Let’s Movie CLXVI

Let’s Movie CLXVI

TRENO DI NOTTE PER LISBONA
di Bille August
Danimarca 2013, 110’
Mercoledì 1/Wednesday 1
Ore 18:00/6:00 pm
Astra/Dal Mastro

e…

DIE WAND
di Julian Pösler
Germania 2012, 108’
Venerdì 3/Friday 3
21:30/9:30 pm
Multisala Modena/Lo Smelly

Mille Miglia Moviers,

Ho un argomento brutto e un argomento bello che mi guardano ora dal tavolo. Quale scelgo per primo? Mmm… Decido di seguire la filosofia “fuori il dente fuori il dolore”, sia per le vicissitudini giudiziarie che hanno caratterizzato la mia arcata dentaria nei giorni scorsi (and still going on…), sia perché così poi passiamo alle spiagge libere del fun selvaggio.
Dunque martedì scorso, dopo la visione di quel film da sei milioni di dollari ― altroché uomo-da ― che mi si è rivelato essere, alquanto inaspettatamente, “Nella casa”, la squadra di Guardian Angels di Let’s Movie, composta dalla Honorary Member Mic, dal Sergente Fed FFF e dal WG Mat ― mancava solo l’Anarcozumi, ma quando il Trento Film Festival chiama, la Zu non può mettere la segreteria, capirete ― squadra di angeli custodi, dicevo, la cui visione è davvero una cherubica visione e fa effetto “Ecce Ancilla Domini” (aaargh!), dopo tutte queste visioni insomma, usciamo dalla sala e vediamo Robin armeggiare con una pizza. E io non avevo mai visto una pizza vera, pellicola e supporto metallico. Pensavo fosse più piccola, tipo taglia pizzeria per capirci, invece no, è più grande, più grande persino di una maxi da asporto. Ma sizes matter not, come diceva qualcuno di sommo, verde e nano (*); what matters, è la notizia che ci dà il Mastro.
“Questa è l’ultima pizza. D’ora in poi, solo proiezioni in digitale”.
E noi eravamo lì, noi Moviers, e assistevamo alla fine di un’era, che è un’espressione abusata tipo “disagio giovanile”, ma questo era, la fine di un’era. Basta rotoli di pellicole che percorrono l’Italia scarrozzando la settimana arte su un supporto che sapeva di Meliès e Lumière, di treni che sfondano un telo bianco e fotogrammi velocissimi di comici buffi e muti, basta bombette e bastoni.
So sad. In fondo la pellicola era il legame ― fisico e metaforico e pure metafisico― che univa quel cinema al cinema di adesso. Un cordone ombelicale tra passato e presente che dava una continuità, e che è stato tagliato, martedì scorso, e che il Mastro, mesto mesto, ci ha comunicato. S’è cercato di sdrammatizzare eh, the show must go on, mica finisce il cinema, no? Allora Robin, premuroso come solo Robin sa essere, mi regala un nido di pellicola per ricordo (che ora campeggia sopra la mia cappa, e mi guarda), e il Mastro, uomo di sogni e pratica, mi scatta una foto, per immortalare quel momento nel tempo.
Però io non ho potuto fare a meno di pensare a tutte le pizze che hanno corso il mondo in lungo e in largo. Da Cinecittà, agli Studios hollywoodiani, da Bollywood a Ciancaldo… Lo sfarfallio della pellicola, quel marchingegno dalla magia leonardesca che è il cineproiettore. Ora abbiamo le new technology, la nitidezza dei colori, 3D e 4D e fra un po’ vedremo invadere il cinema anche dalla realtà aumentata. Ma la pellicola, Meliès&Lumière…cavolo…
Questa era la brutta notizia. Per me lo è, ma la porgo a voi semplicemente come food-for-thoughts…
Di notizie belle, invece, e quelle sono indiscutibilmente belle per tutti, ne abbiamo a quintali! Partirei con il classico zigzag con cui io la Honorary Member Mic ci corriamo incontro martedì, suscitando l’ilarità dei passanti :-), perché la Mic mi fa una sorpresona pazzesca, e mette Let’s Movie in coda al suo corso di yoga. Continuo con l’arrivo del Sergente e del WG Mat, anche loro, sorprendenti. Senza zigzag, loro, ma sorprendenti.
Proseguiamo con “Nella casa”. Ah quelle joie, mes amis! Quando i cugini francesi fanno qualcosa di benfatto costa un po’ ammetterlo ― Asterix fa eccezione e simpatia, ma la querelle Romani vs Galli è risaputa. Però quando fanno qualcosa come “Nella casa”, e quando la settimana prima sei andato/a a vedere “La migliore offerta” di Tornatore, centroavanti in crisi della nazionale italiana registi, be’ non puoi sottrarti all’evidenza e non riconoscere la superiorità nell’inventiva e nella sostanza che caratterizzano il film di Ozon ― per quanto gallico, per quanto cugino di Zidane.
“Nella casa” è un film anomalo e coraggioso perché parla di scrittura. E sapete quanto sia difficile parlare dello scrivere?? Un sacco difficile! Lo scrivere si fa. Dirlo, è un’operazione complessa, e noiosa ai più. Scrittura e cinema risultano incompatibili. Come si fa a guardare lo scrivere? A descriverlo tramite le immagini? Per questo i film sugli scrittori non sono molti ― se consideriamo a quanti scrittori hanno popolato la storia nel corso dei secoli, be’, avremmo una lista lunga così di sogetti, e invece i film su di loro sono pochi pochi. Ci si è provato qualche volta eh, e alcuni risultati sono stati buoni, molto buoni: mai mi stuferò di tessere le lodi di “The Hours”, “Il postino”, “Bright Star”, e  pure “Wilde”. Ma vedete, anche questi film non sono tanto sullo scrivere in sé, quanto sugli scrittori e le loro autobiografie (Virginia Wolf, Pablo Neruda, John Keats e Oscar Wilde, per la precisione). Invece “Nella casa” è il monitoraggio, fedele e giornaliero, scientifico e lucido, della produzione di un romanzo attraverso l’osservazione, anche lei fedele e giornaliera, scientifica e lucida, di Claude, giovane scrittore in erba, guidato e consigliato dal suo professore. Claude, il ragazzo, inquietante come pochi prima, comincia a frequentare la casa di un suo compagno di classe, Raffà, e a scriverne. Scrive del padre del ragazzo, della madre… Soprattutto della madre, la bella Estère… Il professore si lascia intrigare da quello che comincia come un esercizio letterario e si trasforma, tema dopo tema, in una dipendenza quasi morbosa verso il voyeuristico “qu’est-ce qu’il passe” (che vuol dire “il che succede” così mi famigliarizzate un po’ con la lingua dei cugini di campagna) dans la maison. E noi siamo il professore: assolutamente stregati, e in egual misura intimoriti, da questo Claude, diavolo con la faccia d’angelo che solletica la nostra curiosità e la voglia di sapere “come va avanti” ― e questo è il motore che ci spinge a divorare un buon libro, oltre che un buon film…
Inoltre il film usa un sistema a incastro in tempo reale molto intelligente. Noi spettatori guardiamo un giovane scrittore che costruisce una storia attorno a dei personaggi “veri” con cui interagisce, ma che sono al contempo anche materia fittizia del suo scritto, e di loro può decidere… Ed è come vedere un romanzo che prende forma in tempo reale, e che viene aggiustato e ritoccato da Claude e dal professore. Una myse-en-abime (aaaargh di nuovo!) mica da ridere eh: finzione (film) che parla di finzione (scrittura) che prende spunto da una realtà che diventa materia di finzione…
Secondo “inoltre”. “Nella casa” se ne esce con un manifesto tipo WANTED dello scrittore (inteso come figura generale, non lo scrittore Claude), mostrando i tratti caratteristici di quel mestiere/carattere ― ci aveva provato anche David Koepp nel 2004 con “Secret Window”, starring Johnny Depp, non in maniera eccelsa ma nemmeno da trash-bin. Lo Scrittore è diabolico, morboso, curioso, invadente, inquieto e inquietante. Tutti gli scrittori sono un po’ di tutto questo, e il diavolo dai capelli d’oro e gli occhi di mare Claude è una sintesi perfetta di tutti questi tratti distintivi.
Insomma per chi di voi vuole un titolo che si svincola dai soliti e che riflette anche sulle spinte psicologiche sottose alle coppie, alle dinamiche famigliari, sociali e scolari, vada a vedere “Nella casa”. Non rimarrete delusi. Per non essere tacciata di censura ― non sia mai! ― devo riportare che la reazione del WG Mat è stata tiepidina nei confronti del film, mentre quella del Sergente un po’ più caldina ma pur sempre nei limiti dello scaldabagno. Io e la Mic invece siamo state molto Misses Fahrenheit durante il film e nell’uscita sala e caldeggiamo caldamente per il film.
Ma ecco che arriva un’altra bella notizia. Il Trento Film Festival ha risvegliato Trentoville, portando non solo corto e lungometraggi, ma anche una serie di eventi, conferenze, incontri e letture parallele che sono delle botte di vitalità caffeiforme alla narcosi trentina. Di questo ringraziamo l’Anarcozumi da qui e l’eternità. 😉
Dato che per questa settimana raddoppieremo l’appuntamento lezmuviano proprio in onore al TFF, non sto qui a elencarvi tutti gli eventi done a cui ho avuto modo di partecipare (e anche questa dovrebbe essere una buona notizia!), però nel Movie Maelstrom vi riporto quattro o cinque random quotes che ho raccolto venerdì, insieme alla Honorary Member Mic e alla Fellow Lover Killer durante lo spettacolo di apertura al Teatro Sociale ― anche qui, per amor di cronaca, la Fellow Lover Killer ha molto sibilato “Frunerquestamelapaghi” dopo lo spettacolo, ma in fondo in fondo, dietro alle minacce di fingere attacchi di sangue da naso per filarsela, confidiamo che la Fellow abbia apprezzato un pochino, almeno un pochino…. 🙂
Ma veniamo a noi. Alla doppietta per la settimana.
Si comincia con il Mastro

TRENO DI NOTTE PER LISBONA
di Bille August

Non perdete il treno per Lisbona, si sente dire in giro. Quindi noi Moviers, che siamo gente di udito e cervello fino, facciamo il biglietto e saliamo a bordo. E poi c’è Jeremy Irons, con quell’aria logora da figurina giacomettiana, quell’eleganza British che lo contraddistingue sempre, e quella sensazione di precarietà che emana e che lo trasforma in persona(ggio) tremendamente contemporanea(o). Presentato fuori concorso all’ultima Berlinale, il regista è quello de “Il senso di Smila per la neve”, lo ricordate? il film si basa sul best-seller di Pascal Mercier, che nel 2007 si aggiudicò il Premio Grinzane-Cavour. Quindi fatemi dire “Tutti in carrozza, si parte!”.

Doppietta, dicevamo… Ebbene sì, perché concludiamo la settiamana con un film targato TFF.

DIE WAND
di Julian Pösler

Presentato anche questo al Festival internazionale del Cinema di Berlino 2012 nella sezione Panorama, anche questo come “Treno di notte per Lisbona”, è tratto da un best seller: l’omonimo romanzo di Marlen Haushofer. La storia m’ispira e credo che potrebbe ispirare anche voi…
Mi raccomando, comprate il biglietto in anticipo presso lo Smelly Modena, che i posti per gli spettacoli serali vanno via come il pane.

Ecco Moviers, adesso potete quasi quasi riprendere fiato, dopo aver corso tutti ‘sti po’ po’ di kilometri che vi ho fatto correre. Quasi quasi perché c’è ancora la parete nord del Movie Maelstrom da scalare ― fingo un po’ di dimestichezza con una terminologia montana di cui non ho dimestichezza alcuna. E poi i riassunti, che sono come la discesa per uno sky-runner…. ‘Na noia…
Riguardo ai km…Il Mastro dice che per leggere le mie mail bisogna prendersi una settimana di ferie. Il Fellow Big, che le mail di Let’s Movie sono più lunghe de “La coscienza di Zeno”… Io me la rido un sacco quando ricevo questi commenti e penso, ah quanta fantasia, nella testa dei miei Moviers…! 🙂 🙂
E ora ecco i miei ringraziamente, infiniti, sempre, e i miei saluti, distanziometricamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

(*) AdoY…

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dalla serata d’apertura del TFF, un po’ random…
“Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità”, Pablo Neruda
“Siamo apolidi in fuga… Conta solo il dova vai”, Paolo Rumiz
“Il mare è l’infinito vivente”, Jules Verne ― cioè, “l’inifinito vivente”…
“Uno è dove si sente meglio”, Sepulveda

Da una conferenza, sabato, che ospitava Tony Wheeler… Mai sentito nominare Tony Wheeler? A parte essere la versione agé di Harry Potter, Tony Wheeler è il creatore e fondatore della Lonely Planet. Sì sì proprio lei, LA Guida!
Una curiosità. “Lonely Planet”, il nome, è frutto di un errore! Tony e la moglie amavano una canzone di Joe Cocker, “Space Captain”, i cui primi versi sono “Once I was traveling across the sky/This lovely planet caught my eye” e decisero di prendere il nome da lì… Ma era loVEly non LoNEly! …Mammamia ma ci pensate? Un impero costruito su un refuso!

TRENO DI NOTTE PER LISBONA: La vita di Raimund Gregorius è ben organizzata, ma monotona e prevedibile. Il 57enne professore di latino vive in un piccolo appartamento a Berna, ogni giorno si reca a scuola dove insegna una materia che suscita poco interesse negli studenti, la sera, non potendo dormire, gioca da solo a scacchi. Il giorno che cambierà per sempre la sua vita inizia come qualsiasi altro… Mentre Raimund attraversa il ponte che lo conduce a scuola vede una giovane donna con un cappotto di pelle rossa che si sta per gettare nel fiume. Le salva la vita, ed inconsapevolmente, lei salva la sua………

DIE WAND: Una donna e una coppia in viaggio trovano riparo in un capanno sulle montagne. Quando arriva la sera, i suoi amici si recano nel pub del villaggio e la donna rimane in casa con il cane. Quando, al mattino dopo, la coppia non ritorna lei si reca al villaggio e fa un’allarmante scoperta: un muro invisibile, oltre il quale sembra non esserci alcun segno di vita, adesso la separa dal resto del mondo. Lasciata fuori con un cane, un gatto e una mucca deve cercare di sopravvivere da sola nella foresta. Fa un registrazione dei suoi pensieri, delle sue paure e i bisogni di cui soffre sebbene nessuno potrà mai leggere i suoi sfoghi.

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