LET’S MOVIE 221 – propone CLOWN e commenta INTERSTELLAR

LET’S MOVIE 221 – propone CLOWN e commenta INTERSTELLAR

CLOWN
di Eli Roth
USA, 2014, ’99
Lunedì 17/Monday 17
22:15 / 10:15 pm
Cinema Modena/Lo Smelly

Philae Fellows,

Mi ricordo non le montagneverdi, ma il corpo ricoperto di tatuaggi del protagonista di “Memento”, che per non scordarsi le cose, se le scriveva, tipo post-it, sulla pelle. Oppure i sogni a scatole cinesi di “Inception” che prendevano forma fisica nelle strabilianti architetture sottosopra del film. O ancora il parto trigemino del Cavalliere Oscuro, su cui riversammo tante parole, opere e omissioni. Avevo ben chiaro tutto ―e senza nemmeno bisogno di appuntarmelo epidermicamente come il protagonista di Memento. Avevo anche qualche piccolo sentore che raggiungere quella genialità non sarebbe stato facile per il povero Christo(pher) Nolan, e infatti con “Interstellar” s’è messo in croce da solo ― Chris-on-cross, è un nomino che ci playtex molto e che lo fa andare fuori dai gangheri. 🙂

Nonostante una pioggia cosmica, e nonostante un bazzicar di juventutem al Pornoroma che non ci saremo mai aspettati, noi Moviers non ci scoraggiamo e affrontiamo tutto ―altroché tempeste galattiche e dimensioni pentadimensionali, ts. Medaglia al valore quindi al Fellow D-Bridge, che smise di vacillare come un ponte tibetano (appunto), pontificò la presenza e la mise in pratica; l’Anarcozumi, che si teletrasportò in zona downtown dalla zona collinare, e solo grazie al teletrasporto riuscì a superare lo spazio-tempo e a presentarsi; direttamente da Roma capitale, la Fellow Chocko-Bar, che per via di un felice incastro spazio-fratto-tempo riuscì a infilare Lez Muvi nella sua terza dimensione personale; il Movier Magno Carlo, che purtroppo perdemmo nel buco nero della sala e che non rivedemmo nemmeno all’uscita ―mi auguro che non abbia raggiunto un qualche pianeta lontano né avviato una colonia a base di ovuli fecondati e fondato una nuova umanità, dato che a questo ha già pensato una protagonista del film, e a noi, i doppioni, non piacciono.

Riassumere “Interstellar” mantenendo una lunghezza dignitosa è come far stare quattro elefanti dentro una 500 con la differenza che gli elefanti puoi accomodarli due davanti e due di dietro, con “Interstallar” e i suoi pesimassimi narrativi, non ti basterebbe un autobus. Vediamo se ci riesco, buttandola un po’ sul bischero, visto che avete capito ormai dove questo pippone vada a parare ― nell’interspazio pentagalattico del warm-hole che c’è dietro la circonvallazione cosmica che hanno costruito da poco in piena biosfera. (Sì, è ora di finiamola, Board, eh).
Ma ci tengo a riassumere il film punto per punto in modo da dirottare i vostri 8 Euri su altri ben più meritevoli film, giacché la crisi è grossa e 8 Euri vanno spesi bene.
Inoltre l’Anarcozumi non vede l’ora di leggere questo Lez Muvi per capire, nel dettaglio, come sono andati gli eventi dl film 🙂 🙂

In un futuro non troppo futuro, in cui tutto par uguale al qui-e-ora americano, pick-up e scrambled eggs compresi, il mondo finisce preda a una crisi che ci fa riconsiderare quella attuale come una recessione da Pufflandia. La terra è spazzata da tempeste di sabbia, i raccolti non lo diventano mai; una situazione da piaghe d’Egitto in cui mancano solo le locuste, e se ci fossero, sarebbero estinte pure loro. Ma in piena desolazione, si erge in tutta la sua superomistica hollywoodiana presenza il protagonista, Matthew McCaunaghey in versione Cooper, un ingegnere ex-pilota della NASA, a metà strada fra Big Jim e il Messia, che abita in una fattoria con il suocero e i due figli ―la moglie ovviamente è morta. La smart dei due kids è la teenager Murph ―l’amore di papà, ovviamente. Murph è convinta che dietro la libreria della sua camera si celi un fantasma che comunica con lei attraverso il linguaggio Morse. E lui, Cooper, non solo non la fa internare, ma le dà retta. Alcuni segni sul pavimento risultano essere delle coordinate che li portano a una base NASA segreta… In men che non si dica, Cooper si vede catapultato in una missione nello spazio: la prima missione salva-umanità con il Piano B incorporato.

Piano A:  trasferiamo la popolazione terrestre su un nuovo pianeta abitabile in un’altra galassia passando attraverso un warmhole, una specie di traforo del Monte Bianco intergalattico con nebulose e proto-nane bianche e laqualunque spaziale al posto del Monte Bianco. Oppure facciamo scattare il piano B, la creazione di una colonia, sempre su un pianeta abitabile, con ovuli umani fecondati ―una specie di umanificio, dall’ovulo all’obolo, insomma. Lo scopo di Cooper è quello di trovare il pianeta e, a seconda di quello che capita strada facendo, attuare il piano A o B.

E ora mi avvalgo di un’interruzione ipertemporale, salto i dettagli del loro “viaggetto” interstellare e sbuco dritta dritta nel finale in cui scopriamo che il fantasma dietro la libreria di Murph altri non era che suo padre finito in un buco nero che l’aveva trasportato in uno spazio pentadimensionale (sì, pentadimensionale!), in cui poteva muoversi liberamente attraverso le tre dimensioni spaziali e la quarta dimensione temporale.
Si scopre quindi che il fantasma di Murph era Cooper stesso, dal futuro. Mandava i messaggi alla figlia per convincere il se stesso di 30 anni prima a non partire per la missione, e per farsi dare i dati della formula che avrebbe permesso il funzionamento del piano A. Ottenuti i dati, Murphy riesce a completare l’equazione utile per la riuscita del piano, e lo mette in pratica trasformando la terra in tante stazioni spaziali in orbita intorno ai vari pianeti del sistema solare ―e che ricordano molto il landscape architettonicamente sottosopra di “Inception”, sigh sigh. Una di queste, orbitante intorno a Saturno, accoglie anche Cooper, che viene salvato e che ritrova Murph, invecchiata, sul letto di morte.
Ma non è che ci dimentichiamo il piano B, eh. L’astronauta Amelia Brand, personaggio insipido come una cena all’ospedale, ha messo in pratica il piano B: raggiunto un pianeta lontano lontano, e ha fondato una colonia con gli ovuli fecondati.
E secondo voi cosa può fare Cooper ora, dopo aver dato il bacio d’addio alla figlia morente e con un sacco di tempo libero a sua disposizione? L’ending è talmente happy che Hello Kitty ha chiesto la consulenza dello sceneggiatore di “Interstellar” per terminare le puntate del suo cartone animato.

Ora io non entro in merito agli scivoloni astrofisici scivolati dal film. A questo ci hanno pensato fior fior di astrofisici cinefili pubblicando un florilegio di articoli sull’inattendibilità di certi passaggi e certe trovate. Di questo non faccio un dramma, il cine è pur sempre finzione, qualche incongruenza sul lato E=MC2 ci sta.
Io questiono sul film. Dialoghi imbarazzanti; con “imbarazzanti” intendo stucchevoli, stereotipati e prevedibili a tal punto da suscitare l’imbarazzo dello spettatore, che dentro di sé sussurra, “no dai, non può aver detto così, cavolo Christopharnolan, non puoi aver permesso al tuo personaggio di dire così!”. Una quantità di luoghi comuni talmente comuni da far provincia, il culmine del quale è raggiunto da una perla di saggezza della dottoressa Amelia Brand che pensa bene di risolvere i limiti della fisica, buttandola sull’amore “che trascende i limiti dello spazio e del tempo” ― l’amore che trascende i limiti dello spazio e del tempo, cioè…

“Interstellar” è un film che fa venire il mal di mare. E non per via degli effetti speciali, ma perché altalena tutto il tempo fra lezioni di astrofisica (per altro di discutibile comprovabilità, come s’è detto) a banalità tali da far sognare i più classici dei blockbuster alla “Guerrieri della galassia”: se non altro quelli non sono costellati da tutti questi tentativi di far sembrare il film profondo a ogni costo, facendolo risultare invece molto molto ridicolo ― in più la musica gronda grandiloquenza dall’inizio alla fine, quindi per forza i silenzi sono molto apprezzati: tutto purché lo strazio smetta…

Non spendo nemmeno troppe parole sulla quantità di opere esistenti a cui il film si rifà/saccheggia/”omaggia”. Trovate tutto online ―WIRED ha pubblicato un articolo con i 10 film ripresi in “Interstellar”, il più grande saccheggiato dei quali è “2001 Odissea nello spazio”. Nei giorni passati mi sono spinta a dire che “Interstellar” è un “2001 Odissea nello Spazio” tirato giù dall’Olimpo della filmografia e dato in pasto agli (ameri)cani. E credo che questa definizione esplichi al meglio l’operazione “Kubrik-for-dummies” che Nolan ha attuato sul capolavoro del compianto regista. E va be’, ci sta, potreste sospirare voi, avvocati del diavolo. Sì, la semplificazione ci può stare, annuisco io, ma da uno Spielberg, o toh, da un Zemeckis… Ma da Christopher-Memento-Nolan, no!

Il film tira in ballo argomenti scottanti e su cui riflettere val bene una messa ―scusate, ci dev’essere un Enrico IV ventenne dietro la mia libreria… 🙂
Ma non confondiamo le tematiche con il modo che trova il film di evocarle. Certi argomenti sono universali ―l’uomo che si spinge oltre il limite, il pericolo di una fine che incombe sopra di noi e ci obbliga a cercare soluzioni alternative, le potenzialità delle dimensioni oltre la terza e la quarta, lo spazio come luogo dell’ignoto, del possibile infinito. Nell’oggetto artistico ―tipo un film― la forma che contiene un contenuto fa tutta la differenza: altrimenti noi ci si procurava un buon documentario sullo spazio e stop. Nolan sceglie di fare un film di finzione, ci porge una scatola dentro cui ha infilato questi universali, ma la scatola fa parte integrante del pacchetto (scusate il calembour); è proprio la forma che lo distingue. Se però la scatola è di carta velina e non regge, non regge, c’è poco da fare.
Ci sarebbe molto molto molto altro da dire ma finirei davvero per accanirmi contro il povero Christo(pher) Nolan, e non voglio.
Uno scivolone ci sta.
Uno.
E comunque, nella prospettiva hippish del trova-il-lato-positivo-anche-in-Interstellar, ne ho trovati due che sono lieta di elencarvi di seguito:

1. Qualche tempo fa m’è capitato di vedere “Gravity”― in aereo, location perfetta direi…― il film spaziale di Guaron che sbancò gli Oscar 2 anni fa. Il film non mi era piaciuto affatto e avevo faticato ad arrivare alla fine. “Interstellar” è servito a farmi capire che “Gravity” non era il peggio che potesse capitarmi. C’era del peggio interstellare là fuori ad attendermi, e io potrò mettere in guardia quanti di voi non l’hanno visto, e sentirmi un po’ space-cowboy per questo 🙂

2. L’ambientazione del film mi ha predisposto ad accogliere la notizia della sonda Rosetta e dell’accometaggio, fenomeno e termine di cui ignoravamo l’esistenza fino a 72 ore fa ― e vedrete che questo evento ha colpito anche il WG Mat, che nel Movie Maelstrom ce ne parla. Cosa si dice in questi casi? Un piccolo landing per un lander, un grande passo per l’umanità che esprime desideri? Bah 🙂

Ed ora mi piego alla programmazione un po’ capricciosa della settimana e approfitto per esorcizzare con voi la paura dei

CLOWN
di Eli Roth

“Lo vuoi un palloncino colorato?”. Cosa vi dice questa semplice domanda?
E se aggiungo lenzuola fresche di bucato stese in giardino, una barchetta di carta che scivola giù per un canale di scolo?

Two letters.

IT…
Per me quel clown funge da spartiacque. Così come c’è un prima Twin Peaks e un dopo Twin Peaks, nel mio percorso con la cine-paura, c’è un prima IT e un dopo IT ―in cui nulla fu mai più come prima.
Mi si dice che “Clown” ne faccia un saaaacco, di paura. Allora ho pensato, cià, vediamo un po’ se tra i Movier ce n’è qualcuno affetto da coulrofobia e che vuole tentare 99 minuti di terapia d’urto per liberarsene ―ah sì, il terrore dei clown esiste, è stato formalizzato in quel termine impronunciabile lì, coulrofobia, e, leggo, colpisce una poveranima su sette…
Credo sia il primo horror che proponiamo. C’è una prima volta per tutto, no? 🙂
L’importante ―e ne va della mia salute― è che non mi si lasci da sola. Quindi, please, non mi lasciate da sola!
Eh sì, c’è della sana, mefistofelica costrizione psicologica in questo. 😉

Ed ora, visto che Let’s Movie è per la bagarre dialettica e la libertà d’espressione (e non ridete!), vi propongo un Movie Maelstrom in cui il nostro stampellante WG Mat dice la sua su “Interstellar”. E vedrete voi stessi come si possa dissentire su un film! E che meraviglia, POTER dissentire così! 🙂

Quanto al riassunto, fate conto sia un luogo molto misery tipo la casa di Annie Wilkes alias Katie Bates: nessuno, nessuno, vuole metter piede in quella casa. E poi vi presento dei saluti, stasera, co(s)meticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Io e il WG poi si fa i conti di persona 🙂 ma intanto lo ringrazio perché quel panzerfruner d’un Board va controbilanciato 😉

“Io sono tra quelli a cui Interstellar è piaciuto, e molto (certo con svariate critiche!). E lo scrivo soprattutto perché dopo aver visto questo servizio del TG4 su Rosetta, uno dei successi più grandi dell’umanità, ho sentito l’urgenza di dire qualcosa sul film. Guardate:

http://www.dailymotion.com/video/x29zzbh_scienza-questa-sconosciuta-il-tg4-e-rosetta_fun#from=embediframe

Si, sono d’accordo, mannaggia Nolan questa volta ci sono tanti punti che fanno acqua! un lieto fine che non aggiunge nulla anzi toglie, un protagonista un po’ troppo GI Joe, un Matt Damon che diventa un po’ troppo macchietta e qualche dialogo improbabile.
Ma ciò che il film mi ha lasciato uscendo dal cinema è stupore, è il senso di meraviglia davanti all’ignoto e la voglia che ho provato a sapere di più, a vedere cosa c’è oltre.
L’uomo pioniere, e suo il ingegno che gli ha permesso di creare per andare sempre oltre. Concluso solo con le parole di Cooper, sulle quali consiglio di farci un pensierino, soprattutto dopo aver visto il servizio del TG4:

“Abbiamo sempre definito noi stessi con la capacità di superare l’impossibile. E contiamo questi momenti. Questi momenti, quando abbiamo il coraggio di puntare più in alto, per rompere le barriere, per raggiungere le stelle, per rendere l’ignoto conosciuto. Contiamo questi momenti come i nostri momenti più fieri. Ma abbiamo perso tutto questo. O forse abbiamo solo dimenticato che siamo ancora pionieri.”

CLOWN:  Il clown ha dato forfait e la festa per compleanno di Jack rischia di essere un disastro. Per fortuna suo padre Kent trova un vecchio costume da clown e salva la situazione. Finita la festa, però, l’uomo non riesce più a togliere trucco e costume, che lentamente sembrano fondersi con la sua stessa pelle. Kent, alla ricerca di un modo per liberarsi del costume maledetto, viene a conoscenza di una terribile leggenda ormai dimenticata e scopre che si sta trasformando in un antico demone affamato di sangue.

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