LET’S MOVIE 283 propone LA PAZZA GIOIA e commenta LUI E’ TORNATO

LET’S MOVIE 283 propone LA PAZZA GIOIA e commenta LUI E’ TORNATO

LA PAZZA GIOIA
di Paolo Virzì
Italia, 2016, ‘118
Martedì 17/Tuesday 17
21:00 / 9 pm
Supercinema Vittoria / Viktor Viktoria

 

Further Future Fellows,

Sono quasi certa che non ne abbiate sentito parlare ― ma potrei anche sbagliarmi e prendere uno di quei granchi colossal, tipo dimenticare le Nike ai piedi dei centurioni in Ben Hur. Un paio di settimane fa, nel bel mezzo del nulla del Nevada, si è tenuto questo festival che ha radunato 5000 tra imprenditori della Silicon valley ― i brianzoli della California ― e VIP vari. È un evento molto esclusivo, sfacciatamente posh, in cui i partecipanti arrivano in roulotte super-chic, parlano di “futuro” fra centrifughe salutiste, trattamenti spa, sauna, party sfrenati e servizi super lusso. Si vestono in stile steampunk, cioè combinano elementi ottocenteschi a cyber look futuristici. Se guardate le foto dell’evento, vi sembrerà di stare dentro a uno di quei film ambientati tipo nel 3018, in cui i personaggi sono regolari cittadini del 3018 eppure mantengono dei cimeli del passato per ricordarsi di un triassico perduto. L’evento punta a mettere insieme la crème de la crème delle menti “innovative” degli Stati Uniti e farsi venire delle “idee per il futuro”.
Posto che tutti siamo liberi di fare quello che ci pare e se 5000 anime vogliono vestirsi da Sherlock Holmes coi bulloni al posto dei bottoni, noi certo non lo impediremo. La perplessità che mi rimane riguarda più che altro l’elitismo ― etilismo, anche ―sotteso all’evento.  “Qui plasmiamo il futuro con le uniche persone che possono farlo”, ha dichiarato il tizio che si è inventato questa Woodstock 2.0. Come se il futuro fosse di loro competenza, e loro, divini, potessero “plasmarlo”… Non so, Fellows, voi non ci vedete qualcosa di terribilmente superato, o che dovrebbe essere superato? Qualcosa di smaccatamente classista, e massonico? Le intuizione originano dal singolo ― genio, pazzo o genio pazzo. E questi eventi incubatori mi sembrano più che altro dei rave per hipster a cui piace ― piace un sacco ― far parte di un nuovo gotha che crede di tenere fra le mani il destino del mondo… Attenzione perché fra 10 o 12 anni, anche l’Italia avrà il suo Further Future Festival ― dobbiamo sempre calcolare il decennio di fuso tra quello che succede aldilà dell’Atlantico e l’Italia…

Anyway… Passiamo a qualcosa di ben più gudurioso per le papille gustative del vostro Board. Mercoledì sì è verificato quello che auspicherei per ogni settimana: l’invasione degli ultra Moviers! Persino il Mastro non credeva ai suoi occhi, davanti a tanta calca lezmuviana… Per primi nomino tre Fellows presenti anche la settimana scorsa ad “Out of Nature”: tre povere vittime dell’arteriosclerosi di cui drammaticamente vi accennai. Li maiuscolizzo pure, nel basso tentativo di guadagnarmi il loro perdono. La CHOCOLATE, lo STRAWBERRY FIELD e il MCDUCK. A loro si affiancano, in tutta la loro molteplicità, l’Onassis JR, il Felix, il Ca[n]dy, la Vanilla, la Modenella e, squillino le trombe, laMilanie de Monaco ― dopo tanti anni monegaschi, finalmente tra noi plebe al cine! 🙂

Le domande che innervano “Lui è tornato” sono varie. E se tornasse? Se, per qualche strana magia del destino, Adolf Hitler, altrimenti noto come Quando il Male incontra il Peggio e si trasforma in Pessimo, ripiombasse sulla terra in piena contemporaneità, cosa direbbe? Cosa farebbe? E noi, come ci comporteremmo? Il regista Wnendt ― per fortuna c’è una “E” fra quella selva di consonanti altrimenti nessuno si avventurerebbe a pronunciare il suo nome― è partito dall’omonimo romanzo di Timur Vermes e ha portato sul grande schermo il personaggio più tabù della storia. Hitler è un territorio sul quale camminare è, tutt’ora, pericolosissimo. Prenderlo e costruirvi attorno una satira, una satira che è su di lui ma molto anche su di NOI, popolino alimentato dal tubo catodico e drogato di www, è un gesto di encomiabile coraggio che andrebbe riconosciuto anche a livello istituzionale, non solo nazionalpopolare (!) ― il film è stato il più visto in Germania nel 2015, superando addirittura il blockbuster “Inside Out”. Un qualche premio, ci starebbe tutto.
Dicevamo, Hitler, LUI, quello vero, non uno che si finge lui, ritorna fra noi. Tutti nel film credono si tratti di uno finto, un attore molto bravo cresciuto a pane e Stanivslavsky system e calato nelle profondità di un ruolo da interpretare, o uno di quegli squilibrati che si credono la reincarnazione di un personaggio storico. E come tale lo trattano. Ma lui, badate bene, è proprio LUI. Adolf, in tutto il suo fuhrore dittatoriale ― per inciso, il fatto che il titolo di Fuhrer sia vagamente assonante con un certo cognome di un certo Board, e che voi facciate tutti parte dell’amabile dittatura lezmuviana sono delle pure coincidenze e non hanno nulla a che fare con il Nazionalsocialismo eh, sia chiaro… 🙂
Torniamo all’inizio del film, a Hitler piovuto nel presente dal passato. Da bravo go-getter qual è, cosa fa? Prende dimestichezza con il 21esimo secolo, e lo piega al suo famigerato Hitler-pensiero per riconquistare il mondo ― i tempi cambiano ma le mire del Fuhrer restano. Affiancato da Sawatzki, un giornalista free-lance che l’ha scovato e che è il suo esatto contrario ― un mammone tenerone che dorme con la borsa dell’acqua calda sulla pancia ― Hitler comincia a girare per la Germania, a parlare con la gente, a camminare tra il suo Volk, ja. Noi lo seguiamo passo passo giacché il regista ― quel dritto del regista ― ha deciso di stargli addosso costantemente con la cinepresa come se Hitler fosse il protagonista di un documentario, una specie di politico/inviato speciale sul campo che tasta il polso e il malcontento della popolazione. E grazie a questo escamotage, noi vediamo come reagiscono le persone che il Fuhrer redivivo approccia.
Che le reazioni delle persone siano vere o ricreate cinematograficamente poco importa ― in ogni caso, secondo me sono pura fiction. A Wnendt non interessa la verità scenica, interessa sguinzagliare dentro di noi un inquietante dubbio. Hitler raccoglierebbe consensi se camminasse tra la folla di oggi, se scendesse nelle periferie, se prestasse orecchio al popolo che si lamenta di oggi? La risposta, inquietantissima più del dubbio stesso, è sì. Sì, oggi un personaggio che parla come Hitler, che propone ideali duri e puri ― contro qualunquismi e correttezza politica e politica temporeggiatrice ― spopolerebbe fra la gente, stanca com’é di vedersi “invadere casa” da stranieri e sentirsi “derubata” del proprio spazio e dei propri diritti. Spopolerebbe anche perché la multimedialità social di oggi gli costruirebbe attorno un personaggio che potrebbe rendercelo “vicino”, simpatico, esattamente come viene mostrato nel film: Hitler mentre gioca a bowling, Hitler apicoltore, Hitler che familiarizza con un mouse. Questo, ovviamente, ci riporta alla memoria filmati degli anni ’30 e ’40, in cui il Fuhrer era immortalato mentre si dilettava fra le montagne della Carinzia dall’Intimo (!) del suo chalet, oppure mentre “scherzava” con i super-atleti della sua Hitler-Jugend. Ci riporta alla mente anche il suo Italian buddy Benito ― il mio immaginario, a quelle immagini, affianca tutta una serie di fotogrammi del Duce contadino, del Duce boxeur, del Duce operaio…
La reazione della collettività è esattamente quello di 80 anni fa. Folle e folle di persone affascinate, di più, ipnotizzate dal modo di fare del dittatore, dal suo carisma, dalla sua semplice presenza fra loro.
Il film pertanto costruisce l’Ascesa del Fuhrer, Parte Seconda. Così come nel ’33, oggi, nel 2014, il Fuhrer s’imporrebbe alla società. Nel ’33 era passato per la Notti dei Lunghi Coltelli e per una propaganda di dimensioni epiche. Oggi il suo “atto violento” si riduce comicamente-irriverentemente all’uccisione di un cane (!) e attraverso l’appropriazione dei nostri mezzi: televisione e internet. E la cosa paurosa è che le persone finirebbero per subire il suo ascendente esattamente come era successo in passato. Sotto questo punto di vista il film è devastante: ti sbatte in faccia, con la potenza dell’ironia ― c’è qualcosa più potente?? ― questa amara verita’.
E Il monito di Primo Levi, “È accaduto, quindi potrebbe accadere di nuovo”, si fa sempre più insistente durante l’evoluzione del film: Hitler raccoglie via via consensi, followers, laik, selfie, conquista il mondo dell’editoria scrivendo il Sequel del Mein Kampf, e conquista pure il mondo del cinema, diventando il protagonista di un film sulla sua vita. E qui i patititi dell’heavy meta (!) e della finzione-nella-finzione ― tipo me ― vanno in visibilio. A un certo punto il film che stiamo vedendo si con-fonde al film su Hitler che stanno girando tanto da disorientarci, da farci perdere un po’ l’equilibrio. La finzione che si sovrappone alla finzione propone una realtà da cui lo spettatore non può distogliere lo sguardo: Hitler potrebbe riconquistarci. Hitler, o Quando il Male incontra il Peggio e si trasforma in Pessimo, rivive oggi nelle sparate xenofobe travestite di “buonsenso” di certi leader di destra, nei muri che si progettano lungo i confini, nelle porte chiuse davanti alla faccia di certi immigrati. In una delle scene finali, Hitler ci fa scivolare in testa una verità che risuona oscura, e che ci portiamo a casa dopo il film: “In fondo siete tutti come me: non ci si può liberare di me, sono una parte di tutti voi. Queste parole escono dalla sua bocca dopo che Sawatzki, nel finale del film-nel-film, gli ha piantato una pallottola in faccia: Hitler non muore. Mai. Hitler è “una parte di noi” ― è il lato oscuro della Forza, per dirla con Yoda. Ogni volta che si parla di muri, di recinzioni, di “respinto”, di “raus”, Hitler parla. Ma il film, in tutto questo, è orribilmente comico ― è orribile ridere del Fuhrer perché orribile riconoscere che un figuro tale possa suscitarci il riso, ovvero della simpatica ― e ci sono delle scene davvero memorabili, come per esempio Hitler che rimira ed esalta la bellezza di un paesaggio montano per poi inquinarlo, lasciando cadere un bicchierone vuoto. Oppure la scena macabra e comicissima dell’uccisione del cane, e la reazione, altrettanto macabra e comicissima dei media e dell’opinione pubblica. Uccidere un cane è inaccettabile! Finché si tratta di far fuori qualche milione di ebrei fuori onda, bene, ma un cane, in diretta tv, eh no, questo no, è inaccettabile… Wnednt ci prende in giro come raramente siamo stati presi in giro. Oltre ai nostri timori, ci sbatte in faccia anche ciò che siamo diventati. Non facciamo che ingozzarci di junk-tv, di programmi di cucina in tutte le salse e reality piegati alla (il)logica del “più trash più success”, e tutta questa spazzatura ci getta in uno stato di narcosi del pensiero nella quale non distinguiamo nemmeno più la minaccia deldéjà-vecu, anzi, la prendiamo per “cool”, la tempestiamo di laik, e la diffondiamo, postando foto che sono obbrobri e twittando massime che sono minime. Alla fine siamo artefici della nostra stessa sventura, siamo noi, società, che permettiamo a un Hitler Parte II ― o a chi per lui ― di tornare alla carica dopo averne provato gli orrori nelle Parte I. Questo è un messaggio forte, e anche doloroso ― a maggior ragione se pensiamo a quanto ci piace considerarci avanzati, a quanto godiamo nello sbandierare le nostre “democrazie” moderne. Così come dolorose sono le scene finali, in cui Hitler e la sua nuova Eva Braun e compagna di avventure, sfilano per la città su una Mercedes vintage, salutando il popolo come due sovrani appena insediati, e immagini del nostro passato recentissimo ― direi praticamente presente ― scorrono davanti ai nostri occhi. E mentre la tenebra dilaga là fuori, nella cella bianchissima di un manicomio, il povero Sawatzki finirà i suoi giorni, l’abbraccio della camicia di forza come unica consolazione. L’unico che ha capito come stanno veramente le cose, finisce internato, come sempre succede nei regimi totalitaristi.
Il passato non è mai passato, e non è mai stato così vicino a essere presente come oggi, ci dice il film.

Ripensando a questo, alla perpetrazione dello schema, mi è tornato alla mente un altro bellissimo film che vi consiglio, “L’onda” di Dennis Gansel (2008): per spiegare il radicamento della dittatura, un professore di liceo coinvolge i suoi studenti in un esperimento di dittatura in aula. Poco a poco gli studenti ci prendono gusto e l’esperimento sconfina fuori dalla classe con esiti nefasti… “L’onda”, così come “Lui è tornato”, mostrano quanto sia incredibilmente facile rimanere avvinti dal carisma di una personalità leader, capace di premere i tasti giusti con le masse, ricorrendo molto spesso a uno schema tanto semplice quanto efficace: prima si fa leva sul malcontento generale, poi si rafforza una sensazione di appartenenza a un gruppo coeso (noi contro il resto del mondo), poi si aizza lo spirito di rivolta nei confronti dello stato delle cose e si alimenta quel senso di orgoglio nazionale che taluni paesi mostrano di avere in forma più spiccata di altri ― ecco, per esempio, l’orgoglio del popolo italiano io lo vedo più come una specie di soddisfazione del proprio made-in-Italy (arte, moda, cucina, Sophia Loren) che un vero e proprio pride… Siamo troppo ironici per essere patriotici.

Credo che scavallata le fin du siècle, i cineasti dovrebbero prendere maggiormente in considerazione la satira spietata come quella adottata da Wnednt. Vedo, invece, altri trend profilarsi all’orizzonte… Quelli buonisti, quelli scontati con i loro filmetti scontati, dalla morale scritta in fronte a ogni fotogramma, dove entri in sala e poi esci e non solo sei la stessa identica persona che era entrata due ore prima, ma pure terribilmente annoiata, e ti vedi bene dal ridare un’altra possibilità a quel regista, la prossima volta… Mi sto riferendo, nello specifico, a “Where to invade next”, l’ultimo documentario di Michael Moore, nel quale l’Italia non solo è dipinta con la solita stereotipia ― la Vespa in piazza con i tavolini fuori e gli italiani pummarola ‘n coppa che si godono la vita ― ma anche come il paradiso del lavoro, e della tutela del lavoratore (!!). Alla luce della parzialità con cui Moore tratta il nostro paese ― e presumo, anche gli altri nel documentario, come Francia, Slovenia e Norvegia ― rimetto in discussione i suoi lavori precedenti e faccio opera di revisionismo storico.
Film come “Lui è tornato” ti tolgono il terreno da sotto i piedi e lo sostituiscono con qualcosa d’ignoto che ti costringe a interrogarti sia su quello che lo schermo ti presenta, sia sulle tue stesse reazioni. Quando ridiamo davanti alla comicità involontaria di Hitler, come ci sentiamo? Trovare Hitler Adolf divertente, come ci fa sentire?
Scoccia che il film sia rimasto nelle sale così poco, e che non sia stato preceduto dal battage pubblicitario che avrebbe meritato. Me ne domando la ragione… Forse la disponibilità su Netflix ha rovinato l’effetto bomba. È un peccato: questo film, è, a tutti gli effetti una bomba cinematografica di rara potenza, e non solo lo inserisco nella top-ten dei film di questi ultimi opachi tempi, ma mi auguro che acquisti, nel tempo, magari grazie al passaparola, sempre maggiori estimatori ― non “followers”, estimatori!

E ora Fellows prendiamo tutti un bel TGV e ci trasferiamo in massa a Cannes! Quest’anno i cugini non ci hanno voluto in concorso, ma ci hanno concesso ― bontà loro ― la sezione della Quinzaine des Realisateurs, che, guardate, è il non plus ultra per un regista: vai lì, non hai l’ansia di vincere o perdere e il tuo film viene visto e fatto circolare. Meglio di così… 😉
E proprio in quella sezione, troviamo

LA PAZZA GIOIA
di Paolo Virzì

Vediamo se Virzì riesce a bissare il successo di “Il capitale umano” di due anni fa. “La pazza gioia” sembra essere un film profondamente diverso ― o meglio, “Il capitale umano” è stato un film profondamente diverso rispetto alla produzione virziniana, quindi “La pazza gioia” potrebbe essere un “back to the origins” o qualcosa di completamente nuovo.
Non mi mancate, Moviers eh, non mi mancate. Ormai mi sono abituata ad avere folle di Fellows ai film, e spererei di mantenere quest’andamento da NASDAQ almeno fino alla fine della stagione ― uno si deve porre degli obbiettivi irraggiungibili ogni tanto… 🙂

E ora Fellows vi lascio liberi di scorrazzare nella vostra domenica sera, vi spalanco un Maelstrom nel caso in cui vogliate farvi ispirare, vi ringrazio della pazienza e vi mando dei saluti, avveniristicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Guardate cosa si è inventato questo innamorato di Brescia per chiedere in moglie la sua bella… C’entra il cine… http://video.repubblica.it/edizione/milano/brescia-la-proposta-di-matrimonio-arriva-al-cinema-il-loro-amore-sul-grande-schermo/239203/239116
Be unconventional, Moviers! 😉

LA PAZZA GIOIA: Beatrice Morandini Valdirana è una chiacchierona istrionica, sedicente contessa e a suo dire in intimità coi potenti della Terra. Donatella Morelli è una giovane donna tatuata, fragile e silenziosa, che custodisce un doloroso segreto. Sono tutte e due ospiti di una comunità terapeutica per donne con disturbi mentali, entrambi classificate come socialmente pericolose. Il film racconta la loro imprevedibile amicizia, che porterà ad una fuga strampalata e toccante, alla ricerca di un po’ di felicità in quel manicomio a cielo aperto che è il mondo dei sani.

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