LET’S MOVIE 285 – commenta UN ULTIMO TANGO e propone JULIETA e S IS FOR STANLEY

LET’S MOVIE 285 – commenta UN ULTIMO TANGO e propone JULIETA e S IS FOR STANLEY

JULIETA
di Pedro Almodovar
Spagna, 2016, ‘96
Martedì / Tuesday 31
Ore 21:15 / 9:15 pm
Astra / Dal Mastro

 

 

S IS FOR STANLEY
di Alex Infascelli
Italia 2016, ‘78
Lunedì / Monday 30
Ore 21:00 / 9 pm
Astra / Dal Mastro dei Mastri
Ingresso per braccini Euro 5 😉

 

Frohe und Freie Fellows!

E per 31.000 voti Norbert perse la cappa! E noi l’abbiamo scampata bella… Ve l’immaginate un Hofer a capo dell’Austria? Io non è che lo conosca personalmente, ma non avrei dormito sonni tranquilli pensando che a un tiro di schioppo dall’Area Zuffo, un leader ultranazionalista potesse confabulare chissà quali mosse di estrema destra ― mmm come possiamo spazzar via turchi e musulmani dall’heiliges Land Österreich, si sarebbe chiesto Norbert, sgranocchiando Kartoffeln… È pur sempre uno che si lascia lusingare dal passato nazista, tanto da dichiarare ―sentite questa― che l’8 maggio, giorno della resa del Terzo Reich, “non è un stato un giorno di allegria”… Un tipo da slogan by Salvini, del genere “Austria agli austriaci!” ― ma se quei due dovessero incontrarsi, farebbero a gara a chi grida di più? A chi ce l’ha più lungo? Lo slogan, maliziosi che siete…!
Insomma, uno come Norbert, è meglio esserselo risparmiato, a prescindere da quanto sia capace l’avversario che gli ha soffiato la presidenza. Anche perché adesso i nostri sonni saranno comunque disturbati fino a novembre da una pannocchia in testa a una mina vagante alta un metro e novanta…Sapete di chi sto parlando, dai… Se guardate verso le stelle e strisce occidentali lo vedrete svettare, un Big Mac in una mano, il sedere di una Play-mate nell’altra, le tasche piene di se stesso… L’avrete sentito: la nomination di Donald Duck Trump alla corsa alle presidenziali per i repubblicani è ufficiale. Ora lo scontro è tra lui e Lady Clinton. Per quanto lei non ci faccia impazzire ― crediamo eccella anch’ella nell’arte distorta del tramaccio ― pensare DD Trump a capo del paese più influente del mondo ridimensiona di un bel po’ Norbert e i suoi giochetti al sapor di Sauerkraut. Donald non fa paura per quello che è ― un miliardario con del mais in zucca (dentro e fuori) ― ma per quello che può fare con le teste bacate di tanti americani bacati. Potrebbe essere che le teste sane che ci avevano stupito nel 2009 eleggendo un presidente nero, ce le siamo giocate tutte, e che adesso ci tocchi smaltire gli scarti, i bacati, gli esaltati. Quelli che credono nel programma in 6 punti di DD Trump, che ho dispiacere di riportarvi sotto, in tutto il suo orrore: 1. Ridurre le tasse ai professionisti e alle imprese al 15%; costruire un grande muro al confine tra Usa e Messico contro l’immigrazione; espellere 11 milioni di migranti illegali (e tenere sotto controllo i musulmani); andare d’accordo con Putin e dire basta alle bufale sul riscaldamento globale.
Ecco. Quindi vediamo di gioire un po’ di Frohlichkeit und Freiheit dopo le presidenziali austriache, adesso che possiamo… Bleak days are still to come ― ve lo dico in inglese che fa meno apocalisse, per quanto…

Ho molto gioito anche martedì, insieme ai miei Moviers e al film “Un ultimo tango”. Eravamo tre tanguere improvvisate, la Vanilla, la More ed io, per un unico tanguero, ilPizzo, ballerino vero vero, con una 12-mesi di tango sul curriculum e molti km di salsa nelle gambe. 🙂 E guardate, al contrario di quanto state pensando, tre improvvisate e un professionista fanno una gran bella compagnia, di ballo e non 🙂

Non è un documentario “normale”, “Un ultimo tango” di Kral. Di quelli che ti spiegano il tango dalla A alla Z, che ti fanno la cronistoria partendo dalle origini arrivando ai giorni nostri. Niente tecnicismi, numeri e schemi di passi, matematica e geometria. È la storia di una coppia, quella raccontata qui. Di un amore tra il tanguero e la tanguera più famosi al mondo ― Maria Nieves e Juan Carlos Copes ― e del loro amore per il tango. Ah tranquilli Moviers, nemmeno io li conoscevo prima di vedere il film…
L’opera non è un semplice omaggio a due fuoriclasse della danza. È il racconto di un rapporto fra un uomo e una donna, che prima di ogni altra cosa comunicano attraverso il tango, poi piano piano passano alle parole, poi all’amore, poi alle liti e infine alla separazione, prima privata poi anche professionale. È la parabola di una vita di un uomo e una donna dotati di cuore caldo e testa calda ― due galli non possono stare in un pollaio così come due primedonne non possono stare in una coppia… Maria e Juan sono questo. Animi forti, prevaricatori, irrimediabilmente ossessionati dal tango.
Il documentario ha un suo sviluppo circolare: si apre con una splendida inquadratura dall’alto su Buenos Aires, che ci porta dritto dritto nel cuore della città, culla del tango sin dalla fine dell’800. Nell’ultima scena poi, la cinepresa fa retromarcia e ci riporta fuori dalla metropoli, ci lascia alle nostre vita, con questa storia in più in tasca. Mi piace quando un film vanta overture ed epilogo visivi: è un modo per incorniciare il contenuto, per fissarlo tra due immagini che lo rinserrano, in questo caso, in un luogo geografico: la patria d’elezione di questo ballo.
Maria e Juan raccontano di come tutto ebbe inizio. Più Maria, in realtà, Juan compare molto meno rispetto a lei, e non so bene se lo sbilanciamento sia frutto di una scelta ragionata oppure di una particolare empatia del regista nei confronti della carismatica 80enne Maria, o se magari Juan si sia rifiutato di concedersi di più alla cinepresa. La coppia ripercorre praticamente un secolo di storia. In primo piano ci sono sempre loro due e le loro vicissitudini, ma a loro due che (si) raccontano, il regista alterna la ricostruzione coreografica della loro storia, con degli attori-ballerini che li interpretano nell’arco della loro vita e con cui i due tangueri dialogano ― per capirci, Maria e Juan bambini, Maria e Juan giovani, Maria e Juan adulti― oltre a immagini di repertorio, discorsi sul tango con insegnanti di danza e tangueri famosi, nonché discussioni sulla messa in scena del film stesso. Questa combinazione di elementi diversi movimenta il documentario che, proprio per questa eterogeneità compositiva, non risulta mai noioso né tantomeno didattico. Possiamo dire che del documentario conserva la storia vera e l’intento; del film, l’andamento e lo sviluppo teleologico; del teatro, la spettacolarizzazione di un ballo che diventa intrattenimento per gli altri quando i palchi sono calcati da professionisti che fanno del tango ― loro ragione di vita ― il loro lavoro.
È un mondo lontanissimo, nello spazio e nel tempo, quello che ci raccontano Maria e Juan. Periferia di Buenos Aires, anni ’40. Maria bambina ha per bambola una bottiglia di selz con un fazzoletto per vestito, e per compagno di danza uno scopettone. A 12 anni accompagna la sorella in una milonga del quartiere e lì vede Juan. Boom. Sintonia a prima vista. Mariposas en el estomago. Cominciano a ballare, a massacrarsi i piedi l’un l’altra ― così si fa, all’inizio. Ma poi volano, i due. E di lì a qualche anno convolano, anche, a nozze, se non proprio giuste, desideratissime, in quel momento.
Ma essere coppia sul palco ed essere coppia nella vita privata non è la stessa cosa e una delle due finisce, giocoforza, per scoppiare. Ed è quella privata. Maria e Juan si separano. Lui si sposa con un’altra. Eppure “il tango è più importante”, e i due, nonostante l’attrito e il rancore, continuano a ballare insieme, per anni, senza praticamente parlarsi, né guardarsi negli occhi. Si esibiscono in tutto il mondo e diventando i re indiscussi di questo ballo. Pensate, senza rivolgersi una parola, aldilà delle pagine che scrivono con i loro corpi.
Una volta smesse le esibizioni si ritroveranno un’ultima volta, al Tour trionfale di “Tango Argentino” del 1997, davanti a un pubblico che riconosce in loro la più grande coppia di tangueri del mondo.
Il docu-film ― quasi più film che docu ― ti tiene avvinto tutto il tempo. Avvinto proprio. Alle gambe di queste tanguere stratosferiche, ai loro ricami folli tra quelle del partner e lo spazio circostante. Le avete mai guardate bene? Io rimango senza parole ogni volta. Mi sembra davvero di vedere la mano di un Dio che sceglie una milonga per esibire la sua bravura sartoriale cucendo lo spazio fra i corpi di due esseri viventi. E poi trovo che la storia struggente e anche distruttiva tra i due abbia trovato nel tango un correlativo oggettivo molto efficace. La passione che li ha travolti a vent’anni, che si è combinata all’ “amor tremendo por el tango”, si è poi trasformata in una forza distruttiva, come confessa Maria nel suo racconto, facendola penare molto e lasciandole delle ferite visibili ancora oggi ― non mi riferisco ad alcunché di fisico, ma il disincanto che ha sviluppato dopo la fine dell’amore con Juan non è certo ferita da poco.
Il tango non è semplicemente una danza sensuale. È molto più complesso, composito. C’è tristezza, nei suoi passi. Una profonda malinconia, nel modo in cui i due ballerini combattono sul campo, tentando di avvicinarsi dopo essersi allontanati, di trovare un compromesso, di ricadere nella passione, per poi riallontanarsi ancora e riprendersi. Borges diceva che il tango è “pensiero triste messo in musica”. Per me è la scrittura verticale di un rapporto d’amore, con tutti i drammi e gioie che un rapporto comporta ― tutto lì, in tre minuti d’esibizione. E tutto è espresso con la forza motrice del corpo, che traduce in movimento un vissuto. Per questo la componente euforica e gioiosa si accompagna sempre a quella più triste e nostalgica. Il tango è Eros che flirta con Thanatos, la spinta creatrice del desiderio che si scontra con la sua metà distruttrice. Non è un caso che il rapporto tra i due tangueri più bravi del mondo abbia seguito questo sviluppo e sia finito come è finito. I due corpi hanno vissuto il dionisiaco della loro passione reciproca e nei confronti di questo ballo, e ne sono rimasti segnati. Se ci pensate, non poteva che finire così, la loro storia…
Nel finale del documentario viene fuori tutta l’amarezza di Maria. “L’amore è menzogna”, recrimina la tanguera. E noi sappiamo che sì, magari un po’ è così, ma che per la maggior parte l’amore è SENSO, e qui mi avvalgo della doppia valenza che ci regala l’italiano. Senso vuol dire sentire, ma vuol dire anche intento, intenzione ―significato. Il tango in sé è la ricerca di un equilibrio fra due forze che cercano di capire se quello che si stanno contendendo sulla pista da ballo sia uno scontro, un duello, o un incontro amoroso. E se Juan si è rifatto una vita con una donna che ama, Maria ha imparato a coabitare con la solitudine. Onestamente non so se questo, ovvero la capacità di vivere serenamente in solitaria, sia un traguardo o una specie di premio di consolazione per lei. A 80 anni suonati, Maria mantiene immutata in bocca quell’amarezza che aveva conosciuto nel momento del divorzio da Juan: non solo non l’ha più lasciata, ma si è inasprita ― oddio come può l’amarezza inasprirsi??! Confusione gustativa! ― e la porta a esternazioni un filo patetiche tipo “L’uomo, bisogna usarlo e poi gettarlo via”… Difficile immaginare che l’uomo a cui fa riferimento, dicesse di lei, appena conosciuta, “Capii di aver incontrato il mio Stradivari”…
Il documentario però è fin troppo breve per i miei gusti! Scorre via talmente bene, tra ricostruzioni, filmati d’epoca, interventi dei due ballerini e momenti introspettivi di Maria, che alla fine li avresti proprio voluti, una decina di minuti in più… Ovviamente grande peso hanno anche le scene ballate. In cima a un grattacielo, oppure sul tavolo di una milonga ― la cosiddetta “Milonga de la mesa”, il tango danzato in pochi centimetri su un tavolino, che Maria e Juan si sono inventati ― oppure le coreografie eseguite dai ballerini che interpretano loro due da giovani, in mezzo a una strada notturna, le luci gialle che indorano la pista da ballo urbana, loro due, tangueri certo, ma con un pizzico di Gene Kelly e Cyd Charisse e di “Cantando sotto la pioggia”…  Lo spettatore li segue rapito, balla egli stesso con loro, empaticamente se non fisicamente, ed esce dalla sala rigenerato, ammaliato, chiedendosi se non sia arrivata l’ora di accostarsi a questo ballo che è molto di più di un ballo…

Se siete interessati all’arte coreutica in generale ― che vi piaccia pogare sui Nirvana o molleggiarvi sul funky ― recuperatevi questo lavoro. Con gli infiniti mezzi che la multimedialità ci fornisce, sono certa che non avrete problemi a trovarlo… 😉

E questa settimana rimaniamo molto emotional con l’ultimo di Pedro

JULIETA
di Pedro Almodovar

Lo propongo martedì perché lunedì il Mastro dei Mastri mi ha fatto una sorpresa delle sorprese, facendo arrivare a Trentoville un’opera che mai avrei pensato avrebbe solcato questo mare di montagne da cui siamo circondati. Si tratta di un one-shot straordinario, lunedì sera, materia per intenditori, cinefili estremi, e so che fra di voi ce ne sono molti più di quelli dichiarati agli agenti del Censimento.

S IS FOR STANLEY
di Alex Infascelli

“S is for Stanley” racconta l’amicizia tra Sir Stanley Kubrik ed Emilio d’Alessandro, il suo autista e factotum personale. Ho in testa il film dall’ultima Festa del Cine di Roma, dove venne presentato con successo. E il mese scorso si è pure aggiudicato il David di Donatello come miglior documentario di lungometraggio.
Io muoio di curiosità ― che il factotum di Kubrik fosse italiano è già curioso di per sé, non trovate? Immaginate sentir raccontare il Maestro dalla sua prospettiva…
E poi ve lo confesso. Caso vuole che abbia visto tutti i film di Infascelli ― Almost Blue, H2Odio e Il siero della vanità ―e che li abbia trovati tutti, nelle loro diverse stranezze, meritevoli di attenzione.
Quindi… ma potete perdervelo, Moviers?? Un’unica data, e a quel prezzo speciale per di più?
Guardate, sono disposta anche a trattare su Almodovar: se non sapete quale dei due scegliere, fate bye-bye alla Julieta e strizzate l’occhio a Sir Stanley… 😉

E ora, negoziatori Fellows, sbirciate un po’ nel Maelstrom. Il Presidente mi ha mandato un contro-commento a “La pazza gioia” che non posso proprio fare a meno di proporvi. Mostra l’altra metà del cielo, ovvero quella che ha apprezzato il film di Virzì ― mentre io, forse ricorderete, l’ho leggermente attaccato… Dar spazio al contradditorio fa parte delle mie priorità da Board, che espleto ― si può dire “espleto” a quest’ora?? ― con molto piacere. Anche questo, non perdetelo 😉

E prima di salutarvi, il Felix si è premurato che ricordassi in questa sede un gigante del teatro italiano, passato a un’altra vita ― speriamo migliore ― tre giorni fa. Giorgio Albertazzi.
Io concordo con il nostro Fellow felino e lo ricordo qui.

E adesso la campana è davvero suonata ― grazie Hemingway ― e voi potete correre liberi dove più vi piace… L’importante è che evitiate i riassunti e che veniate al cine domani e dopodomani… Per questo vi mando dei ringraziamenti anticipati e dei saluti, austrungaricamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Eccovi il contro-commento del nostro Presidente 🙂

Premetto che mi ero accostato a questo film con una certa diffidenza perché avevo letto il tuo commento non proprio lusinghiero e poi ero andato a cercare su Internet senza trovarvi dei grandi elogi. Però mi sono dovuto in parte ricredere: è vero, il film affronta una tematica molto difficile che è quella della pazzia o comunque del disagio psichico se vogliamo essere politically correct.
Il nostro bel paese dal ‘78 quando Basaglia chiude i manicomi, si trova a combattere con il fantasma di queste tematiche che secondo me Virzì tratta anche abbastanza bene  senza indugiare troppo verso risvolti patetici o cadendo nel superficialmente nel comico; le due attrici secondo me sono bravissime e di là del fatto che il film è un gigantesco spot della Fiat perché le due scappano con una Fiat riscappano con una vecchia spider Fiat e girano a certo punto su una Jeep Fiat e vabbè, però secondo me quello che salva il film, alla fine, sono due aspetti; il primo la fotografia ed il colore: sembra di vedere una gigantesca mostra degli Impressionisti o di quadri naif, ci sono dei colori vivissimi. Per contrasto mi sono chiesto come sarebbe stato lo stesso film girato in Francia o non so in Russia …senza questi colori senza questi contrasti e questi paesaggi perderebbe sicuramente la metà! Bravo Virzì.
Poi il secondo aspetto che salva il film è il finale, che è una finale di speranza forse e le malelingue potrebbero dire che è un po’ scontato perché ce l’happy ending conclusivo però bisogna ammettere che la filosofia giusta è proprio questa, due pazzerelle assieme fanno una persona normale, la integrano, e anzi la superano per intelligenza per sensibilità e per storie complesse che molti di noi spesso dall’esterno non riescono a decriptare, quindi anche qui, bravo Virzì, anche se forse non era il solito a cui ci aveva abituati.

JULIETA: Julieta, una professoressa di cinquantacinque anni, cerca di spiegare, scrivendo, a sua figlia Antia tutto ciò che ha messo a tacere nel corso degli ultimi trent’anni, dal momento cioè del suo concepimento. Al termine della scrittura non sa però dove inviare la sua confessione. Sua figlia l’ha lasciata appena diciottenne, e negli ultimi dodici anni Julieta non ha più avuto sue notizie. L’ha cercata con tutti i mezzi in suo potere, ma la ricerca conferma che Antia è ormai una perfetta sconosciuta.

S IS FOR STANLEY: racconta la storia di Emilio D’Alessandro, autista personale di Stanley Kubrick. D’Alessandro conobbe fortuitamente Kubrick a Londra nel 1971, che lo volle come suo autista e con cui instaurò un legame di amicizia profondissimo coronato nel 1999 con una serie di omaggi che il cineasta gli fece nel suo ultimo film, “Eyes Wide Shut”: lo fece recitare in un cameo, diede il suo nome al bar in cui va Tom Cruise, “assunse” la moglie e la figlia Marisa come comparse. Un’amicizia che ha attraversato trent’anni di vita, costruito meticolosamente quattro capolavori della storia del cinema e unito due persone, apparentemente opposte che hanno trovato lontano da casa il proprio compagno di viaggio ideale.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Leave a Reply