Let’s Movie CXII

Let’s Movie CXII

SCIALLA!
di Francesco Bruni
Italia 2011, 95’
Giovedì 29/Thursday 29
Ore 21:00/ 9:00 pm
Supercinema Vittoria/Vicktor Vicktoria

Forget-about-it Fellows!

La ressa di Moviers e mortali dai Bruder Tavianen giovedì documenta due fatti di cui vi pregherei di prendere atto (I scena 2…scusate, interferenze terminologiche del post-proiezione):

  1. I Bruder Tavianen, nonostante gli 80 e 83 anni che si portano appresso con malcelata nonchalance; nonostante il successo alla Berlinale, non molto Italy-friendly (il vostro Google Board, cercando l’ultimo vincitore made-in-Italy, si è ritrovato nel 1972 davanti a Pier Paolo Pasolini e al suo “I Racconti di Canterbury” che sono certa tutti i Moviers abbiano visto orientativemante dalle cinque alle sette volte cadauno); nonostante film io-ti-spiezzo-in-due tipo “Padre Padrone” (effetto “Ivan Drago” assicurato, con quel padre-padrone lì che popola l’onirico di noi tutti Everyman Balboa dell’era post-post-post-post-IT ― Information Technology e/o blocchetto 76x76mm); nonostante tuuuutti questi “nonostante” e la vostra sensazione di stordimento dopo tuuuuutti questi “nonostante”, i Bruder Tavianen hanno spaccato di brutus giovedì dal nostro Mastrantonio ― che per l’occasione sfoggiava il look “Marcantonio”, con toga modello Anco Marzio & calzari caligola collezione 2012 a.C. 🙂
    La sala “poltroncine dell’ammmoooore” ― la nostra preferita non tanto per le poltroncine o per l’ammmmmore quanto per l’effetto “cinema d’essai anni 70 senza sedute in legno da Russia zarista” ― pullulava di spettatori e che-ve-lo-dico-a-fare Moviers. 🙂
  1. …. I che-ve-lo-dico-a-fare Moviers (che, ve lo dico, in inglese si dice “forget about it”, così potete riutilizzare l’espressione nei contesti più dispA/E/rati :-)), constavano di: Anarcozumi, arrivata dalla piscina di Los Gardolos come se fosse appena uscita da Jean-Louis David (le magie tricologiche dell’Anarco lasciano sempre il testa-di-crauti Board senza parole); l’Honorary Member Mic, tornata meravigliosamente carica di punti esclamativi da un periodo sabbatico in cui ha raccolto del materiale esistenziale utile sui massimi sistemi del minimo comune multiplo per altezza diviso due (così sui tormentoni matematici abbiamo dato); il Sergente Fed FFF, che, nonostante l’abbandono del mezzo in territorio Canicattì, è riuscito a guadagnare l’avamposto del cinema appena tempo; il WG Mat, che tiene a specificare l’assoluta casualità della sua presenza a Lez Muvi anche se il Board con toga marcantoniana ammonisce “Noli dicere mendacia, O Mat” (nel vulgus De Curtis, “ma-mi-faccia-il-piacere-mi-faccia” 🙂 ); il Guest Paolo detto il Non-Fellow Duca di Lombardia, che si è sempre dichiato contrario ad unirsi alle fila lezmuviane e che per questa sua fermezza ― e soprattutto per i cappelli strepitosi che indossa ― merita da sempre la nostra stima. 😉

Dopo questi 2 pit-stop sul circuito dell’idiozia, eccomi qui davanti a “Cesare deve morire”… Per parlarne ― e cercherò di parlarne poco anche se il film meriterebbe una tesi di dottorato ― mi serve che rispolveriate i vasi comunicanti. Massì, il principio secondo cui un liquido contenuto in due o più contenitori comunicanti tra loro raggiunge lo stesso livello dando vita ad un’unica superficie equipotenziale (Santa Wikepedia prega per noi). Ecco, io me ne frego un po’ della “superficie equipotenziale”, che un giorno sarà dato a noi tutti sapere che d’è. Quello che mi frega è la mescolanza del liquido (e no, Bauman Zygmunt non c’entra qui, Fellow Pa)… È questo l’effetto che il film vi lascia: la sensazione, dopo 75 minuti di film, di avere arte, vita, finzione, teatro, cinema, dramma, riscatto, condanna, tutto miscelato all’interno prima del film, e poi di voi (ecco, avrei anche potuto scegliere il principio del Pastamatik o del Blue Tornado, ma la fisica ha sempre quel certo non so che… :-)).

“Cesare deve morire” è una meta-meta-tragedia (o meta-tragedia², se preferite) in cui i confini tra la finzione teatrale e la vita degli attori si (con)fondono per fissarsi attraverso la finzione cinematografica: il film inscena il “Giulio Cesare” di Shakespeare (tragedia di finzione) calando dei carcerati veri (realtà) nei panni dei personaggi da interpretare (finzione) all’interno del dramma penitenziario del carcere di Rebibbia (tragedia vera) utilizzando il mezzo del cinema (finzione). E già questo dovrebbe bastarvi per capire il perché dei vasi comunicanti…

Il film è fisico, potentemente: vi arriva addosso in tutta la sua essenzialità scenica, e nella scelta felicemente estraniante del bianco e nero per  le scene in cui i carcerati “provano” il dramma shakespeariano ― quasi tutto il film. In realtà i carcarati fanno più che “provare” il dramma. Lo vivono all’interno della prigione, che si fa teatro sia della tragedia di Shakespeare che della tragedia (dellE tragediE) vissute dai singoli carcerati. C’è di più. La stessa opera di Shakespeare diventa teatro in cui le vicissitudini dei singoli attori-carcerati trovano modo e spazio per esprimere i loro sensi di colpa, il loro bisogno di perdono. È come se i carcerati, attraverso la finzione, esternassero la propria disgrazia e la propria situazione. Alcuni di loro sono “uomini d’onore” ― e questo riecheggia i romani d’onore che organizzano la congiura ai danni di Cesare nell’opera skaspeareana. Alcuni sono degli assassini ― e questo si sovrappone al dramma di Bruto. Tutti sono perseguitati dalla colpa, dalla reclusione.
Si entra e si esce in continuazione da vita, recitato, teatro, cinema, verità, finzione e tutto all’interno di uno spazio chiuso che contiene la più grande forma di dramma istituzionalizzato ― la prigione.

Sì, vasi comunicanti, da cui non si esce nemmeno quando si esce dai 75 minuti del film e dalla sala. A casa con te porti le facce scolpite di alcuni attori (Bruto su tutti, per me, che ho trovato molto simile a Timi, nella fisicità e nel volto espressivissimo). Porti con te il “fine pena mai”, che fa accapponare la pelle ― lo sentite anche voi il coma irreversibile dentro quel “mai”?
Vi portate a casa Shakespeare, che davvero, davvero, ha detto tutto 500 anni fa: attraverso penna e calamaio ha fatto scivolare l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo… Come mi disse una dottoranda del Wisconsin durante il mio viaggio in Maine, “Shakespeare is awesome”…

Prendete per esempio la battuta, gridata con pathos da Bruto mentre ragiona turbato sull’omicidio, inevitabile, di Cesare: “Questo non è un assassinio, è un sacrificio. Ah, se si potesse strappare lo spirito a Cesare senza squarciargli il cuore!”. Prendete questa battuta e guardateci dentro ― e tenete a mente che chi la pronuncia qui ha condiviso lo stesso pensiero di Bruto nella realtà. Non ci vedete il ragionamento che sta dietro all’atto criminoso? Perché cos’è l’atto criminoso se non l’attuazione dell’unica opzione possibile in un determinato momento? La strada a senso unico che non amette laterali?

E vi portate a casa immagini che rimangono ― l’angustia delle celle, la desolazione dei cortili (il bianco e nero affila la lama del quotidiano squallore che uno spazio aperto all’interno di uno spazio ermeticamente chiuso può dare), ed espressioni  che rimangono ― “guardasoffitti siamo, noi carcerati” pensa un detenuto ad un certo punto: “guardasoffitti”, io e la Mic  ci siamo scambiate un’occhiata, allucinantemente colpite. Vi portate a casa un rinnovato attaccamento a questa cosa che si chiama libertà, che è tanto impalpabile quando c’è quanto schiacciante quando manca.

Al ritiro dell’Orso d’Oro i Bruder Tavianen hanno dichiarato: “Sinceramente non avremmo mai creduto di poter vivere alla nostra età un’esperienza così coinvolgente, che ci ha rivelato un’umanità dolente, da riscattare”.

Un’umanità dolente, siamo.
Io ci penso un po’ su, a questa cosa.

E ho pensato un po’ su anche a noi cinque Moviers, che siamo usciti dal cinema a dir poco elettrizzati… Molto glowing in the dark… (vedasi giù nel Maelstrom).

Prima di chiudere la parentesi “Tavianen” ― pur avendola appena socchiusa, ma questa, ahimé, non è una tesi di dottorato ― voglio precisare che il Movier MARt, grande estimatore dei Bruder, non si è potuto unire all’allegra combriccola lezmuviana perché giovedì si è trasformato in Dart-MARt, vista la sua posizione altolocata nel mondo delle freccette. Vorrei altresì precisare che il Fellow in questione è perdonato sia perché mi ha permesso di esclamare, in tono quanto mai shakespeariano, “How dare you dart, MARt!” concedendomi un trionfo di assonanze da sballo, sia perché mi ha promesso di recuperare “Cesare deve morire” (e di postare un commentino di 1500 parole sul Baby Blog ― questo lo aggiungo io ora a tradimento, eh eh… Tu quoque, Brute-Board…). Grazie MARt… 🙂

E per questa settimana… Rullo di tamburi….

SCIALLA!
di Francesco Bruni
Italia 2011, 95’

 Tschh!! (=bacchette su piatti). 🙂

Dopo i Bruder, ci vuole qualcosa di meno engagé… Anche se “Scialla!” non è garbage eh, anzi, just the other way round. La commedia, presentata all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, si è aggiudicata il Premio Controcampo, ha acceso l’entusiasmo di pubblico e critica ed è stata considerata una delle migliori del 2011. Inoltre lo propongo

  • perché Fabrizio Bentivoglio, co-protagonista del film, si fa sempre benvolere 🙂
  • perché il regista Bruni (e stasera Wikipedia a spregio) ha recitato una particina in “La guerra degli Antò”, un film di Riccardo Milani che tutti, tutti, tuttissimi tutti i Moviers dovrebbero vedere (e che solo Mario Menagramo the Eraserhead, cinefilo sopraffino, ha visto, credo)…
  • perché dopo “The Boxer” (2011) e “The Wrestler” (2010), un po’ di box “annata 2012” non potevamo farcela mancare (siamo degli Everyman Balboa, dopo tutto…).

Vi bastano 3 perché? Se non vi bastano, compilate l’apposito modulo “3 Perché non mi bastano” e inviatelo in busta chiusa a [email protected] (certificata PEC, of course)… 🙂

E ora Fellows, vi lancio il riassunto giù accanto all’Ufficio Reclami… sì sì laggiù oltre il Movie-Maelstrom e l’anagrafe, vi ringrazio come sempre della pazienza, e vi mando dei saluti che stasera sono pubblicamministrativamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

…Glowing in the dark, dicevamo… http://www.youtube.com/watch?v=zTFBJgnNgU4  …Sì, i Coldplay, ancora loro… Sostakovic lo comincio la settimana prossima eh, promesso. 😉

SCIALLA!: Luca è un quindicenne romano, irrequieto, cresciuto senza un padre e inconsciamente alla ricerca di una guida. Bruno, ex insegnante solitario e schivo, ha scelto di vivere scrivendo biografie di attori, veline, calciatori, pornostar e dando lezioni private. Luca è uno dei suoi allievi, allegro, vitale, attratto da una mitologia un po’ criminale che lo porta a mettersi nei guai. Sono padre e figlio, ma non lo sanno. Finché la madre di Luca non lo rivela a Bruno, facendogli promettere di mantenere il segreto e glielo affida per sei mesi.

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