Let’s Movie CLXII

Let’s Movie CLXII

SFIORANDO IL MURO
di Silvia Giralucci
Italia, 2012, 51’
Mercoledì 3/Wednesday 3
Ore 21:00/9:00 pm
Astra/Dal Mastro
Watch out! Regista in sala!!

Futuristici Fellows,

Allora una sera di finta primavera con una prima vera vera, uno se l’aspetta di trovare questo dal Mastro. “Questo” sta per la sala sold-out e la frenesia dell’evento e l’Anarcozumi che controlla che tutto si svolga come deve svolgersi. Certo uno NON si aspetta di trovare il Presidente della Regione (Provincia, Fru, PRO-VIN-CIA!), Alberto Pacher, e tutti i produttori del film, e RAICinema e telecamere e fotografi e stampa e tutto il carrozzone mediatico che si muove quando si verifica quel fortunoso fenomeno del cosiddetto Something-Big-Is-Going-On.

Io sfioro sempre quella strisciolina liminale tra puntualità e ritardo da cui sono fatalmente attratta. Ma dentro, dentro in sala c’è già la Honorary Member Mic ad attendermi e lei sì che è una che pianifica le vere prime come si deve, attraverso quel sistema geniale che si chiama “prenotazione con largo anticipo”. Grazie a questo sistema, ho potuto guardare con sprezzo e superiorità il cartello che campeggiava sulla porta del Mastro ― “I posti per il film ‘Un giorno devi andare’ sono esauriti”. Consiglio a tutti i Moviers di far proprio questo sistema della “prenotazione con largo anticipo” quando ci sono questi eventi, in modo da sfoderare quanta più indifferenza possibile  davanti all’irreversibilità del sold-out. 😉

Non escludo che tra la ressa di spettatori presenti ci fossero altri Fellows, anzi ne sono convinta ― vi prego, lasciatemelo credere, che naufragar m’è dolce in questo mare. E lasciatemi anche ringraziare l’Anarcozumi, la mia Zu, la cui la spola fra Trentino Film Commission e Trento Film Festival riesce sorprendentemente/magggicamente bene e a cui dobbiamo happening come quello di giovedì. Mettere insieme tutto e tutti, coordinarsi con uffici e persone, enti e istituzioni, opere ed omissioni, richiede una dose massiccia di sangue freddo (ce l’ha), di liquidi sempre a portata di mano (ce li ha) e di autentica capacità di problem-solving (non quella che gonfiamo sui curricula, ma quella vera vera, e lei ce l’ha). Insomma, la Zu totalizza un sacco di punti spuntati dalla lista “cielo-manca”, e di questo c’eravamo accorti tutti da mo’. Certo la sua fiamma da ribelle è sempre pronta a divampare, ma d’altronde, possiamo chiedere al fuoco di non bruciare? Jamais!

Un grazie anche al nostro Mastrantonio, ovviamente, senza la cui Sala 3, tutto questo non sarebbe stato possibile ― Mastro, questo ringraziamento altisonantemente formale, segnatelo. 😉

E adesso? Adesso sto indugiando sulla soglia…. Come quando dovete andare ma non volete andare, e allora v’intrattenete, spalla contro stipite, a chiacchierare del più e del meno… Non che non voglia parlare di “Un giorno devi andare” eh. Ma vedete, è un film difficile, che mi sentirei di consigliare a pochi, anche se forse sarebbe utile a tanti. Come ho avuto già modo di dire, il tema principale è quello delle vie del dolore, e dei modi diversi e personali con cui ciascuno di noi le affronta. Giorgio Diritti in sala ha detto che per lui “Un giorno devi andare” è la storia di un viaggio che la protagonista intraprende per trovare se stessa. Ed è vero: Augusta lascia il Trentino dopo una grande sofferenza (la perdita di un bambino e l’impossibilità di averne altri) e si trasferisce in Brasile, dapprima legata a una missione cattolica, e poi per conto suo fra la gente delle favelas. Però io penso ― ma è una mia opinione ― che tutta la nostra vita sia questo, un viaggio per cercare noi stessi; e se poi a un certo punto ci troviamo, tutto di guadagnato, e se vaghiamo tutta la vita nella ricerca, ci avremo guadagnato comunque (più punti miles&more che calli, spero).

Quindi per me la storia del film è più una specie di tentativo di terapia che Augusta prova su se stessa per vedere se riesce a guarire da quel male. A un certo punto comprende che la Fede, quella canonica, quella nazionalpopolare, su di lei non ha effetto: quindi la lascia, lasciando la missione in cui prestava aiuto e partendo da sola, e quello è il VERO viaggio, quello staccato dal cammino già battuto dalla religione cristiana sulle tracce di una SUA religione, o ragione ― e non è forse un caso che i due termini si somiglino così tanto, perché cos’è la religione se non la volontà estrema di trovare una ragione? Il film propone anche questo: l’idea che non ci siano solo tante religioni istituzionali, ma che ce ne siano anche tante, tantissime di personali che non necessariamente coincidono con il singolare assoluto, delLA Religione canonica.

Capite ora perché vi dicevo che è un film difficile? Se poi aggiungete anche un certononsoche francese. Dicasi “uncertononsoche francese”: silenzi ― molti, lunghi ― scene di grandi panoramiche paesaggistiche, o di microdettagli piccolissimi sempre sprofondati nel silenzio (dalle foreste pluviali alle formiche), sub-trame tragiche ― vedi la ragazza brasiliana che perde il bambino ― e una netta sensazione di film di qualità che intimorisce un po’.

Dopo la visione Diritti ha aggiunto che è anche un film sulla possibilità di ricominciare, sulla speranza. E forse ha ragione. E la peculiarità di questo film è che questi barlumi di speranza che bucano la notte in cui Augusta vive e combatte, non si trovano alla fine (tipo come alla fine di un percorso, e come ci si aspetterebbe), ma sono sparpagliati in tutto il film, mentre la fine è una non-fine ― c’era da aspettarselo, anche le non-fini rientrano nel certononosoche francese, a pensarci. Non c’è una linearità, c’è piuttosto un andare avanti, un tornare indietro in una danza imprevedibile che rispecchia in fondo l’assoluta imprevedibilità dell’esperienza che lei sta vivendo (comprendere il male e tentare di superarlo). La parte conclusiva vede Augusta accampata su una spiaggia, sferzata dal vento e dalla pioggia, in un delirio di solitudine, di lotta contro i propri demoni, di sfinimento fisico e psichico… Perché a volte quello bisogna fare…Mondarsi per rammendarsi….A volte è così….
Quindi se andrete a vedere “Un giorno devi andare”, siate preparati a incontrare delle situazioni che vi faranno pensare alla vostra vita, al vostro percorso. Parla direttamente di noi, e il tribolare di Augusta, ce lo portiamo appresso, dopo. Quando uscite dalla sala e anche il giorno dopo, e quello dopo ancora…

Ci sarebbe tanto altro da dire, ma la settimana scorsa il fedele Fellow di Via Falz ha meravigliosamente definito “oceanica” la mail domenicale di Let’s Movie ― senza intenti critici eh, solo quantistici ― e per quanto mi piaccia essere atlantica e indiana ― certo non pacifica! ― devo imparare ad arginarmi un po’…. Non è che puoi inondarli tutte le volte così, Board! 🙁

Questa settimana ho deciso di fare la sto(r)ica e proporre

SFIORANDO IL MURO
di Silvia Giralucci

Il docufilm apre la rassegna cinematografica “Che storia! – Quando il cinema racconta la storia organizzata dall’associazione “Note a Margine” e al via proprio mercoledì dal Mastro. Così è descritta la rassegna: “…La rassegna cinematografica di impegno civile per ripercorrere le vicende che hanno segnato l’Italia negli ultimi cinquant’ anni e offrire un’occasione di confronto e dibattito su periodi molto controversi del nostro Paese”.

Sapete perché non dovete guardarmi con quegli occhi mamma-mia-che-pacco-Board?

  1. Il docufilm è stato presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, e questa è cosa buona
  2. La regista sarà presente alla proiezione. E questa è cosa molto buona.
  3. La regista è la figlia di Graziano Giralucci, prima vittima delle Brigate Rosse, quindi può raccontare gli anni di piombo da “insider”. E questa è cosa buonissimissima
  4. Riacquisiremo punti col Mastro dopo la parentesi “Nemiche per sempre”, pur non proponendo l’ultima nullità di Almodovar “Gli amanti passeggeri” ― non me ne volere Mastro, ma il declino di un regista proprio no! 🙁

Prima di salutarvi, vi lascio una gran verità. L’altra sera io e la Honorary si disquisiva sulla natura vaticinatrice del Fibra e viene fuori che entrambe siamo rimaste colpite dallo stesso verso, un verso che reputo adattissimo a Let’s Movie e che vi prego di tenere a mente: Let’s Movie non passa mai di moda, come la.

http://www.youtube.com/watch?v=iFTbElhF9dE (al minuto e 21)

E dopo questa parentesi rosa tra le parole bella zio, vi ringrazio dell’attenzione ― sicuramente offuscata dalle abbuffate pasquali ― vi faccio degli auguri che ormai sono un po’ appassiti ma che per qualche ora reggono ancora, vi costringo bonariamente a bagnarvi nelle acque non del lago di Tiberiade ma del Movie Maelstrom, e vi porgo dei gran saluti, che stasera sono RAPsodicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Questa settimana il Sergente Fed FFF ha saltato Let’s Movie per un buonissimo motivo: il concerto in onore dell’incommensurabile Fabrizio De André e dell’incommensurabile album “La buona novella”. Da quelle dieci canzoni sublimi, decido di salutare la Pasqua con “Il testamento di Tito”. http://www.youtube.com/watch?v=jyL5pCtPr8w

Se qualche volta sentiamo l’Italia come un paese troppo cialtrone e impossibile, e siamo arrabbiati e delusi, pensiamo che l’Italia ha partorito Fabrizio. L’Italia, in fondo, fa anche quello.

SFIORANDO IL MURO: Nel 1974, Silvia Giralucci ha solo tre anni quando suo padre Graziano, militante dell’Msi, viene assassinato dalle Brigate Rosse nella sede dell’Msi di via Zabarella a Padova. L’evento segnerà vivamente l’esistenza di Silvia, provocando in lei un profondo vuoto affettivo, materiale e sociale, ma anche politico. Il ricordo di una scritta che la regista vedeva campeggiare sul muro di fronte alla casa della nonna e il ritrovamento negli archivi di famiglia di alcuni filmati in Super8 diventano lo spunto iniziale per un viaggio nel passato e nella memoria storica del nostro Paese, ripercorrendo gli anni del terrorismo anche attraverso interviste ai protagonisti di un’epoca che mostra ancora diversi lati oscuri.

 

 

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