LET’S MOVIE 281 propone OUT OF NATURE (TFF) e commenta LE CONFESSIONI

LET’S MOVIE 281 propone OUT OF NATURE (TFF) e commenta LE CONFESSIONI

OUT OF NATURE
di Ole Giaever
Norvegia, 2014, ‘80
Lunedì 2/ Monday 2
21:00 / 9 pm
Supercinema Vittoria / Viktor Viktoria

 

 

Mi metto Moviers

a fare il punto della situazione:

  • L’Austria si alza un bel mattino e, dopo la colazione a base di wurstel e kappuccino, e soprattutto dopo la vittoria al primo turno delle presidenziali di un tale (Hofer) che a me ricorda un altro tale (Heider) che a me ricorda altri baffetti (Hitler) ― e le assonanze vorranno pur dir qualcosa ― Heimat Osterreich, dicevamo, decide di srotolare 250 metri di rete metallica lungo il confine del Brennero. La rete non sarebbe sola sola. Gli austriaci, che fanno le cose per bene, l’accompagnano da tutt’una fila di agenti della Gendarmerie pronti a perquisirci i bauli per vedere se ci nascondiamo dentro un siriano. Inoltre gli austriaci, che fanno le cose super bene, vorrebbero portarsi avanti ed effettuare i primi controlli sui treni diretti in Austria a Fortezza, località che, fino a prova contraria, è Italia tanto quanto Castellammare di Stabia.
  • A febbraio, ben prima che Vienna facesse la voce così grossa, la Svizzera si era svegliata ― dormiva il suo sonno di neutrale bellezza sin da, sin da… sin da ― e, insieme alla sorella di letto Danimarca, aveva deciso di chiedere 1000 franchi ai rifugiati per concedere loro il permesso di entrare sul sacro suolo elvetico. Questo perché la disponibilità finanziaria dei profughi è cosa nota, e cosa saranno mai, 1000 franchi.
  • Copenaghen, prim’ancora di Vienna e Brema, aveva messo le sue belle mani burrose avanti, con un’iniziativa che, non avesse quel retrogusto intimidatorio, brillerebbe per efficacia preventiva. Nel settembre del 2015 la Danimarca compra una pagina dei maggiori giornali libanese e fa pubblicare un annuncio tipo “Non venite nel nostro Paese perché abbiamo dimezzato gli aiuti a profughi ed immigrati. Questo per sconsigliare i profughi siriani a includere la Sirenetta fra le loro bellezze turistiche da visitare nel prossimo futuro.
  • Quattro giorni fa Londra respinge 3000 bambini profughi rimasti soli nei centri di accoglienza di Calais, di là della Manica. Tanto comunque fin che tutto succede “di là della Manica”, it is none of our business, come amano dire loro, ricorrendo ad altre più forbite espressioni, che io, povera penna lezmuviana, non sono in grado di ripetere.
  • Londra again, a giugno non preparerà pinne, fucile ed occhiali in vista dell’estate imminente ― che in ogni caso loro non conoscono, visto quel simpatico meteo che si ritrovano ― ma sparpaglierà seggi in tutto il Regno di Sua Maestà, dove i sudditi si recheranno per decidere se “rimanere” in Europa, oppure uscire dall’Unione. “Rimanere” è virgolettato perché non mi risultano ancora chiare, a oggi, le modalità con cui il Regno Unito sia in Europa. A ogni modo, vincesse il “Sì, vogliamo uscire dall’UE”, avremmo bisogno di un visto anche per farci un weekend tra Kensigton Gardens e Portobello, e Notting Hill rimarrebbe soltanto un film.

Alla luce di quanto sopra, scusate, una domanda. A quando la reintroduzione dello ius prime noctis?

Una volta a scuola t’insegnavano che la Storia va avanti ― che tutto va avanti, si chiamava progresso. Ma se ripenso a questi punti dolenti quissopra, vedo che la Storia ha inchiodato sulla via per il futuro ― Renzi permetterà che mi appropri un po’ di “futuro” visto che ce l’ha sempre in bocca lui. In qualunque modo decidiamo di guardare alla situazione attuale, la Storia ha fatto inversione di marcia e sta tornando da dove era venuta, scordandosi tutto il percorso accidentato che ha fatto per arrivare dove è arrivata. Qualcuno starà riflettendo sull’amnesia che l’ha colpita? Cosa si fa quando la Storia perde la memoria? Fili metallici? File di gendarmi? File di “Respinto”? File di provvedimenti già provati e già bocciati?
File di fallimenti.
Poi qualcuno mi spiegherà anche dov’è l’Europa. Se tutti gli Stati membri fanno quello che vogliono ― se vale tutto ― allora dove s’è cacciata lei, l’Europa? È morta? È mai esistita? È un luogo dell’immaginazione che abbiamo alimentato a sogni e Inni alla Gioia? Dobbiamo lottare per lei, oppure fare tutti-contro-tutti e vinca-il-più-forte? Politica del maschio alfa?
Ius prime noctis??

Cerco d’ignorare l’amarezza che la cronaca dal mondo mi riserva e mi avvio volentieri verso “Le confessioni”. Dunque immaginatevi un albergo in qualche non ben precisata zona tedesca, accanto a un lago, una struttura molto molto sorrentiniana ― bianco in esubero, piscine e spa, quella sensazione da 400 Euro a notte colazione esclusa. Il luogo è teatro di un summit del G8, presieduto da Daniel Roché, Direttore del Fondo Monetario Internazionale. Ma è un G8 assai anomalo, questo, e con esso il suo Direttore, che ha invitato, oltre agli 8, anche una famosa scrittrice di libri per bambini, un cantante rock e un monaco, Roberto Salus, il nostro incommensurabile Sir Servillo. Roché chiede a Salus di ascoltare la sua confessione, e subito dopo viene trovato morto, soffocato con un sacchetto di nylon in testa. Durante questa confessione, il monaco apprende un terribile segreto di cui noi del pubblico non siamo mai messi al corrente, ma che è lasciato intendere essere una manovra politica che andrà a impattare irreversibilmente e tragicamente sul mondo.
A questo punto gli 8 ministri devono capire se si sia trattato di suicidio, di omicidio, e in quest’ultimo caso, chi l’avrebbe commesso e perché. Poi naturalmente devono decidere quale versione imbastire e comunicare al pubblico. Ah e devono pure decidere se si debba andare avanti con la Manovra che si sarebbe dovuta approvare nel corso del summit ― quella impattante sul mondo, sì.
Come vedete, all’ordine del giorno, questi ministri hanno un sacco di punti da prendere in considerazione. I sospetti ricadono subito su Salus: l’ultimo che ha parlato con Roché prima della sua morte. E guarda caso il sacchetto con cui Roché si è soffocato, apparteneva proprio a Salus…
Il film è un po’ detective-story, un po’ dramma economico-politico, un po’ “Nome della Rosa”, un po’ “Youth”. E partiamo un po’ da questa nota dolente che risuona sin dal momento in cui vedi il trailer. Ovvero la bella dose di sorrentinate che sorrentinano nel film: le atmosfere rarefatte, le nuotate riprese dall’alto ― rigorosamente a rana, perché a stile fa più Giochi Senza Frontiere e a Sorrentino quelle sportivate lì non piacciono, lo sappiamo ― l’inaspettato, o quegli elementi che portano disordine all’interno di un’ambientazione estremamente ordinata, come per esempio un cane impazzito che ruota attorno a un tavolo ― a me ha ricordato lo skateboard che fende il salone di Montecitorio in “Il divo” ― oppure il mimo/statua che Salus incontra fuori dall’aeroporto, o ancora il finale al sapore aviario… L’hotel, abbiamo detto, somiglia moltissimo a quello in cui soggiornavano i protagonisti di “Youth” e anche certe inquadrature insistite, certo virtuosismo-barra-manierismo con cui ormai abbiamo imparato a convivere sin da quando Sorrentino è diventato Sorrentino. Mi riferisco anche a quel certo respiro di metafisica indolenza che si respira nei suoi film, e che qui è riproposto in alcune scene. In “Viva la libertà”, film del 2012, che ci aveva conquistato per la sua inventiva e la sua originalità, Andò non aveva ecceduto in questo senso ― forse è proprio vero che a volte, i registi, perdono la (cine)presa… A ogni modo, se superiamo la confezione e diamo uno sguardo al contenuto, vedremo che il film ha il suo potenziale. Il mondo ci risulta gestito da questo manipolo di potenti che, una volta perso il loro capo supremo e punto di riferimento, si ritrovano ciascuno a rapportarsi con: 1. questa grande e oscura Manovra che dovrebbero attuare; 2. con la propria coscienza, che avevano un po’ messo a tacere per obbedire alle leggi dell’economia e al volere del Fondo Monetario; 3. con la presenza del monaco, che è obbiettivamente una presenza anomala all’interno di un G8.
Venendo meno la presenza del puppet-master Roché i personaggi possono ritrovare da un lato la libertà di pensiero e azione (vedi la ministra svizzera), e dall’altro acquisiscono il dubbio. Salus, dopo aver raccolto la confessione di Roché, diventa un confessionale ambulante cui si rivolgono tutti questi potenti per riferire le loro posizioni in merito alla “grande manovra”; uno di questi è il ministro italiano, interpretato da Pierfrancesco Favino, un’interpretazione che non gli varrà certo alcun riconoscimento né, speriamo, alcun ricordo da parte degli spettatori…
Quindi possiamo dire che “Le confessioni” è un film che parte dall’agire dell’economia politica per arrivare alla riflessione etica. Salus, monaco sui generis ― un passato da matematico e un presente da rinomato autore di libri fra filosofia e religione e fumatore di spinelli ― rappresenta un luogo più che una figura ecclesiastica. Un luogo silenzioso, che centellina domande più che restituire risposte e che li mette davanti alla (a)moralità delle loro scelte.

Mentre scrivo mi sto rendendo conto che tutti i miei pensieri positivi per questo film sono rivolti a lui, Salus, ovvero Sir Servillo, e che tutto il resto mi porta da lui, all’ennesimo sperticato elogio che merita e che va ad aggiungersi a tutti quelli che gli ho fatto nel corso degli anni. Sono arrivata persino ad augurarmi ― viaggiando sul filo della perversione ― che per una volta reciti male, che non sia nel personaggio, che canni clamorosamente un film. Mostrando così la sua fallacia umana. Invece no. God Servillo, a oggi, è infallibile. E qui ne abbiamo la riprova. Ha una manciata di battute in tutto, quindi il suo ruolo sta nel modo in cui riempie lo spazio. Servillo/Salus è un luogo ― come abbiamo detto, il confessionale ambulante in cui i personaggi si specchiano per vedere se stessi ― un luogo che riempie lo spazio. E Servillo è eccelso. Non ha bisogno di dire nulla: basta che sia, che ci sia. Parla anche senza parlare, anche senza movimento, stando immobile. Non so se si tratti di postura, di un senso innato del tempo, un’abilità che gli permette di mantenere sempre l’armonia del personaggio con se stesso e con la scena che lo circonda. E guardate, Servillo è come il De Niro pre-idiozie che si è messo a girare. Un movimento impercettibile di una ruga ― non parlo nemmeno di uno sguardo, partirebbe un pippone a parte per quello ― il minimo sollevarsi della bocca, il modo che ha d’intrecciare le mani, o semplicemente di stare in piedi. Basta tutto quello.
E a questo proposito mi torna in mente la domanda che Robin mi ha posto a fine film, dal bancone dell’Astra. “E’ tutto lui, il film?”. Lì per lì ho farfugliato qualcosa perché obbiettivamente c’è del buono nel film ― sul non-tanto-buono arrivo fra poco ― ma in realtà, ripensandoci, la presenza di Servillo è vitale. Senza di lui, o con qualcuno di meno scenicamente potente ― non potenziale, potente ― forse “Le confessioni” cadrebbe. Così, con lui, il film regge. Sei come ipnotizzato da questa tunica bianca che scivola, leggera e autorevole allo stesso tempo, per i corridoi dell’hotel, da ministro a ministro. Di più, ne sei assuefatto. La vorresti vedere sempre: vorresti vederla spuntare ovunque, in tutto il film, tantoché le scene in cui non c’è, ti manca. Lo spettatore ― non solo un Board in perpetua adorazione per Servillo ― sente che quel personaggio è, in qualche modo, il portatore del giusto, o comunque, del dubbio. E, come un cagnolino, lo segue ― come il rotweiler alla fine del film, per altro…
Se la figura di Salus/Servillo calamita personaggi e spettatori, ed è immediatamente decodificata dallo spettatore, il senso degli altri due outsiders rispetto alla truppa ministeriale, ovvero la scrittrice e la rock star, rimangono poco chiari. Cosa ci fanno, in un G8, una scrittrice di libri per bambini e una rockstar? La scrittrice, possiamo spiegarcela: funge da spalla del monaco ―anche lei, come tutti, è fatalmente attratta da questa figura/incarnazione etica, e vuole aiutarla a tutti i costi. La rockstar, bah, quella non me la spiego moplto…

Altri due dubbi che mi rimangono sono sul non-detto e sul finale. Il film ti tiene incollato tutto il tempo ― e questa è buona cosa, fratelli Fellows. Tanto che sembra davvero una detective-story. Non solo vuoi sapere chi ha ucciso Roché o se si è suicidato, ma vuoi saperne di più di questa manovrona misteriosa che, in una scena, fa vacillare persino l’equilibratissimo Salus. Moriamo dalla voglia di scoprire di che si tratta. E invece, nisba. Tutto rimane non-detto. Naturalmente è una strategia del regista: non conta tanto il contenuto della manovra, quanto la concreta possibilità che quella situazione avvenga. Il rischio è che il film rimanga troppo nel territorio dell’indefinito e del vago e che i personaggi, i cui dialoghi parlano un po’ a moniti, rimangano troppo distanti e cartacei e poco credibili, anche come metafore. Per farvi un esempio di monito… “Date e vi sarà dato e con la stessa misura con cui misurerete sarete misurati”.
Amen, rispondo io.

E nel finale ti rendi conto che la risoluzione dei misteri non è al centro del film, e tu che ti sei illuso tutto il film che lo fosse, rimani con un palmo di naso…Insomma è il tipico film che ti lascia a bocca asciutta… Ma come, vi chiedete, ho rincorso per due ore una lepre, e ora viene fuori che non c’era nessuna lepre?!
Non è una bella sensazione… E tuttavia, io mi sento di dire, andate a vederlo!
Una tunica bianca val ben una messa… 😉

Questa settimana, come sapete, ha preso il via ― e col botto! ― il Trento Film Festival, e noi pieghiamo il capo e preghiamo, ehm proponiamo,

OUT OF NATURE
di Ole Giaever
Norvegia, 2014, ‘80
Lunedì 1/ Monday 1
21:00 / 9 pm
Supercinema Vittoria / Viktor Viktoria

Il Fellow Fant(astique), ce lo consiglia come film comico e irresistibile. Possiamo noi perderci un film comico irresistibile?!
No way. 🙂

E poi per giovedì un horror targato Trentino Film Commission

GHOST MOUNTAINEER
di Urmas Liiv
Estonia-Italia, 2015, ‘103
Giovedì 5 / Thursday 5
21:15 / 9:15 pm
Supercinema Vittoria / Viktor Viktoria

Martedì scorso la More e la Vanilla sono passate ligissime al Social Store, e ci siamo rimesse tutte e tre alla sapienza del Fellow Fant(asmagorique), che ci ha consigliato dei film adatti alle nostre papille gustative. Ne faccio seguire alcuni che potrebbero piacere anche alle vostre. Prendete nota e venite al cine, dai…
In parentesi una drop di saggezza che sintetizza il film ― nota di servizio: se non diversamente indicato, i film sono proiettati allo Smelly Modena:

I RACCONTI DELL’ORSO (assurdo e mattomattomatto), stasera, domenica 1, 9:30 pm al Viktor Viktoria
NON SI PUO’ VIVERE SENZA UNA GIACCHETTA LILLA, (femministimo tuttavita) martedì 2, 9:30 pm e per correttezza segnalo BEHEMOTH (paccone minerario cinese ― “paccone” é farina del mio sacco :-)), vincitore del Green Drop Award alla Mostra del Cine di Venezia 2015, 7 pm
LA MONTAGNE MAGIQUE (animazione), mercoledì 4, 7 pm e BETWEEN SISTERS, 9:30 pm (ASSOLUTAMENTE DA VEDERE, parola di Board che l’ha già visto ;-))
ZONE BLANCHE (pericolo radiazioni) e EXTRAORDINARY PEOPLE (funny), giovedì 5, 7:15 pm
EXODUS / ESTABLISHING EDEN / BERG / MOUNTAIN FIRE PERSONNEL(sperimentale), venerdì 6, 9:30 pm e LA MONTAGNA SACRA (crazy) di Jodorowsky (the craziest ever), ore 11 pm, versione restaurata in 35 mm
IL SOLENGO (chi é chi non è tipo Sarchiapone), sabato 7, 5:15 pm e I NOSTRI PRIMI PASSI in anteprima dopo la premiazione, 9 pm al Viktor Viktoria

Come ogni anno vi consiglio di procurarvi i biglietti in anticipo specie per le programmazioni serali ― specie con questo tempo da interni…
Vi consiglio inoltre di consultare il programma, http://trentofestival.it/edizione-2016/programma/film/: nonostante il nome, il Trento Film Festival NON è solo cine, e non è solo montagna!
Ci sono una moltitudine di eventi paralleli in giro per la città non-città ― convegni, letture, incontri, passeggiate a piedi nudi nel parco, serate musicali, presentazione di libri, mostre, premi ricchi e cotillon ― quindi date un’occhiata come si deve alla programmazione e infilatene quanti più possibile nella vostra settimana. Per una volta che c’è offerta, non lesineremo mica sulla domanda?!

Ecco Fellows, mi sembra di aver finito. Ma son sempre piena di dubbi io, quindi potrebbe anche essere che abbia scordato un botto di cose e che mi penta non appena manderò questa Newsletter.
A ogni modo, siccome c’era tanta carne al fuoco oggi, ho pensato di alleggerirvi la chiusa con una canzone nel Maelstrom. 😉
And try to be festival these coming days, will you?!? 🙂

Tante grazie e tanti saluti, questo pomeriggio pre-cineimmersion, diligentemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Quella che seguirà, Moviers, è la canzone che mi strumbellas in testa in questi giorni e non vuole andarsene da lì, come le pistole e gli spiriti del suo testo. Loro, gli Strumbellas (un nome un verbo), una band Indie-rock e alternative-country canadese ― non ho la più squallida idea di cosa sia l’alternative-country, ma non puntiamo sempre il dito contro la mia ignoranza ― sono già sulla cresta dell’onda da un po’ negli USA e in giro per il mondo… Qui li stiamo ascoltando da un mesetto.
Perché mi piace “Spirits”? Per l’interruzione geniale al ventesimo secondo, dove tu rimani appeso lì e quell’istante è lungo ere geologiche e ti fa capire che il tempo non esiste. E poi perché chi non ha pistole e spiriti piantati in testa?
Ah voi no??
🙂
Se poi l’ascoltate mentre correte, correte il rischio di battere qualsiasi record, e con largo anticipo su Rio 2016.
Non sarà il pezzo del millennio, ma ne segna comunque una parte…
https://www.youtube.com/watch?v=F9kXstb9FF4

OUT OF NATURE: Ossessionato dal sentirsi fuori posto in ogni circostanza, Martin decide di partire in solitaria per un trekking in mezzo alla natura norvegese, sperando di riuscire a dare una svolta alla sua vita che sembra ormai rifiutargli qualsiasi sorpresa o soddisfazione. Ma questo suo desiderio di evasione e di libertà si trova presto a dover fare i conti con la voce invadente che abita nella sua mente e che incessantemente continua a tormentarlo proponendogli innumerevoli variazioni sui vari casi della sua vita e riflessioni che difficilmente potrebbero esprimere senza suscitare imbarazzo o sconcerto. Il ritorno alla normalità sarà tutt’altro che semplice.

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