Let’s Movie CLXVII

Let’s Movie CLXVII

IL SOSPETTO
di Thomas Vinterberg
Danimarca, 2012, 112’
Lunedì 26/Monday 26
9:30 pm/21:30
Astra/Mastrantonio’s

Feel-the-Force-Flow Fellows,

Ci sono talmente tanti punti sull’ordine del giorno di oggi che non basterebbero quattro Consigli di Amministrazione per assolverli tutti ― nemmeno con l’aiuto dell’Honorary Member Mic, che di CdA lezmuviani ha triennale esperienza. 🙂

Dunque, a long time ago in a galaxy far, far away… Lunedì arrivo al dibattito post-proiezione di “Terraferma” con un filino di ritardo, ma tanto ho il mio Mastro ad aprirmi la porta e ad accompagnarmi in sala, e in sala c’è la mia Anarcozumi a tenermi il posto. Da Emanuele. Emanuele Crialese, of course.

Ah Fellows, la fortuna di beneficiare della presenza del regista non ha pari né dispari! Generoso nelle spiegazioni, convinto nell’entusiasmo con cui accompagna le spiegazioni, Emanuele ha passato in rassegna tanti temi, anche perché tante sono state le domande del pubblico ― pubblico che, ogni tanto, va detto, se n’è uscito con delle domande un po’ “fuori tema”, come succedeva in terza liceo, o “fuori luogo”, come succede ogni tanto al tomtom. Ma Emanuele ha risposto a tutto, senza sottrarsi, senza nemmeno mostrare un briciolo di unease. Credo che questo gli derivi dalla voglia, grande, che ha di “dire”, oltreché di fare, il lavoro che fa… Generoso, già.

Visto che il Board non è un reporter e che odia vedersela con verbali, minute (e minuti) e che non potrebbe davvero trascrivervi cronachisticamente l’intervento del regista (né tantomeno lo vorrebbe o lo vorreste voi, e ora, se me lo permettete, respiro), vi porto senza re- davanti “L’E-manuele. Il manuale virtuale d’una notte in Crialese” ― cinque paroline-spunto nella lingua del regista di “Nuovomondo” che mi son finite in punta di matita per voi. Ve le porto così , in forma telegrafica o pseudo, senza (troppe) spiegazioni.

  • Movimento…. Cinema come movimento. (Potete ben immaginare come io abbia annuito convinta…Let’s Movie si basa esattamente su questo principio cine-matico della fisica) C’è trasformazione nell’azione.
  •  “Noi abbiamo la necessità di andare”…. Oh God, let’s think about it, Moviers.
  • “Il mio scopo è quello di raccontare una storia per immagini che parli a tutti gli uomini, non solo agli italiani. Agli uomini di tutto il mondo”.
  • “Il mio linguaggio non è la realtà. Io punto alla trascendenza della realtà attraverso le immagini. (Board estasiata davanti a “la trascendenza della realtà attraverso le immagini, giacché questo è ili principio su cui poggia non già Let’s Movie, ma la poesia)
  • Il mare è rassicurante. Mi sfugge. Il mare mi rassicura perché mi  sfugge. Non lo puoi rinchiudere”. Il concetto di qualcosa di sfuggente e di rassicurante, una contraddizione in termini, mi sembra un’idea molto intrinsecamente legato al vivere… Anche qui, rigiratevi un po’ queste parole nella testa.

La generosità di Emanuele si è dimostrata non solo nel dibattito e nelle chiacchiere fuori dal cinema, con un gruppo di giovani universitari con cui si è intrattenuto.

Aproparentesi. Ogni tanto Trentoville ti offre delle sorprese, che mi piacerebbe chiamare “moments of being”, se non temessi che Virginia Woolf mi citasse per plagio. Mercoledì ― di seguito, “mercoledì delle meraviglie” ― stavo attraversando Piazza Italia o Battisti o Max Mara, compiacendomi di me stessa perché finalmente, per una volta, sarei stata in largo anticipo a Let’s Movie, di lì a 42 minuti, e te lo trovo lì. Emanuele. Emanuele Crialese. Seduto al tavolino di un bar, assieme a una coppia di amici fidati (Gabriella e Andrea, quelle persone extra-ordianarie che ho avuto la fortuna di conoscere attraverso la extra-ordianaria Zu :-)). E allora mi fermo e dico, può il caso una volta tanto remarmi a favore? E per una volta mi rispondo, gongolosa “Sì, può”. 😉

E anche qui generoso, Emanuele, che mi interroga sul nostro cine-esperimento, Let’s Movie, e vuole sapere cos’è e come funziona. Io spiego, e me la sento, la luce negli occhi ― quando parlo di voi e Lez Muvi, la sento, quasi fisica, la luce. E lui, Emanuele, mi dice che devo, anzi, dobbiamo assolutamente andare avanti così :-), perché è un progetto che si basa solo ed esclusivamente sull’amore spassionato per il cinema ― e disinteressato visto che io e il business siamo lontani come Darth Vather e Yoda (mamma mia). E io controbatto, sì ma i miei Muviers mi bacchettano un sacco perché propongo film un po’ corazzatapotemkin, film che fanno pensare e non troppo divertire… E lui, saggissimissimo, mi suggerisce: “Perché non sostituisci ‘pensare’ con ‘immaginare’? In ‘film che fanno pensare’ implichi uno sforzo. Ma con i ‘film che fanno immaginare’ proponi quello che fa il cinema ― il sogno”…
E io spero che ora, da qualche parte tra Tokyo e New York e Roma mi stia leggendo e glielo confesso, sei stato saggissimissimo a darmi proprio questo suggerimento, perché io ho la fissa delle parole e tu mi hai dato LA parola giusta. Immaginare. 10.000 punti per Emanuele. 🙂

 E io gli racconto anche che voi mi bacchettate un sacco perché scrivo troppo….E lui, in barba alla call-for-shortness del Fellow Iak-the-Mate, risponde: “Tu devi scrivere tutto quello che ti pare perché quello è il tuo spazio di libertà”. E anche qui, altri 10.000 punti per Emanuele. Perché è vero, Fellows, io mi scuso con voi se davvero son verbosa, ma cercate di capire: qui io non devo badare ai paletti che la vita quotidiana mi/ci mette. Non ci sono divieti, restrizioni, “entro-e-non-oltre”. Non ci sono cops, sguardi severi sotto visiere abbassate. C’è un campo sgombro. Via libera. 🙂

Avrei voluto rimanere seduta lì per un numero imprecisato di ore, ma Let’s Movie chiamava e i42 minuti di anticipo a quel punto erano andati in fumo, e mi sono lanciata allo Smelly Modena per “Argo” ― dove arrivo con sguardo visibilmente allucinato ed euforia post-epifanica di cui il Sergente Fed FFF ha fatto le spese.

E il mercoledì delle meraviglie che mi ha regalato Crialese al tavolino di un bar è proseguito con una folla di Moviers che evidentemente hanno apprezzato il titolo proposto e l’orario Board-unfriendly.

Quindi ringrazio e contemporaneamente accolgo con gioia: straight from Atltanta, Georgia, USA, passando per Berlino e ora a Povorock, Austin, d’ora in avanti il Fellow steveAustin, con cui condivido il caveau (=ufficio) ― rendendo il caveau il luogo di massima coolness di un edificio non troppo cool ― e che spero sia contento della cine-identità da sei milioni di dollari che gli sto appioppando; con lui la guest Ines, fiancé molto molto cute, lei straight from Buenos Aires passando per Berlino e ora Povorock; Sergio, d’ora in avanti il Fellow Sergio-The-Sailor perché più navigato di così non si può, con la madre che lo costringeva bambino a vedere Ghezzi at night e a coltivarsi un pelo cinematografico sullo stomaco che gli ritorna utile ora, con la programmazione lezmuviana…; la Fellow ChocoBar in forma strepitosa, anzi no di più, con la Guest Anna, anche lei imbucata in un caveau di sua proprietà accanto al mio; il Fellow Truly Done, che ha fatto e sta facendo un lavoro di Lez Muvi-dissemination di un’efficacia ben superiore di quella del Board; il menzionato Sergente Fed FFF che, notiamo, si sta orientando verso la frangia anarco-insurrezionalista (Anarcozumi docet) ignorando che tutto questo lo porterà inevitabilmente “to the Dark Side… Told you he will. Reckless he is” :-); e ultima, perché dulcis in fundo, la Honorrary Member Mic, al settimo cielo per la programmazione HMM-friendly, e anche per Ben Affleck, pure lui molto HMM-friendly. 🙂

“Argo” è stata una piacevole rivelazione ― anche qui abbiamo cercato di neutralizzare le aspettative, perché anche quelle, si sa, conducono “to the Dark Side”. Ho affrontato il film con quel “bah” che ha effetto paracadute ma che spesso ti lascia con il sedere per terra. Invece no, il paracadute stavolta si è aperto ― sarà stata forse la presenza dell’Honorary Member e del Fellow Truly Done, esperti sky-divers. Mi preme molto fare fiorfior di complimenti a benebene Ben Affleck. Non già per come riempie la scena ― eccome se la riempie, anche con barba e look 80s.  Ma per il coraggio di occuparsi della regia e co-produrre il film (insieme a quel furbone di George Clooney che, dopo il periodo di smarrimento in cui è finito per canalis poco raccomandabili, è tornato in carreggiata). Ben ha scelto di raccontare una storia che è entrata nella Storia americana recente; e il Fellow steveAustin me l’ha confermato, spiegandomi che la liberazione dei sei diplomatici americani  e la loro fuga dall’Iran komejnista nel ‘79 è un fatto che tutti gli americani conoscono, e che è entrato nei libri di scuola e nella memoria collettiva. Quando me lo raccontava mi chiedevo…Chissà cosa raccontano i nostri manuali di storia di oggi…. Ricordo che su quello che usavo io al liceo, il rapimento di Aldo Moro non occupava più di una manciata di righe… Chissà se in quelli di oggi si parla di Ustica…. Del Cermis…Bellini&Cocciolone, Baldoni, Sgrena, Politoskaja…Bah…

Fare un film su un fatto storico così celebrato ― la liberazione riuscita degli ostaggi con un piano quanto mai rocambolesco è motivo di sconfinato orgoglio per il popolo americano, naturalmente ― eppure così poco conosciuto nei dettagli pratici giacché coperta dal segreto di stato fino a poco tempo fa, è stata una sfida mica da poco per il nostro Affleck, che certo ha dimostrato talento alla regia con “Gone Baby Gone” e “The Town”, e alla sceneggiatura con “Will Hunting”, ma che ha pure accettato ruoli in film spazzatura come “Amore estremo” (e stava pure per sposarsi quella tamarrra from-the-block di JLo, a volerla dire proprio tutta 🙁 ). Il pericolo con la Storia è darne una versione troppo ripulita, sfociando quindi nel mitico-mitizzato, oppure una versione da cospirazione, ovvero mammia-mia-ci-sono-tramacci-ovunque-non-ci-si-può-fidare-più-di-nessuno-signora-mia. In “Argo” Ben ha evitato i due estremi rifugiandosi nell’angolo (felice e azzeccatissimo) del “rocambolesco”: ha puntato la macchina da presa sullo stratagemma realmente utilizzato nel ’79: l’idea di sfruttare la produzione di un film di fantascienza, (“Argo” appunto) come copertura per portare fuori da Teheran i sei americani rinchiusi nella casa dell’Ambasciatore canadese.
E due elementi che hanno colpito me e un po’ tutti i Moviers sono stati:

  1. Il lento e inserobile montare dell’ansia durante la progressione del film, che parte abbastanza lento e incolore all’inizio, ma che acquista forza e thrill man mano che ci infiliamo negli eventi. È come accompagnare qualcuno, prima da lontano, poi avvicinarlo sempre di più, sempre di più, sempre di più finché diventa famigliare e cominci a correre con lui… Il senso quasi fisico del pericolo arriva al suo acme quando i sei ostaggi devono passare lo scoglio della dogana iraniana all’aeroporto per potersi imbarcare. Un ufficiale iraniano storce il naso davanti a questi sei “canadesi” sospetti e decide di controllare l’esistenza della casa di produzione americana per cui dicono di lavorare ― che ovviamente non esiste ed è solo di copertura. L’ufficiale telefona a Hollywood, e la scena è montata su un saliscendi geografico tra Teheran e Los Angeles, e voi siete lì, che andate su e giù, insieme a una mano che compone un numero in un aeroporto, un telefono che squilla dall’altro capo del mondo, degli inghippi idioti che impediscono a una mano di rispondere, e quella mano che alla fine, all’ultimo squillo, solleva, thanks-god, la cornetta. Credetemi quando vi dico che non riuscivo a stare ferma in poltrona…
  2. Il lavoro quasi calligrafico di ricostruzione storica che si comprende in tutta la sua perizia nei titoli di coda, dove trovate una specie di galleria fotografica che affianca scatti originali dell’epoca e la controparte scelta per il film. Gli attori che intepretano i sei ostaggi, per esempio, sono stati scelti in base a una forte, fortissima, somiglianza con  i sei ostaggi veri. Oppure troviamo scene “di contorno”, come un impiccato che pende da una autogru, oppure donne guerrillere con mitra alla mano, oppure la cerimonia di rientro… Tutto reperito e restituito con attenzione certosina.

E se permettete aggiungo un terzo:

  1. John the-big-man Goodman….Nel film ha un ruolo minore, o per lo meno lo si vede poco. Ma è talmente incisivo e be’, irresistibile, che vi si stampa nella testa già dalla prima scena. Non so se sia una questione di stazza…Se penso al nostro Battiston, anche lui ha la stessa capacità di imprimersi nella mente dello spettatore e di rimanerci… Prendete un po’ al suo micro-ruolo, strepitosamente interpretato, in “Io sono Li” … Bah, io non ne farei una questione di ciccia. Come già dicemmo, son proprio kg di talento, questi. 🙂

E quasta settimana?

Questa settimana abbiamo un film e un film festival! La grande abbuffata, Fellows, altroché Tognazzi!

Ma partiamo con ordine

IL SOSPETTO
di Thomas Vinterberg

Presentato alla scorso Festival di Cannes  aggiudicandosi il Premio per la miglior interpretazione maschile (Mads Mikkelsen), “Il sospetto” è un film non facile, sia per il tema trattato sia perché chi lo tratta è il danese che, insieme a quel geniaccio strambo di Lars Von Trier diede il via all’esperimento di Dogma 95 ―are you familiar with that? If not, click here http://it.wikipedia.org/wiki/Dogma_95 . Insomma, è un film che ci farà IMMAGINARE molto…E visto che noi siamo gente curiosa, cogliamo al volo la sfida e andiamo dal Mastro a vedere cosa questo danese ha da raccontarci.

Ma vi dicevo del film festival….Ebbene Moviers, il 27-28-29 novembre Trentoville ospita il Festival CinemaZERO, http://www.festivalcinemazero.it/, organizzato dall’associazione culturale Il Funambolo, che tanti eventi raffinati tira fuori dal cilindro e che supportiamo ben volentieri. 🙂
E l’avrete capito, no? Quando ci sono occasioni cinematografiche illuminate da sostenere, Mastrantonio è sempre in prima fila (pur rimanendo sempre nella stanza dei bottoni, e come egli riesca, questo non è dato sapere…).

Visto che martedì, lo sapete, è adibito all’English Teaching, il Board si perde la serata d’apertura, ma recupererà mercoledì 28, con i titoli in concorso e con i seguenti, fuori concorso:

 Davide Manuli, Bombay: Arthur Road Prison , 14’, 1998; Theo Putzu,  Diverting Duo/Outset , 3’25”, 2012; LE-LI/The Letter , 3’ 2011
Ore 21:00/9:00 pm
Cinema Astra/ Mastrantonio’s
Ingresso gratuito/free entry

Mentre giovedì 29 (e spero di farcela!) toccherà ad altre proiezioni in concorso e fuori, nonché le premiazione delle opere vincitrici.

Fuori concorso: Cosimo Terlizzi Aiuto! Orde barbare al Pratello , 47’, 1996/2011; Sebastiano Luca Insinga Nulla è accaduto, 45’, 2012.
Ore 21:00/9:00 pm
Ingresso gratuito/free entry
Via Torre d’Augusto 18
Presso la mostra “Artista della fame”

Quindi anche questa settimana, il cinema se ne infischia dei patti di non-aggressione e ci invade la settimana!

Il Movie Maelstrom che incontrerete tra circa 12 secondi vi dimostrerà quanto il Fellow Fiiiii sappia mantenere la parola data: è andato a vedere “La collina dei papaveri” di Myazaki Junior con la Fellow Reicel, e ha presentato la sua recensione. Noi lo ringraziamo dal profondo, e gli ricordiamo i tempi della quotidianità che rendono il cinema di Myazaki Figlio speciale forse non quanto quello del padre, ma quasi… E gli ricordiamo “Arietty”, da vedere. E gli ricordiamo che sì, il Board è ‘na noia. 🙁

Ora vi ringrazio con dei notevoli ringraziamenti, e vi comunico che questa non è stata solo la settimana con il Mercoledì delle Meraviglie. Questa è stata anche la settimana in cui il Board è stato iniziato a “Star Wars” ― grazie alla complicità della Fellow Junior e del WG Mat. E ora il mondo non sarà più lo stesso. Non dopo Obi Wan-kenobi. Dopo la Forza con la F maiuscola. E soprattutto dopo la battuta delle battute che ha fatto trasalire il Board come poche volte prima― “I am your father”…

Per questo stasera, prima di agevolarvi dei saluti stellarmente cinematografici, faccio mia la sempiterna saggezza di Yoda, il guru più cute della storia di tutti i tempi e di tutte le galassie lontane lontane, e solennemente vi esorto a credere a queste parole:  “Luminous beings are we, not this crude matter. You must feel the Force around you”, Fellows. 😉

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Also schrieb der Fellow Fiiiiii:

“Il film ripropone una trama che dire classica è dir poco. Come in un qualsiasi romanzo greco di età ellenistica / commedia di Plauto / chi più ne ha più ne abbia, un ragazzo e una ragazza si innamorano, ma sul più bello scoprono di essere fratello e sorella. Tutto sembra perduto, quand’ecco arrivare al porto una nave il cui capitano svela che in realtà no, non sono più fratello e sorella, quindi possono vivere felici e contenti forèva.
I disegni sono belli (classici), le atmosfere evocate sono affascinanti (giappone rurale + tokyo nel 1964), e sono abbastanza interessanti anche le dinamiche sociali che si intravedono in filigrana.
Mancano tuttavia completamente la magia, l’imprevedibilità, la visionarietà tipiche di Miyazaki padre, il quale – a mio modestissimo parere – in questo film non ha messo altro che il nome per convincere quelli come me e Reicel ad andarlo a vedere.
Nota a margine: i personaggi del film cantano un sacco, e per lo più in modo corale. Alla mia destra avevo un tizio fissatissimo che ogni tanto si univa al canto, rideva fragorosamente in momenti inopportuni, e quando compariva una scritta in giapponese indicava vistosamente lo schermo leggendo ad alta voce”.

Notate la finezza del “forèva”.

Sciapò. 🙂

IL SOSPETTO: Lucas è un maestro d’asilo in un piccolo paese della Danimarca. Quando la bambina del suo miglior amico racconta una bugia, Lucas diventa la vittima di una caccia alle streghe di cui è la preda…

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