Let’s Movie CLVII

Let’s Movie CLVII

VIVA LA LIBERTÀ
di Roberto Andò
Italia, 2013, 94’
Mercoledì 27/Wednesday 27
20:00/ 8:00 pm
Multisala Modena/Lo Smelly

Fondisti Mondiali Fellow Moviers,

Dicevamo che a Trentoville succedono gran poche cose. Party dell’Anarcozumi a parte, Let’s Movie a parte (le pagherai tutte, Board, prima o poi, sappilo), non ci rimane tutto ‘sto granché. Però il caso ha voluto che il 2013, oltre ad essere l’anno del Serpente (e lo dico per il nostro rettilologo, il Movier Magnanimo :-)), è l’anno di Fiemme 2013, il Nordic Ski World Championships, con tutte quelle discipline spaccaossa che noi amiamo gran poco, ma di cui si parla gran bene.

Mercoledì c’è stata l’apertura ufficiale in Duomo Square, che per l’occasione ha switchato da Piazza Gromm a teatro delle meraviglie ― avrei potuto dire Wunderkammer ma non l’ho detto, apprezzate. Palloni aerostatici antropomorfi, acrobati con costumi fluttuanti che scivolavano su e giù per la Torre dell’Orologio (ma come si chiama la Torre di Trentoville? Me lo dite???), e tagliavano la piazza da est a ovest lungo corde incredibilmente corde (paura&invidia per gli acrobati!), e poi suggestivissime ombre disegnate sul Duomo illuminato di rosa e blu, e poi la Torre utilizzata come tela per le immagini video che venivano proiettate, e poi suoni e colori e musica e vedo-gente-e-faccio-cose.
Certo, la presenza di Goran Bregovic ha inciso molto in termini di richiamo popolare. Sarà anche perché Goran ha inciso l’inno ufficiale di Fiemme 2013, che fa un sacco ridere, e sdrammatizza un po’ l’immagine del trentino orso (il trentino medio è una razza che s’inserisce tra il marsicano e il grizzly). Ascoltate/guardate voi stessi http://www.youtube.com/watch?v=XG_RTRgEweA (il movimento di Goran tipo benedizione urbi-et-orbi con braccia ad angolo retto di Barbie mi fa PROPRIO schiattare! 🙂 )…. Non aprirò qui una parentesi analitica sull’immagine delle trentine che il video propone (perché chi di noi trentine non porta trecce e camicette a quadri? Chi di noi trentine non mangia stinco&polenta a colazione??), ma non voglio essere sempre la party-pooper della situazione che trova sempre il marcio in Valbadia, e luoghi comuni dappertutto…

M’è venuto da cominciare così oggi, primo perché quando c’è un evento di questa portata VA DETTO (anche in un contesto lezmuviano in cui non c’azzecca molto, se non per la magnifica presenza dell’Anarcozumi, del WG Mat, della Fellow Nat e del Movier Prestige, insieme al Non-Fellow Duca di Lombardia and Liz Straightaway-from-UK). Sapete, il Trentino, non si sa bene come mai, è affetto da questa forma di stipsi comunicativa che gli impedisce di divulgare notizie positive in serenità ― come quei calciatori che segnano e non esultano, bah. Secondo, per riguadagnare un po’ di speranza. Il Let’s Movie di martedì, “Alì ha gli occhi azzurri”, benché sia stato promosso a quattro pollici dall’Anarcozumi e da me, la toglie un po’, la speranza… 🙁

Ma voglio partire con il celebrare la vittoria di Davide contro Golia. Tutte queste mega produzioni made-in-Hollywood — “Lincoln”, “Re della terra selvaggia”… — che berciano (berciano??) la loro volontà di potenza piuttosto che l’esigenza di raccontare una storia… Questi grandi nomi vengono sconfitti — e ci godo un sacco — da questi film che a me piace definire piccolipiccoli, produzioni side-stream (esiste “side-stream”? Be’ ora esiste), ma che riescono a colpire. Come “La bicicletta verde”. Come “Alì ha gli occhi azzurri”.
Se da un lato questa tendenza mi fa macinare oscuri pensieri in merito alla piega che il cinema main-stream sta prendendo, dall’altro mi fa guardare con estrema fiducia verso queste realtà minori che parlano direttamente dal margine. “Alì ha gli occhi azzurri” è ambientato proprio lì, in un contesto “off”, ma riesce, con la straordinaria freschezza di un giovane regista a fare della periferia il centro, mettendoci davanti a questioni grandi e complesse, quali nazionalità, religione, famiglia, etica. L’Anarcozumi è stata una preziosissima Movier martedì: nello scambio di opinioni post-proiezione, tra una lamentela e l’altra su titubanze elettorali e Master farlocchi che fanno per fermare il declino e poi si fermano prima di provarci, ha utilizzato  “complesso” e “senza speranza”, due espressioni che hanno colto in pieno il film, e che lo recensiscono meglio di qualsiasi polpettone boardiano.

Esatto Zu. Il film è complesso. Mette in scena delle storie che da un lato offrono dei cliché ben noti, come l’intransigenza della religione islamica, oppure la criminalità della micorcriminalità rumena, oppure l’amore tamarro&tenero dell’adolescenza romana (geniale il tocco del regista che colora musicalmente un momento romantico tra Nader e la fidanzata BriggggitttttE ― alla Totti, please — con le tinte melassa di Gigi D’Alessio). Altroché camicette a quadri e stinco a colazione…

Dall’altro però li ribalta, li contraddice, questi luoghi comuni. Allora vediamo che Nader si ribella all’aut-aut materno “o lasci la pischella o te ne vai di casa” dettato dall’Islam ― ribellandosi quindi all’Islam stesso ― e se ne va di casa. Ma poi quando è la sorella a dimostrare dell’insofferenza nei confronti delle regole dettate dalla religione musulmana, Nader diventa il più fondamentalista dei fondamentalisti e arriva persino a sparare al suo miglior amico, reo di aver dimostrato della simpatia  verso la ragazza. Come dire che Nader, nato, cresciuto, fatto  e finito a Roma, e che di Roma ha assimilato il linguaggio sia nel verbo, sia negli atteggiamenti, ritorna egiziano del profondo (Mar) Rosso quando si tratta dell’onore sororale. Come a dire, credevi di esserti liberato dalla catena che ti legava ad Allah, e invece no, non è stata recisa manco pe’ gniente, era solo nascosta sotto la tangenziale tra Ostia e Freggggene …E cosa si fa quando due posizioni così contrastanti convivono dentro di noi? Lasciamo la ragione e impugniamo le armi…

Quindi sì, complesso una cifra… E il finale non lascia spazio a nulla di buono. L’inquadratura fissa sull’interno della casa di Nader, con la famiglia seduta a tavola e il posto di Nader vuoto, lascia una sensazione di scomodo irrisolto… E noi immaginiamo Nader che vaga per i sobborghi della città, creatura partorita da questo nuovo millennio tra smart phones e Corano, incapace di trovare un posto fisso cui appartenere…

Un altro elemento positivo è il mantenimento di una tensione da film thriller: il “come andrà a finire” non ci molla un istante. Non so, è come se si corresse (scappasse?) per 100 minuti… Sarà che Giovannesi è stato in gamba ad architettare una storia dalle tinte poliziesche, in cui continuiamo a chiederci se Nader riuscirà a sfuggire alla banda di rumeni che vogliono fargli lo scalpo, se Nader rimarrà insieme a BrigggittE, se Nader tornerà a casa alla fine… Insomma, questo ragazzetto un po’ testa calda un po’ tenerone ci prende, e non è sempre facile, per un regista, far appassionare a un personaggio, specie in un contesto di degrado come quello presentato in “Alì ha gli occhi azzurri”.

Avvalendosi di ambientazioni splendidamente ruvide e squallide — il lungomare di Ostia, metropolitane, scorci di cemento armato e bidoni della spazzatura, Giovannesi riesce bene nel dipingere un quadro di una metropoli contemporanea in cui coabitano paesi vecchi, paesi nuovi e paesi sospesi fra vecchio e nuovo i cui figli per metà sono integrati e per metà sono disintegrati fra le tradizioni della patria dei genitori e le tradizioni della patria in cui sono nati.

Film piccolo piccolo, dicevamo, anche se non troppo. L’Anarcozumi mi ha fatto giustamente notare che Fabrizio Mosca, il produttore del film, ha prodotto opere di registi del calibro di Marco Tullio Giordana ed Emanuale Crialese. E alla fotografia ci sta nientemeno che il talentuosissimo Daniele Ciprì… Quindi magari piccolo piccolo perché non è arrivato in molte sale, ma grande grande nella qualità e nell’impegno con cui è stato girato.

APPROVED! 😉

Ah ma mi tocca starmene lontana dal Mastro anche questa settimana! So che dobbiamo vedere “Zero Dark Thirty”, lo so, ma per qualche motivo non riesco a proporlo. Forse il motivo è proprio questo: non bisogna DOVER vedere un film. Bisogna VOLERLO vedere. Come ben sapete, nella morra cine-se l’obbligo si mangia il fun…. Quindi mi prostro virtualmente al cospetto del Mastro, gli assicuro che l’Astra rimane in assoluto la sala cinematografica per antonomasia (e per anastasia), e che Let’s Movie tornerà dopo

VIVA LA LIBERTÀ
di Roberto Andò

Un film che va visto. C’è Sir Servillo, che per una volta vorrei vedere recitar MALE — giusto per avere la soddisfazione di fare pippobaudo e scuotere capo e borbottare “Non me lo dovevi fare, Toni, non me lo dovevi fare”. E anche Valerio Mastandrea, che non ne sbaglia una! Robertò Andò, il regista — artista poliedrico che si muove, sempre sperimentando, sia nella regia cinematografica (guardatevi “Sotto falso nome” con Daniel Auteuil) che teatrale che nella narrativa — trae il film dal suo romanzo “Il trono vuoto” (sì, sì, quello che si è aggiudicato il Campiello l’anno scorso, proprio quello), e sembra averne dato una versione convincente e originale. Dato che noi siamo per la convinzione e l’originalità, chiudiamo un occhio — n’antro — sull’orario e andiamo allo Smelly, col Mastro piantato nel cuore ― spero che queste mie parole risuonino (soap)argentine fino in Corso Buonarroti.

Ma è già arrivato il momento di salutarci, Fellows! Domani notte sapremo di che morte moriremo, elettoralmente parlando. Ho preferito lasciar fuori la politica, c’è già abbastanza confusione senza che ci si metta pure il Board ― anche se vi confesso che “Viva la libertà” è il mio modo per portare la politica in Let’s Movie, facendola transitare obbligatoriamente per il cinema. Ma mi auguro di cuore che i nani tornino a infestare le foreste, e non il Parlamento…. 😉

Ora, se non vi spiace, io andrei. Ho un CdA con l’Honorary Member Mic da tenere: alle 2 del mattino raggiungerò Roncabronx, da dove presenzieremo alla consegna degli Oscar, in collegamento diretto con Los Angeles … Come vedete, sul Management gravano innumerevoli incombenze…   🙂

Sperando di sopravvivere a quello che si prospetta il lunedì più luuuungo della storia dei lunedì, vi ringrazio dell’attenzione, ometto il Movie Maelstrom perché sono stata un po’ luuuuuunga (per coerenza con il lunedì), e vi lancio dei saluti, oggi, fondOmentalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

VIVA LA LIBERTÀ: Il segretario del principale partito d’opposizione, Enrico Oliveri, è in crisi. I sondaggi per l’imminente competizione elettorale lo danno perdente. Una notte, dopo l’ennesima contestazione, Oliveri si dilegua, lasciando un laconico biglietto. Negli ambienti istituzionali e del partito, fioccano le illazioni, mentre la sua eminenza grigia, Andrea Bottini e la moglie, Anna, continuano ad arrovellarsi sul perché della fuga e sulla possibile identità di un eventuale complice. È Anna a evocare il fratello gemello del segretario, Giovanni Ernani, un filosofo geniale, segnato dalla depressione bipolare. Andrea decide di incontrarlo e ne resta talmente affascinato da iniziare a vagheggiare un progetto che ha la trama di un pericoloso azzardo.

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