Let’s Movie CLXIII

Let’s Movie CLXIII

COME UN TUONO
di Derek Cianfrance
USA, 2012, 140′
Mercoledì 10/Wednesday 10
21:00/9:00 pm
Cinema Nuovo Roma/Pornoroma

Female Fellows and Male Moviers,

Ricordate l’allineamento che si verificava tra le scelte letsmovieane e il meteo? (“Anna Karenina”, il Dottor Zivago pala alla mano nel vialetto, e il fronte freddo che ha spazzato la primavera lontano lontano?). Lo stesso fenomeno è capitato mercoledì, solo che al posto del meteo c’era l’eterno ritorno dell’uguale ― copyright F. Nietzsche. Ma potete pure considerare tutte le linee che traccio tra Let’s Movie e il mondo là fuori come assurde e insane associazioni terra-aria con una gittata di raggio tanto ampio da raggiungervi ovunque vi troviate in questo preciso istante ― meglio di un missile, meglio di uno smart-phone. Il collante tra “Sfiorando il muro” e questi giorni è l’eterno ritorno dell’uguale perché in questi giorni si stanno riproponendo (come i peperoni, direbbe qualcuno…) dei linguaggi e delle operazioni che riportano il passato dritto dritto dentro il presente. Mi riferisco alle intimidazioni che quel tennis-da-tavolo di Pyongyang ha lanciato agli Stati Uniti. Ok ok, lo sappiamo, gli Stati Uniti non sono dei santarellini, le testate nucleari le d/hanno anche loro e i G.I. Joe americani d’istanza a Guam non è che ci stiano per i fanghi d’alga. Tuttavia rabbrividiamo davanti a esternazioni tipo: “le minacce americane saranno annientate da mezzi di attacco nucleare più efficaci, piccoli, leggeri e diversificati…. La spietata operazione delle nostre forze armate rivoluzionarie a questo riguardo hanno superato l’esame e la ratifica finale”.

Minacce? Annientare? Spietata? Sentire queste espressioni riporta a giorni che noi non abbiamo vissuto, ma che sappiamo risuonare di quella stessa spaventosa musica. Guardate un po’ come il linguaggio del braccio armato non cambi di una virgola nel corso del tempo. È buffo: viviamo l’epoca più camaleontica di sempre, assistiamo a un’evoluzione uber-uber-fast della tecnologia e dei media in generale, ma la modalità con cui la violenza bellica si pone è immutata. Il che conferma che la violenza è centripeta, nasce e muore affogando in se stessa, non contempla alcun tipo di progresso, solo auto-lesionistica masso-distruttivista involuzione.
Riporto queste parole del leader coreano e traccio un’associazione ― stavolta non troppo assurda, purtroppo ― con gli anni di piombo, protagonisti del docufilm di Silvia Giralucci. Sono stata molto contenta di condividere “Sfiorando il muro” con due Moviers che provengono da luoghi veneti limitrofi a quelli in cui il film è ambientato, ovvero Padova e dintorni. La Honorary Member Mic, vicentina da generazioni-et-generazioni, profonda estimatrice dei gatti, che quindi NON figurano nella sua dieta alimentare (almeno nella “sua”, quella delle generazioni-et-generazioni  chissà…), e il Fellow AndyCandy, dai natali bassanesi, momentaneamente prestato alle colline Trentorising, ma cresciuto all’ombra del ponte di ― New York ha Brooklyn, noi Bassano, non sottovalutiamo il prezioso elemento di sistership che la B rappresenta, please. 😉

Li ringrazio entrambi, la Mic per non aver soccombuto (“soccombuto” fa sempre molta impressione) alle grane che un mercoledì può riservare, e AndyCandy per essere sfuggito alle colline Trentorising dopo uno strategico coordinamento con il Board sulle specifiche della serata ― quando parlo così dovrei finire in prigione senza passare dal Via, altro che Imprevisti&Probabilità.
“Sfiorando il muro” tira fuori dall’armadio della Storia degli scheletri che questo paese vorrebbe tanto scordare. Non nascondere. Proprio cancellare. Non so se avete mai fatto caso a quanto poco si parli del terrorismo italiano, escludendo documentari a notte fonda e qualche special a maggio per commemorare la morte di Aldo Moro, o a dicembre sulla “solita” Piazza Fontana. Sì, negli ultimi decenni sono usciti parecchi film, innegabile. Ma prendete trasmissioni di approfondimento nazionalpopolare. Quanto s’è parlato del 7 aprile 1979? Sapete tutti cos’è successo il 7 aprile 1979? Io, prima di mercoledì scorso, no. E non mi vergogno a dirlo a voi, mi vergogno di non averlo saputo. Sì sì, oggi ci sono mille canali fra cui scegliere, e mille siti internet da consultare. Ma non dimentichiamo che la tv rimane uno strumento che raggiunge ancora le masse, nonostante il 5.0 (e io che pensavo fossimo arrivati al 4, obsoleta che sono) e il worldwideweb e il villaggio globale e tutti ‘sti nuovi media a disposizione. Io ritengo che proprio sulla massa si debba agire. Intorno a una testimonianza come quella della Giralucci si dovrebbe organizzare un approfondimento di qualche tipo, la si dovrebbe invitare, intervistare ― lei ha confessato che porta il film in giro per le scuole d’Italia, ma meriterebbe ben altri riflettori. La si dovrebbe invitare/intervistare non (solo) per commemorare, ma per fare opera di divulgazione e per stimolare la riflessione. E formulare paragoni ― il G8 di Genova è venuto in mente un po’ a tutti dopo la visione del film, e non smetterò mai, MAI, di insistere/stressare con la visione di “Diaz” urbi-et-orbi.
Succede che in Italia sappiamo sempre tutto senza mai sapere veramente niente. E no, non e’ un gioco di parole. 🙁
Il padre di Silvia, Graziano Giralucci, militante dell’MSI, fu ucciso dalle Brigate Rosse il 17 giugno 1974. Silvia aveva tre anni. Immaginate cosa dev’essere stato crescere con un’assenza così ingombrante, in un paese nel quale gli anni di piombo sono ancora gli scheletri nell’armadio. 32 anni dopo quel 17 giugno Silvia decide di girare “Sfiorando il muro”, il tentativo di fare un po’ di chiarezza, di radunare alcuni pezzi su un tavolo e cercare se non proprio di comporre un ordine, almeno di tirare fuori i pezzi: ecco allora che sfilano testimonianze di personaggi che hanno vissuto la Storia nella propria storia, e che la propria storia ha finito per esserne cambiata.

Il documentario è molto sobrio. Nonostante la violenza del materiale che lo costituisce, ha una sua delicatezza, una sorta di garbo che lo preserva dallo scadere nel vittimismo, o nel didattismo. Trovo che il vittimismo sia il maggior pericolo che corrono i documentari incentrati sui sopravvissuti o i parenti dei mortiammazzati, giocandosi così la possibilità di stimolare una riflessione sui fatti che sia obbiettiva e costruttiva e alternativa. Silvia è stata brava: non ha fatto del proprio dramma famigliare il cadavere da piangere. Ha scelto la via più tortuosa, quella che passa per l’ascolto delle fazioni opposte: quelli che si opponevano alla lotta armata dei gruppi più anarchici, quelli dei gruppi più anarchici costretti a emigrare e vivere sotto copertura ― “solo”, enfatizza la sua voce fuori campo, “solo”, riferendosi ad uno di loro trasferito in Francia da vent’anni ― e quelli che militavano a destra. Ma questa strada la porterà anche a capire che “bisogna guardare oltre il muro… trovare l’umanità dell’altro. Anche del nemico”, attribuendo alla pietas super partes il vero senso della sua tragedia famigliare.
Peccato per due aspetti. Uno. Se il documentario fosse stato più coraggioso in termini formali ― mi riferisco proprio alla tecnica di girato&montaggio, un po’ troppo standard e da documentario classico ― badando un po’ di più alla parte della confezione oltre che del contenuto, avrebbe lasciato un segno ancora più forte. Due. Se “Sfiorando il muro” fosse durato un altro quarto d’ora, l’avremmo gradito ancora di più. Finisce troppo presto! E anche se la regista ha un gran potere di sintesi (fortunata lei), ed è indiscutibile, sviluppare un po’ di più certi aspetti non ne avrebbe leso la sana economicità che lo caratterizza. Ma meglio così piuttosto che il contrario… Del resto less is more ― sentite da che pulpito …
Comunque io e i Moviers abbiamo apprezzato il film nella stessa misura in cui abbiamo apprezzato il dibattito post-film. Silvia si è dimostrata non solo donna di grande sensibilità e spirito critico, ma anche un’interlocutrice estremamente preparata sulla storia di quegli anni. Il Movie Maelstrom oggi fungerà da scaffale per un book-crossing virtuale da cui mi piace pensare che qualcuno (anche solo UNO di voi) prenderà a prestito un titolo…  😉
Detto questo, detto grazie al Fellow AndyCandy per aver partecipato in prima persona al dibattito e non aver lasciato solo quel lingualunga del Board (incapace com’è di tenersi le domande per sé), detto grazie all’Anarcozumi che passò APPOSITAMENTE a salutarci per poi fuggire verso altri domestici lidi, detto grazie anche all’associazione Note a Margine per aver aperto la rassegna “Che storia!” con professionalità e preparazione, detti tutti questi grazie, per i poteri conferitimi dalla legge, vi dichiaro… il film della settimana (paura eh)

COME UN TUONO
di Derek Cianfrance

Allora potrei dirvi che ho scelto il film perché il regista è quello di “Blue Valentine” e fa parte di quello sparuto gruppo di registi non-mainstream del panorama statunitense, passando così per quella informata dei fatti.
In realtà lo propongo per motivi legati alla pazzia. Impazzisco per Ryan Gosling, e non solo io naturalmente, anche la Honorary Member Mic e 14 milioni di altre Moviers sulla faccia della terra, e non per quei motivi fisici che pensate voi, malizia Moviers, ma per la strepitosa interpretazione in “Lars e una ragazza tutta sua”…

Impazzisco, letteralmente, per questa battuta del film, che tocca qualcuna delle mie corde… “Sai una cosa? Se corri come un fulmine, ti schianti come un tuono”…Mai parole furon più vere…

E impazzisco all’idea di ritrovare Bradley Cooper dopo “Il lato positivo” e vedere se mantiene lo stesso livello recitativo oppure se ritorna al solito venerdì da leoni.
Io impazzisco per queste cose, ma sono per la pars condicio. Le Fellow femmine impazziranno per Ryan e Bradley, mentre i Moviers maschi impazziranno per Eva Mendes. A ciascun gender la propria follia.
E anche per oggi, ho detto molto di più del tutto di quello che avrei dovuto. Ma tant’è, ormai un po’ mi conoscete (!). E visto che il Board vi chiede un dito e si prende tutto il braccio, vi ricordo di consultare lo scaffale del book-crossing nel Movie Maelstrom, di scegliere un titolo, e farlo girare. Vi chiedo anche di sbattervene, ma proprio altamente, del riassunto, e di accettare questi miei saluti, che stasera sono generalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Come promesso, trasformo il Movie-Maelstrom in uno scaffale per il book-crossing. Prendete pure quello che volete e fate girare. Sono tre titoli che ha suggerito Silvia durante il dibattito ― vi avevo detto che era molto informata, no?

Nel ripiano in fondo metto alcuni dvd, anche quelli, mandateli in giro per il mondo. 😉

“Spingendo la notte più in là”, di Mario Calabresi
“Con un piede impigliato nella stori”, di Ada Negri
“Ricordare stanca”, di Massimo Coco

“Buongiorno notte”, di Marco Bellocchio
“La meglio gioventù”, di Marco Tullio Giordana
“Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana
“Piazza delle Cinque Lune” di Renzo Martinelli
“La prima linea” di Renato De Maria (inZomma…)
Uh, guardate, c’è anche una copia di “Lars e la ragazza tutta sua” di Craig Gillespie…

COME UN TUONO: Luke è uno stuntman motociclista la cui vita viene sconvolta quando incontra la sua ex, Romina, e scopre di essere diventato padre. Luke decide di prendersi le proprie responsabilità di genitore, ma per superare le difficoltà economiche a cui deve far fronte inizia a rapinare banche. Questo lo porta a scontrarsi con Avery Cross, un ambizioso poliziotto…

 

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Let's Movie CLXIII, 4.0 out of 10 based on 2 ratings

2 Comments

  1. Grande Emalaiv! Donna e santa e laiv ed ema, e tutto l’armamentario identitario  🙂

    GRANDE, e GRAZIE del commento!

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  2. io impazzisco per la bravura di Bradley Cooper….e non solo 🙂 (eh sono una donna seppure santa 🙂 )  Emaliv (lelalive)

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