Let’s Movie CXVI

Let’s Movie CXVI

DIAZ
di  Daniele Vicari
Italia 2011, 120’
Martedì 24/Tuesday 24
21:45/9:45pm
At laaaaast(ra)/Mastrantonio’s

 

Museum Fans Movier Fellows,

Prego, prego, da questa parte per visitare “Spell – Dolce mattatoio”, Mostro&Mostra organizzata al Bear Brown e patrocinata da Let’s Movie. Il Fellow PaPequod, l’Anarcozumi, la Fellow Aripy, il Fellow D e il Movier Mr Brown l’hanno già vista, ma saranno lietissimi di ripercorrerla insieme a voialtri, che ve la siete persi venerdì.

Parlando proprio di venerdì, sei Fellows al Brown mi sembra un risultato che meriterebbe anche quasi di più della copertina del Time del prossimo mese ― mi raccomando non perdetelo. Ma ce lo facciamo andare bene. 😉

Quello che state sentendo è lo stesso tacco 11 del Board di quando arrivò venerdì, un filino trafelato da della bisboccia made-in-Simposio ― la Fellow Claudia The Critic, che si trovava allo Smelly per presenziare a un film muto musicato, aveva saggiamente consigliato “Lascia il tacco a casa, Kapo, che altrimenti ti scoprono” (non so se notate la finezza della K…), e in effetti così fu:  mi scoprirono subito. 🙁

Dietro di me, a ruota, il Fellow D, anche lui fuggito a della bisboccia made-in-Simposio. In posizione d’attacco (di un trancio di pizza) l’Anarcozumi; nella prima fila beato-chi-so’-fa-il-sofà il Fellow PaPequod anche lui reduce da della bisboccia, e in seconda fila la divina Aripy, giunta con un charter straordinario dal tempio termoautonomo con posto auto e cantina che ha appena acquistato sull’isola di Goa. Il Movier Mr Brown aggiungeva sedie e sedie e sedie perché la sala di Cinemafutura pullulava, e non solo di Moviers. :-

E ora seguitemi nella sala “Spell”: l’ingresso sarebbe caldamente sconsigliato ai vegetariani, per via del menù tutto-carne previsto. Ma anche il Board, che fa parte degli omini verdi che lasciano le chianine ai manzi e le ali ai polli, riuscì a sopravvivere venerdì, quindi non vedo perché gli altri Moviers non dovrebbero.

“Spell” è un macello, un macello vero e proprio, nella forma e nella sostanza. Quarti di carne e tocchi di corpi e capi scuoiati e manzi e manze e sangue… Animalità umana e umanità animale. Tutto mescolato e tutto mostruoso ― un macello, appunto.
Fate conto che il film si apre sulla scena molto disturbante di un uomo fisicamente attratto da un quarto di bue macellato dentro una cella frigorifera ― cella frigorifera che tornerà più avanti quale luogo prescelto da una coppia per trascorrere un momento d’intimità, e tutti conveniamo che una cella frigorifera è l’ambiente perfetto per trascorrere un momento d’intimità … In realtà il film si apre su un’altra scena, magari non disturbante per tutti, ma per il Bord sì, tremendamente disturbante: il parto di un vitellino ― quel pappamolla del Board si mascherò il viso con la mano, scatenando l’ilarità dell’Anarco, e il sostegno del nobile Fellow Pa che, a fine parto, cavallerescamente avvisò “Ora puoi guardare, Fru”.

Già da queste due scene sono certa non fatichiate a capire il sapore del film ― che secondo me potrebbe essere identificato con della Manzotin… Ho utilizzato l’aggettivo “disturbante”prima perché l’agenda del film è questa. Disturbare al punto di sospendere qualsiasi linearità ― ma anche finalità ― narrativa per concentrare tutte le energie nell’atto del mostrare l’immostrabile. naturalmente non possiamo non pensare al surrealismo, che una novantina di anni fa aveva fatto lo stesso prendendo l’inconscio e portandolo nell’arte. Il debito del regista all’avanguardia surrealista è evidente e conclamato, ma la sua opera non sortisce lo stesso effetto. Il surrealismo indaga le ossessioni nascoste dell’inconscio umano: fa della tela una spiaggia sulla quale far naufragare le strane creature (nonché i cadaveri) che popolano il nostro mare inconscio… L’effetto che provocano è PERturbante (grazie Sigmund ;-)) non DISturbante, e credetemi, c’è un abisso tra questi due suffissi.
Se prendo un quadro di Magritte ― artista che amo molto ― non vedo le mie ossessioni, vedo l’allusione alle mie ossessioni, ed è molto diverso. La trasposizione in chiave simbolica permette la non-finitezza interpretativa, che poi è una delle caratteristiche principali e più preziose dell’arte. Un quadro surrealista bisbglia ― un mormorio che viene dritto dritto da quel mare scuro che tutti ci portiamo dentro, non smette un attimo ― mentre “Spell” urla ― cavolo come un (os)sesso! Ma il posto per la riflessione dov’è? Dove?, se mi fai vedere tutto attraverso il non-mostrabile e il ripugnante? È come togliere allo spettatore la possibilità di ragionare sulla materia che gli viene proposta.
Come dite? Volete un esempio pratico? Se proprio proprio insistete… 🙂 C’è un’opera-istallazione di Marcel Duchamp (l’artista, non la mia cyclette) che fa parte delle mie 1074 idiosincrasie. S’intitola “Etants donnés”. Funziona così. Lo spettatore si ritrova davanti a questa porta di legno e ci trova dei piccoli spioncini, questa http://www.google.it/imgres?um=1&hl=it&sa=N&biw=1340&bih=518&tbm=isch&tbnid=NBPlPgZE3jcIXM:&imgrefurl=http://www.kritikaonline.net/%3Fp%3D577&docid=-J5R8t-NU5skeM&imgurl=http://www.kritikaonline.net/wp-content/uploads/2010/08/BASSA_Image-1.jpg&w=2100&h=1645&ei=J9aTT-boF8ieOr2jwPgD&zoom=1&iact=hc&vpx=657&vpy=89&dur=734&hovh=199&hovw=254&tx=88&ty=100&sig=100831821194311762339&page=1&tbnh=155&tbnw=194&start=0&ndsp=13&ved=1t:429,r:4,s:0,i:74

Se accosta l’occhio, lo spettatore vede questo http://www.google.it/imgres?um=1&hl=it&sa=N&biw=1340&bih=518&tbm=isch&tbnid=qHM0H2BV7_MSyM:&imgrefurl=http://otway.wordpress.com/2009/01/&docid=nB_HqA-ZcXQkWM&imgurl=http://otway.files.wordpress.com/2009/01/d-71.jpg&w=726&h=998&ei=J9aTT-boF8ieOr2jwPgD&zoom=1&iact=hc&vpx=388&vpy=57&dur=165&hovh=263&hovw=191&tx=91&ty=131&sig=100831821194311762339&page=1&tbnh=155&tbnw=110&start=0&ndsp=13&ved=1t:429,r:2,s:0,i:70

Ora, l’horror (e anche un po’ il kitsch) dell’immagine che vi trovate di fronte è evidente. Un corpo di donna riverso in un prato, le carni quasi di gomma… E la mia idiosincrasia credo stia proprio nelle associazioni che scaturisce. Il corpo nudo e abbandonato di una donna (effetto Laura Palmer), e laggiù il cielo terso, ma quassù il buio, e le presenze che possono nascondersi in quel buio…
In più l’artistia qui gioca anche con il senso di vergogna dello spettatore che viene colto a spiare da un altro spettatore … Insomma, penso capiate la differenza tra questa operazione, e un’operazione come “Spell”, che è pornografica ― e pornografica non perché fa vedere amplessi e vagine e situazioni orgiastiche e quant’altro, ma perché fa vedere TUTTO. Mentre io spettatrice vorrei sbirciare dentro il non-visto perché celato sotto la coltre dell’inconscio, non dentro il non-visibile perché considerato immorale…
Il fatto che il film sia imbevuto d’arte ― esplicitamente e non, tra quadri di Magritte, Schiele, Courbet, ma anche De Chirico (i manichini della visione della moglie matta, per esempio), Bosch (non quello delle pompe idrauliche, Hieronymus) e su tutti Dalì (che c’è anche senza esserci) ― non rende il fim artistico. E anche se aspira alla visionarietà, inanellando associazioni più o meno libere ― barbagli di galli e uova e pollastri sventrati e chi più ne ha più ne ha più ne metta, come cantavano i Prefisso (mamma mia!) ― è uno dei film meno visionari che abbia mai visto. 🙁 Anche quando vuole mostrare il regno del desiderio, concretizzando i sogni di alcuni personaggi (come la moglie frustrata) lo fa in maniera del tutto tradizionale (il marito-bestia impiccato) spogliando così l’onirico di quel profumo arcano e incomprensibile che lo circonfonde.  Si parlava prima di Laura Palmer…Un regista che invece è riuscito a diluire l’arte del surrealismo nella settima arte è senza dubbio David Lynch (il Movier Menagramo concorderà ;-)).

Senz’altro “Spell” si prefigeva la rottura delle restrizioni etiche e l’infrazione di alcuni tabù che schiavizzavano l’Italia degli anni  ’70. Merita il nostro plauso per il coraggio di aver compiuto un’azione del genere in un paese in cui, per farvi un esempio, l’aborto non era ancora legalizzato… Dobbiamo quindi prendere il film, calarlo nel suo contesto storico-sociale e apprezzarlo per questo, senza fare tanto le Miss Pruderie-Frunerie della situazione 🙁 e vivisezionare scene come l’occhio di un bue che finisce sopra un pube, oppure un pube (n’antro) che diventa la settima buca di un tavolo da biliardo…

E ora, dopo il tour di “Spell” Mostro&Mostra, spiaggatevi pure sulle poltrone dell’ingresso come le orde di turisti  trichechi che stramazzano devastati a fine visita guidata, e sentite qua cosa vi propongo per la settimana

DIAZ
di  Daniele Vicari

So che lo sapete, ma repetita juvant…. “Diaz” si è aggiudicato l’Audience Award per  il miglior film della sezione “Finzione di Panorama 2012” all’ultima Berlinale ― tra i Bruder Tavianen e Vicari pareva di stare a Italia ’90 lo scorso novembre a Berlino.

Non voglio fare la morale, né la moralista, ma credo che vedere “Diaz” sia un obbligo per tutti i cittadini italiani. A maggior ragione per noi Moviers, che siamo ben-altro e ben-oltre che cittadini italiani base ― noi siamo la versione Deluxe 🙂

Inoltre Mastrantonio&Robin ci attendono da un po’, e non mi pare proprio il caso di deludere due super eroi…  😉

 E ora un ultimo sforzo, cari Fellows . Seguitemi tutti quanti nella Cafeteria del Museo Let’s Movie dove l’Anarcozumi prenderà la parola in qualità di sovrana assoluta del movie-biz  trentino e vi annuncerà la 60esima Edizione del Trento film Festival (dal 26 aprile al 6 maggio)!

L’Anarco mi ha GENTILMENTE proposto (ma senza pressione o intimidazione ALCUNA eh, sia chiaro…) di dare spazio alla notizia e sostenere la programmazione del TFF. Visto che la proposta, davvero, non potevo rrrrifiutarla ― le teste di cavallo sotto le lenzuola le lascerei al “Il Padrino”, e pure al mattatoio “Spell” ― è con IMMENSISSIMO PIACERE, ma davvero SOMMISSIMO  e SPONTANEISSIMO, che do il via all’affair “Let’s Movie Loves TFF” nell’ambito del quale segnaliamo la serata d’apertura (cui prenderemo parte)

L.I. LA LINGUA IMPERI VIOLENTA
La forza del morso che la ammutoliva
Giovedì 26/Thursday 26
21:00/9:00 pm
Auditorium Santa Chiara
Biglietti in Prevendita**

Realizzato con Anagoor (Fies Factory), cito dallo STRABILIANTE sito del TFF: “Viene presentato in anteprima nazionale al TrentoFilmfestival questo progetto teatrale sul tema controverso della “caccia all’uomo” sullo sfondo del Caucaso, montagna delle molte lingue e terra di confine.”

NON POSSIAMO ASSOLUTAMENTE MANCARE! (Cioè, tuttomaiuscolo Zu, per amor di enfasi!).

E mi raccomando, tenete sempre sottomano il Programma del Festival http://www.trentofestival.it/res/download/pdf/3491.pdf e per ogni dubbio visitate il sito (lo STRABILIANTE) http://www.trentofestival.it

E per le info sull’acquisto biglietti cliccate http://www.trentofestival.it/it/info/Condizioni%20di%20ingresso.htm 

E Zu, sarò anche una schiappa come pubblicitaria, ma Let’s Movie loves TFF, e i sentimenti conteranno pur qualcosa, cavolo! 🙂

My Visitor Moviers, per fortuna vostra siete giunti al termine della visita guidata Mostri&Mostre. 🙂  Dirigetevi pure verso l’uscita e non proccupatevi per questa sensazione di pesantezza a livello intestino tenue e quello strano cerchio alla testa che vi grava addosso… È perfettamente normale dopo un tour del genere… 😉

E ora vi ringrazio dell’ascolto, vi aspetto a “Diaz” martedì e all’Opening Nite del TFF giovedì, vi allestisco due sale riassunto al primo piano e vi mando dei saluti, che stasera sono museograficamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

DIAZ: Luca è un giornalista della Gazzetta di Bologna. È il 20 luglio 2001, l’attenzione della stampa è catalizzata dagli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante il vertice G8 di Genova. In redazione arriva la notizia della morte di Carlo Giuliani. Luca decide di partire per Genova, vuole vedere di persona cosa sta succedendo. Alma è un’anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri. Sconvolta dalle violenze cui ha assistito, decide di occuparsi delle persone disperse insieme a Marco, un organizzatore del Genoa Social Forum, e Franci, una giovane avvocato del Genoa Legal forum. Max, vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, comanda il VII nucleo e non vede l’ora di tornare a casa da sua moglie e sua figlia. Luca, Alma, Nick, Marco e centinaia di altre persone incrociano i loro destini la notte del 21 luglio 2001. Poco prima della mezzanotte centinaia di poliziotti irrompono nel complesso scolastico Diaz-Pascoli, sede del Genoa Social Forum adibita per l’occasione a dormitorio.

L.I. LA LINGUA IMPERI VIOLENTA: la compagnia di giovani artisti veneti diretta da Simone Derai mette in scena uno spettacolo dove si parla di storie di cacce innominabili. Non metafore, ma fenomeni storici veri, antiche e odiose abitudini secondo le quali, nelle forme della caccia, alcuni uomini si sono fatti predatori di altri uomini e, ancora nel XX° secolo, hanno intriso il suolo d’Europa del sangue di milioni di persone: tanto il suo cuore civile, quanto le sue vaste foreste, fino ai suoi estremi confini montuosi. Il Caucaso, per l’appunto, limite estremo dell’Europa, confine geografico naturale, montagna delle lingue e intreccio fittissimo di popoli, labirinto che traccia e insieme confonde i confini, i limiti, le distinzioni, e si erge massiccio come epicentro della memoria e luogo mitico di questo giudizio. L’evento è curato dalla compagnia Anagoor, in coproduzione con Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto e TrentoFilmfestival. Con il supporto di APAP network – Culture Programme of the European Union. Anagoor fa parte del progetto Fies Factory.

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