LET’S MOVIE 296 – propone DEMOLITION e commenta L’EFFETTO ACQUATICO

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DEMOLITION – Amare e vivere
di Jean-Marc Vallée
USA, 2015, ‘100
Lunedì / Monday 19
Ore 21:15 / 9:15 pm
Astra / Dal Mastro

 

Mimbatto Moviers

in un classico italiano a Venezia ― continuo il mio diario di Board(o) in piccole grandi dosi dalla Mostra del Cine…
Profumo di donna”, Dino Risi, 1970, Vittorio Gassman.
Il problema con questo film e quelli cresciuti negli anni ’90 come me, è quello di aver creduto che “Scent of a Woman”, il remake con Al Pacino e Chris O’donnel del 1992, fosse un, anzi IL, capolavoro. Manno’! Il vero capolavoro è l’originale. Ho impiegato quasi vent’anni a scoprirlo. Quando si dice alla buon’ora…
Il film di Risi faceva parte di “Venezia Classici”, la sezione che presentava una selezione dei migliori restauri di classici realizzati nel corso dell’ultimo anno. Secondo me bisognerebbe organizzare un festival a parte solo per quella sezione: con tanta offerta in programma, come riuscire a infilare anche i classici? Lo propongo quindi per l’anno prossimo al Direttivo veneziano Baratta & Barbera ― più che un DIrettivo una società di consulenza. “Venezia Vintage”…

Nel mio caso specifico mi sono ritagliata un mattino presto in Sala Volpi, e ho visto, per la prima volta, l’originale di quel “Scent of a Woman”, che, a fine anni ’90, quando lo vidi, mi fece strabuzzare gli occhi davanti al talento di Pacino e prendere una cotta da Smemoranda per O’donnel. La proiezione veneziana mi ha fatto capire che il film di Risi non racconta soltanto il viaggio per l’Italia di Fausto, un cieco scorbutico con il desiderio di morire ―una versione fallata del pallone gonfiato Bruno Cortona de “Il sorpasso” ― ma ci offre anche la fotografia di un paese in bilico fra feste a bordo spiaggia, voglia di evasione e candore, incarnati da Giovanni, il giovane soldato accompagnatore del protagonista. Gli occhi morti di Fausto richiamano metaforicamente la tenebra che incombeva sugli anni di piombo lì alle porte. Risi ripropone la coppia cinico-candido che ci aveva conquistato in “Il sorpasso”: e Gassman offre l’ennesimo saggio di comicità sgarbata e tagliante, di bisogno di tenerezza e incapacità di articolarlo.
Come tante delle commedie tragiche di Risi e Monicelli, si ride ― molto! ― il cuore si stringe ― moltissimo! ― e ci si augura che i Millennials non si fermino al remake hollywoodiano, ma risalgano all’originale, scoprendo il dolore divertito raccontato dal cinema italiano nei suoi anni di gloria.
Regalate(ve)lo. 🙂

Di tutt’altro peso “L’effetto acquatico”, l’ultimo Lez Muvi, all’illustre presenza del D-Bridge, dell’Onassis JR, del WG Mat e della Vanilla, ormai pronta alla doppia cittadinanza dopo la mensile permanenza sul suolo brexitannico 🙂

Se un film è un peso piuma non significa che sia superficiale o aria fritta. Almeno, non in questo caso. Semplicemente guarda alla storia con occhi e piglio diversi da un Tarkovsky… E questo non depone a sfavore del film ― con tutto il rispetto per Mastro Tarkovsky, naturalmente.
Un giorno in un bar, Samir, gruista magrebino, timido, goffo, adorabile, si scontra con il bel caratterino di Agathe, un’istruttrice di nuoto che sa fa il fatto suo, e ne rimane fulminato. Per conoscerla, s’iscrive al suo corso, pur sapendo nuotare. Tra i due sboccia del tenero, e si baciano ― sdraiati sul trampolino, so sweet ― ma poi lei viene a sapere che lui le ha mentito, e parte incavolata alla volta dell’Islanda per partecipare a un convegno di bagnini. Lì ritrova un’amica strampalata, che fatalità e/o carramba, conosce anche Samir, e Samir le raggiunge, perché è troppo innamorato di Agathe, e tra un silenzio impacciato e l’altro, rimane fulminato ― stavolta letteralmente ― dal bollitore del caffè, perde la memoria, e allora è Agathe che deve rincorrerlo e fargliela tornare perché anche lei è cotta partita per questo grande gigante gigante di nome Samir.

Con questo genere di trame surreali uno non può applicare le leggi di causa-effetto a cui ricorriamo nella vita di tutti i giorni. Dobbiamo sospendere la logica e lasciarci guidare dagli eventi, per quanto assurdi, inverosimili, bislacchi essi siano. E per capire questi personaggi dobbiamo affidarci a dei frammenti. Non abbiamo a nostra disposizione le ore di approfondimenti di Tarkovsy ― sempre molto umano lui. Il film è breve ― 88 minuti ― e brevi sono i momenti in cui cogliamo il senso, e il sentire, dei suoi personaggi. Ma bastano. O a me sono bastati.
Samir è uno di quei caratteri che scatena, immediata, l’empatia. Goffo, buffo, ma naturalmente buffo, senza ombra di sovracostruzioni, senza sindrome Allevi… Impacciato con Agathe, ma talmente perdutamente cotto, da trovare nell’amore la forza di farsi avanti, di provarci ― sul trampolino! ― e persino affrontare un viaggio di 3 ore nel profondo nord pur di seguirla. Uno di quei personaggi puri che speri d’incontrare una o più volte nella vita. Agathe è una di quelle donne che la vita ha scolpito a colpi di martello. Non sappiamo nulla del suo passato, ma intuiamo che il suo piglio deciso, la sua iniziale freddezza con Samir, possano risultare da qualche delusione di troppo. I ricci si chiudono solo se vengono toccati…
Sono grata alla regista per aver inserito una scena che mi ha toccato in modo particolare. Nella lezione di nuoto che Agathe impartisce a Samir, lei lo tiene a galla ― lui orizzontale, lei verticale, le mani di lei sotto la pancia di lui, avete presente, no? Nel fotogramma precedente, Samir è inquadrato da solo, sul lavoro, le cuffiette nelle orecchie. Queste due scene in sequenza, ci raccontano la vita fisica ed emotiva di un personaggio. La solitudine di un operaio, ricercata (vedi le cuffiette) e subita ―il fatto che sia magrebino non lo aiuta, nella Francia di periferia con i ben noti problemi d’integrazione. Il contatto che cerca in Agathe, e che Agathe gli concede, scarrozzandolo in giro per la piscina, tutto questo rientra nella categoria “un’immagine vale più di mille parole”: ambientare la prima volta che due sconosciuti si toccano, fisicamente e figurativamente, in acqua, dove le parole non sono possibili e dove solo il respiro, il tocco e gli sguardi che sorridono sono possibili, permette alla regista di avvalersi della profondità espressiva propria del cinema muto, quando l’espressione era relegata ai gesti, agli sguardi, agli occhi che ridono.
E basta anche una singola battuta di un improbabile dottore islandese ― forse improbabili erano solo i suoi capelli ― che, per rassicurare Samir circa la sua amnesie dice “Il passato torna sempre”… E non è troppo rassicurante, come rassicurazione, se ci pensate…

Sia chiaro. Mi rendo perfettamente conto che il film si perda un po’ per strada nella seconda parte, quella ambientata in Islanda, come se la regista si fosse fatta prendere dalla foga di rendere il film “weird” a tutti i costi, costringendo così personaggi che avrebbero potuto godere di una loro robustezza scenica, come l’amica Anna e il freak Frosti ― davvero freak ― in pseudo macchiette. Ma dobbiamo anche riconoscerle l’idea di aver investigato un ambiente trascurato dal cinema ― la piscina. Non che la piscina non sia presente nel cinema, tutt’altro ― pensate a Nanni Moretti e il suo “Palombella rossa”, “Figli di un dio minore” (!), “Cloro”, un bel film di Lamberto Sanfelice visto al Trento Film Festival, e “Welcome”. Ma in questi casi le piscine al coperto sono luoghi che compaiono soltanto come sfondi nel cinema, non come veri e proprio luoghi investigati DAL cinema. Qui la piscina, e per metonimia l’acqua ― o per sineddoche? Bah fate voi che mi sbaglio sempre ― sono un habitat vivo che incuba una relazione. E ci si sofferma anche sugli altri figuri che popolano questo posto, come l’istruttrice sciupamaschi, il bagnino sciupafemmine, il cassiere con l’animo da portinaio. Bastano pochi tratti, poche inquadrature, due parole. Ed è un vero peccato che la regista non ci sia più. Immaginare un mondo e farlo intravedere al di là di pochi tratteggi, non è da tutti. Avesse avuto il tempo di sviluppare questo talento, avremmo avuto occasione di beneficiarne, ne sono sicura.

Questa settimana ho il piacere di proporre un film solo ed esclusivamente per il suo attore protagonista che su di me fa lo stesso effetto di Jude (the) Law e di Michael der Gott Fassbender…
Jake Gyllenhaal ― Jake The Great.
Se penso di averli visti tutti e tre a Venezia, e di aver mantenuto un contegno davanti al loro cospetto in conferenza stampa, be’, comincio a credere che l’essere umano, in situazioni estreme ― questa era estrema fissa ― attinga a delle risorse nascoste che mai immaginerebbe di avere.

DEMOLITION – Amare e vivere
di Jean-Marc Vallée

Il regista è quello di “Dallas Buyers Club” ― ve lo ricordate Matthew McCaunaghy meno una trentina di chili e più un Jared Letho da Oscar (che infatti vinse)?
Non so altro del film, ma credo che Jake The Great possa bastare. 😉

Se questa settimana vi sentite particolarmente cinefili e particolarmente spagnoli ― o anche solo particolarmente ― passate per il Maelstrom: martedì e mercoledì il Mastro propone il Festival del Cinema Spagnolo… details to follow 😉

E anche per oggi è tutto, Moviers, spero siate ancora e sempre li’.
Ringraziamenti a pacchi, e saluti, stasera, casualmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Di seguito il programma del Festival del Cinema Spagnolo, in corso dal Mastro, al Cinema Astra, martedì e mercoledì, due film per giorno –two movies a day keep the doctor away… 😉
Io spero di vedere “10.000 km”… 😉

Todas las mujeres [Tutte le donne], martedì 20 – ore 19.00
10.000 Km, martedì 20 – ore 21.00
Barcelona nit d’estiu [Barcelona notte d’estate], mercoledì 21 – ore 19.00
El critico [Il critico], mercoledì 21 – ore 21.00

Versione in originale con sottotitoli in italiano
Ingresso singolo 5 Euri, doppia proiezione 8 Euri ― per i braccini amanti delle offerte speciali…  😉

Entonces vamos!

DEMOLITION: La vita di un banchiere specializzato negli investimenti viene sconvolta dalla perdita della moglie. La sua discesa verso l’autodistruzione si interromperà solo dopo l’incontro casuale con una donna

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