Let’s Movie CLXXI

Let’s Movie CLXXI

TO BE OR NOT TO BE
di Ernst Lubitsch
USA, 1942, 99’
Lunedì/Monday 3
Ore 21:15/9:15 pm
Astra/Dal Mastro
In lingua originale con sottotitoli!!

Flaiano Fellows,

Ennio sosteneva: “Il cinema è l’unica forma d’arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile”. Ennio si riferiva naturalmente al momento della sala ― e come dargli torto: dopotutto il cinema, quello benfatto (“Confessions”!), è andare a una mostra senza dover scarpinare su e giù per il museo, meglio di così? L’arrivo-alla-sala invece vede tutta una movimentazione umana, un formicolio di orari diversi che si studiano, agende che s’incastrano, macchine che si escono (“uscire la macchina”, quando dall’intransitivo sboccia mediterraneo un transitivo) e si parcheggiano, città che di corsa si attraversano. Raggiungere il cinema mette alla prova la capacità e la volontà dei Fellows di combattere lo spazio-tempo ―che come sappiamo rema contro di noi sin da quando qualcuno decise di pigiare il giorno e la notte in 24 ore. E martedì quattro agende diverse sono riuscite a convergere in zona Viktor Viktoria per incontrare il Grande Gatsby.
Per prima la Fellow Junior, che è molto più senior e coscienziosa del super senior Board quanto ad anticipo e abilità di calcolo d/t. Poi arriva il Board, inverosimilmente 4 minuti prima dell’inizio (e ciononostante, dolcemente cazziato dalla senior Junior :-)). Da Via del Suffragio spunta dinoccolante e languida, tra sogno e realtà, l’Anarcozumi ― “allucinazione immensa” sbotterebbe il nostro amato Yoda toscano, se l’avesse vista**. 🙂 E per ultima, di corsa che più corsa non si può, provando che la maternità ha soltanto messo in stand-by quella tempra sportiva leonina che si cela dentro il suo corpo, la Fellow Giuly Jules, o la Diva Giulia (paillettes da gran diva in petto per la serata). Ci guardiamo e ci diciamo, ma che è stasera? Sex&The City?! 🙂 🙂 Sì perché abbiamo tutte quel look un po’ cool-but-relaxed, quell’aria da uscita fuori tra girls, e per una sera (una su milione da qualche tempo) non piove, e si respira qualcosa d’estate, se non nella temperatura, nel modo in cui ci guardiamo e ce la ridiamo, leggere. E siamo contente, ma veramente contente, tutte e quattro di essere lì in quel momento ― i pc finalmente spenti, le macchine uscite e parcheggiate, la sala raggiunta in tempo. Okay, il Sex non c’era, e men che meno la City (Via Manci come Quinta Strada proprio no eh, proprio NO 🙁 ), e neppure Miranda, Charlotte, Samantha e Carrie. C’erano l’Anarco, la Jules, la Junior e il Board. Un altro tipo di spettacolo… 😉
E di “spettacolo” dovremmo parlare anche in relazione al film. Nel senso di “show”. “Il Grande Gatsby” di Baz Luhrman è un circo, un carnevale, un’occasione per immergersi ― lui, Luhrman Baz, primo fra tutti, agognava d’immergersi ― nella dimensione del sogno e del cinematografico. Se prendete per esempio le scene delle feste che Jay Gatsby organizza nel suo villone megagalattico a Long Island, se le prendete e le guardate, vedrete un manifesto del modo luhrmaniano di fare film. I colori, la maniacalità del dettaglio, del costume, del movimento caleidoscopico. Però se la cosa gli era riuscita bene in “Moulin Rouge”, o super-bene in “Romeo+Juliet”, dove l’innovazione era totale ― aveva deciso di stravolgere completamente l’ambientazione, lasciando Shakespeare pressoché inalterato ―  in “Il Grande Gatsby”, Luhrman non fa nessuna scelta radicale. E il circo, il carnevale, sono solo a metà.
Rimuginandoci sopra tre giorni, ho capito cosa non (mi) va del film (e chiedo perdono in anticipo all’Anarcozumi, che spero non armi di tritolo nessuno degli spazi in cui sono usa muovermi :-(). Luhrnman non decontestualizza la storia ri-contestualizzandola in un setting nuovo e imprevedibile ― come per “Romeo+Juliet”, dicevamo. Luhrman prende le feste di Gatsby e le esagera un po’, le gonfia, le fellinizza, sperando, con questo, di suscitare quella sorpresa che aveva suscitato trasferendo i due piccioncini da Verona (Veneto region, Italy) a Verona Beach (Los Angeles, California). Ma sostanzialmente non stravolge nulla ― sì forse la musica, portando Jay Z, Byoncé e Lana del Rey nel villone, ma l’effetto non è paragonabile a quello shocking di un John Legend nell’’800 di “Django Unchained”. No, non stravolge nulla. Gli anni sono i ’20. I costumi, quelli, non ci sono grosse novità. Il risultato tuttavia ne risente: si rimane un po’ infastiditi dal modo in cui le feste raffinate e leggendarie del leggendario e raffinato Jay Gatsby sono state lelemorizzate ― in quelle feste ho ritrovato molto dei party discotecari trash di “La grande bellezza”, e nel villone megagalattico, la mansion di un Hugh Heffner affetto da manie di grandezza…
Chi ha letto il libro sa che il protagonista e l’ambiente che lo circonda, emanano eleganza e charme da tutti gli angoli ― come tradurre in immagine ”la musica gialla” che si sente dalla villa di Gatsby?? Sarei stata disposta a rinunciare a questa raffinatezza, se in cambio avessi avuto della rivoluzione. Tit for tat. Insomma Baz, sei Luhrman, cavolo, hai rielaborato in chiave post-moderna il capolavoro di Shakespeare, mi aspetto che tu osi fino in fondo anche con il capolavoro di Fitzgerald. Rinuncio all’essenza del romanzo se mi dai dell’altro, e le feste ritoccate chirurgicamente a suon di colori saturi e musiche contemporanee ― che finiscono per diventare dei grossi sipari a sé stanti ― non sono abbastanza. L’Anarcozumi ti adora e ha adorato il film ― ti ha pure mandato ripetuti CV, li avrai notati, quindi fa’ ‘n favore, scrivile due righe in risposta. 🙂 E anche la Giuly e la Junior sono rimaste soddisfatte. Con me purtroppo non attacca, vecchio mio
Rivisitare un classico è sempre pratica rognosa. Si rischia di connotarlo troppo, di non connotarlo affatto, di snaturarlo, di tradirlo, sminuirlo, mitizzarlo. Certo, la rivisitazione non la ordina il dottore ai registi, saranno pure gatsby loro, fate spallucce voi Fellows… 🙂 E le trappole sono davvero DAVVERO tante. Pensate anche solo all’assegnare una faccia vera a Gatsby, l’incarnazione dello charme e del mistero. Per quanto bravo Leonardo Di Caprio, per quanto bravo Robert Redford prima di lui, Jay Gatsby è un’entità letteraria che ha segnato l’immaginario dal 1925 in poi. S’è mai dato un volto alla Beatrice di Dante? All’Ulisse di Joyce? Guardate che disastro hanno combinato cercando di dare un volto ad Anna Karenina, e non parliamo poi di Vronsky…il bamboccio… 🙁
Se decidi di raccogliere la sfida “classici” devi farti venire un’ideona ona ona per tirare fuori dalla teca da museo il prezioso che sta in bella mostra… A Baz è mancato il coraggio di fare una scelta netta: il film non è né una lettura fedele del romanzo, né una rilettura che sovverte/di-verte. Ondeggia nel mezzo. No fish, no meat.
Diversa l’operazione della citata “Anna Karenina”. Se il casting era stato rovinoso, la decisione di comprimere le vicende all’interno di un teatro di posa (ricorderete, CERTO…) ci aveva convinto in toto. Il regista aveva sovvertito e di-vertito.
Ma se non altro “Il Grande Gatsby” È un film. Non come “L’industriale”, una fiction che si sarebbe potuto benissimo fare a meno di girare, e spacciare poi per FILM. 🙁 Amarissima delusione, le Fellows! Credevo fosse amore, e invece era un calesse, sort of… Un imprenditore con la fabbrica sull’orlo del fallimento, la moglie sull’orlo di una crisi di nervi, un guazzabuglio di depressioni da crisi finanziaria e coniugale, l’industriale a metà fra Giovanni Rana e Otello ― interpretato da un Favino sempre uguale a se stesso ― la ricerca stilistica di un bianco e nero che non è un bianco e nero ma una coloritura smorta che a me sembra solo wanna-be… Oh mamma, ‘na sofferenza… 🙁
Menomale che a uscita sala mi son fatta quattro sane chiacchiere con il Mastro e la Lady Mastro, due anime dolci che hanno risollevato l’umore post-amaro ― e in coda è arrivata anche quel fiore della Maddy Mastrantonio a far sbocciare la serata, cosa voglio di più? 🙂
E questa settimana si classicheggia…

TO BE OR NOT TO BE
di Ernst Lubitsch

Pare sia un cult della commedia anni ‘40, questo “To be or not to be”, che torna nelle sale nella versione restaurata e rimasterizzata dopo 70 anni. Io non ne so assolutamente nulla, ma ho fede… E poi, per una volta che abbiamo l’occasione di vedere un film in lingua originale con sottotitoli, vogliamo non andare a vederlo!?! A tali condizione non v’è scelta, come si diceva in Lear ― Re, non Amanda. 🙂 🙂
Ah, prima di concludere, diamo il benvenuto a Carmelo, Movier calamitato ieri sera al birthday party dell’Anarcozumi (ora ventiduenne ;-)) ― non plus ultra, as usual, sia la festa a tema “Colors”, che la festeggiata. Carmelo sarà il Fellow Farmacista, per via non già di un hobby, non già di uno sport, ma di un lavoro, che l’ha portato a trasferirsi a Trentoville. Come sapete, tra le fila di Moviers si muovono architetti, avvocati, registi, showbiz operators, anarchici, sergenti, gelatai, professori, geeks, killer, vaniglie&cioccolati, critici, testoni, comici, e quant’altro…  Un Fellow Farmacista ci mancava, ed è pure allitterante, ecche vogliamo deppiù? 😉
Stasera invito (=rompo) più del solito a fermarvi nel Movie Maelstrom: la Fellow Emalaiv ― regista, cine-docente e molto molto altro, di base a Roma ― ha chiesto il nostro aiuto. E quando un Movier lancia un S.O.S., il Board ― e per contagio tutto Let’s Movie ― corre, accorre e soccorre! 🙂
Ringraziandovi tutti, uno a uno, mie adorate pesti di Moviers, vi ricordo di evitare il riassunto come la peste (che già lo siete voi) e di acettare questi saluti, stasera, elzeviramente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

**Per non dimenticare mai, http://www.youtube.com/watch?v=QdaNcUDOlJo. 🙂

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Indìco ufficialmente la mission “Save Safari”, per aiutare il corto di Emanuela, la nosra cara Fellow Emalaiv, a non perdersi nel Maelstrom (quello vero e spaventoso) delle occasioni mancate.
Cliccate http://www.indiegogo.com/projects/safari-the-film/x/203323 per contribuire e sostenere “Safari” in questi ultimi sei giorni. Fatelo girare, fatelo conoscore, spargete il verbo, sfruttate quei social networks che sono tanto c(hi)ari a voi quanto oscuri a me.
Let’s the mission be a success, crew! 😉

TO BE OR NOT TO BE: Joseph Tura e la sua compagnia di attori polacchi rimangono senza lavoro dopo l’invasione tedesca finché sono coinvolti in un complotto antinazista in cui mettono a frutto le loro capacità di interpretazione scenica. Il retorico titolo italiano tradisce lo spirito di un film delizioso e grottesco dove la tematica antinazista è ricondotta nell’universo della commedia, Hitler è combattuto con le barbe finte e i nazi sono soprattutto cattivi attori. Un elogio dell’illusione scenica.

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