lo specchietto retrovisore rivolto verso noi stessi, anziché puntato là dove inquadrerebbe l’altro… L’esamino di coscienza che mi sono fatta dopo il film conferma proprio quest’ipotesi: io rientro in pieno nel profilo “il tuo specchietto è troppo spesso rivolto verso te stessa, e non (solo) per esigenze lipstick”.

Quindi anche se il film era poverello e troppo pieno di cose da leggere ― tra sottotitoli, blog, e twit che popp-avano sullo schermo un paio di Travelgum non avrebbero guastato ― è riuscito a smuovermi un po’ di ragionamenti in testa, e questo va sempre bene, sempre. Spero che per interposto spettatore ― io e il Sergente, nello specifico ― anche a voi si sia smosso qualcosa… 🙂

Due cose prima di passare al film yuppi-du della settimana…

Un ringraziamento con postilla “ti-stimo-molto” al Fellow Giak, Responsabile Let’s Movie della Sede Distaccata di 3viso, per l’opera di moviemail-forwarding al proprietario del Cinema di Oderzo, che pare interessato alle nostre follie settimanali. Sapere che il mondo ospita altri Mastrantonio oltre all’original ― e persino nella perigliosissima Zaialand, terra di trolls e suv :-(― è estremamente confortante. 🙂
Quindi do il benvenuto a Mister Oooh-derzo dell’Oooh-derzo Theater (molto vocativo, Ooohderzo come luogo :-)) e gli garantisco che, finché sangue Board scorrerà nelle vene Board, Let’s Movie continuerà a produrre nonsense, fedelissimo al motto “in GodOT we trust”, stampato chiaro chiaro sulla cartamoneta letsmoviana… 😉

Parlando del nostro Mastrantonio, non posso esimermi dal ringraziarlo per l’happening di sabato!
Dovete sapere che sabato il buon Mastro ha ospitato la prima di “Mare chiuso”, l’ultimo documentario di Andrea Segre (il regista dell’adorato “Io sono Li”). Con lo zampino dell’Anarcozumi ― la Trentino Film Commission è ovunque, una specie di cine-mafia dei sogni 🙂 ― è stato possibile avere lui, il regista, alla presentazione. 🙂

Sorvolo su com’è proseguito il post-proiezione per ovvi motivi di privacy, ma sappiate che le serate surreali possono succedere anche a Trentoville… E anche questo è confortante. Fare le ore piccole tra gente che festeggia St. Patrick per le vie del centro, (St. Patrick a Trento?!?) con un regista, un giornalista, una partenopea ubriaca oh-conosc’-eduardo?, un’artista di video-istallazioni e, ovviamente, l’Anarcozumi (il gatto) con il fido Ferro (la volpe), non fa che rafforzare la fiducia nell’ “In GodOT we trust”. 😉

Ah, e per quanto riguarda “Mare chiuso”, vi prego, andate a vederlo, Moviers! È la storia di alcuni immigranti che nel 2009 sono fuggiti dalla Libia per raggiungere l’Italia, e sono stati respinti e rispediti al mittente dalla marina italiana. Anche in questo caso, come per “The Edukators 2.0” si sapeva molto poco, o comunque non se n’è parlato abbastanza. Per esempio non è stato detto (o è passato moooolto in sordina) che la Corte di Strasburgo ha condannato lo Stato Italiano a risarcire i profughi respinti per aver violato i diritti umani…
Il documentario è stato girato con delicatezza, originalità e non ammicca alla lacrima facile (si può ammiccare a una lacrima? Bah…). E poi Andrea (Segre) è davvero una gran persona! 🙂

Ringrazio l’Anarcozumi per aver reso reale il surreale, una notte di marzo, a Trentoville…

E ora, per la gioia del Movier MARt, che per primo divulgò la notizia dell’Orso D’Oro ai Bruder Tavianen, e che per questo è costretto alla partecipazione al film…. 🙂

CESARE DEVE MORIRE
Paolo e Vittorio Taviani

 

Lo so, lo so, i Bruder Tavianen, quando magari qualcuno, vista la situazione non proprio yuppi-du in cui versa il mondo intero pereferirebbe i Vanzina Bros. E invece no, facciamo uno sforzo e andiamo a vedere questa piccola perla di bel cinema made-in-Italy, bitte.

Allora vi aspetto dai… Come vi dicevo una volta, Be Brave, Be Moviers! 🙂

E vi ringrazio, sempre. E vi invito a raggiungere il risassuntino in aula magna, al piano terra, dove troverete anche dei saluti, che quest’oggi sono accademi(c)amente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

CESARE DEVE MORIRE: Nella sezione di Alta Sicurezza del carcere di Rebibbia il regista Fabio Cavalli prova il “Giulio Cesare” di Shakespeare: come attori ci sono i detenuti, dei quali alcuni segnati dal “fine pena mai”. Quotidianamente, nelle celle, nei cubicoli dell’ora d’aria, nei bracci del penitenziario, il film documenta le cadenze oscure delle giornate dei reclusi e di come, attraverso prove che sempre più li coinvolgono nel profondo, s’innerva di forza e di vita la pagina del grande testo shakespeariano, fino al successo della messa in scena, davanti ad un pubblico, nella sala teatrale di Rebibbia.

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